Napoli ha un ventre nascosto, è una “città dai mille volti segreti, tutti veri e tutti diversi”, come diceva Jean Paul Sartre: ci troviamo alla Via Giacomo Piscicelli, nel borgo antico del quartiere Chiaia, che, assieme a Via Cavallerizza, Largo Ferrandina, Via S. Teresa a Chiaia e Vico S. Maria in Portico, costituiva il percorso tortuoso che collegava, nell’antichità, la porta Romana con il Lido di Chiaia, ovverosia l’attuale Riviera, prospiciente il mare.

Ad onta della temperie di movida e glamour del quartiere in cui è collocata, la caratteristica principale di tale strada è quella di essere totalmente avulsa dal contesto, priva di negozi in un’atmosfera d’altri tempi, puntellata unicamente da negozi di tappezzeria nel tratto iniziale: vero sino a Febbraio scorso, quando, a cura della famiglia Aveta, ha inaugurato Movino, risto-wine-bar e bistrot d’autore, con una vasta selezione di tapas, piatti della tradizione, accompagnati da una carta dei vini che prediliga segnatamente quelli da agricoltura naturale e bio-dinamica, con la consulenza della Società di selezione e distribuzione “The Great gig in the wine”.  

Elegante e discreto l’ingresso, con il bancone della mescita in bella vista, luci soffuse che fanno il paio alle atmosfere rarefatte di questa misconosciuta eppure suggestiva arteria di Chiaia: bella la sala interna, con pareti decorate “a tema enologico”, che negli intenti del titolare, il giovane sommelier Enrico Maria, dovrebbe divenire antro per appassionati, sede di incontri con produttori e sigle di settore, oltre a, come dicevamo, wine-bistrot e trattoria gourmet. 

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Diamo inizio alla degustazione, indubbiamente l’apertura nelle imminenze del “lockdown” ha inciso negativamente, ma bastano la passione e determinazione dei titolari – alla cucina il sig. Sandro, padre di Enrico, e la madre sig.ra Susy a dare una mano nella gestione della sala – per sopperire alla cronologia infausta degli eventi: gustosa la sequenza delle tapas, il chilometro zero incrocia e si rapporta al chilometro mille, l’alice del golfo in pastella fritta si alterna alle acciughe del Cantabrico, il formaggio ai 2 latti ovino e caprino affinato nelle vinacce di Pallagrello al burro di Normandia, la mini-tortilla di patate e cipolle al gateaux, per chiudere con i suntuosi fiori di zucca fritti.

Bello il pairing con il petillant nature (ovverosia rifermentato in bottiglia) “La mossa di Baal” Colli di Salerno IGT, da Fiano e Malvasia, il titolare rappresenta una presenza solerte e discreta, sui due primi, a base di gamberetti rossi di Mazara e pesce spatola, privilegiamo, sulla scorta dei consigli, un prodotto dell’azienda umbra “Raina” di Francesco Mariani, in pochi anni divenuto assoluto riferimento di settore per i cultori dei vini biologici: il Grechetto IGT del 2018 è sapido e ben sostiene la tensione gustativa, caratterizzato da fermentazione spontanea ed affinamento sulle fecce fini per 6 mesi, il colore dorato opaco rivela la non filtrazione e l’assenza di chiarifiche.

Doveroso menzionare l’offerta di pani, grande attenzione a quelli integrali ed ai quattro cereali preparati personalmente dallo chef Sandro, assoluta qualità dell’olio impiegato, selezione Antico Frantoio Muraglia, insomma un grande viatico per il secondo in arrivo, i sontuosi involtini di pesce spada: il taglio in carpaccio, la provenienza rigorosa dallo stretto di Messina, la preparazione con ripieno di capperi di salina, olive messinesi, formaggio “pepato”, ne fanno un’assoluta prelibatezza, tra l’altro di grande duttilità nel pairing con le raffinatezze proposte nella wine-list dei nostri.

Chiudiamo con il tiramisu’, rigoroso come da tradizione, sul quale abbiniamo, in maniera ineccepibile, un Porto “Tawny” di Dow’s: come non notare che, nei vini a mescita al calice, figurava un Barolo di Fenocchio del 2015, ed a questo punto appare oltranzista ed irriverente, sulla scorta di una serie di elementi, qualsiasi paragone con locali – enoteche o bistrot che dir si voglia – estemporanei e corrivi, di cui lo scrivente ritiene brulicare strade ben più blasonate adiacenti, qui la qualità e la selezione abbondano, e non si pagano profumatamente.