Miele amaro italiano di corbezzolo sardo da agricoltura biologica

Amaro, deciso, pungente: è il miele di corbezzolo, un nettare raro e pregiato, data la particolare fioritura delle piante da cui si origina, che divide i gusti dei consumatori ed affascina gli amanti della buona tavola. Tra le varietà di miele di corbezzolo, la più pregiata è senza dubbio quella sarda, proveniente dalle antiche colture dell’isola, dove la pianta del corbezzolo abbonda.
Il miele di corbezzolo sardo è caratterizzato proprio da un sapore ancor più amaro, da un profumo aromatico e da un colore chiaro, che riflette i tratti della macchia mediterranea. Ottimo da abbinare con i formaggi a corta stagionatura. Questo raro miele italiano è una specialità per veri esperti!

Miele di Sardegna Corbezzolo da agricoltura biologica di O.P. Terrantiga Apicoltori ​S​ardi.

Terrantiga è l’unica organizzazione di produttori del settore apistico della Sardegna che ​nasce dall’unione di un gruppo di apicoltori che vantano una tradizione secolare.

www.terrantiga.org

SP 4 km 12, 09026 San Sperate CA

SARDEGNA

UNA VERA STORIA D’AMORE PER LA NATURA E NON SOLO!

​Il tutto ebbe inizio verso la fine del ​m​illeottocento, quando Salvatorangelo Deriu e​d​ Assunta Collu custodivano ed allevavano​ ​le api vivendo in armonia con la natura. La passione di un guardiacaccia che sorvegliava i monti del Marghine​ ​e​d​ il canto​ ​che una donna del campidano intonava nel suo apiario, valicarono i confini del tempo giungendo fino a noi​ ​e furono ereditate dalle generazioni successive. Il destino con i suoi disegni fece poi incontrare due loro nipoti, Salvatore e Marisa, unendoli in matrimonio e dando origine alla quarta generazione di apicoltori di questa meravigliosa azienda. ​Che storia romantica!

APICOLTURA SOSTENIBILE

Terrantiga Apicoltori ​S​ardi pratic​a​ un’apicoltura sostenibile, pulita ed etica. Terrantiga è infatti prima in Sardegna nell’apicoltura biologica​, per loro il benessere delle api e degli apicoltori è fondamentale. Il ​loro ​compito è custodire e​d​ innovare nell’interesse del futuro​ ​della natura e delle generazioni che verranno, per questo gli apicoltori Terrantiga allevano solo ecotipi locali, in armonia con la biodiversità, evitando forzature genetiche innaturali e​d​ incontrollabili.

Questi apicoltori ​sono ​nomadi​ ​e si muovono senza sosta dalle verdi aree d​i ​Foresta Burgos alle magnifiche scogliere di Teulada. Le ​loro ​api raccolgono il nettare producendo mieli​ ​unici, che conservano i profumi della Sardegna. Per ​loro ​l’allevamento delle api non è semplicemente un lavoro, ma una passione ed un modo di vivere che dura ormai da centinaia di anni.

LE PROPRIETÀ DEL MIELE DI CORBEZZOLO

Il miele di corbezzolo è il più famoso tra i mieli sardi, è molto raro, costoso ed apprezzato in tutto il mondo per le sue qualità organolettiche, ma anche curative, infatti il corbezzolo e i suoi frutti hanno innumerevoli proprietà benefiche e vengono da secoli impiegate in fitoterapia.. Già dai tempi di Cicerone e Virgilio si trovano citazioni di questo miele dal gusto amaro che sorprendeva i palati di chi lo consumava. La pianta del corbezzolo è un arbusto di dimensioni a volte anche ragguardevoli. 

Il corbezzolo, nome scientifico Arbutus unedo, è un albero sempreverde facente parte della famiglia botanica delle Ericaceae.

Caratteristiche e coltivazione

Il corbezzolo è un albero da frutto originario del bacino del Mediterraneo, molto amato nella nostra tradizione contadina. E’ una specie selvatica, tipica della vegetazione della macchia mediterranea, ma può essere coltivata con facilità nel frutteto.
I frutti vengono chiamati corbezzole, o anche albatre. Possono essere consumati sia freschi che trasformati per la lunga conservazione.

Curiosità

Le foglie del corbezzolo, nel periodo natalizio, sono verdi, i suoi fiori sono bianchi e le sue bacche rosse, gli stessi colori della bandiera italiana e quindi, non posso, non lasciarVi alla prossima scoperta, che con questa bellissima poesia di Giovanni Pascoli:

Giovanni Pascoli celebra l’Italia e la sua bandiera. In maniera simbolica propone un parallelismo tra il cespuglio di corbezzolo ed il tricolore, esprimendo il proprio sentimento nazionalistico, molto forte al suo tempo.

ODE AL CORBEZZOLO 

O tu che, quando a un alito del cielo
i pruni e i bronchi aprono il boccio tutti,
tu no, già porti, dalla neve e il gelo
salvi, i tuoi frutti;

e ti dà gioia e ti dà forza al volo
verso la vita ciò che altrui le toglie,
ché metti i fiori quando ogni altro al suolo
getta le foglie;

i bianchi fiori metti quando rosse
hai già le bacche, e ricominci eterno,
quasi per gli altri ma per te non fosse
l’ozio del verno;

o verde albero italico, il tuo maggio
è nella bruma: s’anche tutto muora,
tu il giovanile gonfalon selvaggio
spieghi alla bora:

il gonfalone che dal lido estrusco
inalberavi e per i monti enotri,
sui sacri fonti, onde gemea tra il musco
l’acqua negli otri,

mentre sul poggio i vecchi deiformi
stavano, immersi nel silenzio e torvi
guardando in cielo roteare stormi
neri di corvi.

Pendeva un grave gracidar su capi
d’auguri assòrti, e presso l’acque intenta
era al sussurro musico dell’api
qualche Carmenta;

ché allor chiamavi come ancor richiami,
alle tue rosse fragole ed ai bianchi
tuoi fiori, i corvi, a un tempo, e l’api: sciami,
àlbatro, e branchi.

Gente raminga sorveniva, e guerra
era con loro; si sentian mugliare
corni di truce bufalo da terra,
conche dal mare

concave, piene d’iride e del vento
della fortuna. Al lido navi nere
volgean gli aplustri con d’opaco argento
grandi Chimere;

che avean portato al sacro fiume ignoto
un errabondo popolo nettunio
dalla città vanita su nel vuoto
d’un plenilunio.

Le donne, nuove a quei silvestri luoghi,
ora sciogliean le lunghe chiome e il pianto
spesso intonato intorno ad alti roghi
lungo lo Xanto;

ed i lor maschi voi mietean di spada,
àlbatri verdi, e rami e ceree polle
tesseano a farne un fresco di rugiada
feretro molle,

su cui deporre un eroe morto, un fiore,
tra i fiori; e mille, eletti nelle squadre,
lo radduceano ad un buon re pastore,
vecchio, suo padre.

Ed ecco, ai colli giunsero sul grande
Tevere, e il loro calpestìo vicino
fugò cignali che frangean le ghiande
su l’Aventino;

ed ululò dal Pallantèo la coppia
dei fidi cani, a piè della capanna
regia, coperta il culmine di stoppia
bruna e di canna;

e il regio armento sparso tra i cespugli
d’erbe palustri col suo fulvo toro
subitamente risalia con mugli
lunghi dal Foro;

e là, sul monte cui temean le genti
per lampi e voci e per auguste larve,
alta una nera, ad esplorar gli eventi,
aquila apparve.

Volgean la testa al feretro le vacche,
verde, che al morto su la fronte i fiocchi
ponea dei fiori candidi, e le bacche
rosse su gli occhi.

Il tricolore!… E il vecchio Fauno irsuto
del Palatino lo chiamava a nome,
alto piangendo, il primo eroe caduto
delle tre Rome.

di Giovanni Pascoli