La startup Soplaya svela i 5 trend culinari per il 2022

Soplaya app

Filiera sempre più corta – a volte, letteralmente a “cm0” – la riscoperta di ingredienti poveri e dimenticati, un’attenzione sempre più grande verso la riduzione degli sprechi e il consolidamento del delivery e della tecnologia, non solo verso il consumatore finale (con la differenziazione del menù riservato al delivery) ma anche come canale di approvvigionamento per il ristorante stesso. Gli ultimi due anni hanno messo a dura prova il settore Ho.Re.Ca, ma hanno anche lasciato emergere nuovi trend: la startup Soplaya (www.soplaya.com), la piattaforma che mette in contatto più di 300 produttori artigianali con oltre 1.800 ristoranti clienti, anticipa i trend che più impatteranno le cucine dei ristoranti nel 2022, grazie all’analisi dei dati di acquisto dell’anno 2020.  

  1. La filiera si accorcia, produttori e chef sempre più vicini: gli ingredienti sono locali e slow-food

    Un po’ per i rinnovati gusti dei consumatori – che, anche tramite i ristoranti, si stanno riavvicinando a una cucina legata al territorio – un po’ per le contingenze (anche logistiche) portate dalla pandemia, gli chef stanno sempre più reintroducendo nei propri menù ingredienti locali, che spesso reperiscono direttamente dal produttore. “In media negli ultimi sei mesi, per ogni ordine effettuato da uno chef o da un ristorante tramite la nostra piattaforma, il 50% dei prodotti selezionati provengono da piccoli produttori vicini, anche geograficamente, alle location dei ristoranti; moltissimi, addirittura, sono presidi Slow-Food – commenta Tommaso Terenziani, Farm Manager di Soplaya, che offre sulla sua piattaforma tutti i presidi slowfood di Friuli Venezia Giulia e Veneto – Le ragioni sono diverse: in primis, offrire ai propri clienti prodotti locali a cui difficilmente si riesce ad avere accesso a livello individuale, ma anche dal semplice desiderio di accorciare la filiera, per avere un miglior controllo sull’ingrediente e per un maggiore legame con il territorio”.

  2. Largo agli ingredienti “poveri”: il pesce vola al +136% grazie alle varietà dimenticate, i prodotti di quarta gamma al +45%. Ortofrutta al +49%.

    Può un prodotto povero e sottovalutato diventare un ingrediente “gourmet”? Soplaya assicura di sì: “Negli ultimi 12 mesi abbiamo visto aumentare l’interesse di chef e ristoratori verso ingredienti sottovalutati, dimenticati, o, in generale, “poveri”: il pesce, ad esempio, è cresciuto del 136% grazie all’attenzione riservata a specie “dimenticate” come la lampuga, la mormora o specialità locali come ghiozzo e garusoli. E anche alcuni ingredienti nell’area ortofrutta stanno letteralmente esplodendo, portando la categoria al +49% sul fresco e al +45% sulla cosiddetta “quarta gamma”, che, quando unita alla qualità della materia prima e a una logistica che la preserva, è davvero una risorsa per gli chef – spiega Gian Carlo Cesarin di Soplaya, che aggiunge – oltre a permettere una migliore gestione del food cost, l’utilizzo di ingredienti “poveri” o “dimenticati” garantisce anche un’alta differenziazione dei menù”.

  3. Menù più sostenibili e stop agli sprechi

    La sostenibilità ambientale è sempre più centrale nell’agenda dei singoli consumatori, e di conseguenza anche ristoranti e chef si stanno adeguando, coniugandola a una rinnovata sensibilità per la sostenibilità anche economica. Da un lato, infatti, sempre più chef richiedono prodotti tracciati e allenano creatività e innovazione per usare gli ingredienti nella loro interezza, dall’altro, cambia il modo di gestire gli ordini e i magazzini: “Rispetto al passato, osserviamo la tendenza a fare ordini più piccoli, ma più frequenti: gli Chef che ordinano ogni giorno, sfruttando i progressi fatti grazie a tecnologia e logistica, riescono a tenere sotto controllo la shelf life dei prodotti e limitare gli sprechi anche del 30%.”
  4. Menù a parte per il delivery che conquista “la sua linea”

    Il delivery, dall’essere un canale “contingente”, diventa a tutti gli effetti un core business per molti ristoranti, che si stanno attrezzando dedicando alle consegne a domicilio e all’asporto un menù a sé stante, una linea dedicata e, a volte, anche la specializzazione di alcuni membri della brigata. I piatti destinati alla consegna, infatti, sempre più spesso seguono processi di ricettazione e cottura completamente diversi, in modo da mantenere la qualità intatta anche dopo il tragitto.
  5. Le cucine diventano tecnologiche

    Il 2022 sarà l’anno chiave per la digitalizzazione delle cucine: se il 2020 ha visto chef e ristoratori avvicinarsi timidamente alla tecnologia (il 33% di aziende della ristorazione aveva dichiarato di aver investito solo il 5% del budget per l’introduzione di strumenti tecnologici), il 2021 ha rappresentato un’accelerata e il 2022 sarà l’anno della definitiva svolta tecnologica anche per gli chef e le loro brigate. “Soplaya nel 2021 è cresciuta del +50% in termini di adozione della nostra tecnologia da parte degli chef italiani, grazie anche al lancio di un’app che permette agli chef di semplificare di molto la loro routine, monitorando gli ordini ricorrenti e il food cost – conclude Mauro Germani di Soplaya – Creiamo valore attraverso l’interazione tra tecnologia e logistica, che semplifica la gestione degli acquisti con la garanzia di una consegna del fresco o freschissimo entro 12-48 ore. Il ristoratore può ordinare su un’unica piattaforma, riprendendo il controllo di costi e assortimento, e, grazie ai nostri hub e alla nostra flotta di mezzi, ricevere puntualmente tutti i prodotti in un’unica consegna tutti i giorni.

Fratelli Desideri una rivoluzione stellata

Sono ben 32 le Stelle Michelin che firmano i rivoluzionari Meal Kit dei Fratelli Desideri, la startup cuneese che solo due anni fa ha lanciato sul mercato “Le Cene Stellate”, portano nelle cucine domestiche la Haute Cuisine dei più grandi chef Stellati italiani.

Abbiamo intervistato Tommaso Desideri che la Startup Fratelli Desideri con l’intenzione di sviluppare un concept innovativo che riuscisse ad intercettare la crescente domanda di consumo esperienziale di cibo, legata ad un concetto di comfort use e di ricette di haute cuisine.

Ciao Tommaso, ci racconti come nasce la vostra start up innovativa sta conquistando un ottimo riscontro da parte del mercato con la sua rivoluzionaria linea di Luxury Meal Kit?

Fratelli Desideri nasce dalla semplice osservazione dei fenomeni che ci circondano: il mercato del consumo del cibo è ormai un mercato maturo, composto da bisogni prevalentemente immateriali. E nonostante le varie crisi, la spesa pro-capite destinata all’alimentazione non è diminuita. Blog, siti di ricette e programmi televisivi mantengono altissima l’attenzione sul topic food e l’attenzione alla qualità è in costante aumento. Lo è anche la tendenza a condividere, ma si tratta sempre meno di ostentazione del possesso e sempre più di contenuti esperienziali, che rappresentano ancor meglio il concetto di “qualità della vita”. Con Fratelli Desideri abbiamo voluto aggiungere all’elemento materiale del cibo un’esperienza d’intrattenimento, in cui l’unione tra tradizione e tecnologia rendono possibile, oltre che divertente, la preparazione di piatti iconici di Alta Cucina, anche a chi non ha mai acceso un fornello in vita sua.

È vero che le Cene Stellate rappresentano una nuova frontiera nel mondo della cucina casalinga, in quanto tutti possono replicare i piatti gourmet più famosi dei ristoranti stellati?

Noi vogliamo essere degli ambasciatori nel mondo dell’Alta Cucina italiana. Un patrimonio unico e inestimabile che per sua natura è sempre stato fruibile solo da poche persone, benchè ambito e sognato da molti. Con i nostri Meal Kit chiunque nel mondo potrà entrare in contatto e degustare con i capolavori dei più grandi Chef Stellati Italiani, preparando a casa propria ed in pochi minuti i piatti che hanno scritto la storia della cucina italiana contemporanea.

Cosa contiene ogni confezione?

Ogni confezione contiene la linea completa di uno Chef Stellato per preparare una ricetta per 4 persone, dagli ingredienti principali ai condimenti come olio, burro, sale grosso, etc. Tutte le materie prime sono attentamente dosate sulla ricetta e sono di altissima qualità: le stesse che utilizzano gli chef nei loro ristoranti. In questo modo garantiamo a chi cucina a casa un’esperienza sensoriale e di gusto quantomai simile a quella che si prova nel ristorante.

Oltre agli ingredienti c’è un Interazione digitale attraverso l’App Ar4All  che si trova su dall’App Store o da Google Play, è come avere lo chef in casa?

L’applicazione consente di amplificare l’esperienza durante la preparazione del piatto, potendo visualizzare su qualsiasi mobile device la video ricetta dello Chef stellato. E’ molto utilizzate. Stiamo implementando una nuova modalità di interazione attraverso dei QR code dinamici di ultima generazione, in quanto all’estero sono molto più usati.

Tanti chef hanno abbracciato il vostro progetto, come Cracco, Cannavacciuolo, Bartolini e tanti altri, vi aspettavate questo entusiasmo da parte loro?

Quando siamo partiti, nel 2019, non avremmo mai immaginato che nel giro di soli due anni avremmo potuto collaborare con Chef di questo calibro: rappresentiamo 32 stelle Michelin, un record assoluto! Siamo del resto molto riconoscenti verso quei primi Chef Stellati che hanno sposato il nostro progetto dalla prima ora: senza di loro non saremmo mai partiti. Ed è per questo motivo che saremmo sempre legati a loro. L’entrata di Cannavacciuolo, Cracco, Bartolini è stata una conferma che stiamo lavorando nella giusta direzione, nel completo rispetto della loro arte, della loro immagine e soprattutto realizzando dei prodotti di eccellenza a cui loro si sentono confidenti di abbinare il loro nome. Siamo davvero entusiasti. Questo dall’altra parte ci obbliga ad un impegno sempre crescente, volto alla ricerca costante di nuove soluzioni per semplificare le loro complesse tecniche di cucina e relative preparazioni e per tutto ciò che riguarda il tema comunicazione e marketing. Non possiamo permetterci di commettere errori.  

Utilizzate la crio-essiccazione che è un processo altamente tecnologico per poter allungare la vita degli ingredienti freschi, ci puoi raccontare qualcosa in più?

Questa è stata la chiave di volta del nostro progetto. Siamo la sola Meal Kit Company al mondo a utilizzare la crio-essiccazione, un’alta tecnologia già in uso dalle Agenzie Spaziali Internazionali  grazie alla quale l’acqua contenuta in un alimento, segregata sotto forma di ghiaccio, venga estratta per sublimazione direttamente sotto forma di vapore. Il processo, che non prevede l’utilizzo di conservanti e additivi chimici, viene condotto in condizioni di temperatura e pressione accuratamente controllate per evitare danni alla struttura del prodotto, così che la matrice originale sia quasi perfettamente ripristinabile quando, al momento dell’utilizzo, si voglia procedere alla reidratazione. Il sapore, il profumo e il colore dei prodotti vengono così mantenuti integralmente, permettendo la conservazione a temperatura ambiente per oltre 12 mesi. Dal punto di vista del modello di business, questa soluzione ci consente di produrre localmente a fronte di una distribuzione globale, che non utilizza la catena del freddo.

Oltre al Luxury Meal Kit, sul vostro sito possiamo trovare le Cheers Combo, Oil Combo ed Exclusive Combo, ci puoi dire qualcosa in più?

In abbinamento ai nostri Meal Kit proponiamo una serie di prodotti diversi, dal vino ai cocktail, agli oli Evo fino agli accessori per cucinare o arredare la tavola in uso nei ristoranti gourmet. L’obiettivo è di rendere la cena a casa un evento da ricordare, sotto tutti i punti di vista.  

Quali sono i vostri canali di vendita?

Distribuiamo principalmente online, sul nostro sito diretto. Nel retail siamo presenti in tutti gli stores del La Rinascente e in concept store selezionati.

Chi sono i vostri clienti e quali sono i riscontri che avete ricevuto?

In Italia il nostro cliente principale ha una età compresa tra i 25 e i 60 anni, 48% uomini – 52% donne, residenti in città con una popolazione media superiore ai 75.000 abitanti. Queste sono le uniche clusterizzazioni significative, perché il profilo dei nostri clienti è molto trasversale. Del resto “mangiare bene” è un desiderio comune a tutti.

Si sta avvicinando il Natale, cosa avete pensato di lanciare quel questa festività?

Per questo Natale abbiamo proposto moltissime novità: il Meal Kit di Antonino Cannavacciuolo “O’ Mare MIO”, il Meal Kit di Enrico Bartolini “Purple Grain”, le Home Chef Box realizzate in collaborazione con il Gruppo S.Pellegrino… e per Capodanno lanceremo un Meal Kit rivoluzionario in collaborazione con le cantine Ferrari. Si chiama “Il Giardino del 1902”, un omaggio a Giuli Ferrari e ai sapori e profumi degli inizi del secolo scorso, nel quale uno degli ingredienti viene preparato con il Maximum Blanc de Blancs.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Abbiamo due obiettivi: consolidare la nostra presenza in Medio Oriente e aprire il mercato USA. Ci sarà davvero tanto da lavorare!

Miele in favo fatto in casa, tre ricette a km 0 per stupire i propri ospiti

Si scrive miele millefiori in favo, si legge frutto dell’incredibile lavoro di squadra delle api, espressione dell’unicità del luogo in cui è prodotto e, quindi, inimitabile. Il miele millefiori in favo, infatti, oltre a essere l’unico prodotto in natura, non ha eguali, perché combina in sé le fioriture di tante specie diverse e restituisce un prodotto delicato e colmo di sostanze nutritive.

Il miele in favo è un alimento grezzo prodotto senza alcun intervento umano dalle api, che lo immagazzinano all’interno delle celle esagonali in cera d’api. Beeing, startup innovativa impegnata nella tutela di api e apicoltura sostenibile, estrae il miele in favo direttamente dalle B-BOX, le arnie ideate dalla realtà romagnola per promuovere l’apicoltura urbana, anche sul terrazzo di casa.

3 suggerimenti dolci e salati a base di miele in favo a KM 0

Ma come impiegare questo prodotto naturale e sfizioso nella propria cucina, sperimentando ricette dolci e salate a base di miele millefiori accompagnate da un the o un buon vino?

Ecco qualche spunto:

  • Crostino con Gorgonzola, pere e miele in favo: questa ricetta semplice e gustosa è un mix di sapori all’insegna della natura e prevede per la preparazione le friselle di grano arso, il Gorgonzola, pere grandi, miele in favo qb, pepe rosa e zucchero a velo;
  • Croccante a nido d’ape (o favo) o “Honeycomb”: questo dolce prende il suo nome proprio dalle celle costruite dalle api per custodire il miele e richiede un cucchiaino di bicarbonato, zucchero o zucchero grezzo, acqua, miele in favo e sciroppo d’acero. Risultato? Un’esplosione di dolcezza croccante;
  • Toast al miele in favo: ideale per una merenda energizzante, il toast ricoperto da miele in favo si consiglia accompagnato con frutta non troppo dolce e, proprio per la sua consistenza, può essere aggiunto in pezzetti al gelato o ai cereali;

“Il miele millefiori in favo che producono le api e che viene estratto dalle arnie B-BOX è un prodotto del tutto naturale e delizioso, risultato dell’estro creativo della natura” – racconta Roberto Pasi, CEO e co-founder di Beeing “A differenza di quello che si sente dire, non è affatto vero che il millefiori è un miele di scarsa qualità rispetto agli altri, ma anzi è un’esplosione di odori e sapori irripetibili e racchiude dentro di sé tante sostanze nutritive, molto più di altre varietà”.

Proprietà benefiche per adulti e bambini

Il miele in favo gode infatti di svariate proprietà benefiche per adulti e bambini, sia per uso interno che per uso topico, che vanno dalla fissazione dei minerali (soprattutto calcio e magnesio) al miglioramento delle funzioni cognitive, passando poi per la nutrizione di pelle e capelli e il contrasto dell’acne. Inoltre, è un efficace cicatrizzante di ferite e bruciature e una graduale soluzione alle allergie stagionali. Infine, dal momento che non contiene glutine, è un alimento adatto anche per chi soffre di celiachia, oltre a essere un ottimo apporto di aminoacidi, vitamine B, C, D e E, oli essenziali e vitamine A e PP per l’organismo.

“Il miele in favo, proprio perché non subisce alcun trattamento umano, è il prodotto naturale per eccellenza e le sue proprietà benefiche sono intatte, al pari della propoli e del polline, ragion per cui è considerato anche superiore al miele comune dal punto di vista nutrizionale” – conclude Gabriele Garavini, co-founder di Beeing“Grazie alle arnie B-BOX oggi chiunque può produrre questo alimento anche in casa propria, gustando un miele salutare, buono e a km 0”.

Con Beeing si adottano gli alveari e si gusta un miele biologico

Beeing coinvolge nella propria iniziativa di adozione dell’alveare “Bee The Change – Adotta un alveare” solo apicoltori biologici certificati o che seguono standard di apicoltura biologica, ovvero rispettosi della natura e delle api.

Il programma di adozione consente agli aderenti di vivere un’esperienza formativa in apiario e di ricevere a casa il millefiori, insieme a un mix dei semi biologici preferiti dalle api e un e-book per approfondire l’universo delle api, scoprirne la struttura sociale e la capacità di comunicare tra loro.

E per chi non si accontenta del miele in cucina e spinto dal pollice verde vorrebbe ricreare un habitat ideale per le api nel proprio terrazzo – in piena sicurezza – c’è la miscela di piante mellifere, la cui diversità è molto apprezzata dalle api domestiche e selvatiche e dagli altri insetti impollinatori.

The Wine Bundle – Lasciati coccolare….dal vino

The Wine Bundle  è un servizio di wine delivery in abbonamento. Basta sottoscrivere un abbonamento per ricevere ogni mese una Wine Box a sorpresa con due vini da loro selezionati, …

Abbiamo intervistato il fondatore Riccardo Belluco:

Qual è la storia di The Wine Bundle?

TWB nasce dalla mia passione del mondo enologico coltivata fin dall’infanzia, quando pigiavo personalmente l’uva per divertimento.
La voglia di creare una wine community forte, che diventi la protagonista di questo viaggio, ha fatto si che questo progetto prendesse vita. Insieme ai miei collaboratori e Sommelier, ricerchiamo attentamente migliori realtà italiane non conosciute, ma che lavorano in regime biologico e nel rispetto per l’ambiente. La volontà è quella di trasmettere la storia al di là dell’etichetta e non la sola commercializzazione di una bottiglia. The Wine Bundle punta sul concetto di Storytelling, fornendo anche tutti i materiali ed informazioni sia sul vino sia sull’azienda stessa.

Come mai la scelta di puntare sulle box?

La formula ad abbonamento è qualcosa d’innovativo rispetto all’e-commerce classico, ci piace molto il fatto che il consumatore si fidi di noi nella scelta e acquisti alla “cieca”. Un viaggio di prodotti nuovi e sconosciuti! L’abbonamento è disponibile dall’agosto del 2021 in Italia, ma ben presto sarà dedicato anche al pubblico tedesco, avendo come obiettivo quello di portare il Made in Italy in Germania, con una modalità innovativa. 

L’idea piace tantissimo anche  come regalo, puoi abbonare una persona per i mesi che preferisci e fargli avere la box direttamente a casa. Un ottima idea differente.

Quali sono i vini più venduti?

Le nostre box più vendute sono Armonia e Passione: all’interno è possibile trovare vini “alla portata di tutti e vini tradizionali che lasciano spazio alla qualità”, quindi si possono trovare bianchi, rossi e rosati da tutta Italia. 

La crisi COVID ha avvantaggiato la vendita di vino online?

Sicuramente con la pandemia Covid-19 il mondo online ne è uscito avvantaggiato, ma non dobbiamo dimenticare che dietro ad uno schermo c’è sempre il consumatore finale che diventa sempre più esigente e va supportato con tutti gli strumenti possibili. Noi ad esempio, abbiamo un servizio attivo tutti i giorno in caso di bisogno (anche nel week-end).

Prossimi progetti?

Per il futuro sono previste molteplici novità: l’apertura ad altri mercati Eu, la creazione di eventi in presenza e l’apertura di un wine bar. La novità più prossima sarà l’inaugurazione di un tradizionale E-commerce a supporto di The Wine Bundle, così da permettere ai propri clienti di poter acquistare una o più bottiglie anche al di fuori delle box. In questo modo puoi scegliere di abbonarti e farti guidare da noi oppure goderti le nostre selezioni e scegliere quello che preferisci.

Ultima domanda il tuo vino preferito ed un piatto con cui lo gusti.

Personalmente amo le bollicine, Italiane e francesi, ultimamente sto degustando molti champagne di piccoli produttori che propongono dei prodotti davvero interessanti e particolari. Abbinamenti? Lo champagne lo bevo con tutto, anche con le migliori carni.

La startup del FoodTech, Katoo, chiude un round di 7.2 milioni di dollari

La startup del FoodTech, Katoo

chiude un round di 7.2 milioni di dollari per trasformare la supply chain alimentare

· Dopo meno di due anni la start-up ha ottenuto un round di finanziamenti di 7,2 milioni di dollari portando la raccolta totale a oltre 10 milioni di dollari.

· Il round è stato finanziato da K-Fund (Investitore leader in Spagna), insieme ai fondi americani Expa (il fondo di proprietà del co-founder di Uber), FJ Labs, Soma Capital e il portoghese VC Shilling Capital. Tutti gli attuali investitori hanno partecipato.

· L’azienda ha piani ambiziosi per il futuro e si aspetta di crescere di cinque volte nei prossimi mesi, espandendosi in Portogallo e America Latina.

Con soli due anni di vita, Katoo ha già alle spalle una storia di round di finanziamenti di successo. La start-up ha infatti ottenuto un round di 3.5 milioni di dollari solo 9 mesi fa da parte di GFC e Otium Capital.
Oggi, Katoo annuncia ufficialmente di aver ottenuto un nuovo round di 7.2 milioni di dollari guidato dall’investitore spagnolo K-Fund, che porterà l’azienda a un finanziamento totale di 10 milioni di dollari. Hanno inoltre partecipato i fondi americani Expa (il fondo di Garret Camp, co-founder di Uber), FJ Labs, Soma Capital e il portoghese VC Shilling Capital. Gli attuali investitori GFC e Otium Capital hanno raddoppiato la loro scommessa premiando la vision di Katoo, che consiste nel “sviluppare software per rendere efficiente, equa e trasparente la supply chain alimentare”, mantenendo così i pieni diritti di investimento pro-rata.

Tra coloro che hanno riposto la fiducia in Diogo (Co-Founder e CEO) e Karan (Co-Founder e CPO) e nella loro vision, non ci sono soltanto investitori istituzionali. Anche imprenditori di successo e con molta esperienza nel FoodTech hanno investito nella startup: il co-founder di Glovo Sacha Michaud, Dimitri Farber, co-founder di Tiller recentemente acquisito, e Marcos Alves Cardoso, co-founder di TheFork, sono alcuni di loro.

Il CEO Diogo Cunha ha così commentato: “La supply chain alimentare continua a essere gestita alla “vecchia maniera”. Fax, carta, penna e messaggi vocali sono ancora considerati lo standard. Questo round ci permetterà di continuare a investire per offrire la miglior tecnologia alle persone che ci nutrono.”

Il Covid non ha frenato Katoo da una crescita repentina: negli ultimi 9 mesi, la start-up ha visto il numero dei suoi ordini crescere di otto volte tanto. I loro oltre 5.000 ristoranti e fornitori vanno dalle più grandi catene come I Love Poke (60+ punti vendita in Italia), a famose pizzerie come Cocciuto, e ad alcuni ristoranti stellati Michelin.

Lorenzo Franzi (Partner presso GFC) conferma quanto il team abbia resistito, sia migliorato e abbia continuato a crescere durante un periodo duro per l’intero settore della ristorazione: “Conosciamo Diogo e Karan fin dall’inizio e siamo stati più volte colpiti dalla profonda comprensione del settore da parte del team e dalla loro velocità di esecuzione. Nonostante il Covid, che ha avuto conseguenze significative sul mercato, sono riusciti ad adattarsi e continuare a generare valore per i loro clienti.”

Puntare alle stelle (e oltre)

Katoo ha oggi un transato annualizzato di 220 milioni di dollari grazie alle app in due Paesi (Italia e Spagna). Parte dei finanziamenti raccolti nell’ultimo round saranno utilizzati per espandere l’azienda in Portogallo e portare il modello anche in America Latina e in altri Paesi europei.

L’espansione in altri mercati non è però l’unico progetto a cui Katoo sta lavorando. L’azienda punta infatti a investire sul suo prodotto eliminando l’attività di data entry manuale attraverso integrazioni con l’ERP e a risolvere i problemi legati al cash flow grazie a prodotti finanziari. Senza ovviamente dimenticare i suoi core users: tra gli obiettivi principali c’è infatti l’ambizione di riuscire a prevedere le esigenze di magazzino dei ristoranti, integrandoli con i più utilizzati sistemi di PoS.

“Abbiamo creato Katoo per facilitare la comunicazione tra ristoranti e fornitori. Durante l’epidemia, abbiamo dimostrato che i nostri tool migliorano la relazione diminuendo il numero di errori e migliorando l’efficienza. Adesso siamo impegnati a continuare ad aiutarli, lanciando servizi finanziari come pagamenti semplificati e centralizzati, riconciliazione dei pagamenti e finanziamenti” ha detto Karan Anand.

Sergio Alvarez Leiva (Partner di K Fund) ha commentato: “Dopo aver conosciuto Diogo e Karan siamo rimasti colpiti dalla loro voglia e dal loro impegno nel cambiare in meglio la supply chain alimentare. Siamo sicuri che Katoo sia sulla strada giusta per consolidare la sua posizione di leadership nel Sud Europa e replicarla ancora di più in America Latina.”

Talenti senza confini

Il talento è la chiave di qualsiasi start-up di successo e Katoo non fa eccezione. Franzi ha nuovamente dichiarato: “Diogo e Karan hanno costruito un team di altissimo livello con i migliori talenti – anche in un periodo difficile per il settore.”

La startup Sudeuropea sta cercando di spingere la sua crescita triplicando il suo personale con oltre 60 nuovi posizioni che entreranno in forza entro la fine dell’anno, soprattutto nelle aree come tecnologia, prodotto, growth e business development.

Anche se gli uffici di Katoo hanno sede in Italia, Spagna e Portogallo, molti dipendenti stanno lavorando da remoto in diverse parti d’Europa e in America Latina. La startup è infatti impegnata a promuovere un modello di lavoro da remoto dove la priorità dei Katooers è la flessibilità.

I nuovi talenti entreranno a far parte di un’azienda che ha il preciso obiettivo di risolvere le inefficienze della supply chain alimentare, espandersi in America Latina e consolidare la propria leadership in Europa del Sud.

Katoo
La startup fondata nel 2019 da Karan Anand e Diogo Cunha, a Madrid, opera attualmente in Spagna, Italia e Portogallo. La piattaforma è stata creata per semplificare e facilitare il rapporto tra ristoranti e fornitori. Attraverso una semplice ordering app, permette agli chef e ai gestori di ristoranti di effettuare i loro ordini in modo rapido, semplice e immediato via e-mail o WhatsApp. Inoltre, l’app permette ai propri utenti di ottenere dati storici, report mensili e pannelli con riepiloghi di spese, importi e loro variazioni per facilitare la gestione. Due anni dopo dal suo lancio nel settembre 2019, Katoo ha già elaborato più di 200 milioni di ordini annualizzati da oltre 5.000 tra ristoranti e fornitori.

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