Barraco e gli altri con Matteo Gallello. domani la degustazione finale
Vini naturali e vini artigiani. Sembrano sinonimi ma non lo sono del tutto. Sono entrambi il segno di un ritorno a una concezione naturale del vigneto quale espressione della interazione tra uomo e natura, che fa a meno di sostanze chimiche di sintesi, di prodotti sistemici. È forte di una costante ricerca di un equilibrio dinamico con i fattori climatici e gioca su una ritrovata biodiversità in campagna facendo il paio con tecniche di cantina che, in maniera artigianale, ma tecnicamente avveduta, tirano fuori dal frutto perfetto il meglio senza forzare e snaturarlo.
Avviene ormai, anche in Italia tutto ciò, con eccellenti risultati da un decennio e questi prodotti sono sempre più richiesti e apprezzati. Sui vini naturali si aprono continui fronti di discussione che li hanno visto inizialmente in forte contrapposizione con quelli frutto della agricoltura convenzionale e che oggi invece si alimenta della curiosità e interesse del pubblico, cui corrisponde quello delle aziende. E così il concetto di vino naturale, da sempre veramente mai di dominio comune, si spacca in molti filoni.
Di questa complessità pochi degustatori sono in grado di dire. E tra loro c’è Matteo Gallello che domani, al Drugstore dello chef Mario Avallone, nel cuore di Napoli conclude uno dei cicli di incontri con i quali, abbinati alla cucina del Kuoko Mercante, ha portato in degustazione aziende esemplificative, più o meno note al grande pubblico, di un paradigma affascinante del modo di far vino oggi. Decisamente in linea anche con le mode salutistiche odierne ma, in fondo, veramente antico e radicato nel DNA dei popoli mediterranei.
Divulgatore e artefice di numerose degustazioni in giro per l’Italia, in cui il protagonista è il vino naturale, domani Gallello propone con Avallone i vini di Barraco, azienda in agro di Marsala. Vini che si collocano nel nuovo firmamento del vino indipendente siciliano con la autorevolezza di Nino Barraco. La degustazione parlerà di una Sicilia di vini artigiani che incontra il favore del mercato e che può contare su vitigni vibranti, un saper fare contadino tradizionale e uno spiccato senso identitario.
Barraco, e prima Foradori e La Stoppa
Cantine verso cui Gallello, racconta, “prova una grande stima in virtù di un lavoro accurato, che dura da anni, basato sul rispetto, sull’osservazione e sulla responsabilità nei vigneti e nella cantina.” Cantine nelle quali sono fondamentali i fattori umani “dal momento che il lavoro in un contesto territoriale è legato fortemente all’impegno e alla volontà di far bene per il futuro della terra che si è scelto di abitare e custodire.”
Matteo Gallello racconta che, nel suo lavoro di “cantore dei vini naturali o artigiani”, non si attribuisce “nessun segreto, solo la fortuna di amare il vino e quel che c’è intorno al vino – i luoghi, la storia, le consuetudini, il linguaggio – e la possibilità di poter raccontare alle persone quel che imparo giorno per giorno dai tanti viaggi, dalle visite, dalle esplorazioni e dagli assaggi. Con curiosità e dedizione.”
Le cantine che ha portato in questi mesi a Napoli in degustazione al Drugstore, dice ancora: “Sono aziende che, inoltre, hanno ricostruito gradualmente l’identità territoriale e la relazione tra vitigni e luogo: il teroldego nella Piana rotaliana, la malvasia di Candia aromatica sui colli piacentini e il grillo a Marsala.”
La cucina di Mario Avallone, così emozionale e unica, centrata su una materia prima selezionata con competenza, incontra questi grandi vini in scioltezza. Il risultato sono serate per ampliare i propri orizzonti e vivere una esperienza di condivisione di sapori e idee.
I vini non sono trattati meramente come dei “casi di studio”. Gallello descrive questo incontro così: “Il valore di un vino, anche invecchiato, è fortemente legato a come si comporta nei confronti di piatti cucinati con pazienza e scrupolosità. La cosiddetta ‘partecipazione gustativa’ di un vino artigiano è una caratteristica totalmente funzionale all’accostamento al cibo ed è legata al concetto di ‘integralità’ del vino stesso: luogo vocato, materia prima eccellente, trattamenti non invasivi sia nel vigneto che nella cantina.”
