Un viaggio nei profumi e nei contrasti dell’Alto Adige ha fatto tappa a Napoli, al Ristorante Veritas di Corso Vittorio Emanuele 141. L’11 novembre, il locale ha ospitato una serata d’eccezione dedicata all’eccellenza vinicola altoatesina, organizzata dal Consorzio Vini Alto Adige e intitolata: “Mezzo secolo di eccellenza. I Bianchi dell’Alto Adige: freschezza, aromi e longevità”. Ospite Eduard Bernhart Direttore Consorzio Vini Alto Adige, conduttore il sommelier Filippo Bartolotta.

Nonostante rappresenti meno dell’1% della superficie vitata italiana — appena 5.850 ettari — l’Alto Adige è un microcosmo enologico di straordinaria complessità. È una terra di contrasti, dove il respiro fresco delle Alpi incontra le correnti miti del Mediterraneo, e dove l’escursione termica tra giorno e notte scolpisce vini di carattere e profondità.
Un equilibrio naturale che regala ai bianchi altoatesini la loro proverbiale eleganza e capacità d’invecchiamento.


Dalla Quantità alla Qualità: La Rivoluzione del Consorzio Vini Alto Adige

La tradizione vitivinicola altoatesina affonda le sue radici in epoche antichissime — circa 2.500 anni fa, ai tempi dei Reti, ben prima che il vino arrivasse in altri territori di lingua tedesca. Nei secoli, i monasteri della Germania meridionale contribuirono a consolidare questa cultura.
Ma è a partire dagli anni Ottanta che la regione ha vissuto una svolta decisiva: dall’enologia di quantità a una filosofia centrata sulla massima qualità.

Fino agli anni Settanta l’Alto Adige era terra di rossi, dominata dalla Schiava. Oggi, grazie a una strategia condivisa e a un cambio culturale, il 65% della produzione è costituito da vini bianchi.

Il Consorzio Vini Alto Adige, nato nel 2007, riunisce oggi l’intero comparto:

  • 12 cantine sociali (70% della produzione),
  • 32 tenute private (25%),
  • 109 vignaioli indipendenti (5%).

Un sistema virtuoso che unisce cooperazione, innovazione e tutela del territorio.


UGA, Sostenibilità e Enoturismo: Le Nuove Frontiere del Vino Altoatesino

L’impegno del Consorzio guarda oggi a due parole chiave: identità e sostenibilità.

1. Le Unità Geografiche Aggiuntive (UGA)

Approvato nell’ottobre 2024, il progetto delle 86 UGA – Unità Geografiche Aggiuntive – segna un passo epocale verso una viticoltura di precisione.
Ogni vino DOC UGA dovrà provenire al 100% dall’area indicata in etichetta, con rese ridotte del 25% rispetto al disciplinare standard.
Un sistema che certifica la provenienza e valorizza la diversità dei terroir, rafforzando la riconoscibilità del marchio Alto Adige nel mondo.

2. Agenda 2030 e Turismo del Vino

Con la propria Agenda 2030, il Consorzio promuove pratiche sostenibili: uso consapevole delle risorse idriche, riduzione delle emissioni di CO₂, tutela della biodiversità e impiego di materiali biodegradabili in vigna.
Parallelamente, cresce la dimensione turistica: dallo Ski Wine Ambassador al più recente Bike Wine Ambassador, percorsi che uniscono sport, natura e cultura del vino, anche grazie a itinerari digitali su piattaforme come Komoot.

Un modo moderno e inclusivo per raccontare il territorio e coinvolgere un pubblico sempre più ampio.


Il Docufilm: I Pionieri e le Nuove Generazioni

La storia e l’anima del vino altoatesino trovano voce in un emozionante docufilm dedicato ai pionieri e ai nuovi protagonisti del settore.
Figure come Sebastian Stocker, storico enologo della Cantina di Terlano, sono raccontate accanto alle testimonianze di cinque generazioni di donne che custodiscono e rinnovano la tradizione familiare.

Girato in gran parte in tedesco e in fase di sincronizzazione per la diffusione nazionale, il film ripercorre la trasformazione di un territorio che ha scelto la qualità come unica via di futuro.
Un racconto di passione, cultura e tenacia che spiega perché i vini altoatesini siano oggi tra i più apprezzati in Italia e all’estero.


Degustazione: Un Viaggio tra i Terroir dell’Alto Adige

La serata al Veritas ha offerto un percorso sensoriale attraverso la “Y” geografica dell’Alto Adige — Val d’Adige, Valle Isarco e Val Venosta — evidenziando la varietà e la longevità dei grandi bianchi di montagna.

Ad accompagnare la degustazione, i piatti dello chef Marco Caputi, che ha saputo costruire un percorso gastronomico in perfetto dialogo con i vini.
Le sue creazioni si sono distinte per gusti decisi e netti, dove le note amare hanno giocato un ruolo importante, bilanciate dall’uso sapiente di erbe aromatiche e dall‘uso ridotto di zuccheri.
Una cucina precisa e contemporanea, capace di esaltare le sfumature aromatiche e la tensione gustativa dei bianchi altoatesini.

Ecco le etichette protagoniste della degustazione:

  • Alto Adige DOC Metodo Classico Athesis Brut – Kettmeir
    Spumante da Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero coltivati tra 450 e 700 m s.l.m. Un Metodo Classico di raffinata freschezza e sapidità, con eleganti note di lievito.
  • Alto Adige Valle Isarco DOC Sylvaner Praepositus 2023 – Abbazia di Novacella
    Dalla cantina più antica d’Italia (1142), un bianco minerale e teso, frutto di vigneti tra 650 e 750 metri, su suoli morenici ricchi di quarzite e micascisto.
  • Alto Adige Val Venosta DOC Riesling Vigna Windbichel 2023 – Castel Juval Unterortl
    Proveniente da uno dei vigneti più alti d’Italia, regala un bouquet agrumato con tocchi di pesca e ananas maturo. Acidità vibrante e mineralità spiccata.
  • Alto Adige Terlano DOC Pinot Bianco Rarity 2009 – Cantina Terlano
    Simbolo della longevità dei bianchi altoatesini, questo Pinot Bianco affina 12 mesi in legno e oltre 11 anni sui lieviti in acciaio. Note di erbe officinali, crosta di pane e pietra focaia.
  • Alto Adige DOC Müller Thurgau Feldmarschall von Fenner 2013 – Tenuta Tiefenbrunner
    Da vigneti oltre i 1000 metri, un vino iconico che profuma di pesca, salvia e gelsomino, con un finale lungo e minerale.
  • Alto Adige DOC Appius 2015 – Cantina San Michele Appiano
    Cuvée di Chardonnay, Pinot Grigio, Pinot Bianco e Sauvignon. Fermentato in barrique e affinato tre anni sui lieviti, colpisce per complessità aromatica e struttura armoniosa.
  • Alto Adige DOC Moscato Rosa Vendemmia Tardiva 2023 – Castel Sallegg
    Varietà rara e affascinante, introdotta in regione nel 1892. Colore rubino profondo e profumi di rosa essiccata e piccoli frutti rossi. Dolcezza e acidità in perfetto equilibrio.

La serata napoletana al Veritas ha confermato ciò che gli appassionati sanno da tempo: i vini bianchi dell’Alto Adige rappresentano un modello di freschezza, longevità e identità territoriale.
Dalle vallate più fredde alle colline più miti, ogni calice racconta una storia di precisione, rispetto per la natura e amore per il dettaglio.
E grazie alla cucina decisa e contemporanea dello chef Marco Caputi, ogni vino ha trovato la sua perfetta armonia gastronomica.
Un dialogo tra Nord e Sud che unisce cultura, gusto e territorio in un brindisi memorabile.

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