Sushi, sashimi, nigiri… parole che abbiamo tutti imparato a conoscere in questi ultimi anni, e che evocano immagini di delicatezze di mare e sapori esotici. Rovinare la poesia è sempre un peccato, ma purtroppo dalla University of Washington arriva uno studio che mette il cibo giapponese sotto tutt’altra luce, e che dimostra come dagli anni Settanta a oggi un particolare verme parassita che è facile trovare nel pesce crudo abbia conosciuto una vera e propria esplosione, e sia diventato 283 volte più presente di quanto fosse quarant’anni fa.

Il verme delle aringhe. Il parassita in questione, un nematode del genere Anisakis, è conosciuto volgarmente con il nome di “verme delle aringhe”; in realtà i suoi ospiti preferiti non si limitano alle aringhe, ma possono altrettanto facilmente essere altri pesci o frutti di mare di qualche tipo. Il loro ingresso nella catena di produzione del sushi non è diretto: i primi ospiti degli Anisakis sono solitamente piccoli crostacei che vivono nell’oceano, i quali a loro volta vengono mangiati da pesci, che si ritrovano a loro volta il parassita in pancia. In questo modo i nematodi possono “risalire” la catena alimentare, fino a trovare posto nella pancia di una di quelle specie ittiche che si usano per la preparazione del sushi.

“Solo un po’ di cibo andato a male”. Un esemplare di Anisakis è un verme minuscolo, che raramente raggiunge i 2 cm di lunghezza: non sempre è facile individuarlo quando si prepara il pesce crudo, e se un esemplare sfugge al controllo può finire a infettare anche un essere umano. 

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