L’azienda Vinicola Tenuta Terre Nobili è stata fondata verso la fine degli anni 60 a Montalto Uffugo da mio padre Ennio persona profondamente radicata in questa terra e che desiderava fortemente dedicarsi all’agricoltura a tempo pieno!

Nel 1990 Lidia decide di abbandonare la Romagna, dove ha compiuto i suoi studi di agraria, per trasferirsi definitivamente in Calabria ed ad oggi gestisce l’azienda con passione!!!!

Conosciamola meglio in quest’intervista!!!!

Buongiorno Lidia, in un intervista ha detto: “I miei figli? Greco e Magliocco, vitigni autoctoni che ho riscoperto tra le tante varietà ereditate da mio padre”, come sono nati?

L’azienda è stata creata da mio padre, che pur venendo da un’attività completamente diversa, era ingegnere, voleva nella fase della sua pensione dedicarsi all’agricoltura. Fece una ricerca su quelli che erano i vitigni che da sempre erano stati impiantati nella zona di Montalto Uffago, inizio a girare per parecchie vigne e prelevo del materiale e le pianto all’interno dell’azienda, ma scelse molte varietà. Intorno agli anni 60/70, in Calabria il vino buono era quello che si otteneva unendo diversi vitigni che davano diversi sapori.

 L’azienda Vinicola Tenuta Terre Nobili è stata fondata verso la fine degli anni 60 a Montalto Uffugo in un territorio tra la Sila ed il mare, molto argilloso, questo come impatta sui vini?

All’inizio degli anni ’90 sei ritornata in Calabria dopo una lunga esperienza in Emilia, cosa porti di quell’esperienza nella tua attività?

La mia scelta di tornare in Calabria e seguire le orme di mio padre è stata una scelta d’amore fatta nei riguardi di mio padre che desiderava tanto ottenere un vino con tanto di etichetta. Mi ricordo che durante le nostre lunghe passeggiate in vigna, provavamo ad immaginare l’etichetta del nostro vino e lui ne era molto orgoglioso.

Io sono laureata in agraria ma non mi era sporcata le mani in campo, quindi gli inizi sono stati un po’ duri, anche perché all’interno dell’azienda dovevo affermarmi come guida perché sino a quel momento le redini erano state nelle mani di mio padre. Inoltre in quegli anni in Calabria la nostra attività era propria degli uomini e le donne erano da contorno, non c’erano imprenditrici donne. Per far si che gli operai mi riconoscessero in me la loro guida, io inizia a fare l’agricoltore come loro, e quando facevo una richiesta che non espletavano perché erano “contrari”, ero io in prima persona a farla, dando loro l’esempio. Piano piano le cose hanno iniziato a girare in modo diverso ed abbiamo creato una squadra coesa che si pone lo stesso obiettivo e lo persegue con grinta e caparbietà. Quindi il mio entusiasmo è stato alla basa per creare quella squadra che è alla base della buona risuscita di un’impresa.

All’inizio si produceva principalmente vino sfuso, che all’epoca si vendeva molto bene ed era particolarmente richiesto. Poi mi resi conto, con il passare degli anni, che le esigenze del mercato stavano mutando, dovevo convertire l’azienda e pensare qualcosa di diverso.   Ho acquistato macchine ed attrezzature e ristrutturato i fabbricati, abbiamo scelto dai vitigni che avevamo, dopo una serie di microvinificazioni, quali vitigni erano quelli che rispondevano all’esigenza del momento. In quegli anni avevo approfondito le mie conoscenze sul vino, con corsi ed ero divenuta sommelier, e mi resi conto che un buon vino rosso era diverso da quello che precedentemente producevamo e quindi queste prove mi sono servite per scegliere ciò che dovevamo produrre per il futuro.

Inoltre mi feci affiancare da un enologo, in quanto ero cosciente che da sola non riuscissi a fare tutto. Così incontrai il mio attuale enologo che mi insegnò a coltivare meglio la vigna, ad abbattere tanti grappoli per migliorare la qualità, mi insegno tanto come per esempio quello di fare i panel di degustazione delle uve. Dopo un po’ iniziammo a vinificare le prime uve e poi piano piano è nata Terre Nobili. Le uve scelte sono il Nerello, il Greco ed il Magliocco, da questi vitigni ho tirato fuori diverse etichette, per esempio il Cariglio che è formato da Magliocco in purezza, la fermentazione è fatta in acciaio.  Proprio qualche giorno fa durante una cena con amici, mi hanno fatto una sorpresa presentandomi un Cariglio di 10 anni fa e mi sono resa conto che il Magliocco ha una capacità incredibile di sopportare l’invecchiamento senza subire modificazioni. Sono stata la prima ad essere piacevolmente colpita della bontà, dalla profumazioni che questo mio vino continuava ad avere, il che mi ha inorgoglito perché mi ha confermato la bontà delle scelte fatte in passato.

Quali sono stati i primi passi della commercializzazione?

All’inizio per far conoscere le nostre etichette ho pensato a far girare questo vino tra vari degustatori, per es. giornalisti, per avere un riscontro sul prodotto. Proprio in una di queste prove, unii al Magliocco una piccola partita di Merlot pari al 20%, presa da un vicino. Uno de giornalisti che provò questo vino mi evidenzio due particolari, innanzitutto che l’enologia si stava spingendo più verso un mercato di vino autoctono piuttosto che di vitigni internazionali, e che l’aggiunta del 20% di Merlot non arricchiva il mio vino, lui mi consigliò di abolire totalmente i vitigni internazionali e di continuare a coltivare quelli tipici della nostre terre. Dopo un po’ iniziammo a partecipare a qualche gara mondiale

Infatti molti dei tuoi vini hanno ricevuto importantissimi premi Cariglio 2015 Medaglia d’oro al Concorso Mondiale di Londra (Decanter World Wine Awards 2017), Teodora 2013 medaglia d’argento concorso IWSC Londra, Cariglio 2015 Medaglia d’oro al Concorso Mondiale di Bruxelles 2017, Ipazia 2015 Medaglia di bronzo al Concorso Mondiale Decanter Wine Awards 2017 di Londra, che effetto le fà?

Aver ottenuto questi importanti premi mi ha inorgoglito tanto, ci siamo solo un po’ fermati negli ultimi due anni perché il meteo non è stato favorevole portando ad una decurtazione del prodotto e non sono riuscita a portarlo in gara.

Speriamo che quest’anno possiamo avere la possibilità di gareggiare, visto che questi eventi mi danno una grande carica e soprattutto ci porta ad allargare i nostri clienti. Le gare sono alla base della mia commercializzazione!!!

Circa l’80% della nostra produzione viene commercializzata all’estero Gran Bretagna, Giappone, Cina e Germania. La mia arma vincente è stata avere un’alta qualità a prezzi moderati, il rapporto qualità/prezzo è stata la strategia vincente, inoltre il nostro packaging è anche figlio di un grande lavoro.

Ma vorrei ricordare anche il nostro passito Rerè, intitolato a mia madre, questo era il nomignolo con il quale mio padre la chiamava, e lei era una grande amante di questo prodotto. L’etichetta inoltre porta il disegno che è un suo autoritratto da giovane. È un prodotto ottenuto principalmente da uve greco con una piccola quota di moscato, appassite in pianta, vinificazione in acciaio e successivo passaggio in barrique per 2 anni, un anno di affinamento in bottiglia. È stata una bella novità lavorare queste uve, facendo appassire i grappoli direttamente in pianta.

Ci puoi descrivere le caratteristiche principali dei tuoi vini e ci sapresti indicare degli abbinamenti con i cibi?

Innanzitutto ho fatto una prova con il passito abbinandolo con i formaggi e ritengo che si sposi perfettamente con questi prodotti. Il vino bianco, consiglierei di non provarlo freddo in quanto copre molti dei profumi che questo prodotto sprigiona naturalmente, la temperatura più adatta è intorno ai 25° e trovo si sposi bene con i finger food oppure con con il fusillo con il pomodoro fresco oppure con le carni bianche. Il rosso Cariglio lo trovo si abbini con tutti i piatti al netto del pesce a meno che non sia un azuppa con lo scorfano.

Il Teodora si sposa benissimo con il cioccolato, con una buona torta al cioccolato credo che sia qualcosa di incredibile!