E se il vino non fosse più di moda nel 2022?

Terroirs Wine Bar Londra

Le prime settimane dell’anno nel mondo del vino, sono dedicate a previsioni, analisi, più o meno credibili, più o meno sensate, sull’anno che verrà. Ne abbiamo raccolte alcune tra le più interessanti per avere un quadro che potrebbe indicare la direzione del vino in questo 2022.

Stati Uniti, Germania e Regno Unito rappresentano da soli più della metà dell’export del vino italiano. Ed è proprio dal Regno Unito che arrivano le analisi più interessanti.

Ancora “less is more” per i più giovani

IWSR detta la linea con una previsione di incremento di consumo di alcol in generale ma con una interessantissima segmentazione per fasce di età: più i consumatori sono giovani e più la scelta si dirige verso tipologie di prodotto a basso contenuto o nessun contenuto alcolico. 

I clienti del vino stanno invecchiando, e lo fanno in fretta.

Niente paura cari produttori, la tendenza è legata agli ultimi 2 anni in cui le occasioni di socialità sono state contratte dalla pandemia e che hanno radicalmente cambiato le abitudini di consumo.

I prodotti “premium” si stanno spostando sempre di più verso un consumo “domestico” ed è molto probabile che i consumatori percepiscano i prodotti a base di alcolici come di qualità superiore.

Un’opportunità quindi per rivedere strategie di comunicazione, piani di marketing da potenziare e riorientare soprattutto al consumatore finale. In questa ottica ha molto più senso profondere energie e risorse in un progetto più ampio dedicato all’enoturismo.

PPT (Pay per Talent)

Anche Wineintelligence offre uno spunto stimolante che riguarda i lavoratori e la sfida delle aziende vitivinicole per accaparrarsi i migliori talenti tra i giovani.

Se il vino negli ultimi anni ha attratto persone di talento, di cultura e appassionate, molte altre cose interessanti da fare si sono affacciate sul mercato del lavoro.

Il comparto della tecnologia per esempio è un competitor molto attraente per le nuove generazioni. Salari più alti non saranno sufficienti per attrarre nuove forze al mondo del vino. Essere parte di un’azienda eticamente solida, trasparenza ed equità sul posto di lavoro, scopo, autonomia e opportunità di sviluppo dovranno rappresentare quelle ricompense olistiche alla forza lavoro richieste dai nuovi lavoratori della generazione Z.

E l’Italia del vino?

Italia e Francia sono i Kingmakers del vino. Insieme fanno circa il 40% della produzione mondiale. L’Italia tuttavia sconta ancora un valore medio sui mercati pari a circa la metà di quello prodotto dalla Francia.

Un altro dato interessante è che il valore complessivo del comparto vino italiano è di circa 12 miliardi di euro. Per dare un riferimento dimensionale questo valore è quello che genera una sola azienda come Telecom Italia o un grande gruppo GDO.

La maggioranza degli operatori italiani del settore è convinta che il trend in crescita dell’e-commerce sarà stabile nel tempo e ritiene strutturale il calo nel settore Ho.Re.Ca. anche dopo la pandemia.  

Le strategie migliori per affrontare appaiono essere ancora una volta una comunicazione rivolta al consumatore finale e una progressiva aggregazione di imprese, anche sotto forma consortile.

Con un tessuto fatto di cantine piccole e piccolissime, per fronteggiare le sfide di un mercato che, nonostante la pandemia, necessita sempre di più di una integrazione a livello planetario.

Alfonsino, al via l’assunzione di 2500 nuovi rider

Alfonsino  nasce come food delivery 100% italiano, che ha posto attenzione sulla centralità del cliente, sulla qualità e l’affidabilità del servizio, promuovendo la sostenibilità e l’ innovazione e puntando a creare occupazione nei piccoli centri in cui è presente.  L’azienda da qualche tempo sta ampliando la sua offerta coinvolgendo nuove e diverse categorie merceologiche e punta non solo alla consegna di cibo, ma anche di fiori, farmaci, vino, integratori alimentari. Alfonsino inoltre si sta affermando nell’e-grocery, come attesta l’ultima partnership siglata con Carrefour Italia. Proprio per rafforzare ulteriormente l’idea di delivery sempre più orizzontale, mettendo a disposizione dei clienti un’esperienza completa in termini di servizi offerti, l’azienda è alla ricerca di 2500 nuovi rider.

Ad oggi Alfonsino è presente in 10 regioni italiane con oltre 1300 ristoranti partner, 900 rider assunti e più di 400.000 utenti sulla piattaforma.

L’organizzazione virtuosa, etica ed ‘indipendente’ di Alfonsino si fonda sulla sua stessa mission aziendale: rendere più umano e familiare il rapporto tra chi consegna e riceve il pasto e, per farlo, l’azienda ha puntato alla valorizzazione della figura del rider, nel rispetto dei diritti e delle tutele del lavoratore.

La scelta di avere i rider sotto contratto è sempre stata parte della nostra visione aziendale in cui crediamo fortemente, con l’obiettivo di rendere più umano il rapporto tra il rider e il cliente. – spiega Domenico Pascarella, Presidente e co-founder di Alfonsino La tutela dei rider è un elemento fondamentale, in quanto essi sono la colonna portante del nostro business oltre che il nostro primo biglietto da visita con il cliente. I rider inoltre – aggiunge Pascarella – in questo periodo di limitazioni costanti che ci costringono a passare molto tempo all’interno delle mura domestiche, svolgono anche una funzione sociale e, quindi, rappresentano una preziosa risorsa lavorativa, che va salvaguardata”.

Tutti i rider di Alfonsino hanno regolare contratto di Collaborazione Coordinata e Continuativa con copertura delle posizioni previdenziali ed assistenziali (INPS e inail)

“È un grosso impegno che ci siamo presi fin dalla nascita della nostra azienda: abbiamo un team dedicato all’attività di selezione e formazione dei rider, e siamo sicuri che questa sia la strada giusta per creare un servizio diverso, sostenibile e che possa creare un impatto sociale ed economico importante nei piccoli centri” – afferma il co-founder di Alfonsino.

L’azienda campana ha appena avviato la selezione per l’assunzione di oltre 2500 nuovi rider da contrattualizzare entro la fine del 2022, nuovi collaboratori su tutto il territorio nazionale, che consegneranno il cibo a domicilio in scooter o auto, proprio per raggiungere anche le abitazioni più distanti, mantenendo però il raggio di copertura del servizio, che è di 4 km e mezzo dal centro città.

In un’ottica di sviluppo del servizio, la ricerca di rider sul territorio è già attiva in tutta Italia, nei centri urbani coperti dal servizio. Tra le città in cui vi è maggior richiesta di rider: Aversa, Portici, Salerno, Nola, Santa Maria Capua Vetere, Ascoli Piceno, Castellammare di Stabia, Siena, Empoli, Marcianise, Pomigliano, Frattamaggiore, San Benedetto del Tronto, Casal di Principe.

Con Alfonsino il fattorino può scegliere data ed orario di lavoro selezionando il turno direttamente in app. I rider ricevono un driver kit gratuito, godono di piena autonomia lavorativa e sono pagati settimanalmente.

Per candidarsi gli interessati possono compilare il form sul sito https://alfonsino.delivery/driver. Questi i requisiti: la maggiore età, essere in possesso di un mezzo di trasporto proprio quali auto, scooter, e risiedere nel centro dove si candidano o al massimo nei paesi limitrofi. In caso di candidati stranieri è necessario il possesso del regolare permesso di soggiorno.

Winey, a spasso per l’Italia del vino

Un vero e proprio viaggio nell’Italia degli artigiani del vino. È ciò che promette e in effetti realizza Winey, l’innovativa app di delivery che si inserisce nel crescente settore delle vendite online di vino.

A differenza dei tanti wine delivery competitor Winey mette a disposizione dei propri clienti un’esperienza più inclusiva secondo il progetto ideato da Valerio Barbato, insieme ai due soci Luigi Di Costanzo e Massimo Simoniello.

Quello che Winey garantisce è l’approccio a un mondo del vino diverso, fatto di contatti diretti con piccoli produttori e di vini eccellenti anche se poco conosciuti, attuato attraverso la fidelizzazione del cliente che al momento dell’acquisto di uno dei vari pacchetti entra in casa Winey per ricevere ogni mese, non soltanto le bottiglie di vino, ma anche una guida, un podcast nel quale viene narrato il territorio di provenienza dei vini e addirittura una colonna sonora per sublimare l’esperienza gustativa, così come viene illustrato nel sito Wineybox.com

Abbiamo chiesto a Valerio Barbato di spiegarci meglio la sua creatura.

Valerio raccontaci di te. Quando è nata la tua passione per il vino?
La scintilla che infiamma una passione scatta, quasi sempre, quando qualcun altro riesce a condividere e a trasmetterti la sua conoscenza. Nel mio caso è stato così. È bastata una breccia per aprire un varco in un mondo affascinante ed estremamente variegato come quello del vino. Quindi ho iniziato a studiare, a curiosare compulsivamente e – ovviamente – a bere. Tutto questo in parallelo al mio lavoro. Mi occupavo – e in parte mi occupo ancora – di Comunicazione. Ma in tutte le cose che ho fatto ho cercato sempre di avere un approccio olistico. Questo mi ha aiutato anche ad aprire lo sguardo per intraprendere questo percorso che mi ha portato a diventare Wine Educator e a fondare Winey.

Quando hai deciso di far diventare questa passione un lavoro?
È successo tutto in modo molto graduale. La mia conoscenza verso il mondo del vino, le mie esperienze passate nel Digital Marketing, la voglia e probabilmente un indomito entusiasmo nel realizzare un’idea. E poi la cosa fondamentale: incrociare i destini delle persone giuste con cui ad oggi condivido questa nuova avventura, Luigi e Massimo, amici e irreprensibili soci con me in Winey.

Come è nato Winey?
Io e i miei soci, lavorando nei settori del Marketing e dell’Informatica, siamo sempre stati molto attenti alle novità che arrivavano da fuori. Il modello che abbiamo adottato, ovvero il “subscription model”, era già affermato in paesi come Stati Uniti o UK e stava iniziando ad essere presente anche in Italia in settori diversi. Intanto tra gli appassionati di vino si andava delineando sempre di più una tendenza, quella di voler scoprire nuove etichette, scovare piccoli produttori meno noti e di bere vini prodotti in modo non convenzionale. Una notte insonne ad inizio 2019 ha fatto il resto: ha acceso – è il caso di dirlo – la lampadina. Da quel momento abbiamo solo unito i puntini e siamo arrivati fino ad oggi.

Raccontaci come funziona e in cosa differisce da tutti gli altri servizi di delivery che abbiamo visto proliferare dall’inizio della pandemia. 
Winey è un servizio in abbonamento grazie al quale chi si abbona riceve ogni mese una Wine Box con tre vini prodotti da piccoli vignaioli italiani, ogni volta di un territorio diverso. In questo modo Winey trasforma la difficoltà della scelta in un’opportunità di scoperta. E lo fa prendendo per mano gli appassionati di vino, ma anche chi vuole approcciare a questo mondo, coinvolgendoli in un viaggio a tappe attraverso l’Italia degli artigiani. Ci differenziamo perché siamo innanzitutto un facilitatore per gli appassionati e un abilitatore per i piccoli artigiani, ma soprattutto perché uniamo l’esperienza fisica e romantica di aprire una bottiglia di vino agli strumenti moderni che la tecnologia ci mette a disposizione. E quindi chi si abbona scegliendo uno dei tre piani disponibili (Basic, Premium e Gold) non riceve solo vini, ma ha accesso a una Smart Guide interattiva dedicata alla tappa del mese e a una piattaforma che va nella direzione di un vero e proprio Wine Club: può catalogare i vini che ha a casa, annotarsi le degustazioni e comprare le selezioni dei mesi precedenti. Ma altre novità sono dietro l’angolo…

Come selezionate i vini e i produttori?
Il processo di selezione parte da un lavoro di appassionata e minuziosa ricerca che si è andata affinando nel corso degli anni. Il criterio principe è quello di scovare produttori che lavorino in sintonia con la terra, che abbiano un’attenzione particolare alle pratiche sostenibili. Nelle nostre Wine Box si possono trovare vini prodotti in regime biologico, ma anche vignaioli che hanno sposato approcci più selettivi come l’agricoltura biodinamica. Non c’è uno schema preciso, l’importante è che siano veri artigiani e, proprio a tal proposito, da poco siamo ufficialmente diventati il primo sito online riconosciuto come Punto di Affezione della Federazione Vignaioli Indipendenti.  Aggiungo che con gli oltre 60 produttori selezionati finora abbiamo un rapporto diretto e personale. E questo ci garantisce autonomia e indipendenza nella selezione, senza compromessi con reti distributive.  E tutti i produttori percepiscono indistintamente il valore di quello che facciamo.

Che riscontro di pubblico state ottenendo?
La risposta è stata da subito molto positiva nonostante l’abbonamento e il vino erano due concetti che non erano mai stati associati. A un anno e mezzo dal lancio, possiamo dire con un buon grado di certezza che quella risposta positiva non era stata solo frutto di un entusiasmo iniziale come spesso accade, ma si è andata consolidando nel tempo. Oggi gli abbonati si fidano di noi, delle nostre selezioni, del nostro servizio e delle novità a cui continuamente lavoriamo per rendere Winey sempre più un Wine Club digitale.

Il delivery ha avuto un boom anche in Italia nell’ultimo anno e mezzo. Ritieni che questa tendenza resterà invariata nel futuro?
Volendo isolare quanto accaduto a seguito della pandemia, il canale di vendita online di vino in Italia è ancora molto indietro rispetto ad altri paesi vicini come la Francia, per non parlare di UK e Stati Uniti. Attenzione però al ricambio generazionale sia dal punto di vista dei consumatori che da quello dei produttori. Se guardiamo al futuro, una fetta sempre più grande dei protagonisti di questo mercato ha un approccio inevitabilmente più evoluto rispetto al digitale. Questo non può far altro che innescare una naturale crescita delle vendite attraverso i canali online.

Tra le tante proposte sul mercato dammi tre buoni motivi per cui un cliente debba scegliere Winey.
L’opportunità di fare un’esperienza di scoperta immersiva. La possibilità di costruire una cantina con vini difficilmente reperibili. La comodità di essere guidati in un mondo vasto e complesso come quello del vino.

Ci avviciniamo al Natale e tanti di noi regaleranno dei vini. Quali novità avete riservato ai vostri clienti per le prossime festività?
Winey è un’idea regalo molto apprezzata per l’originalità stessa del prodotto. Il motivo sta proprio nel fatto che non si regala vino e basta, ma un abbonamento a un servizio, a un’esperienza. Motivo per cui chi regala Winey sceglie quasi sempre almeno una Gift Card trimestrale, un regalo che non si esaurisce nel momento stesso in cui lo si scarta, ma dura nel tempo. Per chi ha intenzione di regalare una Wine Box, però, abbiamo pensato a un’edizione natalizia: la Winey Christmas Box. Come sempre, il contenuto resta segreto fino a che non si apre la box, ma sul sito potete trovare uno spoiler (molto generoso :D) sui vini che abbiamo selezionato e i divertenti gadget che completano questa originalissima idea regalo!

Centinari Franciacorta medaglia d’oro a The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2021

È appena nato e già si afferma fra i migliori al mondo. Il nuovo brand CENTINARI Franciacorta si è aggiudicato la medaglia d’oro con il suo DOCG DOSAGE ZÉRO a The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2021 (CSWWC), il concorso di spumanti più rigoroso e prestigioso al mondo che si avvale di una giuria d’eccezione, composta dai tre più autorevoli esperti in fatto di Champagne e Spumanti: Tom Stevenson, fondatore e presidente del concorso stesso, Essi Avellan Mw, il primo Master of Wine della Finlandia e il secondo in assoluto dei paesi nordici e George Markus,  il principale esperto di Champagne ungherese e fra i più accreditati degustatori di Champagne naturalmente dotati.

Questa medaglia d’oro, dunque diventa ancora più preziosa, e assume grande importanza se si pensa che l’edizione di quest’anno ha visto in lizza oltre 1000 spumanti, con l’Italia che ha conquistato la vetta della classifica trionfando con 58 medaglie d’oro e 129 d’argento. Ed è un ulteriore riconoscimento per CENTINARI Franciacorta, che va ad aggiungersi ad altri. Il più recente in ordine di tempo, la Gold Medal all’ultima sessione del Gran Premio Internazionale del Vino Mundus Vini aggiudicato al Franciacorta Centinari DOCG BRUT.

La notizia di ieri è stata accolta con grande entusiasmo dalla famiglia Togni, che ha fortemente voluto questo progetto che nasce nella zona di eccellenza della produzione di vini di qualità, la Franciacorta.

Il premiato CENTINARI FRANCIACORTA DOCG DOSAGE ZÉRO nasce nei vigneti situati nell’area di Erbusco, Adro, Cazzago e Gussago, prodotto interamente da uve 100% Chardonnay. Il metodo consolidato prevede la rifermentazione in bottiglia, la lenta maturazione e l’affinamento sui lieviti: è proprio grazie alla loro lisi che raggiunge il suo particolare profilo sensoriale, dalla ricca complessità aromatica.

Carattere fresco, elegante e ben equilibrato. Colore chiaro e delicato con riflessi filigranati oro. All’olfatto si apre con sentori di frutta matura, lievi note di vaniglia e un leggero piglio tostato derivante dai lieviti.

Prosciutto di San Daniele DOP: i dati di mercato 2020

Produzione a 2,5 milioni, esportazioni in flessione, 21,3 milioni di confezioni pre-affettato

I dati di mercato del Prosciutto di San Daniele riferiti al 2020 registrano performance in linea con le attese del comparto alimentare, nonostante una flessione dell’export, il prodotto si è confermato come uno dei principali
driver del settore alimentare italiano.


La produzione totale del Prosciutto di San Daniele DOP nel 2020 è stata di 2.546.000 cosce avviate alla lavorazione, provenienti dai 54 macelli che trasformano la materia prima fornita dai 3.641 allevamenti italiani autorizzati. Rispetto alla produzione totale, il 18% è stato destinato al mercato estero, mentre il restante 82% al consumo interno. Il fatturato totale ha raggiunto i 310 milioni di euro.


Pur registrando una flessione di qualche punto percentuale nelle vendite all’estero, causata dalla pandemia in corso che ha ridotto le esportazioni, i dati export rivelano risultati interessanti, a testimonianza del riconoscimento mondiale del San Daniele DOP, attestando le vendite a un totale di circa 4 milioni di chilogrammi di prodotto indirizzato al mercato extra Italia. Il 57% delle quote totali è destinato all’Unione Europea.
Le quote più rilevanti per l’esportazione confermano, in ordine: la Francia con il 26,1% del mercato, gli Stati Uniti con il 16,5%, la Germania con il 15,3% e, ultimo paese in doppia cifra, l’Australia con il 12,3%. Seguono il Belgio (6,1%), la Svizzera (5,7%), l’Austria (2,2%) e in misura inferiore Brasile, Canada, Giappone, Regno Unito,
Lussemburgo e Olanda.


Segnali di apprezzamento arrivano anche dalla crescita dei mercati dell’est Europa. Si registra infatti un positivo incremento, rispetto allo scorso anno, in Romania (+194%), Polonia (+82%), Slovenia (+49%), Ucraina (+46%) e Repubblica Ceca (+15%). Il totale della produzione delle vaschette di pre-affettato registra un trend in costante
crescita con oltre 21,3 milioni di vaschette certificate, pari a 398.968 prosciutti, per un totale di oltre 1,85 milioni di kg. Di queste il 22% è stato destinato all’estero.