Il libro di Luciano Pignataro
“La cucina napoletana non è semplice preparazione del cibo ma “do’ magnà, come si chiama a Napoli. Ha a che vedere con l’atto stesso del mangiare”. Così, il giornalista Luciano Pignataro alla presentazione del suo libro “La cucina napoletana“, moderata dalla giornalista de Il Mattino Emanuela Sorrentino.
Napoli e la sua cucina non cartesiana

“Si tratta di una cucina popolare che non è il risultato di un processo, inteso in senso cartesiano o, come i francesi fanno, di pedissequa applicazione delle ricette. È gioia, star insieme, discutere delle mille varianti di una stessa ricetta, di tradizioni e manualità tramandate” ha continuato Pignataro. Questa e altre suggestioni tra calzature, tessuti, cravatte e articoli per il gusto maschile più classico nella bottega di Ugo Cilento, scenario di un intrigante salottino serale nel cuore di Chiaia.
Napoli tra attualità e crisi del fine dining
“La Cucina napoletana”, recentemente ridata alle stampe da Hoepli “ammodernata” e arricchita, è stata raccontata tra un assaggio di pastiera del ristorante e pizzeria Mattozzi di piazza carità, della famiglia Surace, e le bollicine metodo classico da Caprettone di Casa Setaro. Non un ricettario, il libro. Ma un lavoro classico su “una cucina attuale”, che in molte case va perdendosi nonostante tutto, e che è intramontabile, “mentre si consuma la crisi del fine dining oppressa da troppe procedure e da un eccesso di protagonismo di taluni chef che insieme appesantiscono il cliente” ha detto l’autore. L’imprenditore Ugo Cilento, presidente dell’associazione “I Centenari“, che unisce le storiche aziende familiari italiane con oltre un secolo di attività e titolare della nota Maison di via Riviera di Chiaia (già a via Medina), non ha mancato di ricordare alcuni passaggi dei 250 anni di storia aziendale e spiegare come questo genere di incontri informali e leggeri sia il segno di una “partecipazione viva alla vita culturale di Napoli di cui è parte”.



Il ragù a casa Pignatelli di Strongoli
È il ragù il protagonista del ricordo anni cinquanta della principessa Giulia Ferrara Pignatelli di Strongoli, autrice della prefazione del libro: “Monsù Antonio era scomparso da poco e mia madre, in occasione di un pranzo, dato perchè una ragazza Valsecchi sposava un nipote di papà, preparò per la prima volta il ragù con le sue mani. Gli ospiti erano estasiati dal suo incredibile sapore. Fu memorabile, insieme ai fuochi d’artificio su una napoli in via di ricostruzione”.
