AMBROSIA FOOD CREATION, UN PO’ DI SARDEGNA IN AUSTRALIA

AMBROSIA FOOD CREATION PRODUCTS-min

Francesca Giglio  è un’italiana che vive e lavora in Australia dove cura il blog AMBROSIA FOOD CREATION.

“La mia passione per la cucina nasce da quando ero piccola, amavo passare ore in cucina aiutando mia madre e le mie zie in Sardegna, facendo pasticci ma imparando deliziose ricette della tradizione italiana, usando ingredienti genuini, stagionali, freschi e preparando tutto da zero.

Poiché la Sardegna è solo una piccola isola italiana, abbiamo mantenuto vive le nostre tradizioni e usiamo ancora metodi antichi per cucinare e trattare il cibo. Ogni casa ha un forno a legna in muratura, dove ogni settimana le donne della famiglia si riuniscono per cuocere il pane per la settimana e gli amaretti, che normalmente vengono cotti in seguito utilizzando il calore residuo. Sono cresciuto vedendo come si fa il formaggio con il nostro latte di capra, come facciamo le salsicce secche dopo aver ucciso un maiale. Usiamo tutte le parti, nulla va sprecato, come tradizione dice che tutto ciò che madre natura ci dona è sacro!

Con Ambrosia Food Creation miro a portare in tavola le autentiche tradizioni, sapori e ingredienti sardi, creando una fusione con tutte le cucine tradizionali che ho incontrato durante la mia carriera. Prendendo il meglio da ogni parte del mondo, semplicemente seguendo il linguaggio della natura!

In Italia si dice che “a tavola non si invecchia” (a tavola non si invecchia), il piacere del buon cibo, del buon vino e della compagnia è tale che il passare del tempo è sospeso. Per me il cibo non è solo nutriente ma anche confortante, amorevole, divertente e stimolante.

Ho iniziato il mio primo lavoro in una pasticceria mentre studiavo filosofia all’Università degli Studi di Milano, ero così interessato alla panificazione e alla cucina che ho deciso presto di lasciare gli studi per dedicarmi completamente alla mia carriera di chef. Per qualche anno la mia vita è diventata il lavoro la mattina in pasticceria, la sera la scuola di cucina e tutto il mio tempo libero lavorando gratis in diversi negozi per imparare ogni tecnica possibile. Non ne ho mai abbastanza!

Anche adesso non ne ho mai abbastanza di impasto, panna, crema pasticcera, pasta e “chi piu’ ne ha piu’ ne metta” (l’elenco potrebbe continuare all’infinito).”

Abbiamo intervistato Francesca: 

Ciao Francesca, come nasce il tuo blog  Ambrosia Food Creation?

 
Questo progetto nasce dall’amore per la cucina e la tradizione culinaria Italiana. In un mondo così  “moderno” ho pensato che mancasse un po di memoria al passato, a quei sapori che sanno di famiglia, che ci hanno fatto innamorare dell’arte della cucina e del mangiare.
 

Perchè questo nome al tuo blog?

 
Il nome deriva dalla storia mitologica greco – romana, Ambrosia era il nome per individuare il nettare degli dei “il cibo che rende immortali”.
 

Come tutti gli italiani, appassionata di cucina, cosa ti manca di più di quella italiana?

 
La varietà, la qualità e la creatività. Nel nostro paese sono caratteristiche uniche che purtroppo non si trovano in giro, nè sono ovvie. Soprattutto in Australia dove l’abitudine e la quotidianità tolgono spazio all’innovazione e alla curiosità per i gusti diversi.
 

Come viene percepita la cucina italiana in Australia?

 
Principalmente, come in tutto il resto del mondo, viene limitata a pasta e pizza, c’e’ da dire però che gli Australiani si dichiarano grandi fans e amatori della cucina italiana (o almeno quella che conoscono loro…:))
 
 

Qual è il piatto italiano che riscontra più successo in Australia?

 
Sicuramente la Pizza ed il Tiramisù
 

Francesca, quali sono i prodotti e i piatti che ti piacciono di più della cucina australiana e che consiglieresti a tutti gli italiani di provare?

 
L’Australia non ha assolutamente una tradizione in cucina, ma è un agglomerato e miscuglio di tradizioni da tutto il mondo, un pò inglese, un po’ italiana, la thailandese, giapponese e cosi via.
 

Qual è un piatto della tradizione italiana al quale sei particolarmente legata?

 
La Pasta Fresca fatta a mano, soprattutto quella ripiena! Trovo che sia un arte unica e interessante e che dia spazio a idee e creatività!
 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

 
Far arrivare la nostra tradizione e varietà’ in cucina a piu persone possibili!

CucinabyElena – Made with Amore

Elena Davis  (https://www.instagram.com/cucinabyelena) è un’italiana che vive e lavora in Utah – USA dove cura il blog CUCINABYELENA – MADE WITH AMORE.

Abbiamo intervistato Elena: 

Ciao Elena, come nasce il tuo blog CucinabyElena ?

L’idea è nata a giugno del 2020 durante la pandemia. Non potendo venire in Italia quell’anno e in particolare nella mia amata Sardegna ho deciso di realizzare un sogno che avevo nel cassetto: la passione per la cucina italiana. 

Perchè questo nome al tuo blog?

La parola “cucina” nella mia vita rappresenta un luogo di condivisione di idee e di esperienze, un posto dove riportare alla luce i sapori e i profumi legati al mio passato, quando da piccola guardavo con occhi curiosi le prelibatezze che cucinava la mia nonna durante i mesi estivi trascorsi in Sardegna. Attraverso la cucina posso portare nelle case quella che è la mia esperienza, passata e presente, cercando di trasmettere la passione che da sempre mi accompagna verso il buon cibo italiano. 

Come tutti gli italiani, appassionata di cucina, cosa ti manca di più di quella italiana?

Negli Stati Uniti molto spesso trovo difficoltà nel trovare la qualità negli ingredienti e nelle materie prime che mi servono per cucinare. 

Come viene percepita la cucina italiana negli Stati Uniti?

La cucina italiana è tra le cucine più amate dagli americani. È caratterizzata da gusti e sapori che facilmente accontentano tutti.
I piatti italiani che ripropongo, hanno il vantaggio di essere creati con ingredienti semplici e sono pertanto alla portata di tutti. 

Qual è il piatto italiano che riscontra più successo in USA?

È molto difficile poter definire un solo unico piatto! Gli americani amano la pasta con i suoi molteplici condimenti possibili ma alla stesso modo quando ho riproposto nel mio blog la classica focaccia italiana, ho ricevuto moltissimi consensi a riguardo. Sono riuscita infatti a rendere “semplice” e limitata a pochi semplici passaggi, una ricetta che agli occhi dei più inesperti poteva sembrare difficile da ricreare nella propria cucina. 
Per quanto riguarda invece i dolci, posso sbilanciarmi: il Tiramisù. Questo dolce infatti è riproposto, così come avviene spesso in Italia, anche nella lista dei dessert nei ristoranti americani. È un dolce alla portata di tutti, pochi passaggi da seguire attentamente, descritti sul mio blog, e il tiramisù può essere preparato con successo in tutte le cucine americane. 

Elena, quali sono i prodotti e i piatti che ti piacciono di più della cucina americana e che consiglieresti a tutti gli italiani di provare?

Cosi come l’Italia è conosciuta per il tiramisù, gli Stati Uniti sono invece legati al Pie: Apple pie, banana cream pie, blueberry pie, peach pie and more! 
Ecco, questo è uno dei piatti della cucina americana che sinceramente mi sento di consigliare a chi non l’avesse mai provato.
La ricetta proviene dalla famiglia di mio marito Jordan, semplici ingredienti che creano un impasto molto friabile “very flaky”: farina, uova, burro, acqua, un pizzico di sale e aceto bianco. Il Pie è la cornice che racchiude al suo interno diversi condimenti, dalle mele alla crema ai frutti rossi e albicocche. Insomma un lontano cugino della crostata italiana. 

Qual è un piatto della tradizione italiana al quale sei particolarmente legata?

Non è semplice scegliere un unico piatto al quale sono più legata. Sicuramente nella scelta gioca un ruolo importante il legame con la mia infanzia e il ricordo di mia nonna che passava ore in cucina a preparare il pranzo per tutta la famiglia. Per questo motivo nel mio blog ho raccontato la storia legata al ricordo delle Polpette al sugo di nonna Laura. 
Ricordo nonna che con le sue mani mi spiega qual’è il segreto per creare delle polpette dalla forma perfetta, prima di cuocerle nel sugo a pomodoro che le rende ancora più soffici e succose. Ripropongo spesso in famiglia questa ricetta, viene sempre apprezzata sia dai più grandi che fai più piccoli.

Nuovi progetti per il tuo blog?                  

Da poco ho iniziato con un progetto al quale sono molto legata: ho creato delle classi di cucina, dove ci troviamo con circa 25 persone per cucinare dei piatti insieme, condividere le nostre esperienze in cucina e parlare della cultura italiana. 
Sono continuamente alla ricerca di nuove ricette da riproporre ai mie lettori all’interno del mio blog.
Quest’autunno attraverso il mio blog inizierò a promuovere diversi prodotti per la cucina e continuerò a collaborare non solo con alcuni programmi televisivi ma anche con diversi brand. 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Se devo pensare in grande allora mi sbilancio. Il sogno nel cassetto sarebbe quello di avere un giorno un programma televisivo in cui poter proporre ogni giorno piatti e ricette diverse della cultura italiana. Un sogno che si accompagnerebbe ad un altro sogno: quello di scrivere e pubblicare uno o più libri di cucina.
Mi piace immaginare le persone che prima di una cena con amici aprono il mio libro e scelgono la ricetta che più li cattura e la realizzano. 

 

Nicoletta Matrone- Food Therapy e macrobiotica

Nicoletta Matrone si avvicina presto alla cucina, la mamma siciliana cucinava con molta passione portando molto della sua terra nei suoi piatti. Ha abbracciato la filosofia macrobiotica giapponese di Muchio Kushio, secondo cui scegliendo i cibi giusti quindi, in base alla propria condizione fisica, si può migliorare la salute. Attualmente si occupata di consulenza per alcuni ristoranti vegan di nuova apertura dando suggerimenti e creando piatti nuovi per i loro menu.  

An interview series with TOP FOOD BLOGGERS

L’abbiamo intervistata:

Ciao Nicoletta, come nasce la tua passione per la cucina?

Da piccola ero affascinata da come mia nonna si dedicava alla cucina alla domenica, si sbizzarriva con piatti tipici della sua tradizione napoletana: sugo di pomodoro cotto per ore, strufoli, panzarotti, zeppole, pasta e patate, pasta al forno e chi più ne ha più ne metta. Il pranzo domenicale era sacro e lei sapeva valorizzare tutti gli ingredienti anche quelli più poveri.

A 16 anni ho iniziato a lavorare nella gastronomia dei miei genitori. Mia madre siciliana cucinava con molta passione portando molto della sua terra nei suoi piatti, da lei ho imparato la dedizione e la cura quando si è a capo di una cucina. Mio padre invece che si occupava della gestione e dei rapporti con il pubblico, mi ha trasmesso la caparbietà e la determinazione nel gestire un’azienda ma soprattutto mi ha insegnato a pormi continuamente nuovi obiettivi e sfide senza avere paura. Per me i 12 anni trascorsi con loro sono stati una grande scuola sia in cucina sia nella gestione aziendale. 

Hai girato il mondo per parecchi anni, cosa ti porti nella tua cucina di queste esperienze internazionali? 

Mi porto moltissimi ricordi e ogni ricordo è legato ad un particolare sapore o ingrediente. La cosa che mi ha sempre affascinato nei miei viaggi è stato scoprire le tradizioni dei vari paesi, era interessante notare come il clima e la storia di ogni popolo fossero strettamente connessi ai propri piatti tradizionali. Mi sono immersa in ogni cultura cercando di scoprirne I rilevanti aspetti e cucine. Ho trovato poi davvero interessante contaminare la mia cucina con ciò che ho imparato in luoghi lontani, cercando di creare piatti che rappresentassero a pieno me stessa e la mia storia. In Tanziania per esempio ho assaggiato Ugali di miglio, sorgo o manioca, una sorta di polenta servita con verdure, carne o pesce. Poi a distanzia di molti anni  miglio, sorgo, cosi come molti altri cereali antichi, sono diventati sempre più popolari anche in Europa e  sono coltivati anche in Italia. Io li uso spesso nella mia cucina ricordando quei piatti africani. In India ho amato le innumerevoli varità di riso, le incredibili spezie, i chutney e la maestria con cui vengono preparati e mixati i sapori dando vita a piatti davvero affascinanti.  In India c’è un attenzione particolare a diversi aspetti della preparazione e oltre al profilo organolettico anche la parte energetica, spirituale e salutare ha forte rilevanza. I centri Ayurvedici infatti preparano piatti deliziosi tali da arricchire il corpo energetico oltre che gratificare il corpo fisico e questo rende il cibo indiano molto speciale. 

In Thailandia invece ho imparato a cucinare i noodles: di riso, di soia o di grano, davvero adoro come li cucinano i thailandesi, pieni di verdure, germogli, arachidi o altra frutta secca e una spruzzata di lime prima di iniziare a mangiare. E poi i dolci, la frutta  cosi come l’uso dei fiori in cucina, tipico dell’oriente, mi hanno completamente catturata.

Del Messico ho amato invece le tante varietà di fagioli e peperoncini Habanero, Chiplote, Jalapegno, Guero, mille chilly diversi per colore e piccantezza, sperimentere tanti piatti diversi mi ha divertito moltissimo.

Ogni paese mi ha lasciato qualcosa che mostrava aspetti interessati della loro cultura gastronomica, tutti questi ricordi sono custoditi nel mio cuore e nelle mie papille gustative, e così attingo da queste informazioni quando creo un piatto nella mia cucina.

Hai abbracciato la filosofia macrobiotica giapponese di Muchio Kushio, ci spieghi meglio?

Si, certo. Michio Kushi è stato uno studioso e insegnante di macrobiotica molto importante. Nato in  Giappone nel 1926 aveva vissuto la guerra e uno dei suoi più grandi obiettivi era dedicare la sua intera vita a creare la pace. Durante i suoi studi in relazioni internazionali incontra George Ohsawa, definito il padre della macrobiotica, si accorge ascoltandolo, quanto il cibo e il corpo sano, possano avere una notevole rilevanza sulla creazione della pace. Inizia cosi a dedicarsi allo studio di nutrizione, medicina tradizionale cinese, shiatsu, meditazione e tradizioni orientali e si rende presto conto che il cibo aveva un enorme potere che non era solo quello di saziare, ma era anche uno strumento per creare armonia tra corpo e mente. Michio sosteneva che ogni cibo ha un effetto sul corpo, ci sono cibi che creano tensione, altri che rilassano ecc. 
 Scegliendo i cibi giusti quindi, in base alla propria condizione fisica, si può migliorare la salute. È stato proprio questo ad affascinarmi della macrobiotica, lavorare sul cibo per dare al corpo forza ed un equilibrio energetico, un concetto simile a quello che avevo imparato anni prima in India e nello Sri Lanka  con l ayurveda. Ad un certo punto della mia vita mi è parso chiaro che le discipline orientali pensassero al cibo, certo come un piacere, ma anche come un nettare che avesse la capacità di prendersi cura di aspetti molto più profondi del nostro essere e su questo ho costruito la mia idea di cucina.

Hai studiato food teraphy presso “La Sana Gola”, cosa ti ha lasciato? 

Un allievo diretto di Michio Kushi è stato l’ americano Martin Halsey che ha fondato la Sana Gola una scuola per cuochi e operatori olistici ad indirizzo nutrizionale a Milano nella quale ho studiato per molti anni, e conseguito entrambi i diplomi. Da Martin ho imparato molto sul potere del cibo e di come utilizzarlo per ritrovare l’equilibrio. Mi ha insegnato come, attraverso la fisiognomica e la Medicina Tradizionale Cinese, si possano comprendere i problemi che una persona sta affrontando, trovando poi piatti e rimedi per far migliorare gli squilibri che le persone si possono trovare ad affrontare. Oggi tantissime persone accusano molti problemi dovuti in primis a stress e cattiva nutrizione. Il mio compito come chef è quello di creare piatti equilibrati che abbiano un attenzione specifica alle persone che li consumeranno aiutandoli a migliorare la propria condizione. Ho sperimentato per anni su me stessa tanti piatti, rimedi naturali e uno stile di vita più consapevole prima di introdurre questi concetti nel mio lavoro, questo mi ha permesso non solo di stare molto bene fisicamente ma anche di diventare uno chef con un occhio di riguardo all’equilibrio dei miei piatti e all’aspetto energetico. Frequentare la Joia Academy, scuola di cucina naturale di Pietro Leemann legata all’omonimo ristorante una stella Michelin, mi ha invece spronata a ricercare altri aspetti altrettanto interessanti della cucina vegetariana che erano già molto forti dentro di me, ovvero quello spirituale e il concetto più profondo nel significato del cibo per noi e per il pianeta.

Ora ti occupi di consulenza, ci spieghi meglio?

Qui a Londra mi sono occupata di consulenza per alcuni ristoranti vegan di nuova apertura dando suggerimenti e creando piatti nuovi per i loro menu. Ma mi occupo anche di consulenza per chi ha problemi fisici e desidera attraverso l’alimentazione, ritrovare il proprio equilibrio. Gli strumenti sono dieta, rimedi casalinghi e un buon stile di vita. 

Inoltre sei una “private chef” ed organizzi delle “cooking class”, ci racconti cosa fai?

Come private chef mi sono occupata di preparare pranzi, cene o eventi per clienti che cercano una cucina alternativa. Io sono un plant based chef, a Londra si sono rivolte a me famiglie che desideravano uno chef privato quotidianamente. Ho lavorato anche a catering oppure alla inaugurazione di locali. Come insegnante di cucina ho tenuto diversi corsi durante vacanze benessere in Italia, corsi privati e un lungo ciclo di corsi in collaborazione con Scavolini Store e aziende locali italiane che producono prodotti di qualità come Riso Marta Sempio e Vino biologico e vegan dell’Azienda Montini dell’Oltrepò Pavese. A Londra invece ho insegnato presso l’Atelier des chefs In Oxford Circus in eventi legati alle corporates.

Come private chef, qual è stata la richiesta più stravagante da parte di uno dei tuoi clienti? Quando lavoro per clienti importanti o VIP le richieste sono sempre stravaganti, perchè desiderano in genere qualcosa di particolare oppure vogliono ritrovare il loro confort food di bambini in chiave vegan. È per questo che  lavoro molto ai loro menu per cercare di soddisfare le variopinte richieste. 

Ora lavori a Londra, quali sono le differenze principali tra l’Italia e la Gran Bretagna a livello culinario?

Qui c’è un offerta davvero infinita di ogni tipo di cucina del mondo: Ci sono ristoranti e pub che propongo la cucina tipica inglese con fish and chips, Sunday roast, burgers di ogni tipo, carni e selvaggina, ci sono ristoranti di cucina italiana, francese, spagnola tra le europee più popolari, poi troviamo indiana, vietnamita, koreana, giapponese, cinese, messicana, hawaiana, libanese, marocchina, eritrea, turca insomma c’è l’imbarazzo della scelta. Di ogni tipo di cucina puoi trovare sia locali che propongono cibi veloci ed economici, molto usati durante la pausa pranzo, pub e locali semplici oppure ristoranti di alto livello. Puoi mangiare molto bene spendendo sia poco sia moltissimo, ma bisogna saper scegliere con cura e verificare che vengano utilizzati ingredienti di qualità. A Londra, puoi fare un viaggio culinario intorno al mondo visitando i tanti ristoranti disponibili. Certo è che in Gran Bretagna molte materie prime sono importate, bisogna spendere molto per trovare frutta e verdura con un bel sapore intenso per questo è sempre meglio privilegiare le produzioni locali. In Italia è tutto molto diverso, a parte le grandi città, nel resto del paese viene principalmente proposta la cucina tradizionale italiana, c’è piuttosto la cultura del cibo regionale, ogni Regione ha le sue tradizioni e i suoi piatti tipici, in Piemonte mangi in modo diverso rispetto che in Sicilia se pur divinamente e gli ingredienti sono spesso freschi e di qualità. Questa per me e la differenza sostanziale. Cio’ che apprezzo della Gran Bretagna è che c’è più apertura alla contaminazione verso il nuovo e il diverso anche nel cibo,  le persone hanno desiderio di sperimentare tante cucine diverse. In Italia si è molto più legati alle tradizioni, le persone amano più di tutto il proprio cibo italiano, probabilmente anche per una questione culturale e storica. 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno era fare un’esperienza Internazionale prima come chef privato e poi in un ristorante importante  in modo crescere sempre di più professionalmente, entrare in contatto con altri chef e poter mixare le nostre competenze. Io mio sogno è diventato realtà quando ho iniziato a lavorare con il famoso chef italiano in Uk Enzo Oliveri nel suo ristorante Tasting Sicily Enzo’s kitchen. Ho incontrato lo chef ad un evento perché è il presidente della Federazione italiana cuochi in Uk,  ha aperto con successo oltre 50 ristoranti nella sua vita e Enzo’s Kitchen è il suo penultimo  figlio dove propone la cucina siciliana tradizionale con prodotti di Alta qualità slow food. Un giorno mi ha proposto una figura molto particolare ovvero di diventare l’Oste del suo ristorante. La sua idea era di riscoprire l’antica figura dell’oste, ovvero lo chef che cucina ma che durante il servizio lascia la brigata e si trasferisce in sala per raccontare i piatti ai clienti facendo comprendere il fascino della cucina siciliana al pubblico inglese o internazionale (visto che siamo in Piccadilly Circus): dall’olio extra vergine di altissima qualità, il pistacchio di Bronte,  il pane a pasta madre, la pizza con 48 ore di lievitazione, i gamberi di Mazzara, la cassata siciliana fatta completamente in casa, insomma tutto il fascino della nostra bellissima isola racchiuso in una gemma di ristorante in Piccadilly Circus. Sono entusiasta di questo lavoro così come di lavorare con uno chef di questo calibro ed i suoi soci Andrea e Luisa, con loro ho trovato un lavoro e anche un po’ casa. 

Ornella Fado: “celebro il Made in Italy in America”

Ornella Fado studia musica, danza (classica, moderna e jazz) recitazione e “musical theatre”, perfezionandosi in Italia e all’estero con i migliori maestri e coreografi.

Lavora come solista, soubrette e attrice in molti programmi televisivi RAI quali: “Fantastico 6”, condotto da Pippo Baudo, “Un altro Varietà” e “Cinema che Follia”  regia di Antonello Falqui, e “Sentimental”.
Si esibisce, inoltre, nei più prestigiosi teatri d’Italia debuttando come prima ballerina e prima attrice (al teatro Petruzzelli al fianco di Massimo Ranieri nella produzione teatrale di “Rinaldo in Campo” ed è Solista in “Aggiungi un Posto a Tavola” con Johnny Dorelli (regia di Pietro Garinei), ricopre il ruolo di Val  nell’acclamato musical “A Chorus Line” di Saverio Marconi.

Nel 1995, la poliedrica Ornella Fado, si trasferisce a New York dove risiede attualmente con sua figlia Carolina.

E’ fondatrice della OK Productions LLC ed è, inoltre, ideatrice, produttrice e conduttrice dell’unico programma televisivo sui ristoranti autenticamente italiani d’America: “Brindiamo! – A Toast to the Finest Italian Restaurants” – in onda su NYC life canale 25, dall’ Ottobre 2005.

Ornella Fado è considerata dal pubblico americano la portavoce del Made in Italy  e delle Eccellenze Italiane negli Stati Uniti ed infatti la conduttrice italiana ha condotto nel Giugno 2009, in diretta TV, la “FOOD & RESTAURANTS INDUSTRY FORUM” chiudendo la borsa di New York con un seguitissimo intervento sulla ristorazione Internazionale.

Il nuovo progetto andrà in onda sugli schermi italiani di Samsung Smart Tv.

“Sono molto felice di questa nuova opportunità e fiera di collaborare con un colosso come Samsung. Per 15 anni ho raccontato agli americani la mia Italia adesso racconterò la mia America agli italiani, è magnifico” racconta Ornella.

Abbiamo intervistato Ornella:

Ciao Ornella, da soubrette, ballerina e attrice a portavoce del Made in Italy e delle Eccellenze Italiane negli Stati Uniti, ci racconti il tuo percorso?

Ciao a tutti e grazie per aver scelto di condividere la mia storia con in vostri lettori.

Il mio percorso professionale inizia da giovanissima, grazie alla mia grande passione per la danza. Il mio sogno era diventare una ballerina classica, per tanto ero super felice quando Diana Ferrara (all’epoca Etoilè del Teatro dell’Opera di Roma) mi ha invitata a far parte della sua compagnia, e cosi a 17anni lascio il mio paese, Paola e mi trasferisco a Roma.

Dopo la tournée con la “Compagnia di Danza Nazionale” di Diana Ferrara, ho vinto la borsa di studio offerta dalla Regione Lazio, da Renato Greco, ma qualche mese dopo quasi per gioco feci l’audizione con Franco Miseria, per “Fantastico 6”  ed è  ho iniziato così la mia carriera come ballerina televisiva in programmi televisivi di successo con Pippo Baudo, Antonello Falqui, Gino Landi, e così via.

Alcuni anni dopo, la mia curiosità mi spinge a sperimentare un altra forma di spettacolo, e scopro la Commedia Musicale di Garinei e Giovannini, per tanto oltre ad essere prima ballerina in “Rinaldo in Campo” ho il piacere e l’onore di ricoprire il ruolo della protagonista al Teatro Petruzzelli con il talentuosissimo Massimo Ranieri.

A seguire, il teatro Sistina mi regala un altra esperienza favolosa con l’amatissima commedia musicale “Aggiungi un Posto a Tavola”, con Johnny Dorelli.  Gli anni 80 e i primi anni 90, erano anni molto elettrizzanti per noi ballerini e attori. Ricordo benissimo il mio girovagare per Roma con la Vespetta rossa, la mattina facevo audizioni per film e pubblicità  e poi correvo al Teatro Sistina per lo spettacolo serale.

In pochi anni ho davvero collezionato tanta esperienza professionale.

 Ogni programma televisivo e stagione teatrale mi ha insegnato qualcosa, ma uno dei progetti che ho amato di più è la mia esperienza televisiva come conduttrice a GBR, la prima televisione privata della regione Lazio.  Dopo questa esperienza televisiva ritorno al teatro con la “Compagnia della Rancia” per debuttare in “A Chorus Line” ed e` durante questa produzione musicale che incontro la persona che avrebbe cambiato il corso della mia vita.

 Il 1992 è un anno particolare per me, nel giro di pochissimi mesi mi ritrovo sposata a New York, e nel 1993 nasce la mia meravigliosa figlia Carolina.  In America scopro che manca una rappresentazione Italiana nel mondo televisivo, per tanto inizia questo mio nuovo percorso, che e` quasi una missione. Sarà questo il motivo per cui sono stata spesso identificata dai giornali e riviste, la portavoce del Made in Italy e delle Eccellenze Italiane negli Stati Uniti. Sono onorata di questo titolo e mi auguro di fare un buon lavoro.

Ornella Fado sei ideatrice, produttrice e conduttrice dell’unico programma televisivo sui ristoranti autenticamente italiani d’America: “Brindiamo! – A Toast to the Finest Italian Restaurants” – in onda su NYC life canale 25, come nasce questo progetto?

Il progetto nasce dalla mia voglia di parlare di noi italiani in America.  La formula magica è  stata certamente la novità, 16 anni fa quando ho iniziato a filmare Brindiamo! non esistevano programmi televisivi girati direttamente nelle cucine di ristoranti, e gli chefs non erano delle celebrità, in America non esistevano programmi televisivi che celebravano l’Italia, dalla A alla Z.

Brindiamo! raccontava i successi degli italiani all’estero, suggeriva nuovi ristoranti da visitare e condivideva le ricette più tradizionali della nostra cucina, in più Brindiamo! è l’unico programma in America, che dà il benvenuto alle celebrità italiane. 

Ci puoi raccontare brevemente il contenuto del tuo programma che è da poco sbarcato sugli schermi italiani di SAMSUNG TV PLUS

Il “Brindiamo! Channel with Ornella Fado”, è un “linear channel” gratis disponibile 24 ore al giorno sulle televisioni Samsung (dal 2016 in poi). Il Brindiamo! Channel, contiene, circa 100 puntate di Brindiamo! dai veri inizi fino ad oggi. Inoltre sto lavorando ad una nuova serie televisiva che si chiama “My Talented Friends.” In ogni puntata presento il lavoro artistico di un mio amico “geniale”, da documentari a concerti e corti. Negli anni ho conosciuto tantissimi talenti e artisti e, adesso che ho una mia piattaforma voglio condividere con il pubblico italiano il successo degli italiani all’estero.

Sei stata una pioniera nel parlare di ristoranti italiani a New York, in un periodo in cui la cucina moderna del Bel Paese cominciava a farsi conoscere. Qual’è il messaggio che volevi trasmettere ai tuoi telespettatori?

Come ho accennato brevemente all’inizio di questa intervista, questo progetto è quasi una missione. Sono una italiana che vive in America da quasi 30 anni,  voglio raccontare una Italia attuale e sopratutto mi auguro che in questi 15 anni ho contribuito a cancellare qualche stereotipo sugli italiani di America.

Insomma Brindiamo! voleva  essere tanto più che un“cooking show, il mio messaggio era informare e tramite gli esperti, educare e raccontare le nostre tradizioni ed i nostri prodotti di qualità ed anche  far conoscere i nostri talentassi artisti.

Qual è la differenza tra la televisione americana e quella italiana?

Credo negli anni le cose siano cambiate nel senso che ogni paese scopiazza il format di un altro paese per tanto non c’è più una enorme differenza. Ma di istinto penso che in Italia ancora esistono programmi che non finiscono mai, io ricordo la “Domenica In” che durava ore. In America i programmi durano in media 30 minuti 45 minuti.

Nel 2009 il sindaco di New York, Michael Bloomberg, durante la manifestazione “Italian Heritage Day” ti incoronare come esperta della gastronomia italiana, cosa hai provato?

Bè se lo dice Michael Bloomberg dobbiamo crederci (ahahah).

Non mi sento necessariamente una esperta della gastronomia italiana, ma credo di essere stata intelligente abbastanza a far parlare gli esperti della gastronomia italiana nel mio programma ed è ho avuto il piacere di cucinare al fianco di grandi chef e quindi qualcosa l’ho anche imparata. Ma, dato che il programma ad oggi è ancora uno dei programma di punta del canale ed anche il più longevo, la corona la indosso con orgoglio, se non altro perchè continuo a raccontare il nostro bel paese con la stessa professionalità , dedizione e passione di sempre, e adesso grazie a Samsung TV Plus posso anche condividere la mia America agli italiani in Italia.

Sei stata premiata come Global Woman Awards 2019 nella categoria impresa. Cosa significa per te questo premio dopo 15 anni di carriera nella televisione americana?

Onestamente mi ha fatto tanto piacere essere riconosciuta come imprenditrice. Quando si è il volto del programma spesso si pensa che il mio ruolo inizia quando si accendono le telecamere per poi finire quando si chiudono le luci del set. In realtà io non sono mai off, neanche quando dormo. (ahaha)

Mi occupo di tutti gli aspetti del Brindiamo! Brand che include il programma televisivo settimanale su NYC LIFE lo streaming su Amazon prime, una guida sulla ristorazione, e da qualche settimana anche un Canale televisivo di 24 ore. Io scrivo, conduco, produco ogni programma, sono seduta ore con gli editor e mi ricontrollo sia i sottotitoli in inglese che in italiano. Se non sono io a creare il logo o un art work personalmente puoi essere certo che sono li a dare consigli e suggerimenti e non c’e` nulla che esce senza essere stato approvato, adesso penserete che sono una “control freak” (ahaha)  forse, ma in realtà amo ogni aspetto di questo business.

Avanti e dietro la camera e sento fortemente il senso di responsabilità, quando prendo un impegno devo terminarlo al massimo delle mie capacità.

Ormai vivi a New York dal 1995, come sono cambiati negli anni gli italiani che sbarcano oltreoceano. Il sogno americano esiste ancora?

WOW gli anni passano velocemente, dal 1995 sono fissa a New York ma il nostro sogno, quando mi sono sposata era vivere tra New York e l’Italia. Ma dopo tre anni di spostamenti tra Italia, Svizzera, Germania e America, il nostro sogno era diventato vivere in uno solo paese ed abbiamo scelto New York City e francamente sono molto contenta di questa scelta, anche se mi sono dovuta reinventare ed ho dovuto ricominciare la mia carriera da capo.

Detto questo, mi piace questa domanda, l’ho analizzata qualche tempo fa proprio osservando gli italiani di oggi che sbarcano in America. Sembrerebbe che molti italiani non arrivano in America per realizzare un sogno professionale, piuttosto il sogno è vivere in America, al di là della realizzazione professionale. Molti Italiani fanno incredibili sacrifici per vivere in America, non è mica facile non avere i documenti in ordine, per tanto molto difficile trovare un lavoro “ufficiale”, ma nonostante tutto, sono moltissimi i giovani  e meno giovani che vogliono vivere in America.

Come è cambiata la ristorazione italiana a New York da quando sei arrivata?

E` cambiata TANTISSIMO!

Iniziamo a parlare delle Pizzerie che negli ultimi anni hanno conquistato New York. Quando sono arrivata a New York la Pizzeria come la intendiamo noi non esisteva affatto, c’erano pizze al taglio che però non erano le pizze al taglio romane, ma erano erano quelle con tantissimo tutto, (troppo formaggio, troppa salsa, troppo aglio ) e delle volte anche pezzi di ananas (se ti può consolare quelle pizze con ananas non si vedono più) comunque le pizzerie stile americano hanno ancora il loro fascino.

Adesso abbiamo delle pizzerie con master pizzaioli italiani, che usano farine eccezionali e prodotti super italiani, abbiamo davvero una scelta interessante. La ristorazione ha anche subito dei grandi cambiamenti negli anni, e il mio programma era anche nato per esaltare quei ristoranti autentici e educare il pubblico a riconoscere la ristorazione italiana autentica. Questi ristoranti italiani hanno ristoratori e chef italiani, anche loro usano prodotti autentici e vini italiani, ed hanno una clientela raffinata che ama l’ Italia.

Come hanno impattato i social media nella tua carriera e nel mondo della televisione in generale?

Verità? Non sono una grande fan dei socials, e non credo che la mia carriera abbia subito alcun impatto positivo o negativo grazie ai socials. Se domani dovessero annunciare che si ritorna ad una vita senza i socials io continuerei a fare il mio lavoro ed il mio programma continuerebbe ad andare in onda ogni Domenica alle 13:30, senza alcun impatto sulla mia carriera.  

(Non sono certa che Trump possa dire la stessa cosa senza il suo twitter 😉 )

Detto questo i social usati bene possono essere di  supporto al tuo lavoro ed offrono a tutti la possibilità di “shine”. Possiamo affermare che molta gente ha trovato un incredibile successo su i social, ed io Brindo! al loro successo.

Sei di origini napoletane, qual è il piatto della tradizione campana a cui sei maggiormente legata e perché?

AMO gli spaghetti alle vongole! Il perché non lo so ma ti assicuro che quando vengo in Italia ordino almeno una volta al giorno “Spaghetti alle vongole” e quando al supermercato trovo le “manila clams” che sono le vongole che arrivano appunto da Manila non perdo occasione di fare un buon spaghetto alle vongole anche a casa.

 Sappiamo che c’è ci saranno altre novità e progetti che ti coinvolgono, puoi dirci qualcosa in più?

Ho sempre qualcosa in pentola che bolle… e sono felice di poter condividere con i tuoi lettori i miei sogni ed i mie progetti.

Vorrei avere un mio talk show! “The Ornella Fado’s show”, con pubblico in studio e tanti ospiti. Vorrei ospitare tutti questi favolosi italiani che vivono in America e condividere le loro storie con gli americani ed anche con gli italiani in Italia dato che adesso ho queste due piattaforme televisive che mi permettono di parlare sia al pubblico americano che al pubblico Italiano.

Tra i progetti devo finire il mio libro, il dietro le quinte del mio programma televisivo e continuare a filmare nuovi episodi di Brindiamo! per poter condividere l’Italia con il resto del mondo.

A questo punto non mi rimane che Brindare a tutti voi e mi raccomando vi aspetto sulla vostra Samsung TV Plus tutti i giorni, tutto il giorno

That’s amore Italian food – L’home catering di Filomena Garofalo

Filomena Garofalo (THAT’S AMORE ITALIAN FOOD) ha 34 anni , nasce nel sud Italia da genitori napoletani, si trasferisce in provincia di Livorno all’età di 13 anni, in Italia era un Event Manager per eventi medico scientifici. Mia madre eccezionale cuoca per diletto e mio padre di ottima forchetta mi hanno trasmesso la passione per la cucina ed il buon cibo.

Mi trasferisco in Uk 3 anni fa  per seguire il mio compagno, ingegnere nel campo biomedicale. Dopo vari lavori ha deciso di seguire la sua passione e di aprire questo home food business per gioco, ed invece è diventata un punto di riferimento per la cucina italiana a King’s Lynn.

Abbiamo intervistato Filomena: 

Ciao, come nasce la tua attività?

Invitando da bravi Italiani spesso vicini, amici a pranzo/ cena mi hanno sempre detto che la mia cucina era buonissima e di aprire qualcosa di mio. Così ho iniziato ad informarmi e ho visto la possibilità di aprire home food business da casa, mi è sembrata una cosa fattibile e quindi un po’ per gioco un po’ per scommessa ho iniziato. 

Perchè questo nome al tuo blog?

Il nome That’s amore Italian food nasce dall’amore che io ho per il cibo e che mi piace trasmettere attraverso di esso.

Come tutti gli italiani, appassionata di cucina, cosa ti manca di più di quella italiana?

Della cucina italiana mi mancano le materie prime di qualità e la varietà.

Come viene percepita la cucina italiana negli UK?

La cucina italiana in Uk non è mai l’originale, non è molto facile trovare la vera cucina italiana, 

Qual è il piatto italiano che riscontra più successo in UK?

Il piatto che riscontra più successo è la buona pizza e la lasagna

Quali sono i prodotti e i piatti che ti piacciono di più della cucina inglese e che consiglieresti a tutti gli italiani di provare?

Un cibo inglese da provare è il Sunday roast. 

Offri un servizio di delivery, quali sono i tuoi best seller?

Si offro un servizio di take away e delivery E questo mi è possibile solo grazie al mio compagno che mi aiuta nei week end, i miei best seller sono la pizza rettangolare family in teglia, la lasagna ed il tiramisù.

Qual è un piatto della tradizione italiana al quale sei particolarmente legata?

I piatti della tradizione italiana che porto nel cuore sono la pizza, sono una grande estimatrice e mangiatrice di pizza e una buona frittura di totani.

Nuovi progetti per il tuo blog?           

Un progetto ed un sogno nel cassetto sono sicuramente riuscire a trovare  un posto mio per poter allargare il mio business.