# La Ficheria Santomiele: il fico bianco del Cilento nell’alta cucina - Link: https://www.foodmakers.it/la-ficheria-santomiele-il-fico-bianco-del-cilento-nellalta-cucina/
- Published: 2026-09-10T21:20:08+02:00
- Author: Antonio Savarese Ci sono amicizie che resistono al tempo e, qualche volta, finiscono per trasformarsi
in un progetto capace di raccontare un intero territorio. È questa la storia di **
Corrado e Antonio**, amici fin dall’adolescenza e che, dopo percorsi professionali
molto diversi, hanno trovato nel **fico bianco del Cilento** un motivo per condividere
un nuovo cammino. ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_0470-1024x576.jpeg) **Antonio Longo e Corrado Del Verme** Corrado arriva dal mondo della finanza, al quale ha dedicato gran parte della propria
vita professionale. Antonio, invece, ha seguito strade differenti, fino a studiare
geologia, spinto dal desiderio di viaggiare e conoscere il mondo. Due esperienze
lontane, almeno in apparenza, che intorno all’anno 2000 si sono incontrate in un’intuizione
comune: **valorizzare un prodotto della propria terra e portarlo oltre i confini
locali**. Da quell’idea nasce **[Santomiele](https://santomiele.it/)**, azienda che da 26 anni lavora sulla valorizzazione del fico bianco del Cilento, cercando di restituire
a questo frutto identità, dignità e una nuova dimensione gastronomica. Il nome deriva da un’alterazione di “Santo Michele”, che era originariamente il nome del terreno da cui Corrado e Antonio sono partiti circa 26 anni fa per avviare
il loro progetto. Da questo terreno, “Santo Michele” è poi diventato l’attuale “
Santomiele”. Un progetto cresciuto nel tempo, fino alla scelta di Corrado, avvenuta un paio di
anni fa, di lasciare definitivamente la finanza per dedicarsi completamente a questa
avventura. Poi è arrivata **La Ficheria**, il ristorante nato da un’idea coltivata
per almeno tre anni e diventato il naturale approdo di un percorso costruito con
pazienza, passione e una precisa visione. ## **La Ficheria, il luogo dove il fico cambia ruolo** La Ficheria non nasce semplicemente come un nuovo ristorante. Il progetto vuole essere anche un’esperienza culturale e gastronomica. L’obiettivo è ambizioso: **cambiare il modo in cui si guarda al fico**. Per molto tempo questo frutto è stato associato soprattutto alla fine del pasto,
alla frutta di stagione o alla pasticceria secca. A La Ficheria, invece, il fico
conquista il centro della scena e accompagna l’ospite lungo l’intero percorso gastronomico,
dall’antipasto al dessert. Il protagonista è il **fico bianco del Cilento**, appartenente alla varietà Dottato.
Un prodotto profondamente legato alla storia agricola del territorio e capace di
offrire caratteristiche organolettiche e consistenze che permettono interpretazioni
molto diverse. È proprio questa versatilità a diventare il punto di partenza della cucina della
Ficheria. Il fico può essere fresco, concentrato, trasformato in melassa, utilizzato come elemento aromatico oppure portato a temperature estreme. Può dialogare con il pesce,
con la carne, con le verdure, con i formaggi e, naturalmente, con il mondo del dessert. Il risultato è una cucina che non vuole semplicemente stupire, ma **dimostrare quante
identità possa assumere un ingrediente apparentemente semplice**. ## **Un anniversario diventa un viaggio nella cultura meridionale** Per celebrare i 26 anni di attività di Santomiele, è stata organizzata la cena-evento
estiva **“Venerdì 17 – Il fico, il corno, il peperoncino”**. ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/7114e9ef-66d6-4f13-9911-
870eb2c48acf-1024x845.jpeg) Il titolo già racconta lo spirito della serata: un viaggio tra simboli, sapori e
suggestioni della cultura meridionale. A guidare la cucina sono stati due professionisti legati da un rapporto di amicizia
e collaborazione: **lo chef stellato Andrea Impero e lo chef resident Daniele Binario**. ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_0471-682x1024.jpeg) **Andrea Impero ** ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_0472-683x1024.jpeg) **Daniele Binario** La loro collaborazione professionale nasce in Umbria e si ritrova oggi in questo
progetto dedicato al fico. L’obiettivo è stato quello di lavorare sull’ingrediente
attraverso tecniche contemporanee, senza però perderne l’identità. Il fico è stato così interpretato attraverso **temperature, consistenze e preparazioni
differenti**, diventando ogni volta qualcosa di nuovo. Il percorso degustazione ha preso ispirazione dai grandi titoli del cinema e del
teatro napoletano, creando un filo narrativo capace di legare cucina, cultura e territorio. ## **“Così parlò Bellavista”: il fico diventa gazpacho** Il viaggio è iniziato con **“Così parlò Bellavista”**, un piatto che giocava già
dall’impatto visivo con uno dei simboli della serata: il peperoncino. A prima vista sembrava infatti un peperoncino. In realtà, si trattava di un **peperone
friggitello**, mantenuto quasi crudo e farcito con una tartare di ricciola. ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_9378-1.jpeg) Il fico è entrato in scena in una forma decisamente meno convenzionale: un **gazpacho
di fico**, fresco e aromatico. La dolcezza e la componente fruttata del fico hanno incontrato la sapidità della
ricciola, mentre i profumi della macchia mediterranea hanno completato il piatto. È un esempio efficace della filosofia della Ficheria: prendere un prodotto conosciuto
e portarlo fuori dalla sua zona di comfort. Il fico non è più soltanto il frutto che chiude il pasto. Diventa una salsa, una
base aromatica, una componente capace di dialogare con ingredienti marini e vegetali. ## **“Partenope”: la melassa di fico incontra il polpo** Con **“Partenope”**, il fico ha assunto una consistenza completamente diversa. Il protagonista del piatto è stato il **polpo**, scottato e cotto nella propria acqua, quindi accompagnato da una crema parmentier di patate, scarola dalla nota
amaricante e peperone crusco. ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_9397-1.jpeg) A completare la preparazione è arrivata la **melassa di fichi Santomiele**, utilizzata
per laccare il polpo. La consistenza densa e sciropposa della melassa ha creato un contrasto interessante
con gli altri elementi del piatto, aggiungendo una componente dolce e intensa. Il fico, ancora una volta, ha cambiato identità senza perdere il proprio carattere. Accanto alla melassa è comparso anche il **Fico Mondo Santomiele**, ulteriore interpretazione
di un prodotto che diventa ingrediente gastronomico a tutto tondo. Qui emerge uno degli aspetti più interessanti del progetto: la capacità di utilizzare
lo stesso frutto in forme completamente diverse, mostrando come una materia prima
possa diventare un vero e proprio linguaggio culinario. ## **“È stata la mano di Dio”: il territorio entra nel piatto** Il percorso è proseguito con **“È stata la mano di Dio”**, un primo piatto costruito
intorno a sapori forti e riconoscibili. La preparazione vede protagonista la **pasta mischiata di Gragnano**, accompagnata
da corno di capra bruciato e lardo di seppia. ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_9391-1.jpeg) Anche qui la cucina cerca il dialogo tra memoria e contemporaneità. Ingredienti e tecniche apparentemente lontani vengono messi in relazione per costruire
un piatto capace di sorprendere senza cancellare il carattere mediterraneo della
proposta. È una linea che accomuna l’intero menu: partire da elementi fortemente identitari
e trasformarli attraverso una cucina contemporanea. ## **“Questi fantasmi”: il fico sotto zero** Il finale del percorso ha riportato il fico al centro della scena con una preparazione
sorprendente: **il fico ghiacciato**. Nel dessert **“Questi fantasmi”**, il frutto è stato abbinato a **pistacchio e latte
di capra**. ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_9442-1.jpeg) Dopo essere apparso in versione liquida e sotto forma di melassa, il fico ha assunto
una nuova dimensione grazie al freddo. La temperatura diventa così uno strumento per modificare la percezione dell’ingrediente
e offrire al palato una sensazione completamente diversa. Il dessert chiude idealmente il cerchio. Il fico, che tradizionalmente viene consumato
proprio alla fine del pasto, torna al suo posto naturale, ma lo fa dopo essere stato
protagonista di un viaggio che lo ha portato dall’antipasto fino al dolce. ## **Il vino cilentano completa il racconto** A accompagnare il percorso gastronomico sono stati i vini della cantina cilentana**
[Tempa di Zoè](https://www.tempadizoe.it/)**, nome che richiama l’espressione “collina
della vita”. A raccontare i vini è stato l’enologo **Bruno De Conciliis**, figura profondamente
legata alla cultura vitivinicola del territorio. La cantina propone vini biodinamici e caratterizzati da una forte espressività, nati da vigne considerate incontaminate. Tra le etichette protagoniste della serata c’è stato **Asterias**, un Fiano non filtrato capace di esprimere morbidezza e, con l’evoluzione, anche interessanti sentori fumé. Accanto ad Asterias è stato proposto **Xa**, in un abbinamento che ha rafforzato
il legame tra i prodotti della terra e una cucina costruita sulla ricerca dell’identità. Fico e uva si sono così incontrati nello stesso racconto: due frutti della terra
capaci di esprimere, attraverso modalità diverse, la ricchezza agricola del Cilento. ## **Dal prodotto alla cultura: la vera sfida di Santomiele** Il progetto Santomiele parte da una convinzione precisa: **un prodotto del territorio
può diventare molto più di una semplice specialità gastronomica**. Può diventare memoria, economia, cultura e identità. Il fico bianco del Cilento porta con sé una storia agricola e una tradizione che
rischiano di rimanere confinate alla dimensione locale se non vengono reinterpretate
e raccontate. ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_9370-1.jpeg) ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_9371-1.jpeg) ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_9352-1.jpeg) ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_9354-1.jpeg) ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_9353-1.jpeg) ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_9372-1.jpeg) ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/09/img_9375-1.jpeg) La Ficheria prova quindi a compiere un passo ulteriore. Non si limita a proporre il fico. Cerca di **farlo conoscere sotto una nuova luce**. È una differenza importante. Valorizzare un prodotto non significa soltanto venderlo.
Significa anche creare occasioni per comprenderlo, assaggiarlo in forme nuove e inserirlo in un racconto più ampio. In questo senso, il ristorante diventa parte integrante della filosofia dell’azienda. La cucina diventa il luogo in cui la materia prima può esprimere tutto il proprio
potenziale. ## **L’amicizia come motore di un progetto lungo 26 anni** Dietro la storia di Santomiele e della Ficheria rimane però un elemento ancora più
umano: **l’amicizia tra Corrado e Antonio**. Si conoscono da ragazzi. Hanno seguito percorsi professionali differenti e hanno
costruito esperienze lontane tra loro. Eppure, più di vent’anni fa, hanno scelto
di scommettere insieme su un prodotto della propria terra. È forse questo il tratto più autentico della loro storia. Il progetto non nasce da una moda passeggera, ma da un rapporto personale che negli
anni si è trasformato in una visione imprenditoriale. E quando Corrado ha deciso di lasciare la finanza per dedicarsi completamente a Santomiele, quella scelta ha rappresentato un ulteriore passaggio: il momento in
cui un’attività nata quasi come una scommessa è diventata una vera scelta di vita. La Ficheria rappresenta oggi il risultato più recente di questo percorso. ## **Un fico capace di raccontare il Cilento** Guardando il percorso gastronomico della serata, emerge una considerazione semplice:**
il fico è molto più versatile di quanto siamo abituati a pensare**. Può essere fresco oppure ghiacciato. Può diventare un gazpacho o una melassa. Può
accompagnare il pesce e il polpo, oppure dialogare con pistacchio e latte di capra. Ma soprattutto può diventare uno strumento per raccontare un territorio. È questo, probabilmente, il valore più interessante della Ficheria: trasformare un ingrediente quotidiano in una chiave di lettura del Cilento. La cucina contemporanea, quando riesce a mantenere questo legame con la terra, non
cancella la tradizione. La rende nuovamente visibile. Ed è proprio attraverso questa prospettiva che il progetto Santomiele assume un significato più ampio. ## **La Ficheria guarda al futuro senza dimenticare le radici** Il futuro del progetto passa dalla capacità di continuare a sperimentare senza perdere
di vista l’origine. Il fico bianco del Cilento resta il punto fermo, ma attorno a esso possono nascere
nuove tecniche, nuovi abbinamenti e nuovi percorsi gastronomici. La sfida sarà continuare a sorprendere il pubblico mantenendo riconoscibile l’identità
del prodotto. In fondo, è questa la vera scommessa di Corrado e Antonio: dimostrare che un frutto
profondamente legato alla memoria del Sud può trovare spazio anche nell’alta cucina
contemporanea. E la [Ficheria](https://santomiele.it/menu/menu-ficheria.pdf) sembra essere nata
proprio per questo. ## **Quando un frutto diventa identità** Dalla lunga amicizia tra due ragazzi alla nascita di un’azienda, fino all’apertura
di un ristorante interamente dedicato al fico: la storia di Santomiele è soprattutto
una storia di visione. La Ficheria porta questa visione a tavola e la trasforma in esperienza. Durante la cena **“Venerdì 17 – Il fico, il corno, il peperoncino”**, il fico bianco
del Cilento ha dimostrato di poter cambiare forma, temperatura e consistenza, senza
perdere la propria identità. Dal gazpacho alla melassa, fino al fico ghiacciato, ogni portata ha raccontato una
possibilità diversa. E forse è proprio qui che si trova il senso più profondo del progetto: **non chiedere
alla tradizione di rimanere immobile, ma darle la possibilità di continuare a vivere**. Nelle mani degli chef, il fico diventa alta cucina. Nelle mani degli imprenditori
diventa un progetto. Nel racconto del territorio diventa cultura. E così, tra il Cilento e la tavola, un semplice frutto può trasformarsi in qualcosa
di molto più grande: **un’identità da assaporare, conoscere e tramandare**. ### Condividi: * [ Facebook ](https://www.foodmakers.it/la-ficheria-santomiele-il-fico-bianco-del-cilento-nellalta-cucina/) * [ WhatsApp ](https://www.foodmakers.it/la-ficheria-santomiele-il-fico-bianco-del-cilento-nellalta-cucina/) * [ X ](https://www.foodmakers.it/la-ficheria-santomiele-il-fico-bianco-del-cilento-nellalta-cucina/) * [ LinkedIn ](https://www.foodmakers.it/la-ficheria-santomiele-il-fico-bianco-del-cilento-nellalta-cucina/) * [ E-mail ](https://www.foodmakers.it/la-ficheria-santomiele-il-fico-bianco-del-cilento-nellalta-cucina/?subject=%5BPost%20Condiviso%5D%20La%20Ficheria%20Santomiele%3A%20il%20fico%20bianco%20del%20Cilento%20nell%E2%80%99alta%20cucina&body=https%3A%2F%2Fwww.foodmakers.it%2Fla-ficheria-santomiele-il-fico-bianco-del-cilento-nellalta-cucina%2F&share=email) * [ Telegram ](https://www.foodmakers.it/la-ficheria-santomiele-il-fico-bianco-del-cilento-nellalta-cucina/) * [ Stampa ](https://www.foodmakers.it/la-ficheria-santomiele-il-fico-bianco-del-cilento-nellalta-cucina/#print) * [ Threads ](https://www.foodmakers.it/la-ficheria-santomiele-il-fico-bianco-del-cilento-nellalta-cucina/) ### Mi piace: Mi piace Caricamento in corso… ### _Correlati_