Un ristorante dal design contemporaneo che non dimentica il fascino del passato, accoglie una cucina semplice ma dagli ingredienti ricercati e dai piatti creativi: un palazzo borghese di fine ‘800 alle spalle della piazza centrale della cittadina di Nola (NA), ospita il ristorante Re Santi e Leoni, nel cuore della vita del piccolo centro campano con una storia antica tutta da raccontare, fatta di personaggi illustri e tradizioni popolari ancora vive.

Re Santi e Leoni nasce dalla volontà di Lucio Giordano, imprenditore che da ormai sei anni investe in iniziative legate alla ristorazione: già all’attivo si possono contare tre ristoranti giapponesi Misaki rispettivamente a Salerno, Sorrento e
Pompei.
Di prossima apertura, nell’autunno 2020, un ristorante di cucina italiana a Miami. Il resident chef designato per far vivere la cucina del ristorante è Luigi Salomone, in cui Lucio ha creduto fin da subito per la sua tenacia e passione.

 

Re Santi e Leoni nasce dalla volontà di Lucio Giordano, ci racconti la genesi?

L’idea che è alla base della nascita di Re Santi e Leoni, rappresenta la volontà da parte dell’imprenditore Lucio Giordano di diversificare quello che fino ad ora era stato il suo business: dar vita ad un ristornate di cucina italiana che fosse quindi diverso dai ristoranti giapponesi Misaki aperti in precedenza.

 

Lucio da anni investe in iniziative legate alla ristorazione, come nasce questa sua passione?

Questa passione possiamo dire sia nata in po’ per “gioco”: Lucio Giordano è sempre stato un amante della cucina giapponese. Così, 7 anni fa, decide di aprire il primo ristorante Misaki a Pompei (uno dei primi della provincia di Napoli). Lucio ha da sempre lavorato nel mondo del tessile per portare avanti quella che è l’attività della sua famiglia e inizialmente quella della ristorazione rappresentava quindi un secondo impiego: dopo l’apertura del secondo e del terzo ristorante Misaki però arriva la decisione di dedicarsi interamente all’attività imprenditoriale all’interno del mondo gastronomico.

 

Il resident chef è Luigi Salomone che ha avuto esperienze in grandi ristoranti (Taverna Estia con Francesco Sposito, al ”Mosaico” dell’hotel Terme Manzi con Nino Di Costanzo, al Marennà come sous chef di Paolo Barrale) ed ha conquistato la stella Michelin a Piazzetta Milù, cosa si porta dietro di tutte queste esperienze?

Dalle esperienze passate, lo chef Luigi Salomone, porta in cucina e nei pochi ingredienti che utilizza l’ordine e la pulizia, due elementi per lui fondamentali. L’essersi formato dai migliori chef ha permesso a Luigi di imparare il rigore e la tecnica, non dimenticandosi mai l’importanza della creatività e dell’aggiunta di un tocco personale per la realizzazione di un nuovo piatto.

 

Quale è la filosofia ristorativa di Re Santi e Leoni?

Per Luigi Salomone la tradizione, la sua conoscenza e la contaminazione che ne consegue grazie alle esperienze e ai viaggi, è alla base di ogni ricetta, e la sua volontà è quella di riuscire a  mantenere sempre quel ricordo che cattura oltre al palato, anche il cuore. Un altro fattore importante, è la riconoscibilità di ogni ingrediente che viene servito nel piatto che deve rappresentare un concetto nitido in cui non manca mai un tocco di acidità. La sua idea è quella di un luogo dove si mangia bene, di un posto caldo e accogliente, che rispetta la materia prima e l’ospite che, una volta entrato, viene invitato a vivere un’esperienza gastronomica semplice, ma fatta di ingredienti ricercati e piatti creativi.

 

Puoi darci delle anteprime relativamente ai piatti/menù che presentate?

La proposta gastronomica, valida sia per il pranzo che per la cena, è composta da tre menu degustazione che variano sulla base del numero di portate e si chiamano rispettivamente Re, Santi e Leoni: il primo Re, da 65 euro è composto da 4 portate, il secondo Santi, da 85 euro, comprende invece 6 portate, l’ultimo Leoni, da 110 euro, può essere definito “a mano libera”; per la scelta dei piatti ci si affida completamente allo chef, che tiene conto anche di allergie, intolleranze, pietanze non gradite dall’ospite o già assaggiate in precedenza. Il menu più corto racconta la tradizione, quello più lungo, per chi vuole osare di più, offre una varietà maggiore di pietanze e si spinge verso una tematica più creativa senza però tralasciare la memoria dei sapori. Oltre ai tre menu degustazione c’è anche la possibilità della carta, che presenta cinque antipasti più due scelte di crudo (una selezione di tartare e carpacci di pesce e un gran crudo), sei primi, cinque secondi e cinque dolci. Tutte le portate sono legate ad un ricordo, un’esperienza, un viaggio, un sapore che lo chef conserva nella memoria sin quando era bambino e che oggi grazie alle tecniche e alle conoscenze acquisite, ha saputo riproporre nei suoi piatti

La qualità dei nostri piatti inizia con la minuziosa cura nella selezione di ogni singolo ingrediente, come sono stati selezionati i vostri fornitori?

Luigi ama recarsi ai mercati locali di pesce e verdure e in campagna, dove coglie le sue albicocche, gli agrumi, i fichi, i pomodori e tutte le erbe aromatiche durante la stagione primaverile: la ricerca del prodotto per Luigi è un momento fondamentale. Lo chef viene inoltre supportato ogni giorno da tanti piccoli produttori che gli garantiscono di avere in cucina i migliori prodotti del territorio.

Il territorio è un argomento da sempre caro allo chef e la Campania offre tanto da scoprire e tante sono le materie prime che si posso utilizzare per la creazione di un piatto. La disponibilità di questi ingredienti fa si che si possano sempre proporre portate dai sapori freschi, armoniosi e mediterranei grazie, ad esempio, all’utilizzo del limone o dei pomodorini, che rappresentano il punto di forza dei produttori campani. Per Luigi, in particolare, il latte di bufala costituisce quell’elemento territoriale da cui trarre ispirazione grazie al suo profumo di fieno, alla grassezza e all’acidità: da qui nascono due piatti Tortello al latte di bufala, olio, aglio Orsino e tartufo e Bufala, ciliegie e vino rosso. Il primo è una pasta a 30 rossi con un ripieno di ricotta di bufala e limone, servita con una schiuma di latte e olio che ricorda il condimento della pasta in bianco e agli Orsino, un aglio selvatico che si trova sul partenio e del tartufo estivo; il secondo invece è un dolce, realizzato con yogurt di bufala , gelato al fior di latte, riduzione di vino e ciliegie ed una pellicola di amarena a coprire. La regione Campania e tutti i suoi sapori hanno dato ai piatti di Luigi quel tocca ecumenico e personale che li rende riconoscibili al palato.

 

Re Santi e Leoni  è un ristorante dal design contemporaneo in un palazzo borghese di fine ‘800, il come il passato incontra il design contemporaneo?

 

L’intero progetto del ristorante Re Santi e Leoni è stato curato dallo studio di architettura di Giuliano Andrea dell’Uva: l’intento è stato quello di inserire volumi all’interno dello spazio senza mai limitare l’effetto prospettico che aveva in origine.

All’interno, colori chiari, alluminio e geometrie dominano la scena, ispirandosi  al lavoro che Gae Aulenti sperimentava nei primi anni ‘70, antico e nuovo a confronto. L’idea è quella di trasmettere che ci si trova in un luogo dalla cucina e dal design contemporaneo ma che non dimentica la tradizione, anzi la trasforma.

 

L’apertura è avvenuta il 26 giugno, quali sono le aspettative in virtù anche del lungo lockdown che ha colpito il paese?

 

Data la situazione, al momento le aspettative principali sono quelle di riuscire a regalare ai clienti un momento di svago rappresentato da un viaggio gastronomico tra i sapori del nostro Paese e in particolare quelli delle terra campana. Teniamo molto alla al fatto che i clienti escano da Re Santi e Leoni soddisfatti.