Le 52 pizze di Pizza Doc a San leucio (Caserta)

Il forno Pizza Doc di San Leucio

Se vi trovate di passaggio a San Leucio, un tempo antico setificio di epoca Borbonica, oggi ricadente nella città di Caserta, vi invito ad assaggiare una delle 52 pizze di Pizza DOC di San Leucio.

Pizzeria d’asporto ma non solo, vi stupirete ben quattro volto, ma iniziamo dalla sua posizione. Si trova al centro di San Leucio, il cartello è poco visibile ed è un peccato, perché merita più visibilità. Si trova all’interno di un parcheggio privato molto ampio e gratuito quindi nessun problema per auto e moto, molto comodo quando in inverno fa molto freddo o piove, non dovete fare alcun tratto all’aperto è tutto li vicino ben al caldo.

Ma ecco come mi stupisce Pizza DOC di San Leucio

Il primo stupore, è arrivato quando ho aperto la porta, mi aspettavo la solita pizzeria da asporto, piccola, da aspettare in fila il tuo turno. Mentre quando si entra la prima cosa che ti colpisce è l’ambiente della sala. Molto grande, con tavoli e sedie rigorosamente di legno, caratteristico ed essenziale, trasmette sensazione di pulizia e calore.

Sala interna Pizza Doc di San Leucio

Sono bastati pochi secondi per il secondo stupore che vi colpirà, ai due lati della sala, trovate sempre accesi (in inverno) due camini a pallet, non solo esteticamente gradevoli ma incredibilmente caldi.

Se arrivate verso le 21.30 trovate l’ambiente molto riscaldato, arrivare un po’ prima non è molto differente ma l’ambiente è sensibilmente più freddo, ma ciò che a voi salterà in mente è il freddo che avete appena lasciato fuori il locale.

Le pizze di Pizza Doc di San Leucio

Pizza DOC di San Leucio

Ecco questo è l’ambiente che vi accoglie all’interno di Pizza DOC a San Leucio, un ambiente rilassante, non elegante, ma caldo e accogliente. Vi troverete sicuramente qualche famiglia con bambini seduti e tra poco capirete il perché.

Ma il terzo stupore lo avrete guardando il dettagliato ed enorme menù posizionato poco prima di entrare nella sala interna riservata esclusivamente alla preparazione delle pizze, alla cassa e ai secondi.

Ma andiamo con ordine, partiamo dal menù di Pizza doc di San Leucio

Il menù ospita oltre 52 diversi tipi di pizza, li elenco tutti qui tutti. Il menù è stampato in formato large, diviso in due parti. Una soluzione davvero egregia, se si pensa che in questo modo non si crea assembramento per ordinare e si ha una lettura semplice e veloce, altrimenti si impiegherebbe tempo prima di decidere, con lunghe code.

Piazza Doc di San Leucio è un self service

Come vi dicevo l’ambiente che vi circonda è molto semplice, i costi sono molto accessibili, comodo per famiglie con bambini, così come la qualità dei prodotti che vi descrivo a breve è in linea con le aspettative. Qui da Pizza DOC una scelte le pizze, contorni e bibite, potete passare al punto successivo, ordinare quanto richiesto alla cassa e lasciare il vostro nome.

Non vi resta che aspettare seduti, in attesa di sentire il vostro nome dalle cucine e ritirare i piatti. Spetta a noi quindi prendere le portate dal forno pizza fino ai tavoli e lasciarli puliti così come li abbiamo trovati.

Devo dire che i tavoli si trovano sempre puliti e l’ambiente accogliente, non ho mai trovato un tavolo sporco o con i piatti dimenticati da chi sedeva prima di me.

Sala interna Pizza Doc di San Leucio

Piazza DOC di San Leucio ha una attenzione particolare all’ambiente, quando porterete i piatti di plastica e i bicchieri, troverete comodi cestini per la differenziata, non potete sbagliarvi. C’e’ chi potrebbe dire che in questo modo si aumenta la quantità di plastica che si sversa nei rifiuti, ma questo è vero solo in parte, perché la plastica è un prodotto riciclabile e sotto un certo punto di vista, da Piazza DOC di San Leucio, la sensazione è che l’ambiente si rispetta con un perfetto riciclo.

Ammetto che fa un certo effetto mangiare una pizza nei piatti di plastica, ma ricordiamoci che Piazza DOC di San Leucio è una pizzeria d’asporto, ma di un livello leggermente superiore, se è vero che molte degli ordinativi che arrivano in cucina è per l’asporto (in cartone), poter mangiare una buona pizza calda in un ambiente caldo pagando poco è una piacevole scoperta.

Ma andiamo alle pizze e ai costi della Pizzeria DOC di San Leucio

Personalmente ho assaggiato tre pizze, servite su piatti di plastica e tagliate a spicchi, ed in particolare la classica margherita con mozzarella di bufala, che prendo sempre come parametro quando provo una nuova pizzeria, una carabiniera, con salsiccia secca e olive e una bianca con crudo, scaglie di parmigiano e rucola.

La Margherita con mozzarella di Bufala di Pizza DOC

La margherita con mozzarella di bufala di Pizza Doc di San Leucio

Eccola, la foto spero trasmetta tutto il suo calore e il suo sapore. Non vi aspettate la classica pizza, sottile e morbida, qui la pizza è leggera, si digerisce facilmente, leggermente croccante e mediamente più alta. Un modo un po’ di verso di concepire la pizza, la troviamo così anche in altre pizzerie di Napoli più famose. Molto comoda da mangiare con le mani, mantiene il calore per molto tempo e soprattutto non vi sentirete gonfi. La qualità e quantità di mozzarella di bufala è adeguata, cotta bene, non in modo eccessivo e la salsa non è per nulla acida.

La pizza carabiniera, pizza con salsiccia secca

Pizza con salsiccia secca e olive di bufala di Pizza Doc di San Leucio

Incuriosito dalla salsiccia secca, tipico prodotto qui a Caserta, ho assaggiato questa pizza rossa, ben cotta, in questo caso direi forse è stato utilizzato in modo un po’ eccessivo la salsiccia e le olive. Praticamente pizza e secondo in un unico piatto. Ad ogni modo cottura e ingredienti perfetti.

Pizza con crudo, scaglie di parmigiano e rucola

Pizza con crudo e scaglie di parmigiano di Pizza Doc di San Leucio

Non potevo non provare una bianca. Anche in questo caso la mozzarella è stata ben dosata, lasciando la pizza comunque morbida e non cotta in modo eccessivo. Un po’ eccessiva la rucola, ma questo come sapete è un mio limite, mentre adeguata è di buona qualità il prosciutto corro rigorosamente messo a freddo.

Ovviamente quando ordinate spetta a voi prendere i tovagliolini di carta, la “posata”, già nessun coltello, si mangia rigorosamente con le mani, la pizza viene tagliata a spicchi appena dopo impiattata.

Una piacevole scoperta, una soluzione ottima per l’asporto, ma non solo, anche per un veloce pranzo o cena con amici e bambini, pagando davvero molto poco e mangiando bene.

TRATTORIA PIZZERIA DEL PELLEGRINO IN BREVE:

Dove si trova:Indirizzo: Viale degli antichi platani 28 81100 Caserta, Campania

Facebook: https://www.facebook.com/pizzadocsanleucio/
Telefoni: 3394410436 – 3336343192
Covid-19:Aperti e idonei per le contromisure covid
Parcheggio Auto:Si trova all’interno di un’area privata molto grande. Posto auto gratuito molto spazioso. Non ci sono problemi ne in estate, ne in inverno.
Parcheggio moto:Come per le auto, nessun tipo di problema, parcheggio gratuito all’interno.
Pagamenti:Possibile in contanti e POS.
WIFI:Non è necessaria, la rete 4G/5G è ben supportata, il segnale è molto forte.
Costo:Il costo è assolutamente competitivo considerando l’elevata qualità dei prodotti utilizzati
Fumatori:Solo all’aperto
Spazi:Molto semplice, ma allo stesso tempo accogliente. Comodo per famiglie, una rapida pizza in compagnia o anche da solo. Il servizio è Self service.

Trattoria Pizzeria del Pellegrino: I sapori di un tempo a Rivello in basilicata

Ho provato la buona cucina del Pellegrino a Rivello in Basilicata, entra di diritto nella mia classifica del “Buono con poco”, conto medio a persona non oltre i 20 euro per un abbondante, forse troppo, antipasto, un primo, secondo, vino e pane, tutti prodotti fatti in casa o Km 0.

Ci sono luoghi a misura d’uomo, luoghi dove il tempo si è fermato, alcuni direbbero paesini caratteristici della nostra Italia, uno di questo è Rivello, un antico borgo arroccato sulle catene montuose della Lucania in provincia di Potenza, qui regna la tranquillità, la tradizione e la buona cucina.

Ed è a Rivello che si possono provare i ravioli fatti in casa, ogni giorno, da gustare nella caratteristica trattoria del Pellegrino, rigorosamente a conduzione familiare, marito ai tavoli e moglie in cucina.
Chiariamo subito una cosa, se volete provare il loro piatto tipico (i ravioli) vi conviene telefonare, perché sono realizzati a mano uno alla volta ogni mattina, nulla che avanza dal giorno precedente. Pertanto pur se sono quasi sempre disponibili, spesso terminano e vi assicuro che vanno assaggiati.

Ma andiamo ai piatti tipici della trattoria pizzeria del Pellegrino di Rivello

Gli antipasti della trattoria del Pellegrino di Rivello

Non si può non provare gli affettati tipici della Basilicata e il loro formaggio, rigorosamente prodotto nei comuni vicini Rivello. L’antipasto che vedete è per due persone e posso dirvi che è abbondante, forse troppo. La scelta dei formaggi è ottima, così come la ricotta che viene fornita, la troveremo poi nel loro piatto tipico i Ravioli di Rivello.

I ravioli ricotta e pomodoro di Rivello

Iniziamo dall’aspetto e dal numero, il piatto viene fornito con ben 5 ravioli, si nota subito che sono rigorosamente fatti a mano, così pieni non li ho mai visti. Al loro interno ricotta prodotta qui in Basilicata, genuina, fresca e direi piatto abbondante. Ogni raviolo è una vera delizia. Il pomodoro è di ottima qualità, chi mi conosce sa bene la mia sensibilità alla parte acida dei pomodori, prodotti da comuni vicini, utilizzato nella giusta quantità, senza coprire il sapore del raviolo.

Vi dico subito che ben cinque ravioli, ben imbottiti sono davvero tanti, forse il numero esatto è quattro, altrimenti si rischia di restare troppo pieni e non gustare i secondi, come è capitato nel mio caso. La foto è la portata per una persona.

I secondi: La provola cotta alla piastra della trattoria del Pellegrino

Dopo un abbondante antipasto e ottimi ravioli ben farciti, non potevo restare senza secondo. Potevo optare per una brace mista, ma la riservo per una seconda visita, ho scelto questa volta una provola cotta alla piastra. Incuriosito dall’odore che sentivo venire dalle cucine.

Scelta giusta, la provola prodotta a Km 0 qui in Basilicata è gustosa, ben cotta, per nulla secca al suo interno e ben croccante nella parte esterna.

Avrei preferito forse qualche foglia di lattuga per accompagnare, ma la qualità del prodotto e della cottura non cambia.

I costi e il servizio della trattoria del Pellegrino di Rivello

Il mio tour alla scoperta del “buono con poco”, aggiunge anche il Ristorante Pizzeria del Pellegrino di Rivello tra i migliori locali dove si può mangiare la buona cucina tipica locale, pagando il giusto, consentendo a famiglie di assaggiare prodotti di altri tempi.

Qui il conto medio a persona non supera i 20 euro per l’antipasto, il primo, un secondo, vino e pane.

Il pane servito è sfornato ogni mattina, la sera l’impasto della pizza rimasto non utilizzato, viene utilizzato per fare il pane la mattina. Mentre il vino della casa è Campano, un motivo in più per tenere la Basilicata e la Campania unite tra loro.

TRATTORIA PIZZERIA DEL PELLEGRINO IN BREVE:

Dove si trova:Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele, 2, 85040 Rivello (Potenza) (clicca per aprilo in Google Maps)

Facebook: https://www.facebook.com/Trattoria-del-Pellegrino-745553832240326/
Telefoni:
+39 0973 46617 Trattoria
+39 3477399598 Lucia
+39 3479788738 Francesco
Covid-19:Aperti e idonei per le contromisure covid
Parcheggio Auto:In estate è zona pedonale, ci sono pochi posti per parcheggiare lungo le strette stradine di Rivello. Per moto e auto piccole è possibile parcheggiare in alcuni slarghi.
Parcheggio moto:Come per le auto, in estate impossibile arrivarci, conviene parcheggiare nelle traverse.
Pagamenti:Possibile in contanti e POS.
WIFI:Non è necessaria, la rete 4G/5G è ben supportata, il segnale è molto forte.
Costo:Il costo è assolutamente competitivo considerando l’elevata qualità dei prodotti utilizzati e la quantità
Fumatori:Solo all’aperto
Spazi:In estate in Piazza Umberto I, vengono posizionati tavoli esterni, se disponibili vi consiglio di pranzare o cenare all’esterno. In inverno lo spazio interno è adeguato, non c’e’ molta affluenza ed è caratteristico.

Non chiamatela panineria: ecco l’hamburgeria 92 grammi di Mondragone

Non potevo non provare anche i panini dell’hamburgeria 92 Grammi di Mondragone dopo aver provato la loro soffice pizza a taglio che trovate qui. Diciamo subito che i 92 Grammi sono del tutto figurativi, perché ogni loro panino va ben oltre i 92 grammi, ma soprattutto non aspettatevi il classico panino hamburger e patatine.

Iniziamo dal servizio, dove la cortesia del personale resta immutata anche nei giorni di maggiore affluenza, soprattutto nel periodo estivo, sempre cortesi e pronti nel descrivere con maniacale attenzione la composizione di ogni panino, che nel menù a mio avviso andrebbe migliorata, aggiungendo anche la foto di ciò che si sta richiedendo.

Hamburgeria 92 Grammi di Mondragone

Una volta ordinato e lasciato il nome alla cassa, ci si può sedere ai tavoli interni (in inverno) o in quelli esterni (in estate). Il tempo di preparazione è ben calibrato e pur con molte richieste la farcitura è sempre uniforme e abbondante, segno che nella cucina “a vista” i tempi e i modi di preparazione sono ben studiati.

I panini dell’Hamburgeria 92 Grammi di Mondragone

I panini vengono presenti con cura, il packaging è molto curato, comodo da utilizzare ed è realizzato in modo tale da produrre il minor impatto possibile sull’ambiente.

I panini non sono per nulla banali, il pane utilizzato è di ottima qualità, così come i prodotti all’interno oltre ad essere sensibilmente superiore alla media di altre paninerie, le quantità le definirei “esagerate”, forse un po’ scomode, ma alla fine si gustano in modo divino.

Il menù è vario, si va dal quasi classico hamburger e patatine, dove come potete vedere dalle foto, le patate sono al forno con tanto di buccia, nulla di classico come dicevo, ma ci sono per tutti i gusti da quelli più innovativi con mortadella e crema di pistacchio, per me il migliore e originale a quelli vegetariani con le varianti melenzane, patate al forno e mozzarella, una vera delizia.

Ottimo il servizio takeaway con consegna a domicilio, la posizione è ottima, in piena zona pedonale proprio a pochi passi dalla villa comunale di Mondragone, nel periodo estivo e in determinate occasioni ricade nella zona chiusa al traffico.

Le patatine dell’Hamburgeria 92 Grammi di Mondragone

Per gli amanti della tradizione, ci sono anche le classiche patatine fritte, la porzione è abbondante, quella in foto è sufficiente per tre persone ben affamate, unico consiglio che mi sento di dare è diminuire drasticamente la quantità di salse sulle patatine, la ritengo eccessiva sia per l’estetica che per il gusto.

I costi sono del tutto in linea con il servizio offerto, per nulla alti, si va dai 5 agli 8 euro, ma non c’è alcun termine di paragone con le tradizionali paninerie per qualità e quantità e per il servizio offerto.

92 GRAMMI HAMBURGERIA IN BREVE:

Dove si trova:Indirizzo:  Viale Marechiaro, 43, Mondragone (Caserta) (clicca per aprilo in Google Maps)

Facebook: https://www.facebook.com/hamburgeria.92grammi
Telefono: +39 32 9061 1119
Covid-19:Aperti e idonei per le contromisure covid
Parcheggio Auto:In estate è zona pedonale e trovandosi in piena villa comunale di Mondragone è molto trafficata. Conviene lasciare l’auto nelle traverse sulla Domiziana (la strada principale) gratuite.
Parcheggio moto:Come per le auto, in estate impossibile arrivarci, conviene parcheggiare nelle traverse.
Pagamenti:Possibile in contanti e POS.
WIFI:Non è necessaria, la rete 4G/5G è ben supportata, il segnale è molto forte.
Costo:Il costo è assolutamente competitivo considerando l’elevata qualità dei prodotti utilizzati e la quantità
Fumatori:Solo all’aperto
Spazi:In estate con i tavoli esterni non ci sono problemi in alcuni orari, in inverno lo spazio interno è limitato e quasi sempre pieno. Si può però prendere il panino e mangiare da asporto.

La storia del tarallo ‘nzogna e pepe a Napoli: quando si dice…il buono con poco!

Immaginiamo di essere in giro per la città di Napoli. È impossibile non fare una camminata sul lungomare. Passeggiando durante una bella giornata di sole, il caldo può farsi sentire, allora le forze diminuiscono.

Ci rechiamo al primo chiosco per dissetarci e notiamo la scritta “Tarallo ‘nzogna e pepe”, ovvero tarallo sugna/strutto e pepe. Questa scena si ripeterà per tanti chioschi, quindi riusciamo a comprendere come non sia un qualcosa di unico.

Ora lo si propone come “snack”, ma storicamente tutto era fuorché questo. Infatti, l’obiettivo era renderlo un pasto completo unendo più ingredienti. D’altronde, è tradizione creare a Napoli un pasto che sia completo. Anche la fatidica Pizza Fritta nasce così. Il tarallo ha una lunga storia che non si ferma solo a tradizioni popolari.

Etimologicamente, ci sono varie ipotesi che passano tra il latino con il verbo torrere, cioè abbrustolire o dal francese toral, cioè essiccatoio. Beh, queste sono, all’apparenza, entrambe giuste, ma dobbiamo dare credibilità al latino, perché il tarallo altro non è che pasta avvolta su di sé mista al pepe e adornata con le mandorle, rigorosamente, sgusciate e cotte in un forno a temperature elevate. Ultima ipotesi è quella d’oltralpe, abbastanza semplicistica, con il termine “danal”, (pain rond, pane rotondo).

Ma la tesi più attendibile vuole peraltro che tarallo discenda dall’etimo greco “daratos”, “sorta di pane”. Ecco dunque la disputa tra Napoli e Bari per decidere quale città dovesse avere il primato storico.

La vera idea dei taralli sugna/nzogna e pepe fa sì che sia un prodotto tipico della tradizione napoletana, nato dai panettieri parsimoniosi che, impastando gli “avanzi” a fine del ‘700, produssero questo snack salato. In passato i taralli venivano venduti dal cosiddetto “tarallaro”, persone che, con la cesta sulle spalle, giravano nelle strade delle città per vendere ai passanti, pubblicizzando così il buono con poco.

La storia ci racconta che i taralli sugna e pepe nascono dall’esigenza dei fornai napoletani di recuperare i resti della pasta lievitata della produzione del pane, dopo averla insaporita con sugna/ nzogna e pepe.

Creando dapprima due striscioline

per poi iniziare ad avvolgerle

finché non si ottiene questa intrecciatura

arrotolando il tutto per avere questo risultato

Poi metterli in forno, facendo attenzione alla cottura, onde evitare che si perda l’efficacia del lavoro manuale e il gusto.

Inizialmente era il cibo per i più poveri, data la semplicità di creazione. Successivamente fu arricchito con altri ingredienti e nei primi anni dell’ 800 venne aggiunta anche la mandorla.

Seppur facilità e basso costo di produzione, il tarallo è ancora oggi molto ricco dal punto di vista nutritivo.

Adesso, è un classico comprarli a Mergellina, nei chioschetti sistemati presso il lungomare, e sgranocchiarli ammirando Vesuvio da un lato e Posillipo dall’altro, accompagnando il tutto con una fresca birra che faccia risaltare il connubio mandorla più “nzogna e pepe”.

Questo nell’evoluzione della specie diventerà un po’ “gourmet, infatti potrà assumere più gusti con l’aggiunta nell’impasto. I più estrosi si divertono a regalare e fortificare l’aspetto napoletano con i friarelli o il pomodoro. Oltre a quest’idea “gourmet”, il tarallo, anche grazie al lavoro di varie attività, vive una seconda giovinezza. Nonostante il gusto forte e “all’antica”, la sua bontà, soprattutto se artigianale, lo fa essere protagonista indiscusso in molti eventi.

Friggitoria vomero dal 1938 a Napoli

Correva l’anno 1938, nonostante fosse un duro periodo storico, Raffaele Acunzo aprì la Friggitoria Vomero nel cuore del quartiere, in cui è ormai un’istituzione. È aperta tutto il giorno, perciò è sempre ben fornita di merce fresca, ma calda, appena fritta, grazie ad una continua produzione sempre visibile agli occhi dei clienti, perché banco di esposizione e friggitrici sono vicini.

Questo perché ormai è una delle attività principali che elogiano il “take away, rendendolo non commerciale ma ricercato. Ma che soprattuto, per rientrare in questa categoria, deve garantire il buono con poco, infatti Il tutto ad un prezzo irrisorio: venti centesimi al pezzo. Fatta eccezione per qualche fritto speciale, magari più particolare..

Ecco perché soprattutto a ora di pranzo viene letteralmente presa d’assalto. Certo che fin qui tutto “semplice”, siamo nella città di Napoli c’è una grande cultura riguardo il fritto, pieno di gusto perché caricato di buon olio, o meglio “nzevato”, da leggere non in maniera dispregiativa, cioè di sporco, ma semplicemente oleoso.

fonte immagine https://www.agrodolce.it/locale/friggitoria-vomero-napoli/

Questo perché, traducendo il termine, c’è il richiamo ad un qualcosa carico di olio, quindi fritto, re di quest’ambito. Ma non quando la frittura è ben tirata. Infatti come si può notare ogni pezzo è bello, dorato, di un colore vivo, perché l’olio è stato ben tirato da ogni pezzo. Anche spesso cambiato dalla friggitrice. Così non ristagna e soprattutto sono rimosse le rimanenze di alcuni pezzi dei precedenti inseriti per friggere, non restano lì, “contaminando” gli altri.

Questo perché la frittura è varia, dalla foto è facile scorgere le “paste cresciute” (semplici nuvolette di farina e sale poi introdotte nella friggitrice. Per poi girarle e scolarle in modo che l’olio non accartocci troppo la sfera di pasta). Ma che soprattutto che la cuocia troppo, rischiando di perdere la doratura.

Anche perché si rischia un sovraccarico di lavoro, tra lo spazio ristretto, e la folla incessante di clienti. Perciò l’offerta è varia e si divide in classici, come: “Panzarotti, crocchè, fiori di zucca e arancini“,

fonte immagine https://www.lucianopignataro.it/a/napoli-friggitoria-vomero/69132/

dopo tutto è un fast food ma di una certa importanza storica, quindi deve saper garantire anche il classico.

La vicinanza a tanti istituti scolastici ha costretto anche alle versioni più moderne come: “Le tipiche pizzette al forno, le montanare o quelle fritte ripiene storicamente napoletane o quelle con wurstel e patatine.”

Oltre ai classici più gettonati, non si possono non assaggiare i fiori di zucca, le polpettine di melanzane, le frittatine di pasta e gli scagliuozzi, triangolini di polenta fritti. Il buon Raffaele ha ben educato i figli (Filomena, Antonio e Patrizio), che uniti, si sono impegnati nella conduzione della friggitoria in maniera diversa.

Per riuscire bene in questo servizio è stato importante ciò che oggi i figli di Raffaele insegnano, guidando, i collaboratori per non far perdere colpi a quello che in 75 anni di attività è diventato un luogo cult della città, per confermarsi fino ad oggi, gli anni seguenti dell‘attività.

Dopo tutto quando si parla di friggitorie napoletane è impossibile non nominarla, non a caso spesso è protagonista o appare in appropriati servizi televisivi. Questo perché la Friggitoria Vomero, è sia un’attività storica che ha garantito prodotti unici, rari e gustosi ad intere generazioni di studenti.

Un aspetto importante da considerare, è la vicinanza ad importanti scuole. Ciò è “causa” di una grande e continua richiesta, che causerebbe un sovraccarico di lavoro e qualche sbaglio. Ma non si resiste dall’inizio dello scorso secolo, per caso.

Questo perché anche molte famiglie della zona sono solite ad andare lì, quindi è necessario, quasi obbligo morale, l’offrire sempre prodotti di una certa qualità.

Buon appetito, anzi buon divertimento, con poco!