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Erano belle le domeniche in cui ti svegliavi con il profumo del ragù della nonna, ti davano quel senso di famiglia. Eppure, negli ultimi anni si sta perdendo questa abitudine. Sempre più persone preferiscono consumare il pranzo domenicale frettolosamente, per strada, con del cibo che non rispecchia la genuinità della nostra terra. All’epoca, famiglie di 7-8 persone si riunivano al centro del tavolo, un unico piatto e tantissime forchette; nonostante la povertà erano felici, perché erano insieme.

Questa è famiglia, condividere un piatto di pasta.

Le persone hanno paura del cibo, prima si spaventavano della carestia, adesso sono terrorizzati dall’abbondanza. Consumano pasti da soli perché in compagnia sono tentati a mangiare di più. Sono continuamente alla ricerca di cose dietetiche, rinunciando ai piaceri.

Il cibo è libertà, è condivisione; il cibo è famiglia.

La nostra terra ci offre prodotti meravigliosi, come l’olio, ma noi per paura di ingrassare lo misuriamo; facciamo tanta attenzione al cibo, che la domenica ci rifugiamo in fast-food. Noi uomini non sappiamo resistere alle tentazioni, preferiamo limitarci a mangiare ciò che è genuino, e a trasgredire con il cibo spazzatura.

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Cose vi dice la parola: “Slow-food?”.

A me fa pensare al legame che noi abbiamo con la terra, a ciò che ci  fa tanta paura, a ciò a cui stiamo rinunciando.

Il non porci dei limiti non vuol dire mangiare senza una misura, ma essere liberi di mangiare ciò che desideriamo.

Il cibo è creatività, è convivialità, è libertà, ma soprattutto è natura.

Il cibo è creatività, perché in cucina possiamo esprimere noi stessi.

Il cibo è unione, perché possiamo mangiare insieme alle persone a cui vogliamo bene.

Il cibo è condivisione, perché possiamo offrire un pasto a persone che ne hanno bisogno.

Il cibo è vita, perché ci nutre, ci dà la forza di affrontare le nostre giornate.

Il cibo è genuinità, perché nasce dalla natura.

Il cibo è allegria, perché quando mangiamo un buon piatto siamo felice.

Il cibo è arte, perché possiamo decorarlo come più ci piace.

La verità è che noi non abbiamo paura del cibo, ma di noi stessi.

Non vi è mai capitato di ingozzarvi perché siete tristi o fortemente arrabbiati?

Partite dalle vostre sensazioni, capite perché provate queste emozioni, e accoglietele. Tirate fuori ciò che provate e non sotterrate le vostre frustrazioni con il cibo; in questo modo riuscirete a non aver paura di lui, e imparerete a controllarlo.

Iniziate ad apprezzare la sua genuinità, e a consumarlo insieme a vostri cari.

Ricordate: “Il trucco per gestire le nostre trasgressioni sta nell’accoglierle”.

Solo se accoglierete le vostre emozioni, imparerete ad amare il cibo.

Ilaria Bernardo

Frequento la facoltà di Scienze della Comunicazione, con indirizzo media e culture. Sono autrice di “So What?”, un programma radiofonico dell’Università del Suor Orsola Benincasa di Napoli, a cui...

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