DELIVERY VALLEY nasce a un idea degli chef Alida Gotta e Maurizio Rosazza Prin. 

DELIVERY VALLEY è un’innovativa e gustosa start up aperta a giugno 2020, che ha già effettuato più di 10mila ordini e che si definisce come la prima vera e propria dark kitchen italiana, poiché il progetto si basa sin dalla nascita sull’utilizzo della food tech e a differenza di altre realtà già esistenti, non nasce dalla riconversione di un ristorante tradizionale.

Ne abbiamo parlato con Maurizio Rosazza Prin.

Come nasce il progetto Delivery Valley?

Delivery Valley nasce da una serie di incidenti di percorso, di unioni astrali, di esperienze passate in comunicazione che si mixano a quelle in cucina.

Nascono dalla voglia di avere a che fare con il food, senza dover aprire un ristorante e dalla ossessione di Alida di un delivery buono che potesse soddisfare i palati.

Nasce dai miei viaggi a Berlino dove vedevo sempre più rider gironzolare e da queste cucine laboratorio a Los Angeles che servivano veloci rider.

Nasce da un gruppo di persone che si è trovato a rispondere ad una domanda: come sarà la cucina del futuro?
Nasce dall’ossessione per il cibo buono e non solo dalla voglia di fare una start up di successo.
E da un gruppo di persone che lavora insieme da molto. Non solo io Alida ma Erika che cucinava negli stellati e poi scappava a divertirsi ai nostri eventi, da Francesco il mio braccio destro da sempre. Da Davide Mancini il mio art director di quando ero in pubblicità con il quale ho creato tutta l’immagine.
Nasce da errori, persone sbagliate e tenacia che ci hanno fatto andare avanti.

E dal sorriso dei nuovi arrivati che ogni giorno che entrano in cucina non si limitano a far da mangiare ma cercano di entrare nelle case delle persone con il sapore, con il cuore, con qualcosa di buono.

Il delivery l’ha poi inventato la zia quando ti portava le lasagne a casa coperte con l’alluminio, ancora calde in un giorno speciale, noi gli abbiamo dato solo la nostra forma.

 

Avete già effettuato più di 10mila ordini, vi aspettavate questo successo?

Se andiamo avanti così a fine dicembre in soli sei mesi riusciremo a farne 20.000.

Noi abbiamo fatto business plan e seguito tutte le parolone del linguaggio delle start up, ma poi, in fondo, aldilà dei capitali raccolti, dei roi, degli ebita, ci piace mangiare e il cibo. E allora ci siamo concentrati su farlo bene, su farlo pensato per il delivery, sul non far attendere i rider.

Alla fine cambia la fruizione ma la cucina ha solo una regola per avere successo: qualcosa di buono, fatto bene, che ti faccia star ancora meglio.

Noi è questo che diciamo ogni mattina in Delivery Valley, fateli godere, ogni volta che arriva un ordine.

Tutto il resto sono orpelli, noi preferiamo concentrarci sulla cucina.

 

Sono cinque tipologie di ristoranti virtuali tra cui scegliere, ci racconti un po’ le differenze? 

Parto da Giga Burger, c’erano un sacco di burger buoni a Milano, fatti alla Californiana, con il pane morbildello, un po’ schiacciatini. Piccoletti.
Ecco noi volevamo farlo grosso, sfrontato, con le salse fatte alla francese, alla piemontese, con il pane fatto in casa e la carne che sapesse di carne.

Poi abbiamo analizzato le pizze ed Alida mi ossessionava sul fotto che le pizze arrivano sempre a casa un po’ gommoselle e che noi dovevamo fare qualcosa di diverso. Allora due anni fa senza avere ancora il progetto chiaro abbiamo iniziato a lavorare con Francesco, con Alberto poi di Viva la farina. La volevamo croccante fuori e morbida dentro, con quel bel crunchy della pizza a casa quando ti viene bene e con la lievitazione perfetta di un laboratorio industriale. E volevamo che il nome spaccasse e parlasse a questa generazione di millenials annoiati, pieni di talento e tatuatelli e li facesse sorridere e far parte di una band.

Girarrosto è un pollo cotto per bene con spezie segrete, marinature, di carattere e offre una linea di cose golose.

Giga Ribs è nata per dare sfogo ad una ricetta difficilissima, con un rub (ndr miscela di spezie) che sembra un trattato di cucina. Dolci, salate, lievemente spicy, con l’amaro di un noto amaro, scusate il gioco di parole, che è diventato un sale insieme agli aromi. E credo che sia uno dei prodotti più golosi che abbiamo.

Ne stiamo facendo KG e KG.

E poi Fritt Fighter, perché volevamo offrire un fritto fatto per bene, nelle prove abbiamo sempre assaggiato tutto dopo 20 minuti nel packging e abbiamo regolato le panature di modo che fossero croccanti e che il calde rimanesse senza bollire il prodotto durante il trasporto. Obbiettivo sapore e croccantezza.

 

Un’attività nata durante il covid19, una scelta azzardata?

Non vorrei fare il presuntuoso ma il covid, a marzo, ci rallentato solo i lavori. Noi è due anni che studiavamo il fenomeno, crediamo nel delivery buono e che oramai è parte della nostra quotidianità. 

Le scelte azzardate non son le idee imprenditoriali azzardate o le idee, ma che in questo paese è molto difficile fare impresa. E secondo me, se si hanno idee ed energia bisogna esser virtuosi: e non farlo solo per i soldi.

A noi ha gratificato come non mai, assumere 6 persone di questi tempi.

E il nostro orgoglio personale come novelli imprenditori.
Ci rende orgogliosi non fare attendere i rider, così possono fare più consegne e renderli parte del nostro team, dandogli un nome e facendoci trovare pronti con sacchetti e cose buone, sull’uscio e aiutarli a mettere l’ordine nello zaino.

A noi interessano le persone a casa che mangiano e le persone che lavorano, non solo i format sterili, freddi, ma contribuire ad un sistema e al mondo del food che sta cambiando-

 

All’estero le dark kitchen, sono più diffuse, perché secondo voi?

Manca il culto del cucinare a casa. Le case vengono costruite con immensi saloni e piccole cucine. Il convium è un concetto di popoli più mediterranei e quindi il delivery è un servizio funzionale. Qui bisogna lavorare diversamente, dobbiamo ingolosire non solo offrire un servizio. E poi la tecnologia prima del covid era diffusa ma non a 360°, ora le cose sono cambiate. La Marisa mia mamma prima telefonava, ora video chiama. E le app per delivery oramai sono su ogni schermo.

 

Siete una coppia nella vita e nel lavoro, come funziona? 

Siamo una coppia prima nella vita. E poi il lavoro. 

Ci siamo innamorati durante masterchef All Star e poi siamo andati a vivere insieme. Ma il cibo è anche una delle nostre passioni comuni e lo abbiamo reso social con i nostri profili e blog e poi abbiamo pensato che sarebbe bello dar da mangiare le nostre ricette e abbiamo cercato il modo più accattivante e moderno di farlo.

 

Avete altri progetti in programma?

Aprire il secondo punto a Milano. E chiudere i primi 6 mesi con un fatturato 500.000 euro, se andiamo avanti così, non ci mettiamo 6 mesi ma sei mesi 15 giorni.

E poi aprire a Torino la città adottiva di Alida, bella e sabauda, città di buon gustai. E poi i grandi centri ma ci piacerebbe anche portare i nostri ristoranti in città piccoline e all’estero.

Gli amanti del mondo star up direbbero scalare, noi preferiamo pensare di far mangiare le nostre ricette golose a più persone possibili. E far crescere la famiglia Delivery Valley e i suoi valori.

E poi altri 5 o 6 brand nel cassetto, alcuni anche temporary. Cercando sempre nomi e ricette che strappino un sorriso e magari ti mettono di buon umore.