ShakHer, format al femminile nato dalla sinergia di un gruppo di bartender unite dalla stessa passione, il Bar. Protagoniste le Donne al Banco, ognuna con una storia da raccontare ma soprattutto da condividere, un omaggio alla femminilità. Abbiamo intervistato Roberta Martino una delle fondatrici di ShakHer,  che ci ha raccontato la sua storia e la genesi di questo format  tutto al femminile .

Ciao Roberta ci racconti come ti sei avvicinato al mondo della mixology?

L’inizio di questa avventura è nato dall’esperienza nel piccolo bar di mio zio. Iniziato come lavoro occasionale in età adolescenziale, una volta conclusi gli studi, mi buttai a tempo pieno dietro al bancone. Socievole di carattere e decisamente estroversa ho trovato in questo lavoro la mia ispirazione , tutto incentrato sull’empatia verso il prossimo e sul concetto di accoglienza. 

Vuoi per le serate brave, vuoi per la passione per la musica (soprattutto elettronica) mi ritrovai a vivere anche la vita notturna, totalmente differente da quel lavoro mattutino che svolgevo. Iniziai a frequentare varie discoteche e lì, affascinata dal lavoro del bartender, decisi di fare un corso formativo. Da lì iniziarono tutta un serie di esperienze, tra catering, discoteche ed eventi di vario tipo

Ci racconti le tue esperienze passate e cosa ti hanno lasciato?

Dopo un infinità di curricula mandati, alla ricerca di un posto che mi stimolasse di più, mi chiamarono per un’importante apertura a Roma: Porto Fluviale, parliamo del 2012.

Avevo 22 anni ed ero totalmente in fermento, un brodo di giuggiole! Forse quella rimane ancora ad oggi l’esperienza più bella che abbia mai fatto, sarà stata l’età, non saprei. 

Iniziai a vedere una ristorazione completamente diversa, fatta di professionisti e di persone da cui poter apprendere, tra cui un grande maestro, Pino Mondello. Lui, amante del classico, mi fece rivalutare l’american bar, ed iniziai ad entrare in un’ottica sicuramente più matura e completa.

Un altro importante regalo che mi fece il Porto Fluviale fu la conoscenza di Armando Bomba, ai tempi cliente, oggi grande amico e produttore del mio amaro preferito, l’amaro formidabile.

Essendomi presa il meglio decisi di fare un’altra esperienza lavorativa e diventai la capo barman di Gusto, storico locale romano.

Continuai per qualche anno fino a quando non mi chiamarono per una nuova consulenza in collaborazione con Arcangelo Dandini, il ristorante, cocktail bar “Centro”.

Un anno dopo, contattata da Dario Laurenzi con cui già avevo collaborato nella creazione del porto fluviale, mi ritrovai a seguire il lancio del locale Qito “ceviche & cocktail” con cui ho collaborato per un ulteriore anno.

Al termine di questa esperienza, chiamata dal manager di ‘Gusto con cui ero rimasta in splendidi rapporti, mi ritrovai ad aver firmato la consulenza per il Palazzaccio, storica trattoria sita in zona prati rivisitata poi in chiave moderna.

Oggi sto curando una nuova consulenza, non vi dirò ancora nulla per scaramanzia, così se vi farà piacere seguirete il mio percorso, oltre shakher!

È un percorso iniziato 13 anni fa che fino ad oggi mi ha regalato grandi emozioni, che mi ha formato giorno dopo giorno, che mi ha messo a contatto con realtà variegate e con persone stupende che ancora oggi porto con me. 

Sei una delle cofondatrici di ShakHer, ci racconti qualcosa di più sul locale’

ShakHer nasce dall’unione di 5 Bartender del suolo romano incotratesi durante una guest organizzata in un locale di amici, il bootleg a Montesacro. 

La serata diede i suoi frutti, su ogni fronte: una grande risonanza a tutto tondo, dal riscontro con la numerosa clientela alla sinergia che si creò dietro al banco tra queste 5 bartender.

Valutando i numerosi pro abbiamo deciso  di creare questo nuovo “collettivo”, che come spesso si può pensare non è un locale ma un concetto, che cerca di scardinare quelli che sono i luoghi comuni sulla figura femminile intesa nel mondo del lavoro, soprattutto nel nostro settore che è  composto principalmente da uomini. 

Da un anno e mezzo a questa parte abbiamo dunque sviluppato il format con serate a tema sempre diverse tra loro ispirandoci ai locali dove venivamo ospitate. Lo scopo per l’appunto era quello di intrattenere tramite lo spettacolo in modo tale da rendere partecipe la clientela e farla interagire con noi. Logicamente non manca uno studio costante della miscelazione e dei prodotti così da offrire sempre menù differenti in base ai temi scelti.

Abbiamo inoltre avuto la fortuna di creare in questo tempo così tante sinergie con il mondo esterno che ci ha portato ad approdare anche in terre straniere!

ShakHer dunque, mira a voler dimostrare che non bisogna essere esclusivamente un’immagine per il locale ma un valore aggiunto, fatto di competenze, intrattenimento e accoglienza.

Qual’è il bet seller dello ShakHer?

Essendo un collettivo itinerante abbiamo più signature anche in base ai nostri sponsor e alla location dedicata. Logicamente abbiamo però dei “punti forza” che sono possiamo definire come nostri best Seller.

Accoglienza, gentilezza, coesione, familiarità, collaborazione, determinazione e divulgazione sono quello in cui crediamo, nella speranza di poter racchiudere un giorno in un’unica community tutte coloro che svolgono questo mestiere con passione così da poter creare un’interazione tra tutte noi

Cosa pensi del bartending di oggi e come pensi cambierà nell’immediato futuro?

Sicuramente, come nella cucina, anche il Bartending ha toccato dei punti di evoluzione significativi che hanno cambiato completamente quello che poteva essere la miscelazione di 10 anni fa rispetto alla proposta odierna. Ci si confronta con tecniche d’avanguardia che sono state ripescate dal passato come fermentazioni, chiarificazioni e quant’altro per poi tramutarle in miscelazione moderna. Sicuramente è un mondo in continua evoluzione ma come tutte le tendenze prima o poi a giro tornano tutte, non escludo il ritorno dell’angelo azzurro, con più consapevolezza.

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Vengo da una scuola classica quindi sicuramente mi ha portato a lavorare e rielaborare tutto quello che è stato fatto in passato in una chiave contemporanea. Bisogna sapersi adattare ai tempi ed essere versatili nei cambiamenti.

Quanto spazio ha la creatività nel tuo lavoro?

Il nostro lavoro è creatività, è esuberanza, è ricerca e passione. È saper cogliere i dettagli, i ricordi e trasformarli in liquido. Tutto ciò si ottiene solo grazie una grande immaginazione e capacità di proiezione.

Qual’è il distillato che preferisci miscelare?

Sono un’appassionata di rhum, questo di conseguenza mi ha portato nel tempo a prediligere miscelazione tropicali e Tiki, anche se trovo altrettanto divertente Tequila, Mezcal e una recente PASSIONE per il Pisco grazie a un progetto che ho seguito anni fa che mi ha messo a contatto con un distillato tutto da scoprire. 

Qual’ è  il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?

Tendenzialmente bevo poche cose, primo su tutti il daiquiri, una buona piña colada in bar attenti alla miscelazione tropicale e paloma quando ho bisogno di dissetarmi. Per il resto come già accennato mi diverte enormemente tutto ciò che è tropicale e miscelazioni stravaganti come è il Tiki che mi diverte sempre. 

A tuo parere, cosa non può mancare in un bar, a livello di servizio, di attenzione?

Credo che oggi quello che bisogna riportare di più all’interno del bar è il sorriso ed il reale interesse nei confronti del cliente ma degli esseri umani in generale. Sì è perso il focus di accoglienza che ha portato delle volte a mettere prima la soddisfazione di se stessi che del cliente. Bisogna sorridere, ringraziare ed ascoltare per soddisfare una richiesta. Ne segue la pulizia e un grande senso di tolleranza. 

Ci racconti la vostra riapertura di ShakHer dopo il lockdown?

Non essendo un locale non abbiamo dei dati statistici regolari rispetto al pre e post lockdown, c’é da dire che per come è strutturato il nostro collettivo abbiamo dovuto riadattare i nostri eventi alle norme di sicurezza ma non sono mancate occasioni per poter ripartire alla grande!

Progetti per il futuro?

So che può sembrare scontato, ma io sul chiosco sulla spiaggia ancora ci spero tanto!