19 marzo Festa del papà, 21 marzo primo giorno di Primavera, Giovedì santo imminente e infine Pasqua. Metti tutto in pentola ed ecco il menù di Assunta Pacifico, in arte la “figlia d’o marenaro“. Sì perché, per ognuna delle suddette feste, la ciclonica imprenditrice dello storico locale di via Foria, icona popolarissima dei social, ha preparato un piatto. Zeppola di mare in collaborazione con l’amico Ciro Poppella (che firma pure il Fiocco salato con il polpo), la tipica Ricotta salata per gli Spaghetti a vongole con foglia d’oro, Zuppa di cozze classica e infine Pastiera di casa con il segreto. Cosa tiene insieme un menù così? Un filo affettivo.

Menù e ricordi di Assunta Pacifico

Sono innumerevoli i ricordi di papà e di mamma che la signora Pacifico rievoca nell’illustrare i suoi piatti. E alla fine di ogni ricordo ci sta lei: la bimba oggi donna che vuole essere all’altezza del compito e delle responsabilità che i genitori le hanno assegnato nel cambio generazionale. Ma affinché loro, dal cielo, siano sempre fieri di lei, fa ancora di più: vuole superare le aspettative e, con un impulso tutto suo (quello che ha fatto fare a La figlia d’o marenaro il salto di qualità degli ultimi 5 anni) lavora sull’esecuzione perfetta e la sorprendente capacità di replicare la stessa qualità anche al cospetto di quantità incredibili.

Primavera, l’esperienza da Assunta Pacifico

Si inizia con un calice di spumante fuori in strada. Tra una chiacchiera e l’altra si ammira il forsennato calmo andirivieni dello staff della signora che è come sempre in prima linea. Una donna della Napoli più verace della quale, anche se i social hanno dato un’esplosiva popolarità, non è rappresentata correttamente l’essenza vera e pura: la fatica quotidiana personale, il non risparmiarsi mai nel sostenere tutti, la voglia di riscatto per aver rinunciato a tutti i sogni per “sognare il sogno del ristorante” dalla tenera età di 7 anni. Più che “la figlia del marinaio”, Assunta è un capitano di lungo corso. Uno di quelli che ama la nave e il mare che solca più di se stessa. Che certamente metterebbe tutti in salvo e affonderebbe con lei, impugnandone fiera il timone fino all’ultimo respiro. Anche se questa è una scena che, vista la crescita esponenziale della popolarità dei locali di famiglia, non vedremo mai.

Zuppa di cozze classica, inimitabile

Il Pignatiello classico è stato primo premio all’ultimo Festival del brodetto, mentre la Zuppa di cozze è stato Piatto dell’anno. Ci tiene, Assunta, a spiegare la differenza: il primo è con salsa, la seconda con acqua di polpo. E ovviamente lei li ha in menù entrambi. E in versione extra large. La tradizione moderna vuole che la Zuppa di cozze si prepari il Giovedì santo perché cozze, maruzze e sconcigli, tipico fondo della rete dei pescatori, sono ingredienti poveri. “Una volta!” dice la signora Pacifico, che confessa di non aver mai avuto il piacere di sedersi a mangiarla a tavola nel giorno di festa. Giorno in cui la fila fuori dal suo locale si fa ancora più copiosa.

La pastiera a 8 strisce

Pasqua è invece la tradizione della Pastiera. Le strisce di decorazione, da Assunta, sono pari. 8 non è un numero della cabala, in questo caso. Ma un altro ricordo: quello di una bimba che desidera un bacio e un abbraccio della mamma ma lei, donna d’altri tempi, glielo nega schernendosi. “I bambini si baciano mentre dormono” si pensava un tempo. Ma un bel giorno arriva la Pasqua pure per Assunta. Un tal 8 di aprile il bacio arriva e lei custodisce il ricordo di questo dono inaspettato come un tesoro. Tanto grande da aggiungere una striscia sulla regina di Pasqua: la Pastiera di casa.

Monica Piscitelli

Monica Piscitelli

Giornalista e autrice specializzata nel settore enogastronomico. È strategist nella comunicazione di settore.

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