Il tempo come alleato del Gusto

Ci sono territori che, più di altri, sanno raccontarsi attraverso il vino. Non serve retorica, basta un calice. Il Sannio è uno di questi: schietto, autentico, ancora in parte da esplorare.
In particolare, i vini bianchi del Sannio rappresentano oggi una delle espressioni più sorprendenti e longeve dell’enologia campana. E La Guardiense, storica cooperativa vitivinicola di Guardia Sanframondi, è una delle sue voci più autorevoli.

Il 23 giugno 2025, la cantina ha presentato in anteprima le nuove annate dei suoi bianchi, con una degustazione tecnica e narrativa che ha saputo coniugare memoria, evoluzione ed emozione.

Protagonisti dell’evento, accanto al presidente Domizio Pigna, due firme di rilievo dell’enologia e del giornalismo di settore: l’enologo Riccardo Cotarella, che da anni firma la direzione tecnica della cantina, e Luciano Pignataro, giornalista tra i più attenti interpreti del Sud vitivinicolo. La loro presenza ha dato profondità all’incontro, arricchendo ogni assaggio di contesto e significato.

Cotarella: “La Campania è cambiata, oggi è terreno di sperimentazione e qualità”

A introdurre la serata è stato Riccardo Cotarella, che ha condiviso con i presenti una riflessione lucida e appassionata sulla trasformazione della Campania nel mondo del vino.

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In passato,” ha ricordato, “la regione era considerata marginale nel panorama nazionale. Oggi, invece, è un laboratorio di idee, una culla di vitigni straordinari. Il merito è anche di realtà come La Guardiense, che permettono a un enologo di sperimentare, di esprimersi, di credere nella forza del territorio. Lavorare in una cantina sociale – ha aggiunto – è una sfida entusiasmante: qui si lavora con l’energia di centinaia di soci, con l’orgoglio di un’intera comunità”.

Un messaggio che ha trovato eco negli assaggi: i sette vini selezionati hanno infatti offerto uno spaccato completo dell’evoluzione dei bianchi del Sannio, tra espressioni giovani e versioni mature, capaci di sfidare il tempo.

Pignataro: “La Campania è una terra bianchista. Qui i bianchi sono alleati del tempo”

Anche Luciano Pignataro ha voluto sottolineare un aspetto che spesso sfugge all’attenzione del grande pubblico: la vocazione bianchista della Campania. “Siamo abituati a pensare al Sud come terra di rossi potenti – ha detto – ma in realtà le uve bianche, qui, godono di condizioni straordinarie. In particolare nel Sannio, dove le escursioni termiche tra giorno e notte favoriscono una vinificazione in bianco fresca, profumata e longeva. I bianchi campani non temono il tempo: lo accolgono, lo trasformano in complessità, in poesia”.

Un’affermazione che ha trovato piena conferma nella degustazione, vera protagonista della serata. Una sfilata di sette etichette, tra Falanghina, Fiano e Greco, in un gioco affascinante tra annate recenti e vecchie, tra immediatezza e profondità.

DEGUSTAZIONE: I bianchi del Sannio secondo La Guardiense

SENETE Falanghina del Sannio DOC 2024

Frutto di una selezione delle migliori uve conferite dai soci, Senete 2024 è un bianco giovane e brillante, dallo stile pulito ed espressivo. Il naso apre su note di frutta croccante – mela verde, pesca, agrumi – accompagnate da sentori floreali di glicine e un sottofondo balsamico. In bocca è fresco e dinamico, con un finale lievemente amaricante che richiama la natura vulcanica dei suoli. Un vino diretto, territoriale, già piacevolissimo ma con potenziale evolutivo.

BIANCOLUME Falanghina del Sannio DOC 2022

Versione più morbida e complessa della Falanghina, Biancolume si distingue per un breve passaggio in barrique che, pur discreto, ne arricchisce il profilo aromatico. Al naso emergono sensazioni mielate, di fiori gialli e frutta matura, con accenti balsamici. In bocca c’è coerenza: dolcezza misurata, struttura elegante e una mineralità appena accennata che regala equilibrio e piacevolezza alla chiusura. Il legno c’è, ma non invade: accompagna e sottolinea.

SENETE Falanghina del Sannio DOC 2016

Otto anni non sembrano scalfire la giovinezza visiva di questo vino: brillantezza e lucentezza sorprendenti. Ma è il naso a raccontare il tempo con poesia: miele, frutta secca, camomilla, sale. In bocca, il gioco tra dolcezza e sapidità crea un intreccio continuo, in un susseguirsi di suggestioni che evolvono a ogni sorso. Un vino che sembra nato ieri, ma che porta con sé l’esperienza di una lunga conversazione col tempo.

COLLE DI TILIO Sannio DOC Fiano 2024

Il Fiano si presenta con un profilo aggraziato: mela verde, fiori bianchi, balsamicità leggera. Al palato è avvolgente, deciso, fresco e ben calibrato nella struttura. Una bella interpretazione di un vitigno nobile, qui in versione ancora giovane ma già promettente. L’equilibrio tra acidità e volume lascia intuire ottime possibilità evolutive.

COLLE DI TILIO Sannio DOC Fiano 2016

Un vino che dimostra come il tempo possa essere un alleato potente per il Fiano del Sannio. Qui, i sentori si amplificano e si arricchiscono: miele, nocciola tostata, pietra focaia, resina. Il sorso è ampio, avvolgente, ma ancora vibrante, tutt’altro che stanco. È un vino che ha raggiunto la piena maturità senza perdere vitalità, capace di emozionare anche chi conosce bene il vitigno.

PIETRALATA Sannio DOC Greco 2024

Il Greco si fa riconoscere subito per il suo carattere deciso: un primo naso che ricorda il fumo di erbe appena accese, poi albicocca, erbe aromatiche, camomilla. In bocca è succoso, sapido, con una spalla acida ben delineata. Un bianco di personalità, che non si concede facilmente ma sa farsi apprezzare per autenticità.

PIETRALATA Sannio DOC Greco 2019

Qui il Greco si trasforma: il tempo lo scolpisce con note gessose, di polvere da cava, ma anche di pasticceria secca e zafferano. In bocca il vino è disteso, pieno, ma ancora fresco. Una chiusura che non pesa, ma si allunga su sensazioni minerali e speziate. Una bottiglia che dimostra quanto possa essere longeva e interessante questa varietà se lavorata con visione.

Una cantina sociale come presidio culturale

La degustazione è stata molto più di una sequenza tecnica: è stata la fotografia di un territorio che cresce, evolve, dialoga con il passato e guarda al futuro. Come ha ricordato Cotarella, “l’esperienza ci dice che chi in Campania ha creduto nell’evoluzione dei bianchi sta avendo successo”. Ed è proprio questo il messaggio che La Guardiense ha voluto trasmettere: che non esiste innovazione senza radici, né qualità senza identità.

In un momento storico in cui il mondo del vino è attraversato da sfide complesse – climatiche, economiche, comunicative – realtà come La Guardiense rappresentano un modello virtuoso. Una cantina sociale che non solo vinifica, ma educa, protegge, sperimenta. Un presidio culturale prima ancora che produttivo.

Domizio Pigna, nel suo intervento, ha sottolineato proprio questo aspetto: “Il nostro vino è il risultato del lavoro di centinaia di persone. Ma soprattutto è la voce di un territorio che non vuole restare ai margini, che sa innovare senza dimenticare le sue origini”.

Il Sannio, terra di bianchi che sanno attendere

La serata a La Guardiense è stata un omaggio al tempo: non solo quello segnato sul calendario delle annate, ma quello necessario alla consapevolezza, alla crescita qualitativa, alla riconquista della dignità di un vino bianco troppo spesso giudicato solo per la sua immediatezza.

Nel Sannio, la Falanghina, il Fiano e il Greco non sono più solo vitigni da consumo fresco. Sono protagonisti di un racconto in divenire, che passa per cantine come La Guardiense e per chi, come Cotarella e Pignataro, crede che il Sud vitivinicolo abbia ancora molto da dire. E da invecchiare, con grazia.

Adele Munaretto

Adele Munaretto

Salernitana di nascita ma Flegrea di adozione, Logopedista proprietaria e coordinatrice di un centro di riabilitazione del linguaggio per bambini; dopo i trent'anni si avvicina al mondo del vino e della...

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