Vini sommersi si, vini sommersi no. E perchè? ci sta chi storce il naso bollandoli a prescindere come una trovata commerciale. E chi li esalta.

Certamente, a fronte dl’impegno e dei costi sostenuti, non mettere nel conto un risvolto economico sarebbe impensabile. Ma è forse più la voglia di differenziarsi, più probabilmente, quella che prevale. I vini sommersi assommanno la suggestione legata al mondo del vino con quella del mare, elemento che appartiene all’uomo in maniera primordiale.

Un pò di aziende nel mondo stanno cavalcando questa new wave spuntando prezzi interessanti. Società specializzate in affinamento e cantinamento offrono servizi sempre più complessi.

La cantina Carputo rientra in una rosa di cantine campane che ha creduto in questa opportunità e, per celebrare il suo trentesimo compleanno, ha dato vita a due nuove etichette: il metodo classico e il rosso da aglianico e piedirosso, sommersi.

La domanda che tutti si pongono rispetto a questi vini, che sono rimasti per un anno circa sott’acqua, e a tutti quelli che hanno subito questo processo, è semplice: è dimostrata una loro superiorità?

La degustazione comparata: l’unica via per la verità

La degustazione comparata è la unica che può dirlo davvero. E la famiglia carputo, alla presenza di esperti e addetti ai lavori, non ha esitato a proporla. La occasione è davvero interessante.

I vini, nella versione “normale” e sommersa, illustrati dall’enologo aziendale antonio pesce e dal sommelier tommaso luongo moderati dal giornalista luciano pignataro, sono chiaramente diversi.

Non si tratta, dunque, di una trovata o di un condizionamento: il fattore mare (ndr: non è questa la prima degustazione che lo conferma) ha una chiara influenza sul liquido contenuto nelle bottiglie immerse. A patto che siano rispettate delle condizioni minime che fanno del mare una cantina senza mura e liquida: profondità intorno ai 50 metri, ridotta presenza di luce, temperatura bassa (12/18 gradi), pressione costante, assenza di eccessiva turbolenza ma continuo movimento (quello del mare, appunto). Condizioni che non tutti gli specchi di mare, anche sul fronte logistico, possono assicurare. Da cui il fatto che si tratta di vini molto speciali.

Le differenze riscontrate nel metodo classico sommerso

Cosa ha dato il mare allo spumante metodo classico Carputo anno 2021 sboccatura 2024 da uve della collina viticella?

Decisamente una maggiore verticalità, con sentori minerali e di panificazione più raffinati e integrati tra loro, anche a livello di bocca. Bocca a sua volta decisamente più avvolgente nel campione sommerso per la presenza di una bollicina più sottile e fitta che regala una senzazione tattile di gradevole cremosità.

Le differenze riscontrate nel rosso sommerso

Nel vino rosso la differenza si evidenzia ancora maggiormente e non viene smorzata, ma esaltato, dalla permanenza nel bicchiere all’aria. Il rosso sommerso è più elegante, con un naso meno esuberante rispetto al suo “fratello di terra” e ha tannino più setoso anche se non del tutto . Attacca la bocca in maniera diversa, decisamente.

Conclusioni: il mare accelera l’evoluzione desiderabile

Alla prova dell’assaggio, insomma, le differenze, a due a due, tra i vini, sono inconfutabili: sono diversi. Ma sono migliori?

Il mare non può fare miracoli: è indispensabile immaginare un affinamento del genere solo per un ottimo, o eccellente vino. Premesso ciò, il vino sommerso sembra come mostrare i segni di una accelerazione nella “evoluzione desiderabile” di esso. I due vini, complessivamente, restituiscono un quadro gusto olfattivo superiore.

Il risultato è dunque positivo. Quella di Carputo è una esperienza che sottolinea la bontà di questo lavoro. Il compleanno aziendale, che ha visto riunita tutta la famiglia, sottolineato da una riuscita serata conviviale, con musica e ostriche, è stato coronato da un meritato successo.

Monica Piscitelli

Monica Piscitelli

Giornalista e autrice specializzata nel settore enogastronomico. È strategist nella comunicazione di settore.

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