L’azienda Andreola tra identità, suoli e carattere
Nel mondo del Prosecco — spesso affollato, a tratti omologato — esiste un’azienda che ha scelto una via diversa. Una strada in salita, letteralmente, fatta di pendenze estreme, lavoro manuale, selezione maniacale delle uve e uno sguardo visionario che parte dalla terra per arrivare in tavola. Stiamo parlando di Andreola, storica realtà vitivinicola di Col San Martino, nel cuore del Valdobbiadene DOCG, che da oltre quarant’anni racconta con autenticità e finezza il lato più eroico, raffinato e identitario delle bollicine italiane.
Non è un caso che questa azienda, guidata da Stefano Pola, abbia scelto di firmare le proprie bottiglie con la dicitura “Eroico in Valdobbiadene”. È una dichiarazione di intenti, un posizionamento chiaro: Andreola non vuole essere “un altro Prosecco”, ma il suo contrario. Un interprete rigoroso e affilato di un territorio che qui non è solo sfondo, ma attore protagonista.
Un press lunch a Napoli per raccontare il carattere del Valdobbiadene DOCG
Tutti questi concetti si sono tradotti in concretezza sensoriale durante un recente press lunch organizzato a Napoli, occasione nella quale una selezione dei vini Andreola è stata proposta in abbinamento a piatti della tradizione partenopea, dimostrando una versatilità sorprendente, frutto di un approccio produttivo che gioca in maniera intelligente sul grado zuccherino e, soprattutto, sulla diversità geologica dei suoli delle Rive.
Un concetto, quello della “modulazione dolce”, che ha mostrato tutta la sua potenza gastronomica: dagli Extra Brut incisivi, abbinati all’insalata di mare, passando per la versione Extra Dry che ha accompagnato felicemente il pescato del giorno al forno, fino ad arrivare al Dry con la torta caprese, è emersa una verità cristallina: i Valdobbiadene DOCG di Andreola sanno adattarsi e sorprendere, senza mai scendere a compromessi sulla qualità o sulla propria identità.
Identità, territorio, verticalità
Il punto di forza di Andreola è quello di non voler piacere a tutti i costi, ma di farsi capire da chi ha desiderio di ascoltare. I suoi vini sono “fatti a mano”, nel senso più profondo del termine: vendemmie a mano su pendenze estreme, l’utilizzo di carrucole per il trasporto delle cassette, un mosaico viticolo che si estende su oltre 110 ettari in uno degli areali più scoscesi e autentici della denominazione.
Qui, tra le colline di Col San Martino, Refrontolo, Soligo, Rolle e le Rive più esclusive, la Glera si esprime in modo unico grazie a una varietà di suoli – ricchi di argille, sabbie e substrati rocciosi – che donano sfumature differenti e una mineralità distintiva ad ogni etichetta. Un dettaglio tutt’altro che secondario, se si considera che ogni Riva è un cru a sé, e che Andreola è oggi la cantina con il maggior numero di Rive in catalogo, ben otto etichette, comprese alcune versioni da agricoltura biologica.
Una filosofia fondata sull’ascolto della terra
Fondata nel 1984 da Nazzareno Pola, padre dell’attuale titolare Stefano, Andreola è da subito partita da una convinzione: il vino non è solo un prodotto agricolo, ma una narrazione liquida del territorio, un principio che richiama il mito della Viticoltura Eroica http://www.foodmakers.it/campi-flegrei-dalla-viticoltura-eroica-alla-citta-del-vino/
Un concetto che oggi più che mai trova piena espressione nella gamma aziendale, costruita su una produzione che privilegia il Valdobbiadene DOCG in ogni sua forma, con un’attenzione maniacale alla qualità senza compromessi.
“Per noi non è mai stato questione di quantità – sottolinea l’enologo Mirco Balliana – ma di restituire l’identità autentica di ogni parcella. È il suolo, con il suo profilo minerale e la sua struttura, a guidare lo stile. Poi interviene il grado zuccherino, modulato con eleganza per interpretare al meglio la vocazione di ogni vino”.
Il risultato è una collezione coerente, raffinata, pensata non solo per l’aperitivo, ma per l’intero percorso gastronomico.
Suoli e zucchero: le vere chiavi dell’abbinamento
Durante il pranzo napoletano è emersa chiaramente una delle cifre stilistiche più originali del progetto Andreola: la capacità di costruire abbinamenti non scontati, giocando sulle sfumature aromatiche della Glera, sulla mineralità dei suoli e su una gestione millimetrica del dosaggio.

In particolare, si è potuta apprezzare la linea delle Rive, vero e proprio “atlante geologico liquido” del Valdobbiadene. Dalla “26° I°” Rive di Col San Martino, fresca e verticale, alla “Mas de Fer” Rive di Soligo, più morbida e avvolgente, ogni vino ha raccontato un frammento diverso di terroir, sottolineando come il Prosecco – quando nasce da viticoltura eroica e da vinificazioni attente – possa sposare con grazia tanto piatti delicati quanto strutturati.
Particolarmente apprezzata anche la “Etichetta del Fondatore”, una selezione che rappresenta l’apice della filosofia Andreola: finezza, equilibrio, lunghezza gustativa e una sapidità che stimola la salivazione, rendendola perfetta per la cucina mediterranea.
Sostenibilità, visione, internazionalità
Lontano dagli stereotipi del Prosecco “facile”, Andreola ha scelto di costruire una filiera sostenibile e un’identità riconoscibile anche all’estero. Oggi l’azienda esporta il 35% della produzione in paesi come USA, UK, Svizzera, Belgio, ma anche Messico, Thailandia e Indonesia, dove le bollicine venete iniziano a essere apprezzate per la loro raffinatezza e coerenza stilistica.
Sul fronte ambientale, Andreola ha adottato un sistema di recupero dei sottoprodotti della vinificazione, trasformati in compost e reintrodotti nei vigneti per migliorare la fertilità dei suoli. Un ciclo virtuoso che conferma l’attenzione all’ambiente e il desiderio di preservare il territorio nella sua integrità.
Un nuovo orizzonte: le Dolomiti
Nel 2023, Andreola ha fatto un ulteriore passo audace: ha piantato Riesling e Traminer aromatico nelle Dolomiti Bellunesi, in un nuovo progetto di viticoltura di montagna. Le prime etichette IGT “Vigneti delle Dolomiti” sono già realtà, a testimonianza di un’azienda che non smette mai di sperimentare, pur restando ancorata ai valori fondanti del Valdobbiadene DOCG.
Un progetto ambizioso che conferma la voglia di alzare sempre l’asticella, con la consapevolezza che la qualità nasce prima di tutto dalla capacità di osservare, ascoltare e adattarsi.
Un modello da seguire
Andreola non è semplicemente un’eccellenza del Valdobbiadene: è un manifesto di autenticità, coraggio e coerenza produttiva. In un panorama dove spesso il Prosecco viene ridotto a fenomeno commerciale, questa azienda ha dimostrato che si può fare grande vino da Glera, raccontando territori complessi, con sfumature che meritano attenzione.
Il press lunch napoletano ha evidenziato come queste bollicine eroiche sappiano stupire anche a tavola, diventando partner ideali di piatti ricchi e strutturati. È un invito a riscoprire il Prosecco come vino da gastronomia, capace di dialogare con la cucina italiana da Nord a Sud, grazie a una raffinata gestione di suoli e zuccheri.
In un’epoca in cui il consumatore è sempre più esigente e alla ricerca di autenticità, Andreola si presenta come un punto di riferimento imprescindibile per chi vuole bere bene, consapevolmente, e con emozione.
