Fulvio Marino. Dai social alla tv, grazie al suo “Pane Quotidiano”.

Fulvio Marino, mugnaio da tre generazioni, web influencer diventato famoso durante il primo periodo della pandemia e attualmente volto televisivo della trasmissione di Rai1 “È sempre mezzogiorno” condotta da Antonella Clerici, che lui descrive come “luce pura” che irradia tutto ciò che le sta intorno.

Con il suo motto “il segreto è che non esistono segreti” è riuscito in breve tempo a diventare testimone di un mondo, quello del pane, in passato poco esplorato dai giovani, rendendolo accessibile ad un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo.

Lo abbiamo raggiunto al telefono per capire insieme a lui qualcosa in più del successo di questo giovanissimo ragazzo piemontese, con studi in comunicazione e una passione smisurata per i lievitati.

Ciao Fulvio, raccontaci un po’ di te.

Sono nato in mulino a Cossano Belbo in Piemonte da una famiglia di mugnai arrivata alla sua terza generazione, quindi praticamente in mezzo alle farine. Dopo il liceo scientifico con indirizzo nella comunicazione mi sono laureato in scienze della comunicazione all’università di Torino.

Ho lavorato da sempre nel settore della mia famiglia. A 14 anni per la prima volta mi sono avvicinato al mondo della lievitazione, creando il mio primo lievito naturale che mi ha catapultato nel mondo della panificazione.

Piano piano, pur non avendo una tradizione di panificatori in casa, questo è diventato il mio mestiere. E appassionandomi sempre di più ho cominciato a fare un po’ di esperienze in Italia e all’estero presso professionisti di questo settore, spesso clienti del nostro Mulino che nel tempo erano diventati amici.

Nel 2013 ho iniziato il mio lavoro come consulente capo delle panetterie di Eataly, sempre senza lasciare il mio ruolo nel mulino di famiglia, diventando il “direttore creativo” dei loro settori di panificazione, facendo nel contempo consulenze anche nella ristorazione.

Sono stato negli ultimi anni docente presso la C.N.M. una scuola inglese, con una sede italiana a Padova, nella quale si insegnano discipline del benessere, occupandomi anche lì dello studio delle farine.

Durante il lockdown di marzo e aprile mi sono ritrovato a girare meno per lavoro e ad avere più tempo libero e, forte della mia formazione nel settore della comunicazione, ho cominciato a fare delle dirette su Instagram, nelle quali quotidianamente realizzavo ricette relative al mondo della farina, riportando le mie esperienze professionali ad un livello più casalingo e per questo fruibile da un pubblico più vasto.

In quel periodo difficile in tanti mi chiedevano aiuto per realizzare il pane o la pizza in casa, forse anche per l’effetto terapeutico degli impasti, e da qui è nata la mia decisione di condividere un po’ con tutti le conoscenze maturate durante gli anni, spiegando ricette e tecniche a tutti. In questo periodo la mia popolarità è cresciuta tantissimo tanto che i miei followers sono passati da circa 5000 a oltre 60000.

Ed è a queste dirette che risale anche il primo contatto con Antonella Clerici che poi in seguito mi ha scelto per la squadra del suo nuovo programma.

Raccontaci qualcosa del mulino della tua famiglia, il Mulino Marino.

Fondamentalmente è una storia di famiglia che con i suoi valori ancora oggi influenza le nostre scelte.

Negli anni 50 mio nonno, agricoltore e commerciante di bestiame, per volontà di mia nonna, decise di intraprendere questa avventura e acquista un mulino in vendita a Cossano Belbo. Ai tempi il mulino era un luogo diverso da oggi, aveva una valenza importante all’interno delle comunità. Ci si cibava molto più di pane, quindi l’idea del mulino era legata alla sopravvivenza, all’approvvigionamento quotidiano.

Negli anni ’60 e ’70 con l’avvento del consumismo e dell’industrializzazione, quando cominciarono ad affermarsi le grandi industrie, la mia famiglia decise di continuare a fare un prodotto legato alla qualità seguendo l’idea di mio nonno secondo il quale le farine, di cui ci cibiamo quotidianamente, devono essere di altissima qualità proprio perché ingerite così di frequente. Anche successivamente lui volle continuare a lavorare con i mulini a pietra che garantiscono un prodotto dalle qualità, sapori e profumi completamente diversi, scegliendo di non sostituirli con i mulini a cilindro che andavano affermandosi. Ciò ci ha consentito di non arrivare impreparati alla riscoperta dei mulini a pietra degli ultimi anni perché abbiamo sempre conservato la doppia linea di produzione.

Da circa una ventina d’anni inoltre metà della nostra famiglia ha scoperto di essere intollerante al grano duro e tenero (il colmo per una famiglia di mugnai) e questo ci ha portati a interessarci di farine alternative provenienti da cereali diversi come farro, segale, enkir, frutto di agricolture meno intensive, e anche con minor impatto ambientale, e a specializzarci anche in questo settore. Oggi è più comune sentir parlare di questi cereali e dei loro derivati ma ai tempi erano poco conosciuti, per cui posso affermare che siamo riusciti a cogliere una opportunità da quello che si era presentato come un problema.

Come è stato il passaggio dal mondo dei social e degli atri tuoi lavori a quello della tv?

Per me è una esperienza molto bella e stimolante, in particolare lavorare al fianco di Antonella Clerici, per me rappresenta una crescita giornaliera. La Clerici è una persona fantastica che emana energia, luce e che riesce a stabilire un rapporto empatico con chiunque venga a contatto, a cominciare dai suoi telespettatori.

Trovo che fare il pane in tv, bisogna essere rapidi, concisi e molto chiari. Ti insegna ad andare subito al dunque senza però tralasciare nulla. Credo anche che un lavoro di panificazione quotidiana, con una ricetta diversa ogni giorno, collegata ai vari giorni della settimana o alle festività, in tv prima di noi non l’avesse mai fatto ancora nessuno.

Che pubblico si interessa alla panificazione?

È un pubblico trasversale, soprattutto nell’ultimo anno. Ci sono giovani e meno giovani, uomini e donne, senza distinzione.

Mi piace molto anche ricevere l’apprezzamento da parte delle persone più anziane che ritrovano nelle mie ricette le loro origini, i passaggi, i movimenti, gli ingredienti che gli ricordano le loro tradizioni, magari i loro genitori.

Tanti giovani si stanno appassionando perché fanno il pane a casa per i loro cari ed è per questo che credo si stia “svecchiando” un po’ quella che era l’immagine del pane fino a qualche tempo fa, il pane sta diventando un argomento “cool”.

Quali sono le richieste del tuo pubblico?

Molti sono interessati ai pani (o pizze) regionali, che erano abituati a vedere ma che nessuno gli aveva mai spiegato. Discreto successo hanno avuto anche i pani internazionali, così come di quelli senza glutine.

Anche per questo a maggio uscirà un piccolo manuale di panificazione, con moltissime ricette. Un’altra bellissima esperienza insieme a quella dei corsi di panificazione online nei quali cerco di spiegare i segreti di questo mondo attraverso ricette, tecniche e passaggi.

Hai detto che hai fatto esperienza da vari maestri della panificazione. Chi più degli altri ha influito sulla tua formazione?

Sicuramente quello con cui ho iniziato e a cui devo di più è Gabriele Bonci, con cui c’è un rapporto di lunga data e con cui ho iniziato i primi confronti e i primi scambi di opinione, lui interessato al mondo delle farine, io alla panificazione.

Ho passato tanto tempo con lui a Roma già dai tempi in cui frequentavo ancora l’università.

Poi ce ne sono tanti altri ma un altro a cui devo tanto e a cui continuo a fare riferimento per tutta la parte delle tecniche e delle tecnologie è sicuramente Piergiorgio Giorilli, altro grande maestro dell’arte bianca conosciuto a livello internazionale.

Ora che fai il pane in tv tutti i giorni, nella tua vita quotidiana dietro le telecamere, continui a fare il pane?

Devo ammettere che oggi, facendo pani di diversi tipi ogni giorno, a casa panifico molto meno, però in alcuni weekend mi metto ad impastare spesso per rilassarmi.

Una ricetta a cui sei particolarmente legato.

Sono legato a tanti pani, a tante ricette. Se devo pensare alla mia tradizione mi piace fare i grissini. Ma sono legato alle ricette di tutta Italia, come per esempio il pane cafone napoletano o la focaccia barese. Così come il pane di campagna delle mie parti, con segale e grano tenero. Ci sono tanti pani e focacce che mi rappresentano, cose conosciute durante i tanti viaggi che ho fatto prima della pandemia e che non vedo l’ora di riprendere appena possibile.

Tra i tuoi lievitati ci sono anche i dolci? Cosa pensi della moda dei lievitati delle feste che dilaga negli ultimi anni in tutta Italia, anche dove in precedenza non c’era questa tradizione?

È vero, faccio anche i dolci legati sempre alle lievitazioni, non di alta pasticceria, anche se in tv i miei interventi sono più limitati al salato.

Per quanto riguarda i lievitati delle feste credo che la loro diffusione a livello nazionale sia una cosa positiva. Innanzitutto perché questi lievitati, con la loro complessità (io spesso sconsiglio di farli in casa), sono una delle massime espressioni del mondo della lievitazione.

Questa diffusione credo significhi che la gente ha voglia di grande qualità anche nei momenti delle feste. È una crescita generale e penso che anche la grande industria, stimolata da questa richiesta, sia spronata a fare un prodotto sempre migliore, che fino a venti/trenta anni fa non si trovava sullo scaffale del supermercato perché non c’era questo tipo di domanda. In pratica siamo noi consumatori a decidere un po’ il mercato, le nostre richieste si riversano sulle produzioni ed è a questo stato di cose che attribuisco un innalzamento del livello di questi prodotti.

Oggi un buon prodotto, anche su scala industriale, si può trovare in tutta Italia e non solo nelle zone di origine. Sono convinto che questo dipenda anche dalle richieste di noi consumatori che negli anni abbiamo imparato a conoscere meglio e quindi a ricercare sempre maggiore qualità in ciò che acquistiamo, a partire dalle materie prime.

Quanto ha influito la comunicazione degli ultimi anni nella diffusione di determinati prodotti.

La comunicazione, in particolare negli ultimissimi anni il mondo dei social, è stato determinante. Io nell’ultimo anno, come dicevo, sono passato dall’avere poche migliaia di followers sui social ad averne oltre sessantamila, già prima della televisione, arrivando ad un altro tipo di pubblico. Ovviamente il social da solo non può fare molto. Servono i contenuti ma sono un mezzo potentissimo attraverso il quale tutti coloro che hanno davvero dei buoni contenuti e una buona costanza possono raggiungere tutto il mondo a differenza del passato, quando pur avendo le capacità era più complicato farsi conoscere. Ci sono anche i fuochi di paglia nel mondo dei social, ma con una buona preparazione e contenuti interessanti si confermano essere uno strumento fondamentale soprattutto per chi vuole iniziare a farsi conoscere.

Nell’ultimo anno ti sei affermato sui social, poi in tv, tra qualche mese esce il tuo libro. Cosa c’è nel tuo futuro?

Spero cose belle, però devo dire che ho capito che impegnandosi ogni giorno in ciò che fai le strade si aprono in modo anche abbastanza naturale. Nella mia vita ho sempre fatto così. Ho “programmato senza programmare troppo”, guardando al presente perché solo impegnandosi nel presente ti si aprono delle strade tra le quali poi poter scegliere quella da percorrere. Lascio al presente la scelta del mio futuro.

Sicuramente il mio obiettivo è migliorarmi sempre. Diventare sempre più bravo nel mio mestiere continuando il mio lavoro di divulgazione nel mondo della panificazione attraverso i vari canali che ho a disposizione.