La passione è un elemento che fa incredibilmente la differenza nello svolgimento di un lavoro: di certo non annulla la fatica o lo stress, ma rende il tutto più sopportabile, perché ogni sacrificio è fatto in nome di un progetto più grande, è fatto per inseguire un obiettivo stimolante.
Così, grazie alla disponibilità della Società Sportiva Calcio Napoli, sono stato ospite nella struttura di Castel Volturno (CE) per intervistare Paolo Cozzolino, lo chef che “cura” i Campioni della squadra partenopea. I suoi sogni, la dedizione al lavoro e la fortuna di poter lavorare nella sua squadra del cuore sono gli elementi caratterizzanti la “storia” di un ragazzo napoletano che, con grande umiltà, occupa un ruolo fondamentale in una delle società sportive più famose ed importanti in campo internazionale.

Paolo, partiamo dalle origini. Tutto ha un inizio, il tuo qual è stato?

Avevo circa 10 anni, alcuni amici di famiglia avevano dei ristoranti nella zona di San Sebastiano al Vesuvio (NA) e un giorno, mentre ero con i miei genitori, ho detto: “Da grande sarò chef”.
Ovviamente, ho fatto tutto l’excursus tra scuole alberghiere e tanta gavetta ma, alla fine, ci sono riuscito. Quello che però mi sono sempre detto è che lo avrei fatto ad alti livelli ed effettivamente così è stato.

Cosa vuol dire in concreto essere lo chef della Società Sportiva Calcio Napoli e che soddisfazioni regala il tuo lavoro?

La responsabilità è grandissima, perchè per gli atleti l’alimentazione è alla base di tutto. Una cattiva nutrizione oppure un prodotto non adatto potrebbero causare problemi muscolari o fisici che porterebbero delle défaillances allo sportivo. Tanta attenzione, quindi, perché oltre a poter causare un danno al calciatore, ne pagherebbe le conseguenze economiche anche la Società.
Ovviamente le soddisfazioni per persone come me, tifoso da sempre del Napoli, sono infinite, come anche per la mia famiglia. Pensa che mio padre è tifoso del Napoli da sempre, non ha mai perso una trasferta, mai una partita e quando gli ho dato la notizia che sarei, addirittura, potuto diventare lo chef del Calcio Napoli, prima è rimasto incredulo, poi mi ha detto “ci stai anche pensando???” (sorride ndr.)

Parliamo di cucina. Cosa prescrive la “dieta ideale di un calciatore”?

Alla base abbiamo sicuramente i carboidrati, quali pasta e riso, senza condimenti cotti. Quello che bisogna evitare è la somministrazione di grassi, in questo c’è la massima attenzione. Poi tante proteine animali e, inoltre, verdure (con pochissimo sale) e frutta in quantità. Ovviamente ci sono calciatori che amano più la pasta, altri il riso.

Gli atleti, a Castel Volturno, fanno due pasti, mentre il terzo, quello serale, lo consumano a casa, ma ti assicuro che sono attentissimi. Sanno bene che, nel caso mangino qualcosa in più la sera, dovrebbero poi bilanciare il giorno dopo. I nostri ragazzi sono dei professionisti meravigliosi e sanno come auto-regolarsi.

Quali ingredienti usi o ami usare? Ti ispiri a qualche tipica cucina regionale per i tuoi piatti?
In una squadra di calcio come il Napoli, quindi Internazionale, sei consapevole che devi accontentare tutte le nazionalità. Alcuni, ad esempio, mangiano riso, pollo e mais altri utilizzano un’alimentazione più all’italiana.
Io amo cucinare in modo salutare e prettamente italiano. Salsa al pomodoro, pesto di zucchine, pesto di basilico, ragù alla bolognese…senza far soffriggere nulla, ovviamente!

Qualche peccato di gola inconfessabile dei tuoi “clienti” e qualche aneddoto divertente da “spogliatoio”?

I miei ragazzi sono dei buongustai. Alcune volte preparo loro dei dolci, come la crostata integrale, con margarina vegetale, farina integrale e marmellata bio a basso contenuto di zucchero. Certe volte in Europa non troviamo alcuni prodotti nostrani, per cui potrebbe capitare qualcosa di leggermente più pesante, ma nulla di più.
Per quanto riguarda lo spogliatoio, quello è un luogo sacro. Calciatori e mister a parte, sono pochissime le persone che vi hanno accesso e, sai come si dice: “Ciò che accade negli spogliatoi, resta lì dentro”.

Com’è il rapporto con i calciatori? Immagino che vi troverete a vivere a stretto contatto durante le trasferte ed i ritiri.

Con alcuni di loro si è creato un rapporto molto bello. Mi chiedono consigli, mi scrivono, siamo una squadra, una grande famiglia. Ovviamente, ci sono alcuni che sono più riservati caratterialmente, altri con cui sembra di essere cresciuti insieme. In generale, ho un rapporto bellissimo con tutti.

C’è uno chef di cui hai particolare stima?

Si, in Campania lo chef , che è stato come un padre e mi ha dato la possibilità di crescere ed insieme a , di ritornare nella mia città natale.
Chef stellati che, secondo me, hanno un qualcosa in più sono Quique Dacosta, che ho avuto modo di ascoltare ad un convegno internazionale, ma anche l’italianissimo Li reputo dei catalizzatori di attenzione e chef dai quali puoi solo e sempre imparare tantissimo.

Ed un ristorante in cui ti senti particolarmente a tuo agio?

Antica Osteria Nonna Rosa è casa mia, ma ci sono due luoghi che mi accendono emozioni: il ristorante Meatin “incontri di terra”, dove sono praticamente cresciuto e poi, il luogo in cui mi sono sposato, lo Yacht Club Marina di Stabia, dove ha cucinato lo chef Guida.

A differenza dei tuoi colleghi che possono “sbizzarrirsi” nel creare ricette che presenteranno poi nei propri ristoranti, tu ti trovi invece a dover andare incontro ai gusti di “clienti fissi”: ti senti in qualche modo limitato in questo senso o trovi la sfida ugualmente (se non più) gratificante?

Guarda Antonio, questa sfida è più gratificante. Devi pensare che i calciatori, ma anche l’atleta professionista in generale, devono mangiare cose semplici, tipo una verdura al vapore, ma allo stesso tempo devi far in modo che possano avere un’appetibilità. I ragazzi non si lamentano mai; certe volte basta qualche spezia in più per ricreare un sapore diverso e riuscire a regalar loro un sorriso. E’ una sfida giornaliera, mi porta a studiare e a spingermi oltre con la mia creatività ed è davvero molto gratificante per me.

Vista la tua grande esperienza maturata, cosa consiglieresti nella dieta di uno sportivo amatoriale?

Di non togliere la pasta o i carboidrati in genere, magari consumandoli a pranzo. Utilizzare, poi, carni bianche e qualche volta, solo prima dello sforzo fisico, delle carni rosse prive di grasso.
Altra cosa importante, invece, dopo un incontro o un allenamento, prima di iniziare il pranzo o la cena, cercare di mangiare una macedonia o anche solo un frutto, in maniera da allentare un po’ la fame e far affievolire la voracità verso il cibo. Poi, mangiare lentamente, in modo tale da aiutare la digestione.

Come ti vedi nel futuro? Quali sono i tuoi sogni?

In primis, sogno che mia figlia diventi una grandissima pasticciera. Inoltre, così come chiunque altro faccia il mio mestiere, sogno di avere qualcosa di mio, dove poter mettere in ogni piatto passione e creatività.
Più in particolare, Antonio, sogno che la Società Sportiva Calcio Napoli arrivi a grandissimi risultati: abbiamo un Presidente eccezionale (e lo dico nonostante io possa sembrare di parte) che lo merita, insieme a questo gruppo composto da ragazzi meravigliosi dal punto di vista umano e sportivo e tutti i tifosi napoletani sparsi nel mondo.

Un grazie da parte mia va al Calcio Napoli nella persona del Dott. Nicola Lombardo e del Presidente Aurelio De Laurentiis, che mi hanno accolto in casa loro, permettendomi di portare alla luce la storia di un ragazzo che, con passione, umiltà e grande professionalità, contribuisce a nutrire i sogni di una grande squadra e dei tanti tifosi napoletani verso un traguardo comune: la vittoria!

FORZA NAPOLI!