Slow Food Editore presenta Osterie d’Italia 2022

Osterie d'Italia

È disponibile la nuova edizione di Osterie d’Italia in tutte le librerie e sul sito di Slow Food Editore.

Rispetto all’edizione precedente, pubblicata a cavallo di un periodo profondamente segnato dai cambiamenti e dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria, Osterie d’Italia 2022 testimonia uno scenario davvero incoraggiante. Innanzitutto, nella crescita dei numeri: su 1713 locali recensiti (1697 in Osterie d’Italia 2021), la Guida conta ben 120 novità, tra cui compaiono molte nuove attività aperte proprio negli ultimi due anni. Qui sono incluse anche realtà di ristorazione di simile impianto e offerta, ma con specifiche peculiari di ogni regione: ne sono esempio le pizzerie in Campania, i fornelli in Puglia e le piadinerie in Emilia Romagna e da quest’anno i forni e gli indirizzi dove acquistare le focacce di Genova e di Recco. A questo si aggiunge  un dato altrettanto interessante su quei locali che, per chiusura o per cambiamento del proprio percorso, sono usciti dalla Guida, di cui se ne conta un numero decisamente moderato. Segni evidenti, questi, che dimostrano come le osterie abbiano retto il colpo. Le regioni che contano più osterie rappresentate sono la Campania (177), la Toscana (145) e il Piemonte (136), seguite da Emilia Romagna (124) e Puglia (111).

«L’ottimo risultato delle osterie, anche quando messe a confronto con altre realtà del settore ristorativo, è un diretto riflesso della struttura delle stesse» commenta uno dei due curatori della Guida, Eugenio Signoroni. «La maggior parte, infatti, è gestito a livello familiare o amicale, il che ha permesso una flessibilità e un adattamento notevole durante periodi di grande cambiamento come quello appena vissuto, perché libero da logiche economiche molto più rigide, impostate. Un altro elemento è dato dalla peculiare accoglienza di questi luoghi, facilmente riconosciuti dal pubblico: alla riapertura dei ristoranti, siamo stati testimoni di una letterale presa d’assalto delle osterie che ha portato a un numero di download dell’App di Osterie d’Italia pari solo al numero di download che registriamo nel periodo natalizio. Non per ultimo, resta il fatto che le osterie siano (e siano anche riconosciute) come luoghi più accessibili, nel prezzo come nel servizio, nel modo di porsi, nella cucina. Come già dimostrano i numeri della Guida 2022, siamo convinti che quello dell’osteria sarà il modello ristorativo che meglio reggerà» aggiunge.

«Il 2022 sarà l’anno della riscossa e la pandemia lo ha già dimostrato: la prova di resilienza che le trattorie e osterie italiane hanno dato dimostra quanto queste siano la vera spina dorsale della ristorazione italiana. Forse alcune di loro non sono ancora protagoniste sui media, ma anche questo sta velocemente cambiando. Perché le nostre osterie stanno cambiando, e in fretta. D’altro canto, già da un po’ i cuochi stellati in cerca di una tavola si fanno consigliare dagli amici una valida trattoria. Vorrà pur dire qualcosa» commenta Marco Bolasco, curatore della Guida con Eugenio Signoroni.

I numeri di Osterie d’Italia 2022 offrono chiari indizi del modo in cui il settore si è evoluto durante e dopo il periodo di emergenza sanitaria: a una diminuzione del numero dei coperti e a un cambio negli orari di apertura è corrisposta innanzitutto una grande diffusione dei dehors, ma anche un generalizzato aumento del prezzo medio dei locali presenti in guida. Come dichiarato nell’introduzione della Guida, la scelta dei curatori è stata di registrare il dato e non intervenire, limitandosi a osservare come un trend del genere possa evolversi in futuro – ma pur sempre evidenziando con il simbolo “Prezzo più” le situazioni in cui si paga più della media.

Il ritorno del massimo riconoscimento alle osterie, la Chiocciola, segna simbolicamente il ritorno alla tanto auspicata normalità. Dopo la sua sospensione nell’edizione dello scorso anno, l’assegnazione delle Chiocciole ai locali che più piacciono e convincono per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza in sintonia con Slow Food equivale anche al ritorno sul campo della fitta e capillare rete di più di 200 collaboratori che, durante l’anno dell’uscita, hanno visitato in anonimato tutti i locali inclusi – modalità che definisce l’essenza della Guida sin dalla sua prima edizione. La regione che si aggiudica il maggior numero di Chiocciole è ancora una volta la Campania (23), seguita da Toscana Piemonte (22) e Puglia ed Emilia Romagna (19) nel totale di 246 Chiocciole in tutta Italia.

A Biccari (Foggia) nasce un nuovo Mercato della Terra di Slow Food

 

A Biccari (Foggia) nasce un nuovo Mercato della Terra di Slow Food

L’inaugurazione sarà l’11 settembre, poi si replicherà ogni seconda domenica del mese. Partecipano una quindicina di produttori provenienti da diverse località dei Monti Dauni

Il comunicato corregge la data di inaugurazione del Mercato della Terra dei Monti Dauni. Per via del maltempo previsto sulla zona, l’avvio è rimandato a sabato 11 settembre. Confermata la sede, piazza Matteotti a Biccari (Foggia).

Olio, vino, zafferano, formaggi di capra, miele, infusi, marmellate, prodotti ortofrutticoli freschi e trasformati, pasta fresca e secca, farina, lavanda e tartufi: sono alcuni dei prodotti che troveranno posto sui banchi dei quindici produttori che parteciperanno al Mercato della Terra dei Monti Dauni che inaugurerà sabato 11 settembre alle ore 18. La sede del mercato sarà piazza Matteotti a Biccari, località dei Monti Dauni in provincia di Foggia dove vivono poco meno di tremila persone.

L’appuntamento è mensile: dopo l’inaugurazione, a partire cioè da ottobre, il mercato si svolgerà ogni seconda domenica del mese. Nei mesi autunnali e invernali si svolgerà tra le ore 11 e le 15, mentre nei mesi estivi sarà spostato alla sera, tra le 18 e le 23.

 

Un mercato di tutto il territorio

I produttori, come detto, sono una quindicina e provengono non soltanto da Biccari, ma anche dalle vicine Castelluccio Valmaggiore, Lucera, Orsara di Puglia, Roseto Valfortore e Troia. «Una specie di “nazionale” dei Monti Dauni – commenta il sindaco di Biccari, Gianfilippo Mignacca – messa insieme grazie al paziente lavoro della Condotta Slow Food di Foggia, capace di riunire il meglio della produzione tipica locale». Il 70% dei partecipanti ha meno di 40 anni, un risultato frutto della sinergia tra pubblico e privato che ha permesso la nascita e il consolidamento di molte realtà imprenditoriali gestite da giovani e giovanissimi e facilitato il ricambio generazionale in quelle preesistenti. «L’identità contadina, la natura incontaminata, la grande biodiversità dell’ambiente circostante sono lo scenario in cui operano aziende agricole attraversate da più generazioni e giovani produttori desiderosi di aggiungere innovazioni e sperimentazioni alle risorse tipiche del territorio» prosegue Mignacca.

Un territorio che, come molti altri piccoli borghi in tutta Italia, nel corso degli ultimi anni ha vissuto un forte e continuo spopolamento da parte dei giovani, che per studio o per lavoro sono costretti ad abbandonare la terra natia. «Lo spopolamento delle aree interne è un problema comune a molte aree montane, e i borghi dei Monti Dauni sono particolarmente isolati rispetto ai centri urbani» commenta Luca D’Andrea, fiduciario della Condotta Slow Food di Foggia. «Storicamente qui non si è investito né in industrie né in servizi, e l’agricoltura non è un fattore di richiamo sufficiente. Negli ultimi anni, tuttavia, si cominciano a vedere timidi segnali di ripresa in particolare nelle zone che hanno saputo investire sulla promozione territoriale e sulla comunicazione. Iniziative come l’avvio del Mercato della Terra di Slow Food rappresentano una forma di sostegno a questo processo».

«Ci troviamo nella “Puglia da scoprire”, quella fatta di antichi borghi e boschi rigogliosi, quella che custodisce tradizioni secolari, paesaggi mozzafiato, sapori autentici – conferma il sindaco di Biccari -. È terra ospitale, abituata ad accogliere popoli e culture differenti, dal passaggio dei pellegrini al transito dei pastori in transumanza fino, in epoca più recente, agli appassionati di trekking, di mobilità dolce, di turismo lento, di escursioni e di cammini».

Non soltanto mercato

Biccari e l’intera area dei Monti Dauni, insomma, stanno lavorando per coniugare la propria vocazione agricola all’accoglienza turistica, e l’inaugurazione del Mercato della Terra di Slow Food si inserisce in tale contesto. L’appuntamento, però, non sarà soltanto l’occasione per fare la spesa: «Durante la manifestazione saranno organizzate un’area degustazione e un’area formazione, con i produttori che incontreranno i visitatori per mini lezioni di 15 minuti su prodotti specifici» prosegue D’Andrea. E poi, conclude Maria Cavaliere, referente della Comunità del Mercato della Terra dei Monti Dauni, «grazie alla collaborazione con la Cooperativa di Comunità di Biccari, nell’ambito delle attività della Piccola Scuola della Civiltà Contadina, tutti i produttori saranno chiamati a svolgere delle docenze per illustrare agli iscritti della scuola caratteristiche, storia, preparazione e utilizzo degli ingredienti. Un modo per far conoscere meglio la loro attività e per educare a un’alimentazione sana e giusta».

Slow Food presenta i suoi Slow Food Heroes

Slow Food Heroes, il nuovo progetto lanciato oggi, racconta le storie di chi, da solo o in comunità, ha deciso di affrontare attivamente la pandemia aiutando i più bisognosi e lasciando una sorta di buon esempio che possa essere replicato. 

La solidarietà è stata una dei protagonisti di questo difficile periodo che tutti ci siamo trovati ad affrontare. Ancora una volta le persone, prima ancora delle istituzioni, si sono attivate per organizzare raccolte fondi volte ad acquistare attrezzature mediche o per  mettere in piedi iniziative di mutuo soccorso per coloro che stavano affrontando con maggiore difficoltà una situazione senza precedenti.

“Ancora una volta il cibo ha avuto un ruolo chiave nel connettere le diverse realtà. Cuochi, produttori e artigiani, tra cui molti migranti e giovani, hanno lanciato nuove iniziative legate alla produzione, alla distribuzione e al consumo di cibo per affrontare la pandemia. Slow Food Heroes vuole quindi incoraggiare e celebrare le iniziative virtuose del mondo del cibo che stanno reagendo all’emergenza con idee che possano ispirare anche altri”, commenta Marta Messa, direttore di Slow Food Europe.

Tante le storie che Slow Food ha raccolto da tutto il mondo e che verranno pubblicate ogni settimana sui canali digitali fino a giugno 2022.

Tra queste, quella di Franco Pepe, pizzaiolo, che ha già̀ ricevuto più̀ volte il premio per la miglior pizza, il titolo di Ambasciatore del Gusto e addirittura un Cavalierato al Merito della Repubblica Italiana. «All’improvvisa chiusura, ci siamo trovati con tanto impasto e materie prime inutilizzate. Non potevo sprecarle, mentre fuori c’era gente che non riusciva a mangiare nemmeno un pasto. È iniziato così, quasi per caso, il nostro progetto di solidarietà per la gente di Caiazzo e dei dintorni. Abbiamo iniziato a cuocere il pane, poi i biscotti, e ovviamente anche le pizze, che portavamo a chi aveva fame, non solo di cibo, ma anche di calore umano. Abbiamo panificato chili di pane da donare, e fin dai primi giorni abbiamo smaltito tutto nel giro di poche ore. Così, ho deciso di continuare a panificare, con un paio di ragazzi del mio staff e con le dovute precauzioni, sfornando pane e pizze per i meno fortunati. Poi ho capito che dovevo fare di più. Così ho lanciato la raccolta fondi per l’ospedale di Caserta. Volevo acquistare un respiratore e mascherine facciali filtranti. Vorrei che i miei colleghi, ristoratori e chef, facessero le stesse cose che ho fatto io nelle loro città, perché la situazione di emergenza che stiamo vivendo tutti, ma queste persone ancora più di noi, ce lo impone».

Queste iniziative legate al cibo, nuove o già esistenti in tutta Europa, contribuiscono a rafforzare il senso di solidarietà in tempi di crisi e danno speranza per il futuro, ispirando nuovi percorsi per combattere la crisi e agire per costruire una società più coesa e orientata verso una vita in comunità.

La crisi del Coronavirus, infatti, non è solo un momento di resistenza, ma anche un’opportunità per coltivare il cambiamento: Slow Food Heroes intende spronare un cambiamento nel modo con cui guardiamo al sistema alimentare e di conseguenza anche un cambiamento culturale, aiutando le comunità locali a guidare la trasformazione del sistema alimentare globale, riportandolo a una visione che abbia al centro l’umanità e il pianeta.

“Quello che abbiamo sopportato finora è un gentile promemoria del fatto che questo non è il momento di disperarsi, ritirarsi e avere paura della situazione, è piuttosto il momento di accellerare le nostre azioni, rinnovare il nostro impegno verso la filosofia di Slow Food e aumentare i nostri sforzi per cambiare il sistema che ci ha fatto arrivare in questa situazione. Condividere le nostre forze e restare uniti come rete in momenti come questo non solo è importante, ma è l’unica opzione possibile che abbiamo se vogliamo superare la crisi e continuare a lottare per il nostro pianeta e tutte le sue creature, grazie alle quali noi siamo qui”, conclude Edie Mukiibi, vicepresidente di Slow Food.

Tutti possono presentare la propria storia qui! 

https://www.slowfood.com/what-we-do/funded-projects-slow-food/slow-food-heroes/

Il progetto Slow Food Heroes è finanziato dalla Fondazione Culturale Europea, con il contributo della Fondazione CRC

A Quarto l’apertura di Lievitum Pizzeria Napoletana

Mai inaugurazione fu più riuscita: pizze al portafoglio a go-go, buffet di antipasti e rustici a volontà, bibite ed angolo cocktail super forniti, cuoppi di fritturine e dulcis in fundo, torta e piccola pasticceria del maestro Gianluca Ranieri. Come diciamo a Napoli, ”che vuò cchiù”, non mancava nulla, soprattutto, il voler fare bella figura, onorando, indistintamente, gli invitati ed i passanti. Chapeau!!!!! Questa la mia super serata a Quarto, dove è nata, il 12 luglio 2021, la pizzeria LIEVITUM, da un’idea imprenditoriale di due giovani e brillanti ragazzi, Raffaele Marigliano e Giorgio Riccio, duo perfetto, si completano a vicenda per carattere e professionalità.

La loro è una bella storia di amicizia, nata tra le farine, perpetrata nel tempo, anche quando le loro vite professionali, sembravano dividerli. Non sono neofiti dell’arte bianca, con più di 10 anni di esperienza sui banchi da lavoro, in giro per l’Italia ed oltre, un passato da 50 TOP PIZZA, pronti a ripetere l’exploit e tanto ancora da realizzare. Mi piacciono tanto e li seguirò con particolare attenzione.

Sorridenti, cordiali, educati, disponibili al colloquio ed al confronto costruttivo, hanno dato largo spazio a tutte le mie curiosità e libero accesso a tutti gli spazi, soprattutto in cucina, dove ho potuto constatare la corretta organizzazione degli spazi di lavoro, il rispetto delle regole di sicurezza alimentare e la pulizia nell’esecuzione dei fritti, non semplice da fare se non sei un professionista e ti ritrovi con più di 200 persone da servire d’un sol colpo.

Allo stesso modo, dicasi, per l’angolo pizzeria: due forni e cinque pizzaioli/fornai che senza fiatare e con il sorriso, hanno sfornato pizze tutta la serata con un’organizzazione perfetta nei tempi e nello spazio. Concentrati, testa bassa sul banco, occhio al forno e via. Bella equipe giovane e brillante. Bravi e complimenti a tutti.

LA LOCATION

Quarto, in provincia di Napoli, è una simpatica cittadina, immersa nella splendida cornice dei Campi Flegrei, nota per il suo terreno fertile e lussureggiante, di natura vulcanica, le cui produzioni sono, da sempre corteggiate, per la qualità esclusiva delle coltivazioni dei produttori locali. La location di Lievitum “mi piace assai”!! Un magnifico rosso predomina nell’arredamento.

Un collage di foto di tutto ciò che ci rappresenta, la nostra fiera “napoletanità”, fa da cornice alla sala, frutto di una notte passata dai due giovani, con carta e penna alla mano, e che non lascia nulla al caso. Chiaramente, come potete immaginare, il mio occhio è caduto subito su D10S, non senza la solita emozione ed una lacrima sul cuore. D’obbligo una foto ricordo.

Da destra: Raffaele, chef Angelina e Giorgio

Molto confortevoli e di classe il divanetto e le sedie e la mia nota di merito va, senza dubbio, ai tavoli in marmo, chic ed eleganti, scelti a ricordare l’antico banco da lavoro dei maestri pizzaioli. Sobria ed essenziale la mise en place con calice serigrafato e bicchiere, ho apprezzato.

Bello e ben arredato anche lo spazio esterno, con pedana in legno e gazebo. Tutte le regole di distanziamento ed anti-covid sono rispettate, sia all’interno che all’esterno del locale. La capienza di Lievitum è di circa 50 posti.

IL MENU

Rigorosamente di stagione, Raffaele e Giorgio, amano lavorare con i prodotti a Km 0 e presidi Slow Food, proponendo un cambio menù ad ogni stagione. Bella proposta di tradizione mista ad innovazione, con dei tocchi molto personali. Si inizia con bruschette e fritti artigianali, tra i quali spiccano le polpettine di chianina con ragù napoletano o fonduta di formaggio, crocché, frittatine di pasta, arancine di riso e montanarine.

I taglieri di salumi e formaggi DOP, compresa un’ottima mozzarella di bufala, sono serviti con miele di castagno e focaccina calda. Le patatine non potevano mancare, come le stick e le chips fresche e le Lamb Weston, che, per chi non ne fosse a conoscenza, è una delle marche americane leader al mondo nella produzione e trasformazione di patate fritte. Trovandoci in periodo estivo, al menu, anche, tre belle insalatone fresche e salutari.

Passiamo alle pizze. Dalla tradizione all’innovazione, più di 30 le proposte, compresi i ripieni fritti ed al forno. L’impasto è un diretto, realizzato con un blend di farine tipo “0” e tipo “1”, del Molino Vigevano, una lievitazione che va dalle 24 alle 36 ore, altamente digeribile, soffice e leggero. Da segnalare il condimento con olio EVO biologico del frantoio Guglielmi, il pomodoro Solania ed i latticini di Latteria Sorrentina.

 

Per chiudere il pasto in bellezza, avrete la scelta delle esclusive delizie proposte dal pastry chef Gianluca Ranieri. Per il beverage, oltre ai “soft”, mi piace la proposta di birre artigianali napoletane a cura di N’Artigiana ed una bella cantina di vini locali, proposti, anche al calice. 

LA DEGUSTAZIONE

La pizza al portafoglio mi è piaciuta tantissimo, ben eseguita ed anche ben servita, accuratamente avvolta in un foglio di carta alimentare firmato e di qualità.

Il cuoppo di fritti con crocchè di patate, arancine di riso e zeppoline, tutte artigianali, veramente eccellenti, croccanti ed asciutte. Ottime le ciliegine di mozzarella e le provolette affumicate fresche.

Sorpresa dello chef, una buonissima Pasta e patate con la provola eseguita nel rispetto della tradizione napoletana e saporitissima. Tutto servito con grande generosità e buon gusto. I progetti sono tanti, ivi compresa, la voglia di aggiungere al menù, qualche buon piatto della tradizione e legare stretti rapporti commerciali con i produttori locali, nell’intento di sostenere un’economia circolare e di qualità…a seguire. 

Cari Raffaele e Giorgio, sono rimasta positivamente impressionata del vostro “essere” tanto gentili, professionali e di grande umiltà e generosità, così come tutta la vostra equipe, soprattutto, la bellissima e dolce Chiara (fidanzata di Raffaele), che si prodiga tanto per la riuscita del progetto, apportando un affascinante sorriso, sopportando e supportando il suo amato.

Di scoperte ne ho fatte tante e con il mio “occhio clinico” non ho alcun dubbio sulla vostra riuscita e sulla continuità del lavoro ben fatto nel tempo, che vi porterà, sicuramente, le soddisfazioni che meritate. Grazie del tempo che mi avete dedicato.

Potete seguire le avventure dei protagonisti di LIEVITUM e tutte le loro novità sulla pagina Facebook e su Instagram @lievitumpizzerianapoletana.

LIEVITUM
Corso Italia, 65/67
Quarto (NA)
Tel. 08118789054 – 3455495785

Slow Food & Drink: un viaggio sensoriale in Europa

Slow Food immagina un mondo in cui tutte le persone possano accedere a cibo buono per loro, buono per chi lo coltiva e buono per il pianeta

Tutti possiamo dimostrare il nostro amore per la terra quando facciamo la spesa, quando ci trasformiamo da consumatori a co-produttori, quando non ci limitiamo a comprare un alimento, ma cerchiamo di sapere come sia stato prodotto, la sua storia e la sua origine e immaginiamo le mani, i volti e il lavoro che gli hanno dato vita. Anche quando viaggiamo, possiamo indirizzare le nostre scelte verso chi con impegno ha deciso di rispettare l’ambiente e la terra. Sempre più hotel, spa e luoghi per eventi della collezione Condé Nast Johansens stanno abbracciando i principi del Movimento Slow Food nell’obiettivo di servire ai clienti prodotti locali, biologici, ricchi di sapore e sostenibili. Ecco quelli che in Europa vanno oltre.

IN ITALIA

Gli ingredienti dei piatti serviti a Castel Fragsburg, a Merano, non sono solo freschi ma stellati, e comunque compiono un percorso molto breve grazie al Fragsburg Soul Garden, dove verdure, erbe, frutta e castagne forniscono a chef e mixologist ciò di cui hanno bisogno su base giornaliera. Nelle vicinanze di Brunico, anche l’Hotel Petrus beneficia della fertile terra della regione per offrire piatti salutari a base di ingredienti che passano semplicemente dall’orto dell’hotel alla cucina. Dalle erbe, insalata, fragole, frutti di bosco, bacche di goji e pomodori alle verdure come spinaci, ravanelli, zucchine, cavoli e carote, il ristorante non ha bisogno di attingere più lontano per le sue necessità. Nella Laguna di Venezia, il Venissa Wine Resort Hotel sull’isola di Mazzorbo è essenzialmente un vigneto con ristorante e 6 camere di lusso. Trasferito direttamente dalla vigna alla tavola, il vino Dorona di Venezia che qui si gusta è unico nel suo genere con solo 3.500 bottiglie prodotte ogni anno. I giardini forniscono allo chef erbe, frutta e verdura, mentre i pescatori della vicina isola di Burano forniscono il pesce. Passando a Bologna, il Palazzo di Varignana Resort & Spa è circondato da graziosi giardini e da campi coltivati per il fabbisogno del ristorante. I terreni includono un mandorleto, una piantagione di bacche di goji, un uliveto, un noccioleto, un orto, vari alberi da frutto e un vigneto di uva da tavola. Inoltre, il resort produce il proprio olio extravergine Green Gold.

Spostandosi più a sud nelle verdi colline della Toscana, Monsignor Della Casa Country Resort & Spa non è solo un esempio di slow food, ma un sostenitore del concetto di rallentare il ritmo della vita in generale. Nei terreni del resort si coltivano verdure, ulivi, melograni, erbe aromatiche e si trovano addirittura tartufi. Nel territorio del Chianti, la Tenuta Vinicola Torre a Cona è situata in mezzo ad ulivi e verdeggianti colline. Inutile dire che il vino e l’olio d’oliva del ristorante sono a km. 0. Andando un po’ più a sud-ovest ci si imbatte nell’imponente Toscana Resort Castelfalfi – Experience Resort. I raccolti dei suoi campi, vigneti e uliveti appaiono nel menu. Inoltre il resort produce la propria birra, la grappa, i condimenti balsamici, il farro e la pasta, un eccellente Chianti, vino da dessert e sei vini biologici. A soli 30 minuti di distanza nella campagna toscana, si trova Borgo Pignano, che riesce ad essere in gran parte autosufficiente grazie ad un’azienda agricola biologica, che produce olio d’oliva, cereali, granaglie, farine biologiche, pasta, miele millefiori, uova da galline allevate a terra, frutta, noci, semi ed erbe officinali. Borgo Pignano produce anche il suo vino bianco Vermentino toscano ed i vini rossi Ciliegiolo e Colorino. In Umbria, anche Borgo di Carpiano sostiene fortemente il concetto di slow food, servendo ingredienti locali di alta qualità in piatti di ispirazione locale. Ciò significa che i prodotti tipici umbri dominano il menu insieme a verdure biologiche coltivate in loco, olio extravergine di oliva prodotto dai loro stessi oliveti, vino locale Sagrantino di Montefalco e tartufi della vicina Norcia. Anche il Castello di Petroia attinge alla terra ricca di minerali dell’Umbria. Originariamente una fattoria, questo castello medievale trasformato in hotel è circondato da 600 acri coltivati e utilizzati anche per l’allevamento di bovini da carne. L’olio extravergine di oliva di frantoio, il tartufo nero umbro, il miele, le marmellate di mele cotogne, albicocche, pere, fichi e le noci della tenuta sono tutti prodotti presenti nel menù del ristorante. Un’ora circa più a sud, anche lo chef del casale umbro Tenuta di Canonica aderisce alla filosofia del “chilometro zero”. Ciò è possibile grazie alla fattoria, agli orti e all’oliveto della Tenuta, che producono l’olio biologico del ristorante, le uova fresche, le erbe, la frutta e la verdura, come pure la farina biologica, le marmellate, il pane e la pasta fatti in casa ogni giorno.

Molto più a sud, in Sicilia, nei campi circostanti la Masseria Susafa si trovano finocchietto selvatico, verdure di campagna e uliveti di olio biologico che riforniscono il suo ristorante. Inoltre, l’orto dello chef è sempre ricco di primizie di stagione come pomodori, zucchine, cetrioli, melanzane, peperoni, cipolle e patate, mentre una piccola macchia mediterranea fornisce le erbe aromatiche ed il frutteto fornisce la frutta biologica.

IN EUROPA

Al Castello di Ashford in Irlanda, il team di cucina predilige i prodotti a km. 0 e l’Executive Chef utilizza regolarmente le prelibatezze colte nella tenuta, come l’aglio selvatico e i funghi, e i prodotti coltivati nei giardini e nelle serre del Castello, dalle fragole al cavolo nero e ai fiori di sambuco. Nel nord del Portogallo, il Torre de Gomariz Wine & Spa Hotel è circondato da vigneti che producono con successo i vinhos verdes (vini giovani) in varietà bianche e rosé, tutti disponibili nel suo ristorante, Wine Bar e Tower Bar. Nell’angolo nord-orientale della Spagna, l’Hotel Viñas de Lárrede non solo produce vino dai suoi vigneti situati a un paio d’ore di distanza, ma sceglie la carne prodotta nelle valli vicine, raccoglie verdure nel proprio orto e seleziona prodotti freschi tra cui i famosi frutti di mare del Mar Cantabrico.

Anche la Torre Vella Fontenille Menorca nelle Isole Baleari, coltiva i propri ortaggi, mentre i vasti terreni circostanti includono uliveti, un frantoio e la “casa del miele”, i cui prodotti vengono tutti utilizzati nel ristorante dell’albergo. Contribuendo alla reputazione di raffinatezza culinaria del sud della Francia, il Domaine de Biar soddisfa le aspettative della sua clientela utilizzando solo prodotti coltivati nel proprio orto, la frutta ed altri ingredienti regionali, come le uova fresche di galline allevate a terra. Ciò significa che il menu è in continua evoluzione, ma sempre eccezionalmente fresco.

Nella tranquilla isola greca di Ios, l’hotel Calilo, sempre attento all’ambiente, fa appello al suo orto biologico su base giornaliera per le verdure, l’insalata fresca e le erbe aromatiche. L’hotel mantiene anche alveari per il miele da spalmare sul formaggio di capra locale e produce il proprio olio extravergine di oliva. Il pesce fresco proviene dal mare a pochi passi.

Andando in Gran Bretagna, a nord-ovest di Londra, The Grove, nell’Hertfordshire, utilizza nel Jemima’s Kitchen Garden l’antico metodo naturale della permacultura per la frutta, la verdura, le erbe e i fiori commestibili per rifornire sia la cucina dell’hotel che il Glasshouse Bar (il bar stagionale dove i soli cocktail valgono il viaggio!). Per gli chef di Gravetye Manor, nel West Sussex, servire pasti stellati Michelin è il risultato di un’attenta scelta di ingredienti provenienti dal Kitchen Garden dell’hotel e da fornitori locali di fiducia. Nel Dorset, il Summer Lodge Country House Hotel & Restaurant sfrutta le prelibatezze locali come il formaggio blu Dorset Vinny, i tartufi e la carne di manzo, e coltiva un’abbondanza di verdure ed erbe nei propri orti e serre. Giù nel Devon, il Lympstone Manor è gestito dal celebre chef Micheal Caines, il cui menu stellato Michelin si basa sugli ingredienti disponibili in quest’angolo sud-occidentale di Inghilterra. Il tutto accompagnato da uno spumante inglese di alta qualità proveniente dalle 17.500 viti piantate all’interno dei terreni del maniero.

Nel Galles invece, l’eccezionale esperienza culinaria al Ristorante Fernery di Grove of Narberth è una testimonianza della bontà dei prodotti del Pembrokeshire utilizzati nel menu insieme alle verdure e alle erbe raccolte quotidianamente negli orti biologici dell’hotel.

NB Ovunque ci si trovi nel mondo, è importante seguire i consigli di viaggio e sanitari del proprio governo. È importante essere socialmente responsabili ed attenti alle proprie azioni.

Condé Nast Johansens

Condé Nast Johansens, degli stessi editori di Vogue, GQ, Tatler, Condé Nast Traveller e Vanity Fair, è la principale guida di riferimento per chi viaggia. Condé Nast Johansens rimane il riferimento più completo agli hotel di proprietà indipendente, che vengono ispezionati ogni anno. Local Experts dedicati e altamente qualificati hanno valutato quasi 10 volte più strutture rispetto a quelle inserite online o nelle Guide al fine di restringere la selezione finale al miglior portafoglio possibile di strutture. Con un pubblico di 4 milioni di lettori, la distribuzione delle Guide è di 18.500 copie in tutto il mondo.

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