VINITALY: LA RICERCA IRI SU VINO E GDO

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SI ASSESTANO LE VENDITE DI VINO NELLA DISTRIBUZIONE MODERNA

Le anticipazioni della ricerca IRI per Vinitaly, che sarà presentata a Vinitaly Special Edition il 18 ottobre – Le vendite crescono del 2% nei primi 9 mesi del 2021, con punte del 4,8% dei vini Doc e del 27% delle bollicine – I vini di qualità avanzano nelle classifiche dei vini più venduti

Le vendite dei vini nella Distribuzione Moderna si stanno assestando, dopo il boom del 2020. Viaggiano sempre in territorio positivo, ma con un riequilibrio progressivo, conseguenza della condizione di relativa normalità che i vaccini hanno indotto: più libertà di consumare fuori casa, più presenze nelle sedi di lavoro e meno spesa per i consumi casalinghi. E’ quanto emerge dall’anticipazione della ricerca IRI per Vinitaly, che sarà presentata lunedì 18 ottobre a Vinitaly Special Edition (a Verona dal 17 al 19 ottobre). Nei primi 9 mesi del 2021 le vendite dei vini sono cresciute del 2% a volume e del 9,7% a valore.

Nella classifica dei vini Top, cioè quelli più venduti in assoluto, vanno sottolineati i cali delle vendite a volume del Lambrusco (-6,7%), della Barbera (-10,6%%) e della Bonarda (-4,9%) e gli aumenti del Vermentino (+25,7%) e della Valpolicella (+23,9%). Crescono i vini blasonati nella classifica dei vini Best, cioè quelli con maggior tasso di crescita: in 3° e 4° posizione Barolo (+42,8%) e Brunello di Montalcino (+41,5%), che però nel 2020 avevano risentito molto dei lockdown. Le prime posizioni del podio di questa particolare classifica, utile per individuare i trend, sono occupate dal Lugana (+46,4%) e dal Sagrantino di Montefalco (+43,7%). Complessivamente una conferma dell’ampia gamma di vini di qualità presente negli scaffali della DM, offerti a prezzi convenienti.

La ricerca IRI per Vinitaly dettaglia le dinamiche delle vendite: i vini a denominazione d’origine, nella classica bottiglia da 0,75 lt, continuano a performare molto bene, seguendo un trend che prosegue da anni: i vini DOC crescono del 4,8% a volume e del 10,8% a valore; i vini IGP crescono del 3,6% a volume e del 8,1% a valore. Le bollicine vendono più del vino, registrando una crescita rilevante del 27,1%. Male tutti gli altri formati: bottiglioni di vino comune, brik, bag in box. Le bottiglie a marca del distributore (MDD) crescono del 3,0% nel formato da 0,75lt, ma calano del 2,9% nel totale.

Per quanto riguarda i prezzi, prosegue la tendenza degli ultimi anni di una progressiva rivalutazione del valore del vino nella DM: 3,9 euro a bottiglia il prezzo medio complessivo del vino, 5,6 euro a bottiglia delle bollicine.

La dinamica dei prezzi e delle promozioni assume una valenza importante in uno scenario di progressiva normalizzazione, come vedremo nella tavola rotonda di Vinitaly Special Edition – ha spiegato Virgilio Romano, Business Insight Director IRIAnalizzeremo i trend per capire quali vantaggi e opportunità potrà cogliere la DM, anche nei rapporti con le cantine dedicate all’Horeca”.

La ricerca completa dell’Iri sarà presentata lunedì 18 ottobre a Vinitaly Special Edition, dalle 10 alle 12, nella Sala Rossini e discussa dai rappresentanti di Conad, Coop, MD, Federvini e Unione Italiana Vini (l’ingresso è libero; non sarà trasmessa in streaming).

In allegato le classifiche dei vini top e best
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LA SPESA AI TEMPI DEL COVID

La spesa online cresce del 45%, così come la preferenza per spese abbondanti. Il 49% degli italiani cucina di più e sperimenta nuove ricette, anche etniche, ma soprattutto pizza (il 52%) e dolci (50%). Maggior sensibilità verso il tema dello spreco alimentare attraverso il riutilizzo dei cibi e il ritorno di strumenti come lista della spesa e meal plan utilizzati maggiormente dal 39%. Le coppie sono le più virtuose: il 77% afferma di non sprecare nulla

Ad un anno dal primo lockdown come sono cambiati i comportamenti dei consumatori nella GDO? E quali sono stati i trend in crescita?

Secondo un’indagine condotta da Youthquake (https://www.youthquake.it) agenzia di data-driven marketing con sede a Milano e Londra il processo di digitalizzazione in atto in tutti i settori ha inciso anche sulle modalità di acquisto, decretando una crescita esponenziale del 45% della spesa online, sia che si tratti di consegna a casa o di ritiro in negozio.

Questa nuova attitudine sta comportando un’attenzione all’implementazione di sistemi di e-commerce che offrano una customer experience fluida, ma soprattutto attenta alle necessità del cliente. Un dato interessante si riscontra anche nell’aumento del 45% delle spese abbondanti, un trend dovuto alle limitazioni imposte dalle misure di contenimento della pandemia e che oggi continua a guidare anche l’acquisto fisico del cliente all’interno dei supermercati.

Le abitudini di acquisto non potevano che risultare influenzate anche dalle variazioni di reddito degli italiani. In molti casi l’indebolimento del potere di acquisto ha comportato per il 34% delle persone una maggior attenzione al prezzo dei singoli prodotti. Un dato che riporta sempre più in auge l’utilizzo di strategie di email marketing. L’efficacia di un simile tool si riflette anche in un altro dato rilevato da Youthquake, secondo il quale il 75% degli utenti preferisce un tipo di comunicazione con messaggi diretti come email ed sms, per rimanere sempre informato su promo, offerte e informazioni generali. In tal senso è utile quindi inserire questa modalità di comunicazione all’interno di una strategia omnicanale più ampia, fondamentale per guidare il processo di acquisto che abbatta le distanza tra negozio fisico e online a vantaggio di una prossimità digitale sempre più centrale nel retail del futuro.

È interessante notare come stia anche cambiando la fedeltà dei clienti ai singoli brand.  Oggi infatti gli elementi vincenti sono una crescente attenzione verso il cliente e i vantaggi offerti” – spiega Matteo Milione, Managing Partner di Youthquake – “Il customer care diventerà sempre più nevralgico anche per il settore della GDO, anche perché in un momento storico come quello che stiamo vivendo, il consumatore ricerca maggiormente empatia, oltre che rapidità e velocità rispetto alle sue richieste.”

I comportamenti dei consumatori si diversificano anche in base al canale di comunicazione che viene utilizzato e comprendere le esigenze dell’utente che si ha di fronte è sempre fondamentale per adeguare la propria comunicazione.

Il pubblico femminile risulta essere quello maggiormente attivo nelle ricerche e nelle interazioni, con il +6% rispetto agli uomini. Un divario che si registra maggiormente su Google, dove il CTR, ovvero la cosiddetta percentuale di click, dell’utenza femminile registra un +9%.

Sempre Google è lo strumento prediletto, in termini di interazioni, dagli utenti di età compresa tra i 18-24 anni, mentre Facebook rimane maggiormente presidiato dalla fascia 45-65+. Un chiaro segnale che conferma il progressivo abbandono del noto social network da parte delle generazioni più giovani, che prediligono altre piattaforme.

Sperimentazione in cucina e lotta allo spreco alimentare

Per quanto riguarda le nuove abitudini degli italiani in cucina l’indagine di Youthquake, condotta sia sui dati di vendita di alcuni importanti player del settore della GDO per i quali l’agenzia ha curato la strategia digital che sui comportamenti degli utenti sul web, ha evidenziato che il 49% cucina di più rispetto al periodo pre pandemia e in generale il 35% delle persone ha dichiarato di mangiare di più, contro il 13% che ha affermato di aver consumato meno cibo.

Tra giugno e dicembre 2020 sono inoltre calate del 40% le consegne a domicilio, aspetto dovuto ad una riscoperta della sperimentazione in cucina, soprattutto da parte della fascia 18-35 anni. Un trend già in crescita negli ultimi anni, complice il boom di programmi televisivi e di influencer legati al food&beverage, che durante la pandemia ha segnato un ulteriore aumento dovuto alla maggior disponibilità di tempo da trascorrere in casa. L’80% degli utenti si è cimentato in prima persona quotidianamente con la cucina, in particolar modo il 30% ha dichiarato di aver trascorso molto tempo ai fornelli nel corso di quest’anno.

Come noto la maggior parte degli italiani si sono soprattutto dedicati a lievitati come pizza e focacce, il 52%, oltre ad altre pietanze. Il 50% si è messo alla prova con i dolci, perfezionando le proprie ricette, sperimentando soprattutto ricette di torte classiche (50%) e a seguire biscotti (42%) e infine l’intramontabile tiramisù (37%).

Il 49% si è cimentato nei primi piatti e nello specifico provando a preparare sushi e pesti (il 61%) seguiti da pasta fresca e gnocchi (40%) e lasagne (34%).

Il 34% ha provato con i secondi piatti, dove le ricette più seguite e replicate sono state polpette di vario genere (54%) seguite da frettate (49%) e piatti a base di pollo o tacchino (47%). Infine il 19% ha provato la strada della panificazione, uno dei trend gastronomici maggiormente seguiti e replicati nei primi mesi di lockdown.

Non è mancata la voglia di sperimentare anche piatti provenienti da cucine etniche, le ricette maggiormente ricerca e riprodotte sono state quelle cinesi (46%), messicane (44%) e infine arabe-mediorientali (44%).

Il lockdown è stato anche l’occasione per avvicinarsi e dilettarsi nello urban farming, la coltivazione di frutta, ortaggi ed erbe aromatiche in città. Il 19% ha approfittato dei balconi, l’11% ha provato con piccole colture direttamente tra le proprie mura mentre il 10% ha iniziato a coltivare un proprio orto fuori casa. 

Una maggiore attenzione alla provenienza dei prodotti usati in cucina ha comportato anche una maggior cura da parte del consumatore verso un’alimentazione sana che si è tramutata in forte attenzione alla filiera dei prodotti alimentari e, più in generale, in un rinnovato interesse verso i prodotti bio e a km0.

Infine si è anche assistito ad una rinnovata attenzione al tema della lotta allo spreco alimentare. Ad oggi nel 95% delle case italiane quasi nulla o comunque poco cibo finisce nella pattumiera (rispettivamente nel 66% e 29% dei casi). C’è stato un aumento delle corrette abitudini anti-spreco come ad esempio pianificare i pasti grazie ai cosiddetti meal plan sempre più utilizzati e in generale la lista della spesa è tornata ad essere utilizzata più spesso in fase di acquisto dal 39%. Inoltre il 33% conferma di riutilizzare con maggior frequenza gli avanzi.

In generale le coppie tendenzialmente sprecano meno cibo rispetto a chi vive da solo e alle famiglie più numerose: il 77% di chi vive in due ritiene di non sprecare quasi nulla di quanto presente in casa, contro il 65% di chi vive solo e il 66% dei nuclei più numerosi.

GDO MOTORE DI SVILUPPO SOSTENIBILE PER L’AGROALIMENTARE

Secondo un’indagine di ALTIS Università Cattolica il 33% delle aziende della GDO integra la sostenibilità nei processi di produzione, trasformazione e distribuzione dei prodotti e nei rapporti con fornitori, clienti, comunità e territorio

La GDO – Grande Distribuzione Organizzata italiana è sempre più sostenibile e può diventare un motore di sviluppo responsabile per la filiera agroalimentare. Il 33% delle aziende considera il valore della sostenibilità quale driver di crescita adottando così buone pratiche sostenibili, tra cui: riduzione degli impatti ambientali (77%), solidarietà e presenza sul territorio (63%), innovazione e sostenibilità (52%), qualità dei prodotti e sicurezza dei clienti (48%), e attenzione alle persone (48%).  
Il 67% delle imprese comunica la sostenibilità innanzitutto tramite il sito internet ed è in crescita il numero di azienda che pubblica Bilanci di sostenibilità (+23% del 2018-2019 sul 2017); tuttavia, spesso la comunicazione privilegia alcune aree della sostenibilità, come i prodotti ecosostenibili o le iniziative rivolte alla comunità, a discapito di altre per le quali non sono presenti informazioni. Quindi c'è ancora spazio di miglioramento. È quanto emerge dall’analisi condotta da ALTIS, Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, su un campione di 27 insegne appartenenti ai maggiori Gruppi italiani che operano nella distribuzione alimentare al dettaglio (in base alle rilevazioni Nielsen, queste insegne rappresentano oltre il 97% della GDO alimentare italiana).

Il trend in atto

GDO come sustainability trigger nel settore agroalimentare In un contesto già di per sé sfidante, le aziende della distribuzione devono rispondere a scelte d’acquisto non più dettate semplicemente dal prezzo e dalla percezione della qualità, ma anche dalla valutazione della sostenibilità del prodotto. L’indagine di ALTIS suggerisce che un fattore di competitività si situa nelle relazioni commerciali: grazie al rilevante potere contrattuale delle sue imprese e alla posizione intermedia tra produttori e consumatori, la GDO può diventare un vero e proprio sustainability trigger.
«L’attenzione alla sostenibilità nella GDO produce ricadute positive su tutta la catena del valore – spiega Stella Gubelli, responsabile dell’area Consulenza di ALTIS Università Cattolica –. Ad esempio, influenza positivamente i processi di produzione, trasformazione e distribuzione e porta le filiere a considerare gli impatti generati verso tutti gli stakeholder (tra cui dipendenti, fornitori, consumatori, comunità). Anche i prodotti diventano più sostenibili in termini di packaging, qualità, sicurezza e territorialità, tanto nei partner per i prodotti a Marca del Distributore come in tutto il sistema produttivo. Inoltre, relazionandosi direttamente con i consumatori, le aziende del retail rendono più accessibile e diffuso l’acquisto e il consumo responsabile».

Lo stato dell’arte: due opposti approcci alla sostenibilità

Le aziende della GDO hanno reagito in modi diversi a questo movimento di sistema, in alcuni casi raggiungendo uno stadio avanzato di adozione dei principi della sostenibilità. Per misurare il livello di integrazione della sostenibilità nel business di queste aziende è stato adottato il modello di Molteni (2006). 
Il modello identifica un percorso di crescita della sostenibilità corporate, che è suddiviso in stadi: informale, corrente, sistematica, innovativa e, infine, dominante. Dall’analisi emergono principalmente due poli opposti.
Il primo è composto da aziende che sono consapevoli del valore della sostenibilità quale driver di crescita e di comunicazione efficace e sono a uno stadio avanzato di integrazione (33% sistematico e 11% innovativo).
L’altro polo è composto da aziende che, al contrario, vedono la sostenibilità in modo tradizionale, principalmente in termini di compliance, sono poco orientate alla comunicazione dei risultati e si relazionano in modo unilaterale con gli stakeholder (19% informale e 15% non classificabile). In mezzo a questi due poli si trovano le aziende appartenenti allo stadio di integrazione “corrente” (22%), che presentano una configurazione più fluida nella comunicazione della sostenibilità.
Anche se con approcci diversi, le aziende del settore hanno colto l’importanza di intraprendere un percorso di sostenibilità. In questo quadro positivo, emerge però una discrepanza fra le azioni intraprese e la loro valorizzazione attraverso iniziative di comunicazione ad hoc. Il 56% delle aziende del campione non comunica nulla o pubblica poche informazioni sul proprio approccio alla sostenibilità, trascurando così i potenziali benefici a livello di miglioramento di immagine e aumento di competitività.

L’INDAGINE

Metà delle aziende del retail misura e rendiconta gli impatti socio-ambientali, allineandosi agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile L’indagine evidenzia un rassicurante trend di crescita nel ricorso a strumenti di rendicontazione non finanziaria, che misura e racconta le performance socio-ambientali. Il 48% delle aziende del campione ha pubblicato un Bilancio di Sostenibilità nel biennio 2018-2019, con una crescita del 23% rispetto all’anno precedente (2017). Il 33% ha formalizzato un piano strategico di sostenibilità, dichiarato esplicitamente
nelle pagine del bilancio o del sito. Inoltre, il 46% delle aziende che pubblica il bilancio, e che ha formalizzato una strategia di sostenibilità, associa ai propri obiettivi i target degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDG). Gli Obiettivi maggiormente richiamati dalle aziende nelle proprie strategie sono il 2 (Porre fine alla fame), il 3 (Salute e benessere), l’8 (Sviluppo sostenibile), il 12 (Produzione e consumo responsabili) e il 13 (Lotta contro il cambiamento climatico).
I dati della ricerca sono stati presentati oggi 24 febbraio 2021, in occasione dell’evento “GDO e agroalimentare: partnership virtuose per una filiera sostenibile”, che si è svolto con la partecipazione di Federdistribuzione, Gruppo Selex, Lidl Italia, Andriani SpA Società Benefit e Val D’Oca – Gruppo Cantina Produttori di Valdobbiadene.

Il report completo, intitolato “Il ruolo della GDO nello sviluppo sostenibile della filiera agroalimentare: analisi e prospettive”, sarà pubblicato sul sito di ALTIS Università Cattolica

VINO GDO – AUMENTATE LE VENDITE nel 2020

 
Crescono nella GDO i volumi di spumanti e vini a denominazione d’origine, ma anche del vino comune, aumentano le vendite di vino on line – Le prospettive per il 2021 e l’analisi dei rappresentanti delle insegne distributive e delle cantine
 
Finito il lockdown primaverile le vendite di vino nella GDO si erano stabilizzate e i consumatori in estate avevano ripreso le loro abitudini d’acquisto. Nel 2021 con ogni probabilità l’andamento altalenante del mercato del vino nella Grande distribuzione cesserà non appena la pandemia sarà sotto controllo, ma qualcosa dei cambiamenti in atto rimarrà. Se ne è parlato oggi alla 16° edizione della tavola rotonda “Vino e Grande distribuzione di fronte al cambiamento”, organizzata da Veronafiere nell’ambito di Wine2Wine Exibition.
 
E’ stata presentata la ricerca IRI per Vinitaly sui primi 10 mesi del 2020: le vendite di vino nella Grande distribuzione aumentano nel 2020 del 6,9% a valore e del 5,3% a volume rispetto all’anno precedente (dati aggiornati all’8 novembre 2020). La crescita, sospinta dalle vendite eccezionali nel trimestre primaverile del lockdown e dalle chiusure di bar, ristoranti e affini, si è tradotta in una buona performance degli spumanti, dei vini doc e una discreta progressione dei vini da tavola. Vanno sottolineati gli aumenti dei vini di categoria medio/alta con la crescita del 13,6% nella fascia di prezzo tra 7 e 10 euro e dell’8,7% nella fascia di prezzo tra 5 e 7 euro. Gli spumanti aumentano del 10,4%, nonostante il crollo nel mese di aprile. Crescono il vino comune, del 4,2% a volume, e il vino a marchio delle insegne distributive (MDD) che aumenta, a valore, dell’8,7% nel comparto vino e del 10,8% nel comparto spumante. I vini biologici, una categoria di nicchia nella Grande distribuzione, mantengono la stessa crescita del 2019: +12,5%, a volume.
 
L’analisi dell’IRI evidenzia come lo sviluppo del mercato del vino nella Gdo si realizzi in un contesto di aumento dei prezzi (+1,4%) e di calo delle promozioni (-3%). L’elemento determinante è stato l’andamento della pandemia. Dopo la stabilizzazione del periodo estivo, le vendite di vino hanno ripreso a correre in coincidenza della seconda ondata: +2,8% in ottobre e +6,7% nelle prime due settimane di novembre.
I numeri possono aiutare a interpretare le nuove abitudini di acquisto dei consumatori. Le stelle polari sono: salutismo, qualità, gratificazione e sostenibilità, ma anche
la convenienza. Aumentano i vini di qualità a denominazione d’origine, ma nel contempo anche il vino comune da tavola, dunque una forchetta che privilegia fasce alte e basse. Infine, nei primi 10 mesi del 2020 sono aumentate del 122% le vendite di vino on line e del 200% quelle dei grocery di piccole dimensioni.
 
Cosa rimarrà in futuro di questi cambiamenti? – si è chiesto Virgilio Romano, Business Insight Director di IRI – In estate abbiamo registrato un ritorno dei consumatori alle consuete abitudini di acquisto. Ma il 2021 non potrà essere uguale al 2020. Certamente non potrà toccare gli stessi picchi di vendita, ma vedrà anche tanti consumatori fidelizzati agli acquisti da casa e agli acquisti on line come pure alle piccole superfici di vendita ‘di prossimità’. Bisognerà saper decodificare i diversi segnali trasmessi dagli shopper”.
 
La ricerca di IRI per Vinitaly è stata commentata nel corso della tavola rotonda a Wine2Wine Exibition, condotta da Luigi Rubinelli, Direttore di RetailWatch, dai rappresentanti della Grande distribuzione e delle cantine.
 
In Conad crescono a doppia cifra vini di qualità (Igp, Doc, Docg) mentre il vino comune ha arrestato la flessione degli anni passati – ha detto Alessandra Corsi, Direttore marketing dell’offerta e MDD di Conad – Nel campo degli spumanti è interessante notare la crescita della spumantizzazione di vini tipici del territorio. Stiamo lavorando per creare, nei nostri punti vendita, enoteche di concezione innovativa, che integreranno fisico e digitale”.
 
Anche la Coop è impegnata a migliorare informazione e comunicazione nelle vendite del vino. “Stiamo formando figure professionali in grado di consigliare i consumatori sui vini in offerta e sull’abbinamento cibo vino, quando possibile impieghiamo anche sommeliers – ha riferito Francesco Scarcelli, Responsabile Vini, Birre, Bevande Alcoliche di Coop Italia – I consumatori amano le promozioni, ma va detto che una promozionalità sana guida il consumo consapevole, quella eccessiva invece fidelizza all’occasione ma non al prodotto”.
 
Il canale della Grande distribuzione nel 2020 si conferma come il maggiore in Italia, con prospettive di crescita: “L’emergenza della pandemia ha incrementato l’attenzione nei confronti della Gdo da parte di quelle cantine che storicamente erano presenti solo nel canale Horeca – ha sottolineato Gianmaria Polti, Responsabile Beverage di Carrefour Italia – Puntiamo a creare forti sinergie a livello locale, con un’attenzione particolare alle realtà dei fornitori regionali italiani”.
 
I rappresentanti delle insegne hanno evidenziato la crescita dei vini a marchio del distributore (MDD): “Per questi vini prevediamo una chiusura a fine anno con crescita a doppia cifra rispetto al 2019 – ha dichiarato Fabio Sordi, Direttore commerciale del Gruppo Selex – con aumenti rilevanti nella fascia di prezzo superiore ai 6 euro. Registriamo anche l’aumento delle vendite del vino on line, con 2.492 referenze in offerta”.
 
In rappresentanza di Federvini è intervenuto Mirko Baggio (Responsabile vendite canale Gdo Italia di Villa Sandi): “La sfida del futuro per le cantine sarà quella di differenziarsi, per andare incontro ai cambiamenti richiesti dal mercato. Villa Sandi ha saputo differenziarsi negli anni costruendo una proposta con marchi diversi e tipologie di prodotto diverse per affrontare una pluralità di mercati: off trade – on trade – on line, sia in Italia che nel mondo”.
 
Enrico Gobino rappresentante di Unione Italiana Vini (Marketing Director del Gruppo Mondodelvino Spa) ha invitato a studiare attentamente i comportamenti dei consumatori: “Il modo di consumare si adatta alle limitazioni del momento, l’unica cosa alla quale non ci si può adattare è la diminuzione del potere d’acquisto. Nel nuovo contesto la Gdo può operare come elemento virtuoso nel mercato del vino, creando una catena di valore. Le cantine devono disporre di una distribuzione multicanale: non esistono canali di serie A e di serie B”.

Tiller Systems la rivoluzione del registratore di cassa

Tiller System startup, nata in Francia nel 2014, è sbarcata in Italia presentando  un’offerta, basata su criteri di modernità e semplificazione di tutte quelle task che generalmente appesantiscono la gestione dei business.

Abbiamo intervistato Gaetano De Maio, Managing Director Tiller Italia

 

Tiller Systems è una startup nata nel 2014 in Francia, come nasce quest’idea?

Tiller nasce da un’idea di due amici poco più che ventenni per semplificare e rendere più semplice la gestione di un punto vendita. Avendo lavorato nel settore dell’analisi strategica per clienti del settore hospitality, si sono accorti che mancava uno strumento che fosse qualcosa di più di un semplice registratore di cassa; quello a cui puntavano era la creazione di un ecosistema multifunzionale per gestire ad esempio un ristorante, un bar, una pizzeria, e allo stesso tempo analizzarne l’andamento e i dati in tempo reale.

 

La digitalizzazione amplifica le possibilità a disposizione dei gestori di attività commerciali, ci spieghi in che modo?

Fino ad oggi per gestire e analizzare l’andamento della propria attività, i nostri clienti utilizzavano diversi strumenti e modalità: un registratore di cassa per i pagamenti, un’agenda per le prenotazioni, ordini presi a mano su fogli di carta e soprattutto un’analisi del proprio business fatta in modo generico.

Il processo di digitalizzazione che sta investendo oggi anche il mondo dei registratori di cassa permette di accorpare tutte queste mansioni, che appunto prima venivano svolte in modo sparso, in un unico luogo. Nel caso di Tiller, il commerciante può gestire tutto ciò che riguarda la propria attività da un semplice iPad, sia per le attività di interfaccia con i consumatori (presa degli ordini, prenotazioni…) sia per l’analisi di dati quantitativi riguardanti le vendite, i prodotti, lo stock etc.

Rispetto ad un registratore di cassa tradizionale con Tiller è possibile velocizzare tutte le attività relative alla cassa e al menù o gestire tutte le attività del business tramite un’unica soluzione, ci racconti le diverse funzionalità?

Ci piace definire Tiller come un ecosistema che supera il concetto di semplice registratore di cassa, perché con oltre 200 funzionalità offre un controllo a 360° su tutte quelle attività che sono fondamentali per un commerciante. Per spiegarle, ci basta dire che il gestionale Tiller ha due componenti principali: l’App e il Back-Office.

L’App è la componente potremmo dire front-end, ossia dove i commercianti, ma anche i camerieri nel caso di ristoranti o pizzerie, prendono gli ordini, gestiscono i pagamenti, registrano le prenotazioni e inviano gli ordini in cucina o al bar. Il Back-Office è la componente di analisi vera e propria. Qui è possibile avere in tempo reale e da qualunque dispositivo (anche da remoto) una panoramica dell’andamento del proprio business: analisi del fatturato, delle vendite, dello stock fino all’analisi delle prestazioni del proprio staff.

Abbiamo poi l’App-Market, ossia una cosa di molto simile all’app-store, attraverso il quale è possibile attivare integrazioni con i nostri partner (come The Fork e SumUp) che nel frattempo stanno crescendo sempre più velocemente e che rappresentano il vero focus del 2020.

 

Altro punto di forza di Tiller è la sua capacità di «creare un database dei clienti attuando veri e propri programmi di fidelizzazione», in che modo?

Grazie a Tiller è possibile avere un registro dei propri clienti abituali, proprio perché sappiamo quanto sia importante per ristoratori e commercianti puntare sulla fidelizzazione del cliente. Con questa funzionalità, il commerciante ha la possibilità di avere uno storico degli ordini o dei metodi di pagamento per poter offrire così sconti personalizzati e visualizzare il saldo cliente.

 

Il vostro mercato di riferimento va dai bar alla GDO, quali sono i vantaggi anche per le strutture più piccole?

L’ambizione di Tiller è quella di accompagnare ristoratori e piccoli commercianti nel passaggio ad un processo di innovazione che semplifichi il loro quotidiano e soprattutto la gestione di incombenze amministrative o contabili. Per una piccola attività, l’investimento in Tiller è sinonimo di sicurezza e benefici: sicurezza di avere un punto cassa che non dovrà più essere cambiato in futuro grazie ai costanti aggiornamenti del sistema (proprio come un’app sul telefono!) e benefici in termini di analisi del proprio business e ottimizzazione quindi delle risorse. Per il piccolo commercio, Tiller significa avere il coraggio di essere all’avanguardia e di guardare all’innovazione come un vantaggio che permetta di risparmiare tempo e di focalizzarsi solo sul successo del proprio business!

Tiller permette di analizzare l’andamento del tuo punto vendita in tempo reale e a distanza, che tipo di indicazione può dare?

Dalla Dashboard principale, Tiller permette di avere indicazioni su numero clienti, ordini in corso e la loro durata media, ricavo medio e fatturato totale, il tutto aggiornato in tempo reale o riferito ad un determinato periodo che può essere personalizzato dall’utente. Nelle varie sezioni del Back-Office abbiamo poi la possibilità visualizzare o scaricare rapporti di vendita, analisi del tasso di riempimento, totale di sconti applicati e da quale membro dello staff, compresi gli ordini cancellati e per quale motivo. Il valore aggiunto di Tiller si mostra soprattutto per i clienti che hanno più di un punto vendita: da un unico Back-Office potranno avere una panoramica e una comparazione di tutte le sedi!

Tutto ciò che Tiller offre è sviluppato sulla base delle necessità dei nostri clienti con i quali siamo sempre in contatto e che sono i nostri punti di riferimento per nuove funzionalità e opzioni. Non a caso, il processo di feedback continuo richiesto ai clienti è alla base del successo riscontrato da Tiller: dare ai clienti quello che chiedono nel più breve tempo possibile.

 

Con l’introduzione in Italia della fatturazione elettronica, Tiller come può aiutare i propri clienti?

L’introduzione della fatturazione elettronica a inizio anno e ora le nuove procedure per lo scontrino elettronico e invio telematico dei corrispettivi per noi e i nostri clienti sono già un dato di fatto. Entrambe le procedure vengono gestite direttamente dall’iPad Tiller, grazie anche al nostro partner Epson, con cui collaboriamo per garantire tutti i processi di fiscalizzazione delle stampanti. Allo stesso tempo cerchiamo di affiancare quanto più possibile i nostri clienti nel passaggio alla nuova normativa e facciamo con loro vere e proprie sessioni di training per far sì che in pochissimo tempo possano gestire il tutto in autonomia.

Nel 2017 siete sbarcati in Italia, quali sono i risultati di questi primi anni?

In Italia siamo arrivati nel 2017, ma è di fatto dal 2019 che ci siamo riconsolidati e abbiamo lanciato il mercato. Abbiamo letteralmente iniziato con una persona e siamo ora un team di più di 10 e continuiamo a cercare nuove risorse. In un solo anno abbiamo raggiunto risultati determinanti per la crescita di Tiller non solo in Italia, ma anche in Europa: parliamo di più di 8.000 clienti, 15 milioni di investimenti dal 2014 e l’acquisizione della startup spagnola Beesniss.

 

Quali sono i vostri prossimi passi?

Il prossimo anno sarà cruciale per il passaggio definitivo alla nuova normativa sullo scontrino elettronico, per la quale è stata introdotta una moratoria fino al 1° luglio 2020. In aggiunta, stiamo lavorando per offrire ai nostri clienti sempre più integrazioni nell’AppMarket per rendere Tiller funzionale alle diverse esigenze.