Alfonso Pecoraro Scanio spiega l’importanza del Green nel Food

A un evento delle Pizzerie Centenarie ho avuto il piacere di conoscere il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio, che da anni è attivo, sia per credo politico che umano, nella tutela delle materie prime alimentari e di conseguenza nella genuinità del cibo. Abbiamo voluto capirci di più intervistandolo.

La Sua attività da Politico si è sempre contraddistinta per la tutela ambientale e quindi della naturalezza in ogni aspetto, anche nel cibo. Come mai?

Ovviamente, il tema dell’ambiente è fondamentale perché noi siamo animali geofili, quindi viviamo nella e con la natura, perciò è naturale come esso debba essere un elemento fondamentale. Il cibo ne è un’altra perché noi siamo fatti di ciò che mangiamo. Quindi coniugare il tema dell’ambiente con quello dell’agricoltura è venuto naturale. Anche io da ragazzo, è ovvio, che ho iniziato prima di tutto a sostenere cause ecologiste. Per esempio l’area marina protetta di Castellabate dove io da bambino andavo a mare con i miei genitori, dove ho fatto a dodici/tredici anni il primo giornalino per tutelare la linea dell’area protetta, che poi ho costituito quando ero Ministro dell’ Ambiente tanti ma tanti anni dopo. Poi l’agricoltura è sempre stata, certo, soprattutto da leggere come l’amore per il Made in Italy, c’è sempre stato poi da Ministro è diventato qualcosa di più rilevante, riuscendo ad istituire qualche riforma.

Dare merito anche all’originarietà di ogni prodotto che contraddistingue il proprio territorio.

Ovvio che, poi, non basta amare il Made in Italy e la natura. La tracciabilità è un tema molto importante. Io sono riuscito ad imporre tra l’altro nella strategia europea, creando il cosiddetto “Principio di precauzione“, nell’epoca in cui, dopo l’emergenza mucca pazza venne naturale porsi il problema di come sapere da dove arrivasse tutto ciò che mangiavamo, nel caso specifico, da quale allevamento, anche cosa mangiavano gli animali degli stessi. Quindi la tracciabiità, vedere il prodotto da dove arriva è diventata una cosa importante. Oggi a questo si aggiunge anche l’attenzione a come viene fatto, in qualche modo la certificazione di prodotto ma anche di processo. Le matrici ambientali, che sono : “L’acqua, l’aria e il terreno:”, dove un prodotto viene coltivato e quindi poi l’identità territoriale, ecco perchè si parla di agricoltura identitaria, in questo,insoomma, io credo di avere il merito di aver avviato il riconoscimento di molte D.O. P. ed I.G.P., e aver varato il censimento di prodotti alimentari tradizionali, che è qualcosa di molto importante.

Celebre è stata la Sua campagna contro l’agropirateria, quanto la preoccupa e quali danni può creare?

L’agropirateria resta un problema rilevante! Tant’è vero che quello che oggi chiamiamo Italian Sounding porta un giro di affari di decine di miliardi di euro ogni anno che sono sottratti ai veri produttori italiani, siano essi agricoltori o trasformatori di prodotti agroalimentari. Quindi non solo io, come dire, inventai questo termine in un’intervista nel 2000 ma istituì la prima commissione a livello ministeriale che contrastava l’agropirateria. Sembra ovvio che bisogna fare di più! Bisogna agire a livello internazionale, bisogna migliorare la rete dei nostri consiglieri addetti nelle ambasciai, in modo che questo sia un impegno della rete diplomatica ! Bisogna utilizzare le migliori tecnologie per la tracciabilità.

Non preoccupa l’aspetto che, come ha spiegato il Senatore Sandro Ruotolo, è il core-business delle mafie, che potrebbero quindi attivarsi in ripercussioni, vendette o altro?

Le agromafie sono un altro lato di questo grande tema per voler riportare legalità in questo settore. La Coldiretti ha realizzato addirittura un osservatorio permanente, dove ci sono persone, miei amici che stimo, come l’ex Procuratore Giancarlo Caselli o Gianfranco Amendola ( anche lui ex Procuratore della Repubblica), quindi tutte le azioni contro le agromafie devono essere sempre molto intense! Perché sappiamo perfettamente che così come esistono le ecomafie, che usano i temi ambientali per generare profitti criminali anche dietro una serie di attività agricole, una serie di contraffazioni, oltre che dietro il circuito del caporalato, ci sono grandi elementi di malavita organizzata. Non a caso penso che il testo di legge riguardo il poter contrastare le agromafie deve essere approvato al più presto! Perché sono anni che vengono annunciati questi provvedimenti ma in realtà ancora non abbiamo visto l’esito finale di quella che viene chiamata: “La legge Caselli”. Perchè poi recepisce una serie di lavori di quest’osservatorio.

Lei è stato ospite al recente incontro con le Pizzerie Centenarie, riguardo alla realtà aumentata. Come questa può aiutare?

Sono cresciuti, certamente, i volumi del settore della Pizza e delle Pizzerie, soprattutto dopo il riconoscimento dell’arte del Pizzaiolo Napoletano Patrimonio Mondiale dell Unesco. Io so bene quanto è stata dura ed importante quella battaglia e quanto sia la favorevole ricaduta riguardo la credibilità di questo settore. Ma è ovvio che bisogna mantenere la Tradizione. Quindi il lavoro delle Pizzerie Centenarie, per esempio è stato molto utile in questa direzione, così come lo sono tutti coloro che mantengono una tradizione che dev’essere collegata alla cultura artigianale! Ed è proprio questa la grande differenza, rispetto alla pizza industriale che attualmente copre più del 95% delle pizze che si fanno al mondo o forse perfino di più. Noi abbiamo da affermare, da estendere questa Cultura, legata all’arte del Pizzaiolo napoletano, che prevede la cultura dell’artigianalità! Infatti ogni pizza è, seppur minimamente, diversa da un’altra perchè fatte a mano, una ad una e poi c’è il tema degli ingredienti, la qualità, la lievitazione, insomma tutto quello che è attorno ad una grande tradizione che è pluri-centenaria.

Essendo aumentata, non è più tanto reale e quindi va contro la naturalezza e ai Suoi valori politici. Come può essere accettata? Sicuramente sarà stato invitato, cosa l’ha spinta ad accettare l’invito?

Ho accettato l’invito di partecipare a questo evento delle Pizzerie Centenarie perché stimo molti dei protagonisti di questo gran lavoro ed ho avuto occasione, tra l’altro, di conoscere, di visitare pressoché tutti, i protagonisti di questa Associazione che punta alla conservazione di una Tradizione. Ovviamente credo che l’aumento del volume d’affari non debba mai andare a discapito della qualità. Anche perchè questo fa la differenza, tra mantenere una Cultura artigianale e scendere invece in un eccesso di proliferazione, di sigle, di cose, dietro le quali non ci sia anche l’artigiano. Ricordiamoci che poi quando parliamo di Pizzerie artigianali, come quando parliamo di Arte del Pizzaiolo Napoletano, parliamo del riconoscimento di una Tradizione, e di una Cultura artigianale. Infatti è il Pizzaiolo ad essere riconosciuto! La Pizza è il prodotto.

Gli obiettivi della moneta numismatica sono un affronto alla moneta europea con un senso di rivincita personale, come nazione o altro? Può essere una “buona scusa” per mettere in primo piano le nostre ricchezze non solo artistiche?

Innanzitutto ricordiamoci che la questione che la Zecca italiana ed il Poligrafico dello Stato abbiano dedicato una moneta, per la prima volta nella storia, all’arte del Pizzaiolo Napoletano, o meglio alla Pizza e mozzarella, perché la Moneta a questo è dedicata. Ha dato il via ad una serie di tradizioni enogastronomiche italiane, iniziate proprio con la Campania. È un bellissimo segnale, ovviamente, pur sempre, una collezione numismatica, quindi sono monete in questo caso paragonabili a 5€, un fior di conio, che hanno valore per i collezionisti, non sono monete di libera circolazione, né sono un qualcosa che debba essere messo in contraddizione con tutto il resto d Europa, perché tutt’altro! La Zecca italiana rende omaggio ad una grande tradizione, infatti in questi anni successivi è stato fatto omaggio alla Sicilia, l Emilia Romagna con altri prodotti dell’enogastronomia ed è importante che questa dedica del Poligrafico dello Stato, la Zecca Italiana, o meglio Zecca e Poligrafico sia stato fatto come inizio proprio dalla Campania. È un modo per rilanciare l’importanza dell’identità Enogastronomica italiana e non solo dei prodotti culturali? Ma questo è ovvio! Come è ovvio che sia ormai acquisita l’idea che l Italia, tra le grandi attrattive, a livello internazionale, ha, sicuramente, la cultura, grazie al grande patrimonio anche artistico e culturale, ma sicuramente anche quello enogastronomico, ed anche quello naturale per le sue biodiversità di cui ha il record, non a caso anche la Zecca rappresenti nelle Sue monete da collezione, anche queste altre bellezze, cioè non solo il Patrimonio culturale, ma anche quello enogastronomico e ambientale.

Si può credere che non sia tanto l’arte a essere la forza trainante italiana ma il food, dalle materie prime ai prodotti finiti?

Io non metterei mai in contraddizione le bellezze dell’Italia. Il Paese ha tantissima ricchezza. Quindi il patrimonio enogastronomico è sicuramente un grande valore, fa parte della biodiversità italiana. Questa nella tradizione Enogastronomica deriva da quella naturale che ci crea diversità anche tra e nei prodotti agricoli, infatti l Italia ha molti più Cultivar, viti o di ulivi rispetto ad altri paesi che pure hanno grandi produzioni di vino ed olio. Quindi significa che questa bellezza naturale del Paese crea quest’altra grande ricchezza. C’è anche una grande ricchezza del Patrimonio artistico culturale, i borghi, le tradizioni, c’è una grande ricchezza del Patrimonio naturale, perchè dalle Alpi a Pantelleria l Italia è ricca di ecosistemi diversi ed è il paese più ricco in Europa di biodiversità, quindi sicuramente, affermare che il food è un valore ed è uno dei biglietti da visita del nostro Paese è assoluto. Metterli in contraddizione è sbagliato perchè il Paese ha tante caratteristiche che lo rendono un paese unico.

Ringraziamo il Ministro per queste sue delucidazioni.

BIO TARGATO MADE IN ITALY

Il mercato del bio nel mondo è cresciuto nonostante la pandemia ed i prodotti Made in Italy Bio godono di eccellente salute.

Si spengono le luci della 33° edizione del Salone Internazionale del biologico e naturale alla Fiera di Bologna (il SANA) e quel che resta è sicuramente il ruolo e la forza di tutto il settore del biologico, dimostrando maggiore solidità ed ampie possibilità di crescita, determinate da un mercato estremamente ricettivo verso tutti i prodotti Bio e da una sempre più marcata attenzione internazionale verso il Bio targato Made in Italy.

 

​È ormai chiaro che sia grazie all’enorme lavoro della comunità degli operatori del settore dell’alimentazione bio, della cosmesi naturale​ e di tutti quelli che operano nei settorI collegati al mondo Green ed al benessere, sia ​grazie a​ ​quelli che seguono ​le regole del Green Lifestyle (ossia abbracciano valori e comprano prodotti per uno stile di vita sostenibile, sano e responsabile),​ il futuro è solo uno: GREEN, BIO e MADE IN ITALY​!

Export biologico Made in Italy +8% (rif. Cia-Agricoltori Italiani)

L’intera filiera agroalimentare bio italiana sta seguendo i trend di mercato grazie all’innovazione ed alla ricerca ed il Salone è stato un ulteriore momento di confronto tra istituzioni, player della filiera ed esperti del settore su temi di primaria rilevanza ed attualità che saranno ancora più centrali nell’esperienza post pandemia.

IL BIO ITALIANO NEL MONDO
I consumi bio a livello mondiale sono cresciuti in 10 anni del 115% con Germania, Scandinavia e Stati Uniti tra i mercati con le maggiori prospettive di crescita. Ad attrarre i mercati esteri sono la pasta (+15,5% nell’ultimo anno), il vino (+2,4% sul 2019), con il 93% dei consumatori americani e il 43% dei cinesi. Ed ancora frutta e verdura fresca, secondo prodotto italiano più esportato (+4% sul 2019). Secondo Cia-Agricoltori Italiani si tratta di un quadro estremamente interessante per il mercato italiano che vale oltre 4,3 miliardi, sul quale occorre continuare ad investire. 

MONDO BIO: È NATA UNA NUOVA PIATTAFORMA

Interessante la prima piattaforma a supporto dello sviluppo strategico del biologico italiano sui mercati internazionali:

ita.bio

NEWS 

Troveremo sul mercato tanti nuovi prodotti o estensioni di linee esistenti (che -come sempre- vedremo insieme più nel dettaglio con la nostra Rubrica MONDO BIO), ma ​soprattutto come abbiamo tutti già notato, sugli scaffali ​ci sono tanti packaging rivisitati​ in chiave Green (conosciuto come PACKAGING RESPONSABILE*) e tante nuove formulazioni e cambiamenti negli ingredienti che modificano i prodotti bio già esistenti​.​ Tantissimi, inoltre, i prodotti free from** e rich-in***.

Curiosità

Vocabolario del Giorno

*Cosa vuol dire packaging responsabile? Un packaging consapevole deve essere necessario, sostenibile, zero spreco, affidabile, funzionale, proteggere il contenuto e valorizzare il brand ed infine essere prodotto in modo responsabile. La responsabilità del packaging si esprime attraverso la sua riciclabilità, un reperimento delle materie prime a basso impatto, un ciclo produttivo che non sprechi energia, un’utilità intrinseca al packaging ed alla modalità di smaltimento dello stesso.

​**C​osa sono i prodotti free from? S​ono i ​cibi e bevande senza determinati ingredienti, composti o sostanze particolari, tra cui spiccano sicuramente i prodotti senza glutine e quelli senza lattosio, a seguire quelli senza grassi idrogenati, senza aspartame, senza additivi, senza sale​, ​senza olio di palma​, ​senza zuccheri aggiunti​, senza grassi saturi​, con ​poche calorie ecc..

***C​osa sono i prodotti rich in? Sono i prodotti ricchi/​ ​arricchiti, cioè quelli che sulla confezione vantano la presenza alta o maggiore di almeno un componente salutare, come fibre, vitamine, calcio e Omega 3, sono quelli che si dimostrano più dinamici per crescita delle vendite. Tra i prodotti rich in spiccano soprattutto quelli “integrali”, quelli “ricchi di calcio”, “ricchi di Omega 3” e di fibr​e​, oltre agli alimenti ricchi o arricchiti di ferro​ ecc.

Mozzarella Dop, il packaging è sempre più green – Due mozzarelle su tre viaggiano in confezioni sostenibili

Il comparto della mozzarella di bufala campana Dop è sempre più green: due mozzarelle su tre infatti arrivano sulle tavole di tutto il mondo confezionate in packaging secondari ecocompatibili. Il dato emerge da un’indagine statistica del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop su un campione rappresentativo di soci.

Sulla produzione totale di circa 50 milioni di chili, quasi 32 milioni di chili viaggiano in imballaggi sostenibili, soprattutto carta e cartone, al posto del polistirolo. Un trend in continua crescita dal 2015, che testimonia impegno e sensibilità sul tema da parte dei produttori di mozzarella di bufala campana Dop e che delinea per la filiera un futuro sempre più rispettoso dell’ecosistema.

«L’impegno del Consorzio è di sostenere ancora di più processi di ammodernamento che riducano ulteriormente l’impatto della filiera sull’ambiente, condividendo gli obiettivi rilanciati nel pre-vertice della Fao, appena conclusosi a Roma, per trasformare i sistemi alimentari globali in ottica sostenibile per clima e ambiente», commenta il direttore del Consorzio di Tutela, Pier Maria Saccani.

Un tema fondamentale e prioritario, che sarà oggetto di lavoro e di approfondimento anche da parte del Comitato Scientifico del Consorzio, presieduto dal rettore dell’università Federico II di Napoli, Matteo Lorito, e composto dall’ex ministro Luigi Nicolais e dal docente dell’università di Parma, Germano Mucchetti.

ITALIAN CHEF ACADEMY: 1° Scuola di Cucina GREEN in ITALIA

Italian Chef Academy, Accademia di Arti culinarie nata oltre 10 anni fa, con sede a Roma, propone Corsi professionali di Alta Formazione di Cucina, Pasticceria e Master in Arti Culinarie, al fine di garantire una preparazione adeguata ad un rapido inserimento nel mondo del lavoro. I molteplici percorsi formativi offerti permettono agli allievi di Italian Chef Academy di scegliere la modalità di apprendimento e gli approfondimenti più consoni alle proprie ambizioni.

Italian Chef Academy dona nuova continuità al suo percorso didattico focalizzato sulla sostenibilità e lo stile di VITA GREEN.
 
La sede dell’accademia si trova in una delle zone più esclusive e panoramiche di Roma, a pochi minuti dal centro storico ed all’interno di una splendida riserva naturale.  
 
L’Accademia di Alta formazione e Specializzazione professionale nata dall’idea di un gruppo di chef e qualificati esperti del settore (sia italiani che internazionali) con l’intento di formare professionisti che possano avere l’opportunità di inserirsi con soddisfazione nel mondo del lavoro, negli ultimi anni si è fortemente prodigata per la sostenibilità ambientale e l’importanza di uno stile di vita Green, volto al benessere della persona e dell’ambiente: due facce della stessa medaglia, caratterizzate da aspetti strettamente legati e raggiungibili solo attraverso il perseguimento di obiettivi ed azioni che abbiano a cura il rispetto di sé stessi, della propria salute, degli animali, delle piante e, più in generale, del nostro intero ecosistema.
 
Un trend in ascesa, che finalmente ha trovato una strada fertile anche nel mondo della cucina, dell’alta cucina e della formazione. Partendo dalla sua location immersa nel verde di Villa Blumenstihl, dotata di un orto naturale nutrito con compost “domestico” prodotto in sede ed oltre 300 piante di erbe aromatiche, Italian Chef Academy si afferma come la scuola di cucina e pasticceria di riferimento in Italia per rappresentare i nuovi approcci di sostenibilità ed etica green. L’importanza dell’educazione, come fattore essenziale per incrementare la sensibilità circa la sostenibilità nel settore alimentare, è diventata per Italian Chef Academy una priorità. Attraverso percorsi formativi differenziati Italian Chef Academy è la prima Accademia nel nostro paese a divulgare la scienza enogastronomica ad alto livello rivolgendosi non solo a professionisti, ma anche ad appassionati del settore che aspirano a trasformare le loro aspirazioni in una professione. Per garantire ai propri studenti la possibilità di diventare veri professionisti nel settore, ha studiato programmi di alto livello realizzati con gli insegnanti più autorevoli grazie ai quali può offrire una formazione integrata e completa che insegni loro non soltanto la semplice esecuzione di un piatto, ma anche a comprenderlo: conoscere la provenienza degli alimenti, la loro composizione chimica, l’importanza delle materie prime di qualità e dell’aspetto salutistico delle stesse, la giusta percezione del gusto del cibo, le tecniche più evolute e la sapienza delle tradizioni. I percorsi formativi includono stage italiani ed internazionali in ristoranti e hotel di lusso inserite nelle migliori guide.

“Siamo stati pionieri in diversi settori. Nel 2016 abbiamo dato vita alla prima Web Radio (www.radioitalianchefacademy.it) interamente dedicata al food raggiungendo oltre un milione e mezzo di visite nel corso degli ultimi anni: gli studenti possono ascoltare i Podcast sulla cucina e partecipare attivamente alla programmazione radiofonica rilasciando interviste o raccontando le esperienze fatte in ambito professionale dopo aver terminato gli studi” sottolinea Daniela Galdi, Direttrice dell’Accademia. I nostri allievi hanno inoltre la possibilità di conoscere le cucine e le religioni del mondo attraverso laboratori dedicati e di poter svolgere un corso di lingua inglese con terminologia associata al mondo ristorativo per dare la possibilità di approntare una carriera a livello internazionale.

“Il nostro obiettivo didattico consiste nel riuscire a far capire come funziona realmente il mondo del lavoro nella ristorazione, per non creare false illusioni nei ragazzi. Non viene trascurato nessun aspetto della preparazione e possiamo contare anche su un Laboratorio di Mental Chef Coach”.

L’Accademia si impegna quotidianamente nel formare futuri chef più responsabili e consapevoli: per il progetto formativo Italian Chef Academy ha selezionato alcuni tra i migliori professionisti del settore enogastronomico italiano ed internazionale, affidando loro la guida delle varie attività didattiche comprensive, ovviamente, dell’insegnamento e soprattutto della sensibilizzazione al riutilizzo degli scarti alimentari, al rispetto dell’ambiente, ai rapporti di fornitura con filiera corta, alla lotta contro lo spreco alimentare seguendo lo slogan “We Love Food, No Waste“, fino ad arrivare alla corretta gestione dei rifiuti – cominciata con la transizione verso il “Plastic Free”-, l’importanza dell’impatto energetico ed infine, ma non ultima, l’etica lavorativa.
La consapevolezza diviene quindi il valore fondamentale per entrare in contatto con la realtà, per iniziare ad approcciare abitudini positive, che possano portare i ragazzi a preoccuparsi di un mondo più pulito, più vivibile. Tale filosofia, abbinata alla qualità del programma didattico ed alla professionalità dei docenti, consente da anni ad Italian Chef Academy di ottenere un riscontro importante nel mondo del lavoro:

“Con oltre 7000 chef e pasticceri formati negli anni (di cui il 15% proviene dal mondo e svolge il corso con traduzione simultanea) un’importante percentuale viene assunta da grandi aziende o realtà ristorative di rilievo” conferma la Direttrice Galdi, che aggiunge “viste le grandi difficoltà generate nell’ultimo periodo da un evento inaspettato quale la pandemia mondiale, Italian Chef Academy ha posto in essere un “Bonus Ripartenza” del valore di € 1.000 dedicato a coloro che si trovano in condizioni di difficoltà e disagio lavorativo ed economico”. L’accademia offre, inoltre, anche la possibilità di rateizzazione a tasso zero senza alcun costo per coloro che ne facciano richiesta. 

Il programma didattico di Italian Chef Academy diventa sempre più green e sostenibile basandosi  sui valori rappresentati dalle stelle verdi della Guida Michelin. Come afferma lo chef Massimo Bottura – partner nei percorsi di stage formativi dell’Accademia – “I piccoli gesti, sommati a quelli degli altri, possono ottenere grandi risultati”: il cambiamento parte dalle nostre azioni quotidiane, e come centro di formazione crediamo di dover essere il punto di partenza e riferimento per tutti coloro che ambiscono a diventare gli chef del futuro.

So Let it Be Green! 

Green e crescita vanno a braccetto

La nuova frontiera del food è sicuramente green, infatti si è registrato un aumento del 50% degli acquisti di alimenti senza glutine, all’incremento del 20% del biologico senza l’uso della chimica, fino al boom dei consumatori che chiedono la garanzia Ogm free e agli oltre 15 milioni di italiani che cercano prodotti a km 0.

Queste cifre sono state esposte della Coldiretti a Parma in occasione di Cibus, queste evidenziano di un deciso orientamento a fare scelte guidate oltre che dal prezzo, anche da attributi disalubrità e naturalità dei prodotti.

Tale crescita fa ancora più clamore visto che i prezzi dei prodotti bio sono più elevati, infatti il 70% degli italiani è disposto a pagare di più un alimento del tutto naturale, il 65% per uno che garantisce l’assenza di Ogm, il 62% per un prodotto bio e il 60% per uno senza coloranti, secondo l’ultimo rapporto Coop.

Dopo 7 anni s iè verificata una inversione di tendenza con i consumi alimentari nazionali che hanno ripreso a crescere anche se con un debole aumento dello 0,4%, ma a conferma della svolta salutistica, la spesa registra un balzo per i prodotti simbolo della dieta mediterranea che va dal +5% per il pesce al +19% per l’olio di oliva, ma cresce anche la spesa per la frutta(+5%), per gli ortaggi freschi (+3%) e per la pasta secca (+1%), secondo elaborazioni Coldiretti su base dei dati Ismea relativi a undici mesi del 2015.

A ciò si aggiunge una crescita delle esportazioni che secondo alcuni potrebbe ulteriormente migliorare con una più efficace tutela nei confronti della agropirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che nulla hanno a che fare con la realtà nazionale.

Inoltre in Italia c’è anche il maggior numero di agricoltori biologici a livello europeo secondo un’analisi Coldiretti su dati Sinab: il nostro Paese conta 49.070 imprese biologiche, in aumento del 12% rispetto all’anno precedente, con la superficie coltivata superiore al milione di ettari. Le aziende bio italiane, avverte Coldiretti, sono il 17% di quelle europee, al secondo posto la Spagna (30.462 imprese, 12% dell’Ue) e la Polonia (25.944, 10% di quelle europee).