Molini Bongiovanni: le origini, la filosofia e i progetti nel segno del green

Abbiamo sentito Gaia Bongiovanni, figlia del fondatore della Molini Bongiovanni. Si occupa principalmente di marketing e nuovi progetti, ma nell’ultimo anno, siccome il mondo delle fiere, degli eventi e della formazione si è fermato, ha dedicato una parte del suo tempo allo sviluppo del mercato estero affiancando, anche operativamente, l’export manager dell’azienda.

Buongiorno, puoi raccontarci le origini di Molini Bongiovanni?

A differenza di altri, mio padre non è stato figlio di mugnai. L’arte molitoria in Italia è ben radicata nella cultura e nella storia del nostro Paese e normalmente viene tramandata di generazione in generazione. La sua è stata una scelta. È entrato in questo mercato quand’era molto giovane, nel 1977. Lui è un perito chimico e ha iniziato entrando nel laboratorio di analisi del Molino d’Alba, per una collaborazione durante il periodo estivo.

Proprio nell’arco di quell’estate ha capito che questo era il suo percorso prima come dipendente e poi, nel 1984, è entrato con un grande mugnaio piemontese nella zona di Moncalvo e da lì è iniziato il suo percorso imprenditoriale. Successivamente, ha rilevato altri molini per poi arrivare a rilevare l’ex molino Marocco, nel 2003. Quest’ultimo è diventato l’attuale stabilimento di Molini Bongiovanni nella zona di Cambiano.

Nel 2016 abbiamo rilevato l’ultimo mulino presente all’interno della città di Torino. Nel 2017 abbiamo dato vita al progetto di farine dedicate al mondo degli artigiani. Sostanzialmente il molino di Cambiano è dedicato alla produzione di farine per l’industria e quindi abbiamo anche ampliato la nostra offerta.

Antiqua, uno dei vostri marchi, utilizza un disciplinare che è stato accettato dai 46 agricoltori di Capac. Com’è caratterizzato?

Antiqua è il nostro fiore all’occhiello. Pensa che mi sono tatuata la Q di Antiqua, per farti rendere conto di quanto sia orgogliosa e coinvolta in questo progetto.

Dire che Antiqua è solo una farina è quasi riduttivo, rappresenta più una filosofia del nostro lavoro. Ci riusciamo mettendo insieme una filiera di agricoltori, che oggi sono quasi 50, che hanno deciso volontariamente di coltivare solo il grano tenero sottostando a un disciplinare di produzione che dà delle indicazioni precise e obbligatorie sui metodi di coltivazione a cui gli agricoltori devono sottostare per poter essere parte della filiera. Il tutto si traduce nel fatto che per salvaguardare l’ambiente che è uno dei punti focali della filosofia di Antiqua, gli agricoltori devono seguire una serie di pratiche agricole che rispettino l’ambiente. Quindi non vengono usati pesticidi, non vengono utilizzati concimi o agenti chimici, non solo in fase di coltivazione ma anche in fase di stoccaggio del grano nei silos. Tutte queste pratiche agricole devono essere rispettate per far parte della filiera.

Detto ciò, gli agricoltori possono far richiesta di essere inseriti nella filiera se sono presenti a non più di 50 chilometri dal mulino. Crediamo nel concetto di filiera corta nonché certificata da un ente terzo che controlla il lavoro del mulino e dell’agricoltore. Noi, in tutto questo, ripaghiamo gli agricoltori con un premio di produzione, perché questa filiera ha sicuramente dei costi aggiuntivi che paghiamo con un prezzo più elevato del grano rispetto agli standard di mercato.

Antiqua è più di una farina. È l’espressione massima di una filiera, di un territorio, degli agricoltori e del rispetto per l’ambiente. Inoltre, vorrei sottolineare che Antiqua viene macinata a pietra e, di conseguenza, mantiene tutte le parti del chicco all’interno che rappresentano le parti più buone di esso, con una ricchezza di crusca e germe di grano.

 

Avete un sistema di decorticazione di ultima generazione, ci puoi dire qualcosa in più?

Partirei dal concetto di decorticazione. Esso è un sistema meccanico leggerissimo di abrasione della parte più esterna del chicco, cioè la crusca. Andiamo a spazzolare via lo strato più esterno della crusca, cioè quello più a maggior contatto con l’esterno. Così si eliminano le impurità con cui il chicco è venuto a contatto.

Diversi sono i vostri partner, come l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, l’AIRC e anche l’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN). Come sono nate queste collaborazioni e quali sono i progetti che avete svolto?

La collaborazione più “antica” è quella con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nata nel 2014. Questa rappresenta l’Università di riferimento in Italia per le scienze della gastronomia e del food. Siamo stati onorati di averli potuti sostenere in diversi progetti che hanno riguardato la farina. Inoltre, le nostre farine sono alla base dei panificati delle Tavole Accademiche.

L’AVPN è l’ente che sostanzialmente certifica tutto ciò che riguarda la Verace Pizza Napoletana, che non sono solo i pizzaioli, ma anche tutti i loro fornitori. Siamo diventati fornitori ufficiali nel 2017 e facciamo parte del loro albo. Con AVPN, abbiamo organizzato nel luglio del 2019 le Olimpiadi della Pizza Napoletana a cui hanno partecipato più di 250 pizzaioli da tutte le parti del mondo e posso dire con orgoglio che in due categorie su cinque hanno vinto due nostri collaboratori. Sono Salvatore De Rinaldi per la categoria “Mastunicola” e Fabio Buttaci per la categoria “Pizza Gourmet”.

Infine, per ciò che riguarda la collaborazione con AIRC, essa nasce in quanto loro sostengono che le nostre farine macinate a pietra rientrino a pieno titolo nei prodotti alla base di una dieta sana e bilanciata che per loro è il punto di partenza per la prevenzione di malattie cardiovascolari e tumorali.

 

Come nasce la vostra collaborazione con Briccodolce?

Cuore Rosa è un biscotto speciale, fatto col cuore, a sostegno della lotta contro i tumori femminili. È un progetto nato nel 2019 in casa Briccodolce in collaborazione con la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus, a favore dell’Istituto di Candiolo – IRCCS. Nel 2020 Molini Bongiovanni ha voluto dare un grande aiuto concreto donando la farina per produrre i biscotti “Cuore Rosa” e sostenendo così la campagna “Life is Pink”.

La vostra vena green possiamo vederla anche con l’impianto di 1600 mq di pannelli fotovoltaici.

Si, con la produzione di energia elettrica che riusciamo a ottenere attraverso questo impianto, possiamo coprire tutta l’energia che serve per la produzione di Antiqua. Quindi possiamo dire che Antiqua è green e a impatto zero, dalla pulitura alla macinatura sino al confezionamento. Noi crediamo molto nel concetto green. Non solo attraverso quest’impianto, ma anche perché la maggior parte del grano che lavoriamo arriva nel molino tramite rotaia in quanto abbiamo un raccordo ferroviario interno dove una volta a settimana si scarica il grano. Questo ci permette di risparmiare 3.000 tonnellate di CO2 ogni anno, un risultato incredibile.

Sul vostro profilo Facebook avete promosso il Baking Box On Air, un percorso di webinar. Cosa sono e a chi sono rivolti?

Il Baking Box è il nome della nostra area tecnica. Abbiamo voluto dare un’identità a tutto il mondo dell’area tecnica dall’assistenza, alle nuove metodologie di lavorazione. Quest’identità ha preso forma, soprattutto nel periodo pandemico, attraverso una serie di eventi di formazione in diretta live con i nostri tecnici sui canali social della Bongiovanni. Inoltre, il nostro Baking box si è concretizzato anche con la costituzione di un gruppo Facebook dedicato ai professionisti nel quale è possibile trovare ricette, consigli, dispense e dove è possibile confrontarsi.

Avete uno shop on line, che risultati avete ottenuto?

Lo shop on line è dedicato agli utilizzatori domestici, a quelli che noi definiamo home bakers. In quest’ultimo anno e mezzo ha fatto dei numeri che non avevamo mai riscontrato in passato, com’è facile immaginare. In questo modo abbiamo fatto conoscere di più il nostro marchio. Ma la perdita economica derivante dalla riduzione dei consumi del nostro target principale non è stata recuperata dai maggiori consumi degli home bakers. Però, dico con orgoglio che grazie a questo boom dell’e-commerce abbiamo attivato una catena di solidarietà a favore degli ospedali di Lombardia e Piemonte raccogliendo la cifra complessiva di 13.000 euro.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Sicuramente usciremo con diversi prodotti inediti e inizieremo nuovamente i nostri tour in tutt’Italia. Devo dire che il contatto diretto con i nostri clienti ci manca e non vediamo l’ora di poter riabbracciarli tutti nelle fiere e nelle giornate di formazione che sono attività a cui teniamo tantissimo. Abbiamo il progetto di espanderci in maniera strutturale, ma non posso dire molto di più ora. Inoltre, c’è l’intenzione di aumentare la nostra presenza sui mercati esteri grazie all’enorme lavoro che abbiamo fatto in questi ultimi mesi.

Da Attilio alla Pignasecca vince il premio Best AVPN Pizzeria 2021

Era il lontano 1938 che Nonno Don Attilio, seguendo la tradizione familiare nel Mondo Pizza, fonda la Pizzeria Da Attilio, in un quartiere come la Pignasecca, per poi attendere, come tradizione esige, che ci sarà una stirpe a continuare le fortune del locale, fino all’attuale nipote Attilio Bachetti che con il suo lavoro costante, pregevole, tradizionale, sempre in onore della Pizza ha ricevuto il Premio Web Awards Best VPN Pizzeria 2021.

Il contest internazionale per eleggere le migliori pizzerie dell’anno, promosso dall’Associazione verace pizza napoletana (AVPN), ha visto in gara pizzerie da 51 Paesi nel mondo. La pizzeria “da Attilio”, gestita dal pizzaiolo Attilio Brachetti, ha vinto il Best AVPN Pizzeria – Member Awards, la categoria che vede come votanti gli altri maestri pizzaioli. 

Non bisogna però, dare ogni merito alla storia che precede il pizzaiolo perchè è vero che Attilio continua una lunga tradizione, ma con grande passione, non solo perchè un dovere continuare il lavoro di famiglia, infatti approfondisce sempre più le tecniche della pizza e adopera esperienza e genialità per creare nuovi sapori senza, però, mai tralasciare la tradizione. Dopo tutto si sa, in un quartiere come la Pignasecca questa è sacra, ma non per forza unica. Non a caso, sperimentando novità, annovera la paternità dell’invenzione della pizza a forma di stella, che sarà poi copiata da molti.

Anche se i tempi corrono, le mode cambiano, quando si pratica una professione sacra è importante riuscire ben a mediare tra tradizione e novità. Soprattutto dove la gioventù prolifera e implica che certe scelte generazionali non siano capite o comprese.

Per fortuna, il pubblico o i palati di nicchia, veri intenditori di Pizza, riescono sempre a tendere verso una scelta tradizionale, come l’offerta di Attilio. Tale si dimostra anche il locale, è giusto per non far dimenticare che si punta nel rispetto della tradizione, ma attenzione! Non bisogna confondere questa scelta tradizionale con l’essere vetusti o troppo all’antica. Semplicemente si è fedeli alla tradizione.

Consapevoli come questa sia fondamentale per resistere a tempi che cambiano, alla concorrenza, la si sfrutta come arma o segreto per il successo. Questa si rivela perfetta quando si lascia il segno nel Mondo Pizza, per essere ricordati, con proprie specialità, ovvero :”La Pizza Giardiniera: “Punte ripiene di ricotta e verdure miste di stagione grigliate e adagiate sulla pizza solo all’uscita dal forno; la Carnevale a forma di stella con le punte ripiene di ricotta e con al centro mozzarella di bufala e pomodorini del Piennolo; da non tralasciare la più semplice ma più che saporita a base di ricotta, cipolle ramate Campane e pepe dal profumo incredibile.

Ecco perchè questa continua sfida commerciale e con se stessi nel migliorarsi per garantire l’offerta di un prodotto sempre al top, degno da premio, quest’anno regala, tra tante Pizzerie, di ben 51 paesi, il Premio Web Awards Best AVPN Pizzeria 2021.

VeraPizzaContest – É polacca la campionessa del mondo

Chiuso con numeri record (726 pizze da 51 nazioni) il VeraPizzaContest 2021, edizione n.2 della sfida internazionale dell’Associazione Verace Pizza Napoletana

É POLACCA LA CAMPIONESSA DEL MONDO DI PIZZA FATTA IN CASA
 
Doppietta della Polonia che conquista anche la medaglia di bronzo, a riprova del successo crescente della pizza napoletana in questo Paese.
Un romano sul secondo gradino del podio.

E’ un autentico successo polacco quello registrato nella seconda edizione del VeraPizzaContest, la sfida internazionale per pizzaioli tra le mura domestiche promossa dall’Associazione Verace Pizza Napoletana – AVPN che quest’anno ha visto in gara 726 pizze da oltre 50 nazioni, registrando ulteriori numeri da record rispetto all’exploit del 2020. Ad aggiudicarsi il titolo di campione, anzi di campionessa, del mondo della pizza fatta in casa è stata infatti la polacca Agnieszka Eem seguita, sul terzo gradino del podio, dal connazionale Adrian Gromek. All’Italia, che resta comunque saldamente in cima, va invece la medaglia d’argento, grazie alla creazione di Davide Cormaci da Roma.
“Un risultato – spiega il presidente di AVPN, Antonio Pace – che oltre a confermare la straordinaria capacità della vera pizza napoletana di catturare l’interesse crescente di amatori e professionisti in ogni continente, dimostra anche il momento d’oro che questa autentica eccellenza sta vivendo in particolare in Polonia. Una sorta di golden age che la nostra Associazione ha già intercettato da tempo, inaugurando a gennaio del 2020 una scuola per professionisti nel cuore della città di Poznan, dove malgrado la pandemia si sono svolti otto corsi formativi letteralmente andati sold-out, grazie al prezioso lavoro della direttrice Ewelina Przygocka e del Brand Ambassador Marcin Garbowski. E adesso, spinti anche dai risultati del VeraPizzaContest 2021, siamo in procinto di lanciare dei corsi amatoriali proprio per i tantissimi polacchi che si stanno appassionando sempre di più alla Vera Pizza Napoletana”.
 
Appassionati che, guardando ai numeri complessivi della gara di quest’anno, sono stati perlopiù uomini (68% dei concorrenti) e di 51 nazionalità differenti, tra cui soprattutto italiani, polacchi e brasiliani. Ma nel novero dei Paesi di origine dei partecipanti vale la pena ricordare anche Messico, Macedonia, Algeria, Giordania, India, Filippine, Paraguay, Bolivia e Perù.
Con un incremento del +60% rispetto al 2020, sono state 1.280 in tutto le pizze presentate al VeraPizzaContest 2021, di cui 726 (351 in più dello scorso anno) ammesse in gara, generando un massiccio tam tam sui social (complessivamente 87.000 like/mi piace sul profilo Facebook AVPN @verapizzanapoletana). E di queste, solo 20 finaliste hanno avuto accesso alla seconda fase della sfida, che ha visto riunirsi una giuria internazionale composta da: Attilio Bachetti (Da Attilio, Napoli), Johnny Di Francesco (presidente delegazione Australasia e 400 Gradi, Melbourne), Pasquale Cozzolino (brand ambassador AVPN New York e Ribalta, New York), Andrè Guidon (presidente delegazione Brasile e Leggera Pizzeria Napoletana, San Paolo), Antonia Ricciardi (brand ambassador AVPN Spagna, Granada), Marco Casolla (La fabbrica di Marco, Tolone), Emmanuele Cirillo (Malafemmena, Berlino), Marcin Garbowsky (brand ambassador AVPN Polonia e Forni Rossi, Poznan), Aniello Beneduce (brand ambassador AVPN Russia e Pizzot, Omsk), Dareen Akkad (What the Crust?, Il Cairo).
Panel di esperti che, in base a requisiti quali forma, cottura, appetibilità e farcitura, hanno scelto come migliori pizze dell’edizione 2021 del VeraPizzaContest quelle create da Agnieszka Eem, Davide Cormaci e Adrian Gromek, assegnando loro rispettivamente i seguenti corsi per pizzaioli “firmati” AVPN, insieme ai premi speciali messi a disposizione dai partner dell’iniziativa (strumenti tecnici e kit di prodotti):
Al 1° classificato: un corso professionale base di 9 giorni da svolgere presso l’AVPN School di Napoli (o in alternativa un corso on line professionale base di 5 giorni).
Al 2° classificato: un corso professionale avanzato di 3 giorni da svolgere presso l’AVPN School di Napoli (o in alternativa un corso on line avanzato di 3 giorni).
Al 3° classificato: un corso amatoriale di 4 ore da svolgere presso l’AVPN School di Napoli (o in alternativa un corso amatoriale on line da 2 ore).
Il “VeraPizzaContest” ha visto la partecipazione di: Molino Casillo, La Fiammante, Ooni, Latteria Sorrentina, Primotaglio, GiMetal e Agorass agenzia di Italiana Assicurazioni.
www.pizzanapoletana.org

Le 3 migliori pizze dell’edizione 2021 del VeraPizzaContest:

1^ classificata: Agnieszka Eem con la sua pizza Margherita.


2° classificato: Davide Cormaci con la sua pizza “La PrimaVera” realizzata con crema di zucchine striate di Napoli, carpaccio di zucchina striata di Napoli, pomodori ciligino arancione, burrata di bufala e grani di pepe rosa.

3° classificato: Adrian Gromek con la sua pizza “Pizza Cotto & Basil”.


CON GIUNAPOLI LA PIZZA NAPOLETANA NEL MONDO

Giulio Abussi è un maestro pizzaiolo, professional trainer della Pizza Verace Napoletana e co-fondatore di GiuNapoli, consulting group internazionale. 

Food Makers lo ha intervistato, buona lettura! 

Ciao Giulio! Innanzitutto, quando e dove sei nato? In quale città risiedi attualmente?  

Sono nato a Napoli nel Maggio del 1989 dove al momento risiedo anche per forza di cose!
Prima della pandemia Napoli è stata per anni la mia base dove disfare le mie valigie prima di riprendere il volo. 

Dal 2015 sei pizzaiolo verace. Qual è stato il percorso che ti ha portato a entrare a far parte dell’Albo dei Pizzaioli AVPN? 

Il mio percorso inizia nel 2009 quando ho iniziato a collaborare con l’Associazione Verace Pizza Napoletana in carica di interprete di inglese e responsabile dei corsi di formazione. 

Attraverso le molteplici traduzioni ho avuto modo di osservare diversi metodi di lavoro di decine di maestri della pizza napoletana e di apprendere tanta conoscenza teorica sulle materie prime. 

Quattro anni dopo sono partito per Sydney per lavorare in una pizzeria dove, applicando la mia conoscenza fino ad allora solo “teorica”, ho scoperto con immenso stupore la naturalezza con la quale riuscivo a lavorare sul banco e al forno. Il resto poi venne da sé. 

Dopo un anno a Sydney certifico la mia prima pizzera AVPN (data in cui entro a far parte dell’Albo Pizzaioli) e nel 2016 parto per la Florida, Stati Uniti. Qui ho avuto modo di promuovermi come pizzaiolo napoletano e capire il mercato in vista di un futuro ritorno in terra americana. Tre mesi dopo parto per Anguilla, isola a dir poco incantevole dei Caraibi, dove in due mesi certifico la mia seconda pizzeria napoletana, unica e sola AVPN in tutto l’arcipelago.

Nelle ultime settimane dell’avventura nelle Isole Vergini ricevo un invito per Amsterdam, dove sono incaricato di un altro staff training il quale anch’esso va a buon fine. I Paesi Bassi videro la loro prima pizzeria napoletana certificata! 

Al mio ritorno in patria l’Associazione “mi promuove” a istruttore. Capii che questo era l’inizio di qualcosa.

Da un punto di vista imprenditoriale e tecnico, negli ultimi dieci anni come è cambiato secondo te il mondo della pizza? 

È un mondo che si è evoluto molto velocemente, sia sull’aspetto tecnico che imprenditoriale. Quello che posso dire sull’aspetto imprenditoriale è che di sicuro oggi si guarda tanto al look virtuale di un’attività di ristorazione. È troppo importante in questo periodo storico essere presenti sulle piattaforme online, ma senza poi venir meno sul servizio ai tavoli, sul customer service e ovviamente sul prodotto che si offre al cliente. Sull’aspetto tecnico c’è da dire che, oltre al prodotto della pizza verace napoletana, sono state introdotte nuove varianti che hanno stimolato un forte interesse, specialmente sulla rete.

Ci racconti altre esperienze significative che hanno arricchito il tuo bagaglio di conoscenze? 

Il mio percorso professionale è per gran parte sviluppato all’estero. Quello che ho raccontato è stato solo l’inizio di tutto. Di sicuro le esperienze che più hanno lasciato un segno nel mio bagaglio di conoscenze sono quelle a fianco dei grandi della pizza napoletana. Ho avuto l’onore di lavorare a fianco di Guglielmo Vuolo (Verona), Ciro Salvo (Londra) e Salvatore De Rinaldi (Napoli). Sono per me quelli che hanno davvero rivoluzionato il mio modo di vedere e interpretare la pizza napoletana. Mi resi conto di aver preso la giusta strada quando nel 2019, durante una mia collaborazione lavorativa a Trento, la pizzeria entrò a far parte della guida “Pizzerie d’Italia” con due spicchi Gambero Rosso.

Sei co-fondatore di GiuNapoli. Di cosa si tratta? 

GiuNapoli è un consulting group internazionale fondato da me e mio fratello. 

L’attività primaria di GiuNapoli è offrire servizi di consulting “on-site” attraverso business start up o staff training all’interno delle pizzerie, focalizzando l’attenzione sull’autenticità del prodotto pizza napoletana. Il fine è quello di ottenere un prodotto conforme al disciplinare AVPN. GiuNapoli consiglia gli strumenti necessari all’avviamento di un’attività attraverso le “suppliers recommendation”, dopodiché di concentrarsi sulla formazione del team. 

Quello che ci tengo a dire è che il Covid non ci ha intimiditi. GiuNapoli ha infatti avviato un progetto dedicato esclusivamente alla formazione virtuale. Parlo di corsi online di 6 giorni, 3 ore al giorno, dove è possibile acquisire le competenze tecniche necessarie a produrre un prodotto di qualità anche a distanza! I corsi sono svolti sulla piattaforma Zoom, in italiano o in inglese guidati da un customer service “around the clock”. GiuNapoli è nata da poco e ha avuto un impatto sul mondo pizza online che non ci aspettavamo.

Hai appena affermato che GiuNapoli ha avuto un impatto inaspettato. A cosa ti riferisci in particolare? 

L’impatto positivo di GiuNapoli e dei nostri corsi è stato di sicuro incentivato dal periodo storico che stiamo vivendo. La formazione online è diventata una realtà e i nostri corsi virtuali sono studiati per fare in modo che il cliente non si perda niente, tutti one-on-one o con persone che fanno parte dello stesso circuito per garantire il massimo livello di apprendimento e risultati. 

Siamo stupiti dall’immediato appoggio delle aziende partner che hanno creduto e valorizzato subito il nostro progetto. Abbiamo formato virtualmente pizzaioli proveniente dalla Norvegia, Stati Uniti, Grecia, Venezuela, ecc. Alcuni dei nostri clienti sono ora già pronti ad avviare delle attività. Un’altra componente del gruppo GiuNapoli è la presenza su comunità e forum online dove istruiamo gratuitamente gli appassionati di pizza per garantire un prodotto migliore e aiutarli a scegliere strumenti, ingredienti e pratiche più adatte per la pizza napoletana della tradizione.

Quali sono i valori che un buon professional trainer della pizza napoletana deve acquisire e di conseguenza saper trasmettere?

Credo nell’amore spassionato per il proprio lavoro, nella ricerca costante di un prodotto superiore ogni giorno, ma soprattutto nel confronto con altri professionisti dello stesso settore. 

Penso di essere riuscito a lasciare un bel ricordo nei miei studenti, perché in quello che insegno non esistono né segreti né gelosia. È questa la chiave dell’insegnamento. L’orgoglio più grande è vedere i miei ex allievi aprire attività di ristorazione in Cile, Ungheria, Turchia, Polonia, Brasile fino alla Korea e vederle finalmente certificate Vera Pizza Napoletana. 

Auspici per il futuro? 

Crediamo nella comunicazione virtuale e nell’avvicinamento alle persone attraverso l’insegnamento dell’arte della pizza napoletana. A questo proposito abbiamo un hashtag preferito su Instagram che è #pizzaunites. Vogliamo continuare a farlo, per il momento solo virtualmente anche se sappiamo che al più presto vogliamo tornare a volare. 

Il primo corso di pizza e Birra che parla Napoletano Kbirr e AVPN insieme per la formazione

Il primo corso di pizza e Birra che parla Napoletano Kbirr e AVPN insieme per la formazione

Per la prima volta presso la sede della Associazione Verace Pizza Napoletana a Capodimonte sarà presentato un corso di formazione tenuto da  Alfonso del Forno per il perfetto abbinamento pizza e birra.

Le date del corso  sul tema della degustazione della birra  e i principali stili birrai esistenti, in abbinamento alla “verace pizza napoletana”  sono lunedì 24 marzo e mercoledì 25 marzo dalle ore 20 alle 22. Docente del corso, Alfonso del Forno grande esperto in materia di birra e insegnante di molti corsi da Slow Food al Gambero Rosso, è inoltre Fondatore del progetto Birra in Tavola, formatore birra per Slow Food e Unionbirrai Beer Taster. Per Slow Food è coordinatore della Guida alle Birre d’Italia in Campania e formatore nei Master of Food Birra.

Fabio Ditto, grande conoscitore del mondo delle birre e general manager di Kbirr ha sempre creduto nel tessuto napoletano e nel più classico degli abbinamenti “pizza e birra”. In partnership con AVPN Fabio ha creato una birra esclusiva per l’Associazione: PULLICENHELL una Golden Ale. L’artista Pasquale Manzo ne firma l’etichetta, la protagonista è Pulcinella, icona di Napoli nel mondo. Il logo dell’AVPN conferisce autorevolezza alla birra perfetta per accompagnare la pizza. Il nome è un chiaro rimando alla tradizione partenopea e simbolo della Associazione: in dialetto, infatti, Pulcinella si pronuncia Pullicenell (senza la A finale) ma, al tempo stesso, Hell significa in inglese inferno, rimando  al forno a legna  utilizzato dai pizzaioli . Inferno anche come la loro intensa passione “del fare”, premiata con il riconoscimento Unesco nel  2017( L’arte del pizzaiolo). La birra è prodotta nel classico formato da 33 cl, gradazione di 5,2, ha un colore chiaro tendente al dorato con schiuma bianca e persistente, profumi di frutta esotica e lime e un aroma intrigante in perfetto abbinamento con la verace pizza napoletana. La birra è prodotta nel classico formato da 33 cl, gradazione di 5,2, ha un colore chiaro tendente al dorato con schiuma bianca e persistente, profumi di frutta esotica e lime e un aroma intrigante in perfetto abbinamento con la verace pizza napoletana.

Il corso ( 23 e 25 marzo)  è aperto al pubblico  al costo di 60 euro – ogni corsista riceverà un attestato di partecipazione. Per prenotazioni

Per info AVPN : 0814201205 – https://www.pizzanapoletana.org/it/63-_pizza_e_birra__un_abbinamento_verace_a_capodimonte_il_23_e_25_marzo_2020  

KBIRR – è un progetto tutto napoletano nato da un’idea di Fabio Ditto, imprenditore e fine conoscitore dell’universo birra, general manager di Loco for Drink, azienda leader in Campania nel settore della distribuzione alla ristorazione.

In produzione ci sono 6 tipologie per un ampio ventaglio gustativo: Lager, Scotch Ale, Imperial Stout, Red Strong Ale, American Pale Ale e Golden Ale, per soddisfare ogni gusto e stile. Con Kbirr, Fabio Ditto non ha solo creato dei prodotti da bere (con il maestro birraio Achille Certezza) ma ha anche narrato delle storie tramite sei etichette che omaggiano la città di Napoli.