Un gruppo di aziende operanti nel settore del food (Pastificio De Sortis, Pastificio  Antonio Amato , La Doria Spa che ha donato succhi di frutta e Antonio Petti Spa che ha donato conserve di pomodoro) ha raccolto l’appello lanciato dalla Con-Tra SPA per aiutare l’associazione di volontariato Figli in Famiglia che opera nel quartiere disagiato di San Giovanni a Teduccio di Napoli.

Ermanno Giamberini,  CEO  Con-Tra Spa  – La nostra azienda ha sempre fatto dell’attenzione al territorio uno dei suoi obiettivi principali cercando in ogni occasione di “restituire” parte del valore creato. Ciò diventa ancora più decisivo in momenti di forte crisi quali quello che stiamo vivendo. Per questo, quando abbiamo ricevuto l’appello della nostra amica Carmela Manco , responsabile del centro “Figli in Famiglia”, che ci rappresentava le difficoltà delle famiglie che gravitano attorno al centro stesso di acquistare beni di prima necessità per mancanza di risorse, ci siamo messi al lavoro per veicolare la sua richiesta di aiuto tra clienti ed amici. Le aziende contattate hanno immediatamente colto la difficoltà di Carmela risposto mettendo a disposizione i loro prodotti che abbiamo provveduto a ritirare e consegnare al centro.

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Un grazie perciò ai pastifici De Sortis e Di Martino, ed alle aziende conserviere La Doria e Petti che ci hanno consentito di consegnare 620 kg di pasta e 250 cartoni di succhi di frutta e conserve di pomodoro. Un grazie va al nostro responsabile commerciale Francesco Pivetta che ha coordinato e realizzato in tempi rapidissimi l’intera operazione logistica.

Supereremo questa pandemia solo sostenendoci e prendendoci cura l’uno dell’altro, questo è il senso dell’impegno verso le nostre comunità.

L’associazione Figli in Famiglia O.n.l.u.s. Opera a Napoli nella VI Municipalità dal 1983 ed è da sempre attenta alle necessità e ai  bisogni di un territorio multiproblematico come quello di Napoli. L’immagine che questa zona rinvia è quella di una disgregata periferia industriale, nata da uno sviluppo caotico che ha generato, sul territorio, una moltitudine confusa di segni, dove si sovrappongono il reticolo delle infrastrutture di collegamento territoriale, gli interventi a grappolo d’edilizia popolare e la miriade di complessi industriali che hanno stravolto la struttura contadina dei casali. Le innumerevoli, macroscopiche manomissioni, gli atti di vandalismo, il degrado delle aree sono i segni evidenti della mancata corrispondenza fra le idee di coloro che hanno pensato questo spazio abitativo e coloro che si trovano a viverlo. Insomma, questa area della città, porta con sé, profonde contraddizioni, e vede convivere i segni del recente sviluppo della città insieme alla memoria di una storia passata che resta ben radicata nella vita degli abitanti, i minori, qui, sono ad alto rischio d’insuccesso, dispersione, abbandono scolastico. Nel 2000 l’Associazione, per rispondere ai bisogni del territorio e sopperire in qualche modo alle gravi assenze delle istituzioni, ha avviato il progetto OASI che prevede la riconversione di un antico opificio di circa 4.000 mq. In centro polifunzionale a servizio della  municipalità. Nel centro OASI, attualmente ristrutturato e funzionante per la metà dell’intera area, convergono tutte le attività che l’associazione propone che attraverso percorsi laboratoriali offrono a giovani a bassa scolarizzazione e/o in difficoltà sociale la possibilità di riscoprire antichi mestieri e la loro riproposizione e diffusione nel tentativo di ricostituire argini educativi e culturali e di recuperare lo svantaggio socio-culturale per scongiurare il loro coinvolgimento in attività criminose. La condizione dei minori in età d’obbligo e  dei giovani della municipalità prospetta una situazione di forte disagio socio-esistenziale che si manifesta in riferimento alle situazioni:

  1. Familiare: si tratta di famiglie multiproblematiche con forti carenze per quel che riguarda il ruolo genitoriale ed educativo e con problemi psicologici, economici, lavorativi, culturali;
  2. Ludico-aggregativa: mancano sufficienti spazi aggregativi alternativi alla strada dove per i ragazzi sia possibile incontrarsi e sperimentare forme d’aggregazione e di gioco che offrano valori alternativi a quelli della violenza e della camorra;
  3. Scolastico formativo: minori, adolescenti e giovani, qui, sono ad alto rischio d’insuccesso, dispersione, abbandono scolastico.

Partendo da una concezione dell’educazione quale servizio reso alla collettività che partecipa della complessiva realtà socio-economica, culturale e valoriale del territorio cui appartiene, si evidenzia, oggi, sempre più la presenza nei minori e nei giovani di problematiche di disagio a livello comportamentale, emotivo e cognitivo. Esse si riflettono sia in difficoltà di apprendimento che di relazione con il contesto sociale e, in molti casi, nei rapporti di collaborazione fattiva tra scuola,  famiglia, ed altre agenzie educative, sfociando spesso in fenomeni estremi come quello delle baby gang ampiamente diffuso e strettamente collegato alla grave crisi educativa ed economica che caratterizza il nostro tempo.