Marianna Di Leo, salernitana di nascita, muove i primi passi nel mondo del bar già da bambina, quando intralciava il lavoro del padre. Nonostante questa grande passione intraprende un percorso di studi differente. Di lì a poco iniziano i weekend al bar, poi gli studi e il lavoro vero e proprio. Si immerge in questo mondo iniziando a costruire qualcosa nella mia città. Dopo qualche anno a Milano, entra a far parte della grande famiglia del MaG cafè, dove tra immense soddisfazioni e tanta fatica ho lavorato 4 anni.

Nel 2019 ha avuto la fortuna di seguire un progetto di masterclass con  tequila Espolon in giro per l’Italia che le ha permesso di trasmettere la mi passione per il tequila.

Oggi è la bar manager di Cinquanta Spirito Italiano.

Ciao Marianna, ci racconti com’è sbocciata in te la passione per la mixology?

Avevo più o meno 20 anni, lavoravo in sala in un locale estivo a Salerno e ricordo che rimasi totalmente affascinata dal lavoro di un mio collega bartender. Fu lì che decisi che questo sarebbe stato il mio lavoro.

Ricordi qual è il primo cocktail che hai preparato?

È passato davvero troppo tempo purtroppo. Probabilmente un americano o un gin tonic.

Nel 2016 ti è aggiudicata la seconda edizione di “Mixologist – La sfida dei cocktail”, ci racconti che esperienza è stata?

Mixologist è stata un’esperienza fantastica, molto costruttiva. Mi ha dato modo di confrontarmi con molte persone e mi ha permesso di conoscere tanti professionisti. 

Dopo quell’esperienza sei stata al “Barba”, prima di entrare a far parte della grande famiglia del MaG Cafè, esperienze importanti, che cosa ti hanno lasciato?

Il Barba è stata la mia prima esperienza nella città meneghina, prima di entrare a far parte della grande famiglia del MaG Cafè, dove sono rimasta per quasi 4 anni. Il MaG mi ha insegnato veramente tanto, sono grata.

Nel 2019 hai curato un progetto di masterclass con tequila Espolòn in giro per l’Italia, che ti ha permesso di trasmettere la sua passione per il tequila, ci puoi raccontare qualcosa in più?

Eh si, sono un’agave lover! Ho avuto la fortuna e l’onore nel 2019 di seguire con il brand Espolòn il progetto del Campari Academy Truck. Andare in giro per l’Italia, conoscere persone e parlare di ciò che ami è un’esperienza che non ha prezzo.

Attualmente sei al Cinquanta – Spirito Italiano, ci racconti nel dettaglio la vostra drink playlist?

Con la nostra prima drink list abbiamo voluto omaggiare gli anni ‘50, anni in cui l’Italia viveva una rinascita, il mondo assisteva alla creazione della Barbie, Elisabetta II diventava regina.

Ogni drink è ispirato ad un particolare avvenimento accaduto del decennio dei ‘50.

Di seguito il link della nostra carta https://barcinquanta.it/menu/

Cosa pensi del bartending di oggi e come pensi cambierà nell’immediato futuro?

Le mie considerazioni non possono prescindere da quanto successo negli ultimi anni a causa del Covid. La pandemia ci ha costretti a rivalutare anche le cose più banali della nostra vita, lavoro compreso. Si è assistito ad un ritorno alla semplicità e ad una maggiore attenzione verso gli sprechi. Quello che gli inglesi chiamano zero waste credo ricopra una parte importante per il nostro lavoro e per l’ambiente.

Quale tecnica di miscelazione preferisci?

Definirei la mia miscelazione semplice ma ricercata, senza troppi fronzoli.

Il protagonista è sempre l’ospite non dimentichiamolo.

Quanto spazio ha la creatività nel tuo lavoro?

La priorità nel mio lavoro è l’ospitalità. Gli ospiti devono sentirsi a proprio agio. Senza dubbio la creatività ricopre un aspetto fondamentale, riuscire a creare dei drink che appaghino la curiosità e il gusto delle persone e leggere nelle loro espressioni io piacere nel bere non ha prezzo.

Qual è il distillato che preferisci miscelare e qual è il cocktail che preferisci bere e quello che preferisci realizzare?

Tequila su tutti! Il mio drink preferito è il Tommy’s Margarita.

Ci racconti come hai vissuto questo periodo particolare dominato dal Covid 19?

Ho avuto la fortuna di ritornare a Salerno poco prima del primo lockdown quindi tutta la fase iniziale ricca di incertezze l’ho trascorsa insieme ai miei cari. Un riposo “forzato” che mi ha permesso di godermi la mia famiglia.