Crazy Briatore
Ci risiamo, Flavio Briatore ormai ci ha abituati ai suoi proclami sull’economia italiana.
Impossibile per il faccendiere piemontese investire in Italia, paese troppo proletario, così come le sue spiagge non idonee, sempre secondo Briatore, al turismo dei ricchi. Troppa burocrazia (e ci sta), troppe difficoltà, insomma poche possibilità per chi vuole tutto e subito in nome del dio denaro.
È di questi giorni però la notizia secondo cui Briatore è pronto a riportare la “dolce vita” a Roma, facendo tornare i super ricchi nella capitale che a suo dire è diventata troppo dormiente è incapace di attirare i grandi ricchi dall’estero.
L’idea è di aprire uno dei suoi “Crazy Pizza” in Via Veneto. Bisogna premettere che Crazy Pizza esiste già in altri paesi e, a detta dei ben informati, non riscontra un grande gradimento da parte del pubblico che evidentemente comincia ad essere di bocca buona.
A dirla tutta si è parlato anche di perdite per diversi milioni di euro ma tant’è, probabilmente non sono rilevanti per i “veri ricchi”.
Ok direte voi, ci stanno i kebabbari, vuoi vedere che non ci può stare un Crazy Briatore a Roma?Il problema non è tanto l’apertura dell’ennesima pizzeria, che farà un prodotto che a giudicare dalle immagini non risulta essere troppo invitante, quanto le dichiarazioni dell’imprenditore.
Senza considerare il fatto che per parlare di pizza utilizza vagonate di termini esterofili come cheap, chic, branchè, enviroment, dimenticando che si tratta di un prodotto che già rappresenta l’Italia nel mondo grazie al lavoro svolto da tanti imprenditori del settore che da anni si sono impegnati prima per il rilancio sul territorio del prodotto e poi per la sua internazionalizzazione.
Secondo Briatore la pizza è un prodotto che va brandizzato e proposto in maniera più chic e non, come siamo abituati noi italiani, in modo così cheap…
Quindi spetterebbe a lui e ai suoi locali il compito di renderla “branchè” per farla diventare un prodotto per ricchi turisti annoiati che, secondo il suo pensiero, si sentirebbero più stimolati a entrare in un locale in cui una margherita croccante non costa meno di 16 euro.
Probabilmente i consulenti a cui il nostro simpatico ex geometra si è affidato per effettuare questa ricerca di mercato, e che gli hanno fatto scoprire che in realtà il settore pizza è in forte espansione da una decina di anni a questa parte tanto da diventare, almeno in Italia, il traino di una ristorazione per altri versi sofferente, si sono dimenticati di spiegargli che soprattutto in questo periodo il comparto pizza insieme a tutto il suo indotto si è allontanato dallo stereotipo di pizza e mandolino a cui lui era rimasto mentre era distratto dai suoi numerosi affari.
Il concetto di pizzeria elegante che lui vorrebbe sdoganare è diventato un format ormai all’ordine del giorno.
In tutta Italia ci sono pizzerie e pizzaioli la cui fama non è inferiore ai più grandi chef, sempre più premiati anche in settori non di stretta tradizione “pizzaiola”.
Se solo volessimo limitarci alla Campania potremmo suggerire a Briatore di fare una visita a signori come Franco Pepe o Francesco Martucci, per citare due nomi conosciuti in tutta Italia, le cui pizzerie, oltre ad essere sempre piene, sono molto poco cheap.
O ancora passare per Napoli, e fermarsi all’Antica pizzeria da Michele che probabilmente è cheap, ma che dalla sede di Via Sersale è riuscita a “brandizzare” e internazionalizzare un nome che ormai rappresenta la pizza nel mondo e attualmente vanta tra le sue sedi diverse pizzerie molto eleganti (Milano, Manchester, Londra, Los Angeles) proprio come piace a lui.
Ma anche una sosta da un certo Gino Sorbillo, il pizzaiolo più mediatico degli ultimi anni.
Per non parlare poi di tutto il resto del paese che vanta nomi come Padoan, Bosco, Seu e via discorrendo.

Al netto di tutte queste considerazioni
l’auspicio è che probabilmente , sempre secondo le sue dichiarazioni, arriveranno molti posti di lavoro nella capitale, perché all’apertura della pizzeria seguirà quella di una succursale del suo Twiga sulla terrazza dell’hotel Bernini, a cui faranno ancora seguito altre aperture importanti nel settore alberghiero.
Ci auguriamo quindi che il progetto imprenditoriale, seppur zoppicante nel settore pizza, possa dare i suoi frutti per la ripresa economica di cui il paese mai come oggi ha bisogno.