FRANCESCO PANELLA, LEZIONI DI ITALIANITA’

Francesco Panella è un noto ristoratore romano conosciuto per i tanti programmi TV realizzati come ad esempio “Little Big Italy” che va in onda sul 9 e  dove va alla ricerca dei migliori ristoranti italiani in giro per il mondo.

Il viaggio è parte di me, è nel mio DNA.

L’ultimo è stato più intenso del solito: 2 mesi di duro, durissimo lavoro, con a fianco una meravigliosa troupe che ha tenuto botta sempre. Grazie ragazzi! Splendido lavoro, emozioni forti.

Non vedo l’ora di mostrarvi tutto.

#LittleBigItaly5 Banijay Italia NOVE

Lo abbiamo intervistato:

Come nasce il tuo amore per il Food, qual è la tua storia? 

Nasco in una famiglia di ristoratori, sin da piccolo sono stato immerso nella bellezza e nella magia del servire piatti squisiti e soprattutto del vedere i nostri clienti felici dopo un pranzo o una cena. L’amore e la passione per il mio lavoro arrivano proprio da questa emozione. Ogni giorno mi impegno per regalare ai miei clienti un sogno, una vera e propria esperienza italiana all’interno dei miei locali.

Di cosa ti occupi precisamente nel tuo ristorante Antica Pesa

La gestisco con mio fratello Simone. Ci occupiamo di tutto: strategia, marketing, organizzazione della cucina e del personale, studiamo i menù, andiamo alla ricerca delle materie prime di qualità e soprattutto studiamo ogni giorno come essere innovativi e proporre sempre delle novità sul mercato, pur nel rispetto della nostra tradizione culinaria. Gestire un ristorante non è un’impresa facile proprio perché dobbiamo supervisionare il lavoro di tutti, quotidianamente. Inoltre, in questo ultimo faticoso anno, siamo stati messi un po’ alla prova, ma proprio le difficoltà ci hanno spinto a non mollare, anzi a impegnarci di più per costruire un futuro migliore.

Sei un noto personaggio della TV, ci racconti come è iniziato questo percorso? 

È iniziato nel 2012, con Il mio piatto preferito su Gambero Rosso Channel. In quel programma, avevo l’opportunità di ospitare una personalità del mondo dello spettacolo e della cultura e fargli raccontare il proprio piatto preferito. È stata un’occasione di incontri, conoscenze e piacevoli chiacchere. Poi, ho raccontato Brooklyn con Brooklyn Man. Questo programma mi ha permesso di mostrare lati inediti dell’America, che per molti è solo hamburger e fast food. Nulla di più falso e ho cercato di raccontare altre di queste storie anche nel mio ultimo libro, Forse non tutti sanno che in America. Poi sono arrivate le avventure col gruppo Discovery: Little Big Italy e Riaccendiamo i fuochi.

Little big Italy ti ha permesso di girare il mondo, in quale nazione si mangia meglio italiano? 

Se c’è rispetto della cultura e del cibo italiani, senza snaturarli e renderli altro solo per compiacere il pubblico locale, si mangia bene ovunque. Più che altro parlerei di piacevoli sorprese ristoratori che hanno superato di gran lunga le aspettative, ma non voglio fare nessuna classifica. Mi rendo conto che sto parlando di colleghi, e so che un mio giudizio pubblico può influire sui loro business.

La cosa più strana che ti è capitata? 

Nel Queens abbiamo girato nel ristorante di questo signore di nome Mario, un uomo di altri tempi…locale elegante, stile raffinato, al punto che era severamente vietato usare i cellulari e vestirsi in maniera casual. Una delle concorrenti, che aveva caldo, si era tolta la giacca qualche minuto ed è stata subito redarguita, in modo molto simpatico ovviamente, ma questo mi ha fatto capire quanto il mondo sia cambiato. Il comportamento di Mario può sembrare per alcuni severo, in realtà grazie a lui ho avuto la possibilità di poter cenare tranquillamente, conversando e guardando negli occhi le persone, gesti che ormai sembrano dimenticati.

A volte il cibo italiano viene pasticciato o bistrattato, secondo te cosa dovremmo fare per tutelarlo? 

Il mondo è pieno di fake che di Made in Italy non hanno nulla. Bisogna essere più coraggiosi e inasprire le sanzioni per chi utilizza il nostro nome a scopo di lucro. Dobbiamo collaborare con i Paesi nostri partner economici, ma quando c’è da sanzionare alcuni comportamenti serve essere più fermi e più rigidi. Qui ci sono in gioco la tutela e il rispetto della cultura culinaria italiana.

La crisi Covid ha devastato il Mondo della ristorazione, dal tuo punto di osservazione particolare vedi differenze nel mondo o no? 

Posso fare un paragone tra Stati Uniti e Italia. Gli Stati Uniti hanno offerto maggiori aiuti economici e strutturali alle aziende in difficoltà. Noi ristoratori in Italia siamo stati un po’ dimenticati e ci siamo dovuti rimboccare di più le maniche. Il turismo e di conseguenza l’enogastronomia sono i fiori all’occhiello del nostro Paese, alcune delle eccellenze che ci rendono grandi e riconosciuti nel mondo, quindi mi sarei aspettato semplicemente maggiori tutele nei confronti del nostro settore.

Secondo te cosa bisogna fare per ripartire? 

Investire sulla tecnologia e sulla messa in sicurezza dei locali. So per primo che dover ripensare a un locale, comprare plexiglass, disinfettanti e digitalizzare le strutture per ridurre i contatti è un costo, ma guardare al futuro è un investimento, più che una spesa fine a sé stessa. Se il cliente riconosce il tuo locale come sicuro, si sente a casa, e torna. Questo momento ci ha insegnato che dobbiamo sfruttare ogni secondo per dare sempre il nostro meglio, e anche se a volte le situazioni sembrano sfuggirci di mano, dobbiamo essere forti e non farci sopraffare dagli eventi.

A che progetti nuovi stai lavorando? Ci fai uno spoiler…? 

Innanzitutto, a breve tornerò in America per poter seguire più da vicino i miei locali, mi piacerebbe appena sarà possibile tornare a girare Little Big Italy e si parla di una seconda stagione di Riaccendiamo i fuochi. Non sto mai fermo, sono un vulcano e ho tante idee in testa da realizzare però credo sia presto per parlarne.

“Water like Wine”: FILETTE, BRAND DI DESIGN, LUSSO E BENESSERE

Filette, una tra le più pure acque oligominerali al mondo, sgorga limpida dalla sorgente di Guarcino a 900 metri di altezza sul livello del mare, nella cornice verde ed incotaminata delle montagne dell’Appennino Laziale. L’assenza di arsenico, la quasi totale assenza di nitrati, il asso contenuto di sodio ed il residuo fisso perfettamente bilanciato rendono Filette un’acqua preziossa per la salute e particolarmente adatta all’uso quotidiano.

“Water like Wine” è il nome del progetto, iniziato nel 2007,  la cui mission è dare all’acqua, il bene più prezioso per l’uomo, la stessa dignità che il mercato riserva al vino e allo champagne. L’acqua minerale in bottiglia è destinata a compiere lo stesso percorso evolutivo del vino. Esiste ormai la figura del sommelier dell’acqua, l’idrosommelier, ed esistono corsi che insegnano a diventarlo; l’acqua si degusta, se ne apprezza l’odore, la palatabilità, la leggerezza e, soprattutto, la qualità organolettica.

La Bordolese

Vap 750 ml e 375 ml

Il progetto “Water like Wine” trova la sua sintesi nel design essenziale dell’iconica bottiglia bordolese in vetro a perdere extra bianco, chiusa da una capsula, vero sigillo di garanzia, e rivestita con un’etichetta in carta da champagne perlescente impreziosita con la F in lamina d’argento. Il senso estetico incontra l’eccellenza del gusto nel luogo d’elezione di Filette: le migliori enoteche e le tavole dei più prestigiosi ristoranti e hotel del mondo.

La Spirit

Vap 470 ml 

Filette Spirit, una bottiglia che restituisce al tempo il suo valore. Nasce seguendo l’estetica delle più esclusive bottiglie di gin inglesi ed è dedicata a tutti quei luoghi in cui il sapore perfettamente bilanciato di Acqua Filette può accompagnare un calice di vino pregiato, un distillato raffinato, un cocktail ricercato o, semplicemente, un’amabile conversazione. È stato dimostrato che una giusta quantità di acqua pura sia l’ideale per la degustazione degli spirit, poiché permette di sprigionare nel bicchiere le molecole idrorepellenti, quelle più aromatiche, che contengono i profumi più intensi del distillato. E’ nata dunque la bottiglia perfetta per accompagnare momenti intensi, di meditazione o di convivialità, quei momenti in cui sublimiamo il valore del tempo. Un formato insolito, sia nel design che nel volume, la cui unicità è in grado di accontentare anche i gusti più ricercati.

La bottiglia è in vetro a perdere extra bianco da 470 ml, monoetichetta in carta perlescente autoadesiva e tappo in alluminio a vite.

La Futura

Alluminio 473 ml

Secondo gli studi, sarebbero almeno 310 milioni le  tonnellate di plastica prodotte fino ad oggi di cui 8  milioni finiscono direttamente negli oceani. Ogni anno. Un grave problema per l’ambiente, ma anche  per l’uomo, che ne ingerirebbe fino a 2000 frammenti  alla settimana a causa delle particelle di microplastica presenti nell’acqua di tutto il mondo. Un problema a cui Filette risponde con una soluzione radicale e 100% sostenibile.

L’azienda ha così deciso di abbandonare definitivamente la plastica monouso in favore di un materiale 100% Plastic Free e 100% riciclabile  all’infinito, per preservare totalmente le qualità organolettiche dell’acqua. L’alluminio e le sue leghe sono materiali dalle proprietà uniche, che permettono  un riciclo infinito mantenendo intatte le qualità  iniziali. Oltre ad avere un ciclo di smaltimento più semplice ed efficace rispetto alla plastica, l’alluminio  non disperde polimeri in ambiente, evitando la contaminazione in seguito all’abbandono accidentale.

Nella sua versione in alluminio, Acqua Filette è disponibile nei gusti “Naturale” e “Frizzante” le cui bottiglie, dalla linea cool e dal design ecofriendly, si adattano perfettamente alle abitudini dei consumatori,  sostituendo le acque minerali monouso.

Il 75% della produzione totale dell’alluminio a livello mondiale è ancora in uso.  

Filette è la prima acqua minerale oligominerale ad essere proposta in bottiglie di alluminio. Questo permette di  bere un’acqua di qualità superiore, nel rispetto della  fonte ma soprattutto evitando l’utilizzo della plastica. 

Un prodotto pratico e funzionale, che può essere richiuso e trasportato in totale comodità, garantendo  ovunque il massimo livello di igiene grazie al suo tappo a vite. L’alluminio, inoltre, non rilascia sostanze nocive per la salute in caso di esposizione della bottiglia ai raggi solari.

SHOP ONLINE

www.acquafilette.it

TEL. 0775 188 8790
 
 

ACQUA FILETTE INSIEME AD ITALIAN CHEF ACADEMY: piatto “Orto di Stagione” realizzato per l’importante Evento di Giugno 2021 a Roma presso l’Accademia Culinaria dallo Chef e Docente, 1 Stella Michelin, Andrea Pasqualucci.

A CAGLIARI L’ITALIA SI GUSTA con Marina di Gusto 2021

Si è svolto a CagliariL’Italia si Gusta” primo grande Contest Enogastronomico, organizzato dal Consorzio Cagliari Centro Storico, in collaborazione con L’Accademia del Buon Gusto di William Pitzalis. L’occasione è nata per festeggiare l’importante riconoscimento che Gambero Rosso le ha dedicato, proclamandola “Città Gastronomica dell’Anno 2021”.

L’obbiettivo, era quello di far conoscere e valorizzare la cultura gastronomica italiana. Rappresentata da 20 piatti tradizionali ispirati alle diverse regioni, e preparati dagli chef di 10 ristoranti del quartiere Marina di Cagliari.

Is Femminas, Sa Schironada, Locanda Leonildo dal Buongustaio, l’Ambasciata, Ristorante Antica Cagliari, Bistrot Antica Cagliari, Gennargentu, Antica Hostaria, Cavour, Su Cumbidu Mare. Questi i ristoranti coinvolti.

Durante il pranzo di Venerdì, i piatti sono stati serviti a dei clienti, che hanno potuto esprimere le loro preferenze. Nel contempo sono stati sottoposti al giudizio di tre giurati d’eccellenza che si sono spostati nei diversi ristoranti.

I Giudici dell’Evento

Il gruppo era formato da Gianluca Montinaro, del Comitato di direzione Guida de L’Espresso, da Antonio Paolini, giornalista e critico enogastronomico, curatore della Guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso e da Peppone Calabrese, gastronomo, conduttore di Linea Verde su Rai 1.

Insieme agli chef si sono cimentati in cucina anche i ragazzi dell’Accademia, nella loro prima vera esperienza in un evento di carattere nazionale.

I giudici hanno decretato la vittoria di 3 piatti, che sono stati premiati nella mattinata di sabato presso il prestigioso Hotel Regina Margherita. Sono intervenuti, oltre ai tre giurati, l’Assessore al Turismo e alle Attività Produttive del Comune di Cagliari, Alessandro Sorgia, il Presidente del Consorzio Cagliari Centro Storico, Gianluca Mureddu, e lo chef William Pitzalis con i suoi allievi.

Gli Interventi

Ha moderato l’incontro Gianluca Mureddu che ha ringraziato gli attori principali dell’evento, in particolare William Pitzalis con i ragazzi dell’Accademia e l’Assessorato al Turismo nella persona dell’Assessore Alessandro Sorgia per l’importante supporto dato alla manifestazione.

L’Assessore Sorgia ha messo in evidenza l’impegno impiegato da parte di tutti i coinvolti. In particolare, ha parlato delle difficoltà che in questo ultimo anno, si sono dovute affrontare a causa della pandemia. Confidando però, nell’arrivo di nuove azioni significative per promuovere il territorio, così che Cagliari e la Sardegna risultino sempre più attrattive.

Con la buona volontà e la collaborazione, si possono ottenere grandi risultati legati al territorio e al turismo enogastronomico, ed esperienziale.

Peppone Calabrese, anche lui si è soffermato sulla bontà e l’importanza del progetto di William Pitzalis che in passato, gli aveva rivelato il suo sogno di realizzare l’Accademia. Coltivare i sogni è vitale e per realizzarli serve perseverare, crederci e usare gli strumenti giusti.

Dichiara: “Siamo venuti a Cagliari con grande entusiasmo perché si percepisce una forte energia che funge da spinta propulsiva. E non si perde perché legata al grande amore dei suoi abitanti per la città.

Non si deve cercare di essere resilienti, ma piuttosto di raggiungere il benessere e la felicità. Questo si può fare solo dove c’è affettività, passione e contesti umani validi e sinceri.

La scelta di far preparare dei piatti di scambio, ispirati alle altre regioni italiane, è stata ideale per diffondere la cultura gastronomica nazionale. È basilare formarsi in modo valido e soprattutto, perseguire la narrazione dello stile del territorio, senza tentennamenti ne dubbi alcuni. Perché la vostra terra stupenda, ricca di tradizioni e della quale mi sento parte, rappresenta la forza più grande per crescere e farsi conoscere.”

Antonio Paolini, ha messo l’evidenza sul valore del Consorzio Cagliari Centro Storico, che si fa portatore di unità coinvolgendo oltre 120 attività produttive.

“Questo è un segnale molto bello in una Italia divisa e divisiva. Lo stare insieme per creare una buona sorte, per superare le difficoltà attuali, è un ottimo esempio da seguire .

Cagliari Città Gastronomica 2021

Così, quando la mia testata Gambero Rosso, ha nominato Cagliari Città Gastronomica 2021, sono stato felice della scelta. La nostra permanenza qui, in occasione di questo Contest, mi ha confermato che la decisione non poteva essere più giusta.

Ci siamo divertiti, abbiamo passeggiato per la città, e abbiamo capito che Cagliari è una piccola Harrods. Una vetrina di lusso affacciata sul mondo, come la capitale di un piccolo continente.

La Sardegna è coerente, ha radici profonde, antiche e quindi estremamente moderne. L’anima produttiva locale, ancora vergine si fonde nell’accoglienza e nello scambio. Rappresenta efficacemente il presente che dobbiamo vivere, per costruire un futuro ancora migliore per tutti.

Gianluca Montinaro conferma di aver vissuto un’esperienza molto piacevole, che si è sviluppata lungo le vie della Marina visitando i diversi ristoranti.

“L’evento si è focalizzato sul tema della Pasta che rappresenta l’Italia a tavola e la caratterizza nel resto del mondo. Questa, insieme a tante altre eccellenze testimoniano il Made in Italy e fanno sì, che il nostro paese diventi per le altre nazioni, un Bengodi, una terra dei sogni.

Noi italiani purtroppo non ci accorgiamo della grande fortuna che abbiamo. Sottovalutiamo il fatto che, come disse Farinetti qualche anno fa, viviamo nel luogo più bello del mondo. Dovremmo interiorizzare questa frase e credere più in noi per promuoverci con convinzione, aggiungendo consapevolezza al nostro valore.

Cagliari è bella, pulita, ricca di magnifici vicoli, di tanti locali, ristoranti e negozi curati. Rappresenta un’attrazione di per sé, che merita sicuramente di essere vissuta e promossa al meglio.”

I premi per i clienti

I Premi messi a disposizione per i clienti dei ristoranti che hanno votato i piatti, fanno parte di una promozione turistica territoriale, appartenente alla filiera dei Centri Commerciali Naturali della Sardegna rappresentati da Gianni Esu presidente del CCN di Sant’Antioco e Roberto Perseo del CCN di Calasetta.

Tutti insieme si vuole creare un Percorso Turistico Regionale, basato su eventi simili a questo di Cagliari. I vincitori saranno ospitati in una bella struttura ricettiva del posto, e potranno fare delle attività esperienziali legate alla cultura e alla gastronomia.

Dopo la distribuzione degli attestati di partecipazione ai ragazzi dell’Accademia, si passa alla premiazione dei piatti degli Chef. I giudici dopo un’attenta riflessione, hanno deciso dovessero essere tre anziché due. La motivazione è spiegata dal critico enogastronomico Antonio Paolini.

I ristoranti premiati

“È stato molto difficile scegliere tra i piatti in concorso, perché tutti molto validi. Per questo motivo, si è istituito un terzo premio della “Critica Gastronomica” oltre ai due in programma. Si è deciso di assegnarlo ad un piatto che ha colpito per il gusto inusitato, per gli abbinamenti inconsueti e per la novità.

Il premio della Critica

Gli Scialatielli alla cipolla di Tropea proposti dalla Locanda Leonildo dal Buongustaio, preparati dallo chef Daniele Ciapetti.

“L’ottima fattura della pasta, la bella rotondità e la dolcezza della zuppetta delle cipolle di Tropea, l’interessante crumble di pane e ‘Nduja ci hanno portato a chiedere un ulteriore riconoscimento. La passione di Leonildo e l’intuitività, l’estro e la capacità dello chef fiorentino arrivato a Cagliari per amore di questa terra, dovevano essere premiati.”

Il secondo premio

Il secondo premio è stato assegnato per una visione artistica che mettesse insieme i valori dell’evento, avvicinandosi al mondo dell’arte, dell’artigianato e del bello a tutto tondo. Riceve il riconoscimento lo Chef Marcello Putzu del ristorante Sa Schironada con la sua Pasta alla Norma. Originale l’uso di Marcello di studiare i suoi bellissimi piatti ritraendoli in delicati acquarelli che poi diventano eccellenti preparazioni Gourmet.

Antonio Paolini spiega anche la motivazione che ha portato ad assegnare il primo premio.

La vincitrice del Contest

Ci agganciamo ad un ricordo per esplorare l’inesplorato. Questa frase efficacissima, pronunciata da un grande chef italiano, Mauro Uliassi, ha riassunto e sintetizzato il senso del lavoro odierno di chi fa cucina d’autore, ovvero ricerca e memoria, e ha trovato piena espressione nel piatto che si è aggiudicato il primo premio del Contest.

Un piatto i cui caratteri fondanti del territorio di provenienza, sono stati armonicamente fusi coi ricordi e le materie del territorio sardo, origine di chi l’ha reinventato ed eseguito, aggiungendoci in più, riuscite ed eleganti deviazioni dell’inesplorato.”

Con le orecchiette alle cime di rapa, con roux di gamberi di Villasimius e pecorino di Seulo 24 mesi, stagionato in capanna, tra l’ovazione del pubblico, si aggiudica il Contest, il ristorante Is Femminas della Chef Maria Carta.

L’evento si conclude con la consegna ad Antonio Paolini, da parte dell’Assessore Sorgia, a nome della città di Cagliari, della bellissima ceramica artigianale sarda che ritrae una dea madre. Simbolo della terra, dell’abbondanza e della fertilità.

Erica Liverani : la mia vita dopo MasteChef

Erica Liverani, 36 anni, è la vincitrice della quinta edizione di MasterChefItalia, il talent culinario più popolare di sempre. Fisioterapista della provincia di Ravenna, è riuscita a sbaragliare tutti i concorrenti aggiudicandosi il gradino del podio più alto. Fin da piccola la cucina è sempre stata una costante della sua vita, una passione che le è stata trasmessa dalla sua famiglia. La vittoria a MasterChef le ha valso la pubblicazione del suo primo libro A piccoli passi –la mia cucina stagionale, un manuale enogastronomico per imparare a cucinare secondo gli ingredienti di stagione, edito da Baldini & Castoldi. Attualmente è impegnata in showcooking in giro per l’Italia e grazie alla viralità dei video realizzati insieme alla figlia Emma, Erica ha raggiunto un grande successo sui social ed è oggi uno dei volti di Detto fatto sulla Rai.

 

Ciao Erica, da fiseoterapista a star del web in cucina, da dove nasce questa tua passione?

Nasce sin da piccola, i miei primi ricordi sono quelli di me bambina che in cucina osservavo la nonna o la mamma preparare il ragù o le tagliatelle. Ho sempre avuto le mani in pasta, come si suol dire, e cucinare per me è soddisfazione, sto bene dietro ai fornelli al punto che questa passione è diventata il lavoro per il quale ho cambiato radicalmente la mia vita.

Sono stati due tuoi cari amici, Giovanni e Manuel, ad iscriverti a MasterChef, come mai?

Era un momento particolare della mia vita, e quasi anche per gioco e a mia insaputa, mi hanno iscritta ai provini. È stato un loro modo per farmi capire che dovevo finalmente fare quello che mi faceva stare veramente bene e mi hanno offerto questa fantastica possibilità.

Hai vinto la V edizione di Masterchef, cosa hai provato quando Carlo Cracco ha pronunciato il tuo nome?

Un’emozione unica, non c’è bisogno neanche di dirlo e non si riesce a spiegare con altre parole. Sono quei momenti in cui, oltre alla vittoria, realizzi che la tua vita sta per cambiare e ti passano per la testa mille pensieri, che è difficile riuscire a esprimere veramente cosa si prova in quell’istante. Ho solo pensato a questo e a mia figlia Emma, che allora era piccolissima.

Con quale giudice avevi più feeling?

Dal montaggio che è stato fatto in occasione della messa in onda, sicuramente con lo Chef Cannavacciuolo è emerso un feeling maggiore, ma ci tengo sempre a precisare che, nonostante quello che è emerso in tv, i giudici hanno avuto sempre un atteggiamento corretto e imparziale con tutti. Quando c’era da sgridare, sgridavano e nessuno lo ha visto, ma lo Chef Cannavacciuolo ha ripreso anche me quando ce n’è stato bisogno.

Alla fine Masterchef ti ha cambiato la vita?

Sì certo, come dicevo Masterchef, anche al di là della vittoria, la vita la cambia, se fai quest’esperienza per amore della cucina. Tanti miei colleghi, anche di altre edizioni, non hanno vinto ma ora vivono lavorando nel settore. Io, ad esempio, non mi sono mai fatta condizionare molto dalle telecamere e a volte mi chiedo se magari in certe occasioni avrei dovuto contenere meglio le mie emozioni, ma ho vissuto questo percorso dedicandomi totalmente alla cucina e al raggiungimento dell’obiettivo.

Hai anche scritto un libro: “A piccoli passi – La mia cucina stagionale”, ci racconti qualcosa?

Il libro è stato un bellissimo modo per raccontarmi al pubblico e soprattutto approfondire la mia idea di cucina, quella buona, che rispetta la natura e gli ingredienti, che sa di casa e amore. L’ho chiamato così proprio perché mi sono avvicinata alla cucina poco a poco, imparando qualcosa di nuovo ogni giorno, con tanto impegno. Ho pensato a questo libro come una passeggiata nella natura, proponendo oltre 120 ricette e suggerimenti per goderne e gustarne pienamente i sapori e i profumi, mese per mese, stagione dopo stagione.

Con le tue sorelle, Claudia e Romina, hai aperto la gastronomia Raflò, cosa significa e perchè non un ristorante come hanno fatto spesso suoi “colleghi masterchef”?

Raflò è il soprannome della mia famiglia. In Romagna è tipico indicare e legare i cognomi delle famiglie degli agricoltori, come la mia, a dei nomignoli di cui non sappiamo neanche bene il significato, è sempre stato così e basta. Ovvio che per me e le mie sorelle, Raflò vuol dire anche anche il rispetto per la natura, sacrificio e condivisione. Famiglia e terra sono il nostro marchio di fabbrica. Ho preferito la gastronomia perché avere un ristorante richiede studi e competenze che ancora non mi appartengono, bisogna essere sempre realisti e coerenti con se stessi. Infatti, volevo creare qualcosa che rispecchiasse la mia idea di cucina. Sono una mamma e prima di tutto mi sono messa nei panni di una consumatrice e di una donna che vive come me. Siamo donne pratiche, con le giornate incasinate, molte di noi non riescono a stare dietro ai fornelli come vorrebbero e quindi qui arriviamo noi in soccorso con Raflò. Offriamo piatti della tradizione, rigorosamente stagionali, per far sentire subito a casa il cliente.

Con tua figlia Emma che sui social è diventata a sua volta una star, hai girato diversi video in cui cucinate insieme, ci racconti come sono nati?

Sono nati per gioco, credo che sia importante avvicinare i bambini alla cucina anche giocando, soprattutto quando magari non vogliono mangiare delle determinate cose come le verdure. Credo, inoltre, che condividere una propria passione con un figlio contribuisca a rafforzare il legame.

Una curiosità, quanto si diverte Emma in video, sembra sentirsi completamente a suo agio

Si diverte tanto, ora sta crescendo quindi a volte si vergogna e mi dice “Mamma non riprendermi”, ma tutto sommato non è ancora nella fase ribelle, se così possiamo dire. Mi assiste ed è anche felice se ogni tanto la coinvolgo anche in qualche mio progetto perché per lei stare in cucina è fonte di grande entusiasmo.

Ora hai creato “Le conserve di Erica”, ci racconti qualcosa in più di questo nuovo progetto e dove possiamo trovarle?

Sono una box di con 4 conserve di qualità e prodotti eccellenti nata da un lungo lavoro di ricerca degli ingredienti per ottenere un risultato di prima scelta. Molto più di una conserva: 4 ricette uniche e speciali, da poter unire alle preparazioni per dare un tocco magico. Abbiamo Le zucchine della signora Olga, ovvero una giardiniera di cipolla rossa e zucchine con capperi, La gelatina di cotogna di Valeria Raciti, fatta quindi di mele cotogne; La mela cotogna spalmabile di Devis, cioè frutta spalmabile di mele cotogne con zucchero di canna e Il cocomero bianco caramellato della zia Rosella, cocomero caramellato spalmabile. Le trovate tutte qui: Erica Liverani – Ti regalo una ricetta – Mipiace.shop! Sono molto orgogliosa di questo progetto, è un modo per far assaggiare a tutti un po’ della mia cucina e dei miei amici e colleghi!

Vivi e lascia vivere, Lo street food di Elena sofia RICCI

Giovedì 23 aprile su RAIUNO  andrà in onda la prima puntata di una nuova fiction Vivi e lascia vivere. La protagonista è Elena Sofia Ricci che interpreta Laura Ruggiero, una madre forte di tre figli, con un segreto terribile e un passato che ritorna.

Ogni famiglia ha i suoi segreti, è questo l’incipit della nostra storia. E la famiglia Ruggero ne ha uno enorme, di cui solo Laura Ruggero, la nostra protagonista, è al corrente. È lei ad averlo ideato e a custodirlo gelosamente. Laura, cinquant’anni portati con sfrontatezza, lavora come cuoca all’interno di una mensa; ha due figli adolescenti, un’altra figlia più grande con la quale ha un rapporto complicato e conflittuale e un marito, Renato, con il quale è sposata da vent’anni e che suona a bordo delle navi da crociera. Una vita apparentemente come tante fino al giorno in cui Laura, di ritorno da un misterioso viaggio, convoca i figli per comunicare loro una terribile notizia: il padre non c’è più. Di sosta con la nave a Tenerife, Renato Ruggero è morto in un incendio; di lui non è rimasto che cenere. Ed è da quella cenere, dal mistero di quella morte, che la vita di Laura riprende, cambia, cresce, fino a diventare qualcosa di completamente diverso. Laura si reinventa e con lei tutta la sua famiglia. Ciascuno scopre una parte di sé nascosta, un talento inconfessato grazie al quale iniziare una nuova vita. Ed è così che, dal nulla, Laura crea un nuovo lavoro, che trasforma in una vera e propria impresa al femminile, mentre il suo passato misterioso e insospettabile si riallinea al suo presente. Un suo grande amore mai vissuto, un uomo affascinante, ma ambiguo, implicato in affari poco puliti, compare a stravolgere il fragile equilibrio riportando nella vita di Laura l’amore, ma anche la diffidenza, la paura e infine mettendo concretamente in pericolo lei e anche i suoi figli. Il segreto custodito con tenacia da Laura verrà scoperto suo malgrado, e il terremoto emotivo che ne segue rischia di spazzare via lei e la sua famiglia come in una tempesta perfetta.

Vivi e lascia vivere è la storia di una famiglia ordinaria, con i problemi di una famiglia ordinaria, dove però niente è come sembra e che sposa i toni del family classico con il noir, fino a diventare, nel finale, un vero e proprio thriller.

Il protagonista della fiction è anche lo street food in quando Laura per ripartire con un gruppo di amiche crea una piccola impresa di street food, trasformando la passione per la cucina in un lavoro in proprio.

Uno dei protagonisti della fiction è anche il Sartù di riso un piatto iconico della cucina napoletana che però rispetto ad altri è meno diffuso. Ecco la sua storia: narrano le cronache che ai tempi di Ferdinando I di Borbone, nel XVIII secolo, la corte di nobili e amici del re non amasse per niente consumare il riso, privo del gusto ricco cui i notabili del tempo erano soliti soddisfare le proprie esigenze di gola.

Dopo aver sposato Maria Carolina d’Austria il menù regale cambiò radicalmente: la nuova consorte del monarca non amava particolarmente la cucina partenopea e venne così chiamata una task force di cuochi d’oltralpe che portarono nella capitale del Regno delle due Sicilie un bagaglio inediti di sapori e mescolanze, nuove alchimie di gusto che potessero risultare gradevoli anche all’esigente palato della regina consorte. Nacque così il sartù, un timballo di riso arricchito con uno strato di pangrattato e una miriade di ingredienti in modo da rendere meno anonimo lo “sciacquapanza”, la pietanza meno gradita dalla corte. Piselli, uova sode, funghi, fior di latte, pezzetti di carne, sono solo alcuni degli ingredienti che gli chef, a seconda dei gusti personali di chi dovrà mangiare la pietanza, aggiunsero al timballo di riso. Un giusto compromesso per un popolo che , nonostante conosca il riso dal XIV secolo, era solito usare il prodotto delle graminacee soltanto in caso di malattie intestinali

Secondo l’analisi etimologica il nome deriverebbe da “sourtout” cioè mantello e farebbe riferimento al ruolo avvolgente svolto dal pangrattato che come un soprabito avvolge il cuore di riso e altri ingredienti. Molto gradita è anche la versione rossa, piena di zeppa di gustoso ragù napoletano.

Il regista della fiction è Pappi Corsicato ecco il suo pensiero:

Il tema di questa serie è il cambiamento, in particolare la possibilità che ognuno di noi dovrebbe darsi quando la vita ti spiazza o ti fa male e ti mette davanti a qualcosa che non avevi previsto. 

La possibilità di prendere un evento doloroso, o una novità spiazzante, come un’opportunità per rivedere la propria esistenza e magari capire come mettersi in gioco.

Nella serie l’evento scatenante di questo cambiamento è la morte inaspettata del capofamiglia. Tutti, per prima la madre (Elena Sofia Ricci) e poi figli, si trovano improvvisamente costretti a confrontarsi con le questioni pratiche di tutti i giorni, scoprono lati nascosti del proprio carattere ed emozioni che non conoscevano che inizialmente li metteranno in crisi ma che poi li faranno cambiare e crescere diventando ogni giorno più sicuri di sé.

Questa condizione di trasformazione, di cambiamento, oggi più che mai mi fa riflettere su quello che sta accadendo a tutti noi a livello mondiale.

Il corona virus ci ha costretti a cambiare stile di vita, a relazionarci con gli altri e con noi stessi in un modo totalmente diverso e nuovo.

Non voglio fare un paragone forse troppo azzardato ma Vivi e lascia vivere, oltre a essere una serie family, è una serie in grado di farci riflettere sul fatto che bisogna essere capaci, anche quando un evento così devastante irrompe nelle nostre vite, di trovare il lato positivo.

Il personaggio di Elena Sofia Ricci è ispirato a quel tipo di donna che molti di noi hanno conosciuto nella vita o che abbiamo visto rappresentato in molti film. Io mi sono ispirato al personaggio di Filumena Marturano.

Donne dal carattere forte che non hanno paura di mostrare le loro fragilità anche a costo di mettere a repentaglio la propria condizione.

Accanto al racconto di una donna forte come il personaggio interpretato da Elena Sofia Ricci, in questa serie c’è anche la mia Napoli. Il mio desiderio è stato quello di far vedere un lato di Napoli che da molto tempo non si racconta più: i suoi colori, la sua luce, il suo splendore, quello che di fatto Napoli è sempre stata, una città che cambia continuamente e che si muove. 

Lo stesso movimento ho cercato di mantenerlo nella mia regia: molto è stato girato con la macchina a mano proprio per rendere più reali e più vivaci i personaggi, le situazioni e i luoghi.