C’è una cosa che rende Torre del Greco diversa da molti altri posti nel mondo: il Vesuvio non è uno sfondo. È una presenza concreta, che cambia la terra, cambia le piante, cambia il modo in cui crescono i profumi.

Antonio Sorrentino lo sa bene. Chef conosciuto per il suo lavoro con Rossopomodoro, cresciuto in quella stessa città con il vulcano davanti agli occhi ogni giorno, ha costruito nel tempo un modo di cucinare che parte sempre dal territorio. Con Lapillium ha deciso di portare quel ragionamento fuori dalla cucina, in un distillato.

Il nome non è casuale. Il lapillo è quella pietra vulcanica leggera e porosa che rende i suoli vesuviani tra i più fertili del Mediterraneo: trattiene poco l’acqua, drena in fretta, costringe le radici a scendere in profondità. Le piante che crescono lì sviluppano aromi più concentrati, più decisi. È una questione di biologia prima ancora che di marketing.

Le botaniche del Parco Nazionale del Vesuvio

Il gin Gentle Giant’s — il “gigante gentile” è il vulcano stesso, con il Golfo di Napoli come contrappunto — è costruito su cinque botaniche raccolte lungo i sentieri del Parco Nazionale: ginestra, corbezzolo, leccio, alloro e mirto. Ognuna porta qualcosa di preciso. La ginestra porta luce, il corbezzolo un frutto morbido e appena dolce, il leccio una profondità quasi legnosa, l’alloro una nota balsamica mediterranea, il mirto selvatico e deciso.

Il risultato non è una somma di elementi, ma qualcosa che ha una sua coerenza. Si riconosce come macchia mediterranea, non come inventario botanico.

L’acqua di mare: non una trovata, ma una scelta tecnica

L’elemento che distingue davvero Lapillium dagli altri gin artigianali è l’acqua di mare del Golfo di Napoli. Vale la pena dirlo chiaramente: non è un effetto scenico. La sapidità che l’acqua marina introduce nel distillato funziona esattamente come il sale in cucina — non sempre percettibile in modo diretto, ma capace di esaltare tutto il resto e di pulire il palato tra un sorso e l’altro.

Sorrentino, che ragiona in termini di equilibrio e dosaggi come qualsiasi cuoco di lungo corso, la chiama un “piatto liquido”. L’analogia regge: costruire un gin segue la stessa logica di costruire un piatto. Profondità, contrasto, misura.

Come si presenta nel bicchiere

Al naso arriva prima la macchia: mirto e alloro in primo piano, poi una nota floreale più morbida, e sullo sfondo qualcosa che ricorda il mare senza imitarlo. In bocca è morbido all’inizio, poi si struttura, e il finale porta quella sapidità che distingue questo gin da quasi tutto il resto della sua categoria. Lungo, pulito, senza pesantezza.

Gli abbinamenti a tavola

Lapillium Gentle Giant’s funziona bene anche fuori dal contesto cocktail. Con la pizza napoletana la sapidità taglia la grassezza e pulisce il boccone; con i fritti di mare richiama i sapori del pesce; con i formaggi stagionati gioca sulle note erbacee; con il sushi — abbinamento meno ovvio ma centrato — la struttura marina trova una corrispondenza naturale.

Per chi vuole usarlo nei cocktail, le tre declinazioni più immediate sono: un Vesuvian Tonic con tonica mediterranea, alloro e scorza di limone; un Negroni in proporzioni classiche, dove la sapidità aggiunge una marcia in più; un Martini essenziale, che è forse il modo più diretto per sentire tutto — botaniche, struttura, mare.

Lapillium come progetto

Gentle Giant’s è il primo distillato della linea Lapillium, ma l’intenzione dichiarata è continuare a lavorare su questo stesso filo: territorio vesuviano, materia prima rigorosa, racconto autentico. Senza inseguire mode, senza forzature.

Per chi vuole capire cosa può fare un territorio quando viene trattato con attenzione, questo gin artigianale è un punto di partenza abbastanza eloquente.

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