La stabilità dei mercati internazionali è un castello di carta e, negli ultimi anni, abbiamo imparato che basta un soffio di vento nel posto sbagliato per far tremare l’intera struttura. Oggi, quel vento soffia forte nel Golfo Persico. Lo Stretto di Hormuz, una delle arterie vitali del commercio mondiale, è al centro di una crisi che va ben oltre la questione energetica. Se pensi che il conflitto in Iran riguardi solo il prezzo della benzina, sei fuori strada. Per noi di FOODMAKERS, e per tutte le aziende del Made in Italy, la posta in gioco è la sopravvivenza delle nostre esportazioni in un’area che vale miliardi di euro.

Abbiamo approfondito l’argomento con un vero esperto del settore: Ermanno Giamberini, AD di Contra Group. Con lui abbiamo analizzato l’effetto domino che sta colpendo le catene logistiche e cosa devono aspettarsi le imprese italiane che portano le nostre eccellenze gastronomiche nel mondo.

L’effetto domino nelle catene logistiche globali

Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a una paralisi dei trasporti. Dalla pandemia al blocco del Canale di Suez con la Ever Given, fino alle recenti minacce dei pirati Houthi nel Mar Rosso, la storia recente ci insegna che tutto è connesso. Ermanno Giamberini sottolinea come ogni evento critico generi un impatto immediato che esula dall’area specifica del conflitto.

Nel Golfo Persico passa il 30% della produzione mondiale di greggio e gas naturale liquefatto (GNL). Ma il problema non è solo l’energia. Attualmente, centinaia di petroliere e navi portacontainer sono bloccate all’interno del Golfo. Anche se l’OPEC ha annunciato un aumento della produzione per mitigare i danni, il prezzo dell’energia è già salito del 40%. Questo aumento si riflette direttamente sui costi di produzione e trasporto di ogni singolo pacco di pasta o bottiglia di vino che parte dall’Italia.

Conseguenze dirette e indirette del blocco di Hormuz

Tipo di ImpattoDescrizione dell’EventoEffetto sul Settore Food
DirettoBlocco del 30% del greggio e GNL mondiale.Impennata dei costi energetici di produzione.
IndirettoCentinaia di navi container “intrappolate”.Mancanza di materie prime e ritardi nelle consegne.
LogisticoRiduzione della disponibilità di navi sul mercato.Aumento verticale dei noli marittimi (costi di trasporto).
AssicurativoIncremento dei premi “War Risk”.Ulteriore aggravio dei costi fissi per spedizione.

Il rischio per le merci non energetiche

Mentre i telegiornali si concentrano sul petrolio, Giamberini ci invita a guardare cosa succede nei container. Ci sono navi cariche di merci varie ferme ai cancelli del Golfo. Quando l’offerta di navi diminuisce perché molte sono bloccate, i prezzi dei noli (il costo per affittare lo spazio su una nave) schizzano alle stelle.

Inoltre, i carichi diretti nel Golfo che non possono entrare vengono sbarcati in porti alternativi non attrezzati per gestire tali volumi. Questo crea una congestione senza precedenti, ritardi biblici e, purtroppo, il rischio che prodotti deperibili tipici dell’agroalimentare italiano subiscano danni qualitativi.

Materie prime e noli: quanto ci costerà questa crisi?

È difficile dare numeri precisi in questa fase, ma la tendenza è chiara. Giamberini spiega che ci troviamo di fronte a una tempesta perfetta. I costi di trasporto marittimo stanno ricevendo una spinta verso l’alto dovuta a quattro fattori principali:

  1. Diminuzione dell’offerta di stiva (meno spazio sulle navi).
  2. Incremento del costo del carburante (il famigerato bunker).
  3. Aumento dei premi assicurativi per il rischio di guerra.
  4. Modifica forzata delle rotte mondiali

Gli effetti indiretti colpiranno i costi di trasporto anche verso destinazioni ben lontane dal Medio Oriente ad esempio spedizioni per continente americano

Già da un anno, molte navi sulla rotta Europa-Asia evitano Suez per circumnavigare l’Africa a causa degli attacchi Houthi. Aggiungere il blocco di Hormuz a questo scenario significa allungare i tempi di navigazione di settimane, aumentando vertiginosamente i costi che inevitabilmente ricadranno sul consumatore finale o sui margini dei produttori.

Export italiano nel Golfo: un mercato da 13 miliardi in bilico

L’area del Golfo non è un mercato marginale per l’Italia. Nel 2024, il nostro export verso questa regione ha raggiunto il valore di circa 13,3 miliardi di euro, con una crescita del 14% rispetto all’anno precedente. È un mercato affamato di qualità italiana, che ora rischia il digiuno forzato.

Al momento, molti vettori marittimi non accettano nuovi carichi per i porti del Golfo. Siamo in una fase di fermo che tutti speriamo sia breve, ma che impone alle aziende di ripensare la propria strategia. Come sottolinea l’AD di Contra Group, restare a guardare non è un’opzione.

Strategie di sopravvivenza per le aziende italiane

Cosa deve fare un’impresa che esporta food nel Golfo? Aspettare che la tempesta passi o cercare rotte alternative? Contra Group si sta già muovendo per organizzare l’inoltro delle merci attraverso porti “sicuri” della regione, dai quali proseguire via terra verso le destinazioni finali.

Tuttavia, queste soluzioni hanno un prezzo. Il trasporto intermodale (mare + terra) in zone di crisi è complesso e costoso. Le aziende devono essere pronte a una revisione dei propri listini o a una gestione estremamente flessibile della logistica. Non esistono, al momento, soluzioni semplici o economiche, ma solo la necessità di proteggere le relazioni commerciali costruite in anni di lavoro.

Takeaway per i professionisti del Food

  • Monitora i costi: Non sottovalutare l’impatto del “war risk” sulle tue assicurazioni di trasporto.
  • Diversifica i porti: Valuta con il tuo spedizioniere rotte alternative via terra dai porti limitrofi.
  • Comunica con i clienti: Mantieni informati i tuoi partner nel Golfo sui ritardi; la trasparenza salva i rapporti commerciali.
  • Pianifica le scorte: Se importi materie prime da quell’area, aumenta i livelli di stock per evitare fermi produzione.

La crisi di Hormuz è l’ennesima prova di resilienza per il settore alimentare italiano. Grazie alla visione di esperti come Ermanno Giamberini, è possibile navigare queste acque agitate con maggiore consapevolezza.

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