Lucrezia Notaro, laureata in radiologia decide di seguire il suo sogno, diventare pasticcera……per lei la pasticceria è rigore, eleganza e sacrificio. Se non si è disposti a sacrificarsi per lei non ci sarà mai la magia che provoca.

Da dove nasce la tua passione per la pasticceria?

La mia passione per la pasticceria è andata crescendo con gli anni. Mentirei se dicessi che sono nata pensando di diventare una pasticcera. Da piccola amavo guardare mia nonna mentre preparava i suoi dolci: dai ciambelloni alle crostate alle ciambelline. Lei preparava i dolci di e per la famiglia e lo faceva con amore. Credo sia stata lei a trasmettermi quella sensazione di libertà che provo quando creo i miei dolci.

 

Da una laurea in radiologia alla pasticceria, cosa ti ha spinto a fare un cambiamento così radicale?

L’amore e la passione direi. Mi sono laureata in tecniche di radiologia e successivamente ho preso un master in coordinamento sanitario. Ho amato il mio percorso accademico. Ho fatto molti tirocini ospedalieri ma mai una proposta reale di lavoro. Così nel tanto tempo libero che avevo ho cominciato a mettere le mani in pasta. Col tempo ho capito che fare dolci mi faceva stare bene, mi donava un senso di tranquillità. Così una mattina mi sono svegliata e mi sono detta “farò la pasticcera”.

 

Hai un tatoo con la frase :” ama il tuo sogno se pur ti tormenta” di G. D’annunzio, la pasticceria per te è questo?

Assolutamente sì. La pasticceria, come dico sempre io, è una grande storia d’amore.  È qualcosa che si riesce a fare soltanto se la si ama ed è un amore incondizionato che dura tutta la vita. La pasticceria è rigore, eleganza e sacrificio. Se non si è disposti a sacrificarsi per lei non ci sarà mai la magia che provoca.

Sei partita come autodidatta, poi hai preso parte al corso di Cake design & decoration presso Italian Food Academy, cosa ti ha lasciato?

Sono partita come autodidatta e lo sono ancora. Tutto quello che so fare l’ho imparato leggendo i libri dei grandi maestri. Quello che ha fatto tutto però è stata la mia passione: passavo intere notti a leggere e sottolineare libri. Errore dopo errore ho imparato da sola a camminare in questo mondo. Ho sempre fortemente creduto in una bellissima frase “Se puoi sognarlo puoi farlo”. Con il corso di ITALIAN FOOD academy ho avuto l’opportunità di approfondire le tecniche del CAKE design con la maestra pasticcera Paola Azzolina. Mi ha lasciato sicuramente diverse nozioni a livello tecnico ma soprattutto mi ha lasciato la voglia di continuare a migliorarmi.

 

Hai fatto diverse esperienze cosa ti hanno lasciato?

Beh da ogni esperienza che ho deciso di intraprendere ho preso il buono e il cattivo, ed ognuna di esse mi ha insegnato qualcosa. Tutte le esperienze che ho fatto mi hanno resa quella che sono oggi sia professionalmente che emotivamente.

 

Quali sono le differenze tra la pasticceria tradizionale e quella della ristorazione?

Credo che il tempo sia la variabile da prendere in considerazione per rispondere a questa domanda.

All’interno di un ristorante un pastry chef compone, decora e rifinisce il suo dessert nel giro di pochissimi minuti. Dalla chiamata della sala all’uscita del dolce non deve passare molto tempo perché il cliente è seduto a tavola e non deve assolutamente aspettare oltre il dovuto. La concentrazione e la manualità fanno la differenza soprattutto quando arrivano diverse comande insieme.

La pasticceria da laboratorio è più cauta nei tempi. Non ha i minuti contati e può lavorare con un’organizzazione meno “imprevedibile”.

 

Ci racconti come nascono alcuni tuoi dolci originali?

I miei dolci nascono sempre da un ricordo. Sono La mia emotività e il mio istinto che creano i miei dolci. Il ricordo di un ingrediente piuttosto che di un momento o una persona. Inoltre spesso quando sono a tavola a pranzo o a cena associo quello che sto mangiando con l’idea di un dolce. È facendo così che ho avuto le idee più particolari e bizzarre.

 

Cosa pensi dei programmi di pasticceria in cucina?

Mmm penso che non mostrino esattamente quello che è il nostro mondo. Lavorare in cucina, come anche in laboratorio, non è esattamente la passeggiata di salute che si vuol far parzialmente credere. È sacrificio, stanchezza, cadute. Sveglie all’alba e rientro a casa di notte. È un tipo di lavoro che, ripeto, non si può portare avanti a lungo se non c’è una forte motivazione.

 

A noi puoi dirlo, qual è il tuo dolce preferito e perchè?

Beh in realtà non sono una gran fan dei dolci, nel senso che amo farli ma non mangiarli. Ovviamente per deformazione professionale devo assaggiare tutto ma se proprio dovessi scegliere qualcosa di dolce da mangiare sceglierei tutta la vita un bel maritozzo con la panna oppure una bella fetta di torta caprese.

 

Cosa ti auguri per il futuro?

Per il mio futuro mi auguro di continuare a migliorare, a studiare e imparare ciò che ancora non so. perché come dice il famoso detto “non si finisce mai di imparare” ed in pasticceria, beh, il concetto è triplicato. Mi auguro anche di fare altrettante belle esperienze lavorative magari con alcuni degli chef di cui ho particolare stima e ammirazione. Il futuro è sempre incerto per tutti ma io ho il desiderio di volerne uno colmo di zucchero, farina e uova.