Enzo Coccia riceve il diploma Ais di sommelier ad honorem.

Si chiude il cerchio, con grande gioia del noto pizzaiolo napoletano, immortalato in queste ore nelle foto sui social, su un episodio che quelli della vecchia guardia enogastromica campana conoscono molto bene: la clamorosa bocciatura, del tempo, di Coccia, al percorso in tre livelli della piu antica Associazione di categoria italiana. Bocciatura che gli fece decidere di archiviare l’ esperienza senza mai più ripetere l’esame. E forse bene è stato così per il mondo della pizza!

In effetti il fatto del diploma Ais da sommelier, ad honorem, ad Enzo Coccia, e l’aneddoto sotteso suddetto, potrebbero essere liquidati come “cronaca iper locale”, se non fosse per un dettaglio: parliamo dell’innovatore pioniere della pizza di fattura napoletana, italiana.

Coccia, fatto noto al Presidente di Ais Campania Tommaso Luongo che lo premiava ieri nel corso di una bella serata con il Presidente nazionale Sandro Camilli, in tempi non sospetti, aveva intrapreso il percorso da sommelier in veste di pizzaiolo.
Per la curiosità – come sempre ha dichiarato Coccia, per chi lo ricorda – di esplorare il vino come compendio della pizza. O, ancor meglio, per conoscere in generale come i sommelier – in prima linea, dalla fondazione della Associazione che celebra oggi, a Pompei, e in tutta Italia, i suoi 60 anni (ndr. 7 luglio 1965, la data esatta) – lavorano sull’ analisi sensoriale del vino. Anche per applicarla (e qui sarebbe il colpo di genio di Coccia, che lo ha sempre dichiarato semplicemente) alla pizza. Ma (!!!) in un tempo nel quale un ragionamento del genere era impensabile.
Eh già! Non sono questi semplici ragionamenti e “trovate” a cambiare la storia umana?
Così è stato con Coccia che, da quella esperienza, “rubò” (ndr: la parola non è usata a caso: i pizzaioli la utilizzano ogni volta che devono imparare qualcosa e l’accesso alla conoscenza è complesso o osteggiato. Come con il mestiere dei padri.) un metodo che ha perfezionato e sublimato a modo suo avviando una produzione sensazionale. Contrasto, assonanza, territorialità, consistenza, profumo e così via, li ha portati sulle sue sue pizze. E certamente ne ha importato la decodificazione che gli ha consentito di passare “al livello superiore” del gioco. Così andando a dialogare con gli chef che quel linguaggio lo possedevano già.

Letto così, il conferimento ad Enzo Coccia del diploma di sommelier ha un valore, dunque, personale per Coccia – che non se lo poteva certamente più aspettare, dopo lunghi anni da quel corso dell’Ais Napoli alla Camera di Commercio di Napoli – ma anche simbolico, e storico, di sottolineatura di un percorso che ha portato lentamente all’avvicinarsi del mondo della pizza al vino. Per mano, e qui va ribadito, di un pionere alla potenza di due: è stato il primo innovatore della pizza dal punto di vista degli impasti e delle farciture – inaugurando il corso della pizza gourmet (ampiamente superata come genere in sé) – e anche quello che ha visto nel vino italiano una opportunità. Ricordiamo infatti il suo impegno con “La Notizia 2” (ndr. La Notizia 94) con una carta dei vini, all’epoca, rivoluzionaria. Impegno ribadito con la carta delle ‘Bollicine’ (qui francesi, tante. Tra cui magnifici Crémant) per il suo locale dedicato ai fritti, ‘O sfizio d”a Notizia,
aperto nel 2016.
Un impegno costante, insomma, di dialogo tra due grandi specialità del Made in Italy da un artigiano che, con le motivazioni della Giunta che gli ha conferito il diploma ad honorem, gli restituisce una soddisfazione ambita e forse anche qualcosa di più. Se ricorderete, come me, che, all’epoca, il bravissimo Ciro Potenza, sommelier che ha poi girato tutto il Mondo, nel 2011 ancora allo stellato Palazzo Petrucci, da quello stesso corso Ais che vide Enzo Coccia bocciato, prese il volo lasciando La Notizia 53.


L’Ais prende l’Ais da. Auguri a tutti i sommelier italiani.

Monica Piscitelli

Monica Piscitelli

Giornalista e autrice specializzata nel settore enogastronomico. È strategist nella comunicazione di settore.