Meater: ecco le regole per ottenere una carne succosa

Meater

Da MEATER, creatore del primo termometro intelligente per la carne al mondo, alcuni consigli per un arrosto succoso e cotto alla perfezione.

Funghi, zucca e castagne: basta nominare questi tre alimenti per richiamare tutti i profumi e i sapori dell’autunno. Ed è per questo che le ricette autunnali per la carne prevedono molto spesso il loro utilizzo. L’arrosto è il re dei pranzi domenicali e di tutte le feste autunnali, a partire dall’americano Thanksgiving. Qualunque sia la vostra ricetta autunnale preferita per l’arrosto, MEATER Plus è la soluzione ideale per misurare con estrema precisione la temperatura della vostra pietanza nel forno. L’innovativo termometro smart per la carne eviterà che il vostro arrosto risulti troppo asciutto, garantendo ogni volta una carne succosa e perfettamente cotta.

Per aiutarvi nelle vostre imprese culinarie autunnali, abbiamo raccolto alcune regole per ottenere l’arrosto perfetto.

1. Qualità prima di tutto
Un buon arrosto si caratterizza per gusto e morbidezza, ed entrambi dipendono innanzitutto dalla qualità della carne. Il consiglio è quindi optare, se possibile, per una carne di prima scelta e scegliere con cura il taglio. Solitamente per la cottura arrosto si consigliano tagli come cappello del prete, scamone, noce, punta di petto e fesa di spalla per carni bovine, collo, carré e arista per il maiale, spalla, cosciotto, sella e petto per l’agnello. Se invece volete optare per del pollo o tacchino, sceglietene uno intero, assicurandovi che sia fresco.
Non dimenticatevi di legare la carne prima di iniziare la cottura: utilizzate uno spago da cucina resistente e di qualità (che non rilasci fibre) per assicurarvi che l’arrosto mantenga una forma regolare, fondamentale per una cottura uniforme e per ottenere fette perfette.

2. Arrosto significa rosolatura
Spesso si tende a chiamare “arrosto“ il piatto risultante, riferendosi in particolare all’utilizzo di carne bovina o suina. Il termine in realtà indica il tipo di cottura della carne, a prescindere dalla tipologia e dal taglio. La cottura arrosto, sia allo spiedo, su fiamma o al forno, in genere prevede una rosolatura iniziale su tutti i lati a fiamma vivace, per poi proseguire la cottura a calore costante. La rosolatura è fondamentale perché permette la cosiddetta “reazione di Maillard”, ossia la formazione della caratteristica crosticina attorno alle carne grazie alla caramellizzazione delle proteine, che sigilla il pezzo, trattenendone i preziosi succhi.

3. La cottura non è un’opinione
Controllare con precisione la temperatura in cottura della carne è fondamentale per la perfetta riuscita del vostro arrosto. Per verificare con esattezza il grado di cottura “al cuore”, ossia nel punto più profondo del pezzo di carne, è necessario un termometro da cucina. Usare una sonda per la carne non serve solo ad assicurarsi che la carne sia cotta alla perfezione, ma è anche l’unico modo per esser certi che la carne sia sicura da mangiare: cuocere gli alimenti alla giusta temperatura permette infatti di uccidere eventuali organismi nocivi. In questo viene in aiuto MEATER Plus, l’innovativo termometro per la carne che costituisce l’alleato perfetto per esplorare le potenzialità della cottura al forno. La sonda va sempre introdotta nel punto più spesso del pezzo di carne, ma nel caso di pollame? In questo caso, la sonda va inserita nel petto, senza che tocchi l’osso. Per quanto riguarda la temperatura non avrete più bisogno di cercare su Internet qual è quella corretta, perché sarà l’applicazione di MEATER a suggerirvela e a notificarvi quando l’arrosto sarà pronto. Con l’arrivo della primavera e di temperature più miti, MEATER Plus potrà poi essere usato per molte altre tipologie di cottura, come sul fuoco vivo o al barbecue.

4. Umido come il clima autunnale
A nessuno piace un arrosto secco e stopposo. Per evitare che l’arrosto perda umidità, e di conseguenza morbidezza, potete utilizzare lardo, pancetta o verdure, avvolgendo la carne o formando delle piccole fessure in cui inserire tali alimenti (il termine tecnico è “lardellare”). Ricordatevi inoltre di bagnare l’arrosto mentre cuoce ogni 10/15 minuti con i liquidi che si formeranno sul fondo. Un altro consiglio è sfumare con del vino bianco, che conferisce anche più sapore.

5. La pazienza è la virtù dei forti
L’arrosto non va servito appena pronto, ma dovrebbe prima riposare per 15/20 minuti al caldo avvolto nell’alluminio, per far sì che i succhi si concentrino nel cuore. Intanto che aspettate, potete utilizzare il fondo dell’arrosto per ottenere la salsa perfetta d’accompagnamento: basterà filtrarlo e ripassarlo in padella con un po’ di farina per ottenere la giusta consistenza. La salsa darà il giusto tocco di classe al vostro arrosto.
 

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Apption Labs
MEATER è stato progettato per aiutare gli amanti della carne, sia appassionati sia professionisti, ad ottenere i migliori risultati attraverso diversi metodi di cottura. Il dispositivo è stato sviluppato da Apption Labs, start-up tecnologica innovativa fondata da Joseph Cruz e Teemu Nivala nel 2015 e dedicata allo sviluppo di prodotti smart controllabili da smartphone. La sede della società è a Leicester (UK), mentre gli uffici sono a Los Angeles (USA) e Hsinchu (Taiwan). Il background multi-continentale dell’azienda consente di sviluppare prodotti funzionali grazie ad approfondimenti e feedback da parte di consumatori da tutto il mondo. MEATER è stato sviluppato grazie ad un crowdfunding che è riuscito a raccogliere 2,7 milioni di dollari, risultando uno dei progetti crowdfunding di maggior successo nel settore casa-cucina. Per maggiori informazioni, visitate il sito www.meater.com e seguite MEATER su Instagram, Facebook e tramite gli hashtag #meater e #meatermade.

Azienda Agricola Querceta

 

L’Azienda Agricola Querceta è ormai da anni impegnata sia nella produzione e vendita di prodotti locali biologici, sia nella sensibilizzazione verso un’alimentazione sana nel pieno rispetto dell’ambiente.
Inoltre, l’ottimo rapporto qualità/prezzo insieme alla scelta di una filiera corta, che dal produttore arriva senza intermediari direttamente al consumatore, permettono a tutti di accedere ai formaggi Querceta: prodotti di alta qualità, sani e naturali.

Azienda Querceta

Soc. Agr. Masserie Amiche srl

Sede legale: Via Cancello Rotto, 3/C – Bari

Sede operativa: S.C. Salita dell’Uomo, 1 – Putignano (Ba)

http://www.querceta.com/ita/info_azienda

Intervista all’azienda Querceta

Il marchio Masserie Amiche nasce dall’esperienza di due fratelli allevatori e tramandata loro da generazioni di agricoltori. Trasformare in biologico, già nel 1997, in azienda bio certificata non è stato difficile. L’azienda è immersa in un bellissimo territorio naturale fatto di 150 ettari nella splendida Murgia Pugliese.

Fare biologico per noi non è una moda o un’opportunità commerciale ma un impegno concreto. Facciamo tutto nel modo più naturale possibile per fare arrivare sulle tavole un prodotto veramente sano, tutto a vantaggio del gusto e nel rispetto della tradizione. Trasmettere la cultura del mangiare sano è il nostro progetto migliore, la nostra passione.

Curiamo tutto il percorso della produzione partendo dalla coltivazione dei campi, che servono per l’alimentazione delle vacche da latte, attraverso la mungitura per passare poi alla trasformazione del latte in prodotti caseari e carni sia fresche che salumi. Coltiviamo anche un piccolo orto e 4 ettari di uliveto.

https://www.instagram.com/querceta/

Per realizzare tutto questo sono impegnate 45 persone che a ciclo continuo, dalle 2 del mattino si alternano seguendo tutto l’iter di produzione. Persone che nelle loro specializzazioni apportano ogni giorno il loro impegno, la loro passione per realizzare il nostro prodotto migliore.

Per noi fare biologico significa sì rispettare le regole e le normative comunitarie, ma significa soprattutto niente conservanti e aromatizzanti che danno maggior colore e durata alla carne, niente pesticidi e concimi chimici nelle coltivazioni, niente mangimi per l’alimentazione degli animali, niente sbiancanti e aromi artificiali in tutta la produzione dei latticini.

Nel 2004 abbiamo iniziato la produzione di latticini e formaggi. Per la trasformazione del latte effettuiamo tutti i processi di lavorazione con tecniche tradizionali del SIERO INNESTO che rende il lattosio di più facile assorbimento per chi ha problemi di intolleranze. 

SHOP ONLINE

http://www.querceta.com/ita/shop/home

Alleviamo 600 capi di bovini da latte di cui 180 in mungitura, 25 in asciutta e il resto in rimonta e i vitelli maschi che ingrassiamo fino all’età di 12/24 mesi destinati alla macellazione. Abbiamo un gruppo di 30 capi di razza podolica allevati completamente allo stato brado. Le razze in allevamento sono pezzata rossa, pezzata nera e un po’ di meticce.

Abbiamo 600 maiali tenuti liberi che si nutrono di erbe spontanee, aromatiche, fragno e pere selvatiche, alimentazione che integriamo con farinaccio, crusca e siero del nostro latte. Questa conferisce alla carne un sapore eccezionale. Di solito negli allevamenti intensivi bastano sei mesi per raggiungere il tempo di macellazione, nel nostro allevamento allo stato brado servono invece 18 mesi.


Azienda Querceta

http://www.querceta.com

  • Sede Legale 
    via Cancello Rotto, 3/C 70125 Bari
  • Stabilimento 
    Strada Comunale Salita dell’Uomo,1 70017 Putignano (BA)
  • Tel. +39 080.2145010 Tel. +39 328.3909682 
  • info@querceta.com

CARNE ETICA – L’Allevamento sostenibile in Sardegna

Negli ultimi anni, quello legato al consumo di carne e agli allevamenti intensivi del bestiame, è diventato un tema ampiamente trattato dall’opinione pubblica.

Stanno aumentando la diffidenza e le critiche, non solo per il grande dispendio di energie e risorse utilizzate per la produzione di capi destinati al fabbisogno alimentare, ma anche per una questione legata al loro benessere.

Per questo motivo è cresciuto notevolmente il favore verso l’allevamento estensivo, una modalità più vicina alle naturali condizioni di vita e alle abitudini del bestiame.

Allevamento estensivo

Per estensivo si intende una condizione in cui l’animale viene tenuto allo stato brado o semi brado. Non costretto ad un confinamento in spazi chiusi e molto ristretti, con limitate possibilità di movimento.

La produzione di carne è di fatto, un sistema decisamente inefficiente di creazione di risorse alimentari dal punto di vista dello sfruttamento terricolo e idrico.

Infatti, determina un ampio sfruttamento dei terreni, nonché di un terzo dell’acqua destinata all’agricoltura. Tale uso di risorse naturali, associato alla pratica degli allevamenti intensivi e all’uso di pesticidi, spesso determina un impoverimento della biodiversità locale, ed ha un impatto negativo sugli ecosistemi circostanti.

Ecco perché in Italia, rappresentanti di aziende e associazioni che si occupano del comparto zootecnico, hanno creato un progetto denominato “Carni Sostenibili”. Questo racconta il punto di vista dei produttori su temi importanti come la sostenibilità, ed il valore economico e sociale dei prodotti del settore.

Un gruppo di esperti ha ricevuto l’incarico di dimostrare che il consumo di carne non è dannoso. Al contrario, questo alimento, contiene dei nutrienti insostituibili. E seguendo il giusto modello alimentare, risulta indispensabile per mantenere in buona salute il nostro organismo.

L’intento è quello di mostrare che la produzione e il consumo di carne possano essere eco-friendly, sia per la salute che per l’ambiente.

Il Ministro Patuanelli all’Agrifish

Nel recente intervento all’Agrifish, durante un confronto tra i Ministri dell’Agricoltura e della Pesca dei Paesi dell’Unione Europea, il Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, ha evidenziato che per migliorare in modo concreto e duraturo le condizioni di benessere degli animali è necessario definire degli standard minimi, superiori ai requisiti minimi stabiliti dalle leggi e basati su criteri oggettivi e misurabili.

“Il benessere animale rappresenta il presupposto fondamentale per una produzione zootecnica sempre più sostenibile e a cui concorrono una serie di fattori da presidiare contemporaneamente e attraverso un approccio integrato, come lo stato sanitario di ogni animale, gli spazi vitali a disposizione, la biosicurezza, il miglioramento genetico, le emissioni nell’ambiente, una corretta gestione dei farmaci veterinari

Da qui l’opportunità di utilizzare strumenti che possano stimolare i comportamenti virtuosi degli allevatori, come la proposta di una etichetta di portata europea per il benessere animale su cui il Consiglio si è espresso a dicembre, utile strumento per fornire ai consumatori informazioni più chiare e complete e per migliorare la competitività delle imprese che desiderano aderirvi.” 

L’allevamento sostenibile di Walter Vivarelli

A tal proposito, oggi vi voglio raccontare di due razze bovine tipiche della mia regione, la Sardo Modicana e la Bruno Sarda. Ho potuto approfondire la loro conoscenza grazie a Walter Vivarelli che pratica un allevamento etico-estensivo con risultati di eccezionale valore.

Walter fa parte di una famiglia, che ha visto già suo padre e i suoi zii prima di lui, occuparsi di allevamento, macellazione e vendita. Seguendo tutta la filiera produttiva della carne di qualità. Spinto dalla passione per il suo lavoro e il buon cibo, trasmette oggi la sua esperienza non solo di negoziante e ristoratore ma di profondo conoscitore dei prodotti zootecnici.

La lunga lista di competenze che ha acquisito, lo vede membro dell’Istituto Nazionale dei Degustatori e primo giudice qualificato della Sardegna. Il suo palato è esperto e attento, sviluppato grazie ad anni di assaggi e di confronti con altri grandi produttori. Ha viaggiato in tutto il mondo per ampliare le sue conoscenze in questo ambito.

Si è dedicato alla sezione commerciale del Consorzio del Bue Rosso del Montiferru per circa 12 anni. Mettendo a disposizione i suoi negozi, per una vendita esclusiva di questo prodotto, dando una direzione e un senso al progetto di tutela e diffusione di grandi eccellenze alimentari.

La macelleria-ristorante

Il suo ristorante Tratto-Macelleria Vivarelli situato sotto il Bastione di Saint Remy, in pieno centro storico a Cagliari, nasce da un’idea di tanti anni fa. Ha preso forma di recente per valorizzare e far degustare le carni locali nella loro interezza, non scartando le parti considerate meno nobili come zampe, trippe, interiora, e altri tagli anatomici sconosciuti ai più. Concedendo loro, grazie a sapienti preparazioni, una nuova dignità e trasformandoli in piatti sopraffini.

Durante la nostra lunga chiacchierata, Walter Vivarelli mi ha illustrato con grande precisione e cognizione di causa, quello che è il mondo dell’allevamento delle razze bovine sarde. In particolare, si è parlato della Sardo Modicana e della Bruno Sarda. Maggiormente conosciute e fortemente identitarie.

Razze bovine Sarde

Nata nei primi del 1900 la Bruno Sarda, è frutto di incroci mirati tra la Bruno Alpina e le Vacchette autoctone meticce. Queste sono state protagoniste anche della nascita nel 1870, della Sardo Modicana, o Bue Rosso grazie all’unione con i tori provenienti dal ragusano.

Si aveva allora necessità di animali possenti, adatti a supportare i contadini nel lavoro dei campi ma anche al traino di carri per facilitare gli spostamenti di merci e persone.

La loro capacità di adattamento al territorio, sopratutto nelle zone montane dove c’era tanto pascolo, e l’alta qualità delle loro carni, fece in modo che l’allevamento si diffondesse con facilità e fosse di tipo totalmente estensivo.

Oggi le cose sono cambiate. I pascoli decisamente ridotti, e l’arrivo di nuove razze allevate in modo industriale, esclusivamente per esigenze alimentari, come la Limousine e la Charolaise, ha determinato che non venissero più valorizzate le autocnone e molti allevatori scegliessero di imbastardirle con incroci azzardati.

Il controllo della filiera

Per proteggere queste meravigliose razze sarde, Walter ha deciso di seguirne tutta la filiera. Partendo da un’unica stalla di conferimento gestita da un allevatore di fiducia, capace di fare un buon lavoro di finissaggio. Ovvero di portare a maturazione i vitelli, con un’alimentazione controllata, bilanciata e naturale. Senza forzature, affinché gli animale possano raggiungere la loro migliore struttura muscolare nei tempi fisiologici, per poi procedere alla macellazione e alla vendita.

Per una buona qualità di prodotto, il brado non basta, ecco perché serve un intervento mirato e competente da parte di chi alleva in modo etico e professionale.

In stalla, tutti gli apporti che ogni sostanza fornisce in natura, devono essere studiati e miscelati in modo attento, anche perché non tutti i bovini sono uguali. Ogni singolo capo deve essere nutrito in modo personalizzato, considerando che anche la genealogia fa la differenza.

Le loro carni, hanno caratteristiche organolettiche diverse.

Il Bue rosso ha una conformazione più pronunciata nella parte anteriore, mentre la parte posteriore resta più snella. La carne è poco grassa, con una fibra magra e una buona cotenna esterna.

La Bruno Sarda ha una struttura muscolare più pronunciata che dipende anche dalla genealogia. È più rotondeggiante e sviluppa la marezzatura all’interno della fibra. Entrambe, mantengono le prerogative della vacchetta sarda.

La carne nella Ristorazione italiana

Oggi nella ristorazione italiana, si sono diffuse tante tipologie di carni straniere provenienti da ogni parte del mondo.

Il mercato estero, fa numeri altissimi, tendendo ad occupare tutti gli spazi commerciali a disposizione. Attuando una politica basata sull’ offerta di prodotti invadenti a prezzi bassi e concorrenziali ma con qualità organolettiche decisamente meno valide.

Per questo si è sentita la necessità di far nascere dei consorzi per la tutela delle autoctone. Riconoscimento ottenuto con l’IGP sulla Chianina, la Romagnola e la Marchigiana.

Professionisti come Walter, ne riconoscono le minime differenze a livello olfattivo, visivo, e gustativo e si accorgono immediatamente dei problemi che può presentare un prodotto.

Purtroppo, per inesperienza o distrazione, la maggior parte delle persone, si entusiasma per la tenerezza del boccone di carne, prima sensazione provata all’assaggio. Ma non riconosce la ferrosità, la pastosità, l’acidità che lascia in bocca, che non risulta piacevole ne delicata. Al contrario tende a stancare, togliendo il gusto di mangiarla.

Spesso inconsapevolmente, o per seguire una moda diffusa, si spendono cifre altissime per carni estere. Queste viaggiano a lungo, immerse nel loro sangue in sacchi sottovuoto azotati perdendo il profumo naturale e la qualità di partenza. Una buona carne locale non strapazzata, dona molta più soddisfazione. Magari scegliendo una pezzatura insolita, che oggi è stata sostituita da i soliti filetti e bistecche.

Farsi consigliare da produttori e macellai esperti come Walter Vivarelli, che rispettano e conoscono il proprio lavoro, potrebbe essere un ottimo inizio per un consumo più sano, etico e consapevole.

Garage Gourmand, il ristorante gourmet accessibile ai giovani

Marco Nitride, chef napoletano giovane e talentuoso, domenica, 13 ottobre 2019 alle ore 20 in Via Aniello Falcone 30, inaugurerà Garage Gourmand, il primo ristorante che coniuga la ricercata cucina gourmet all’ambiente informale e giovanile del più classico dei garage.

Garage Gourmand nasce dall’incontro di due mie grandi passioni, quella per le auto d’epoca e quella per la cucina”. 

Durante l’inaugurazione, Marco offrirà un buffet con alcuni dei piatti più rappresentativi del ristorante.

Il menù ha piatti semplici ed accattivanti sia per il gusto che per il nome, richiamano le auto d’epoca, come “Duetto 66”, un secondo di pesce, così chiamato per la sua forma ad osso di seppia.

Garage Gourmand concilia costi bassi con l’ottima qualità dei prodotti, ottenuta dal rispetto per la stagionalità e dalla cottura a bassa temperatura”.

Non vengono trascurate le varie inclinazioni culinarie, come ad esempio la tendenza al crudo. Vengono utilizzati pesci azzurri presi dai nostri mari, per rispettare a pieno la filosofia del mangiare bene spendendo poco.

Ogni settimana ha un suo fuori menù, detto “Best Lap”, comprende tutti i piatti forti della settimana, ispirati al giro migliore delle auto da corsa.

La location è elegante, giovanile, ma al tempo stesso informale. Il mondo del garage è richiamato nei minimi particolari, dalla posata in bachelite, alle tovagliette in pelle, al portaposate rosso a forma di cassetta degli attrezzi. 

Garage Gourmand è una realtà geniale che consente ai giovani di qualsiasi fascia sociale di scoprire ed apprezzare la cucina gourmet.

Semplici trucchi per conservare al meglio gli alimenti

Siete stanchi di buttare il latte scaduto? Non sopportate la muffa che si crea nel pancarrè? Volete scoprire come evitare che una banana si annerisca? Qui troverete tutte le risposte alle vostre domande e non solo…

Banana: Quando le vostre banane sono quasi mature, avvolgete la parte superiore nella carta argentata o in una pellicola per alimenti, evitando l’accumulo di zuccheri nella banana e una eccessiva sua maturazione.

Fragola: Per evitare che le fragole diventino molli, immergetele in acqua e aceto, dopodiché risciacquatele e fatele scolare. Potete conservarle tranquillamente in frigorifero e mangiarle come più gradite.

Insalata: Per conservare l’insalata raccoglietela in fogli di carta assorbenti così da togliere l’umidità e l’aria in eccesso. Dopo va messa nel cassetto basso del frigorifero dove si manterrà per 3-5 giorni.

Patate: La temperatura ideale per conservarle è tra i 5-10 gradi in un sacchetto di carta aperto, in una cassetta di legno, oppure in una dispensa, garage o scantinato; l’importante è che stiano in un posto asciutto. Inoltre, se vogliamo evitare eventuali formazioni di germogli, basta mettere all’interno del sacchetto delle patate una mela.

Cipolle: Per far sì che respirino, dobbiamo metterle in una calza a rete, quella stessa calza utilizzata da noi donne. Devono stare a una temperatura di 10 gradi, dopo l’apertura durano anche due settimane.

Latte: Quando il latte sta per scadere, dobbiamo mettere all’interno della bottiglia un pò di sale e conservarlo in frigo, così durerà anche una settimana.

Biscotti: Se abbiamo sfornato tanti biscotti e vogliamo conservarli, per mantenerli freschi basta mettere nel porta biscotti una fetta di pancarrè.

Pancarrè: Se il vostro pancarrè fa la muffa, non temete! Dopo averlo acquistato, mettete nella busta un gambo di sedano, assorbe l’umidità, noi sappiamo è una delle cause che favorisce la formazione della muffa.

Avocado: Dopo aver aperto l’avocado, mettetegli il succo di limone e avvolgetelo in una pellicola, oppure conservatelo in un contenitore con all’interno un finocchio.

Mela: Se siete a lavoro e volete mangiarvi una mela, ma non avete tempo di tagliarla, preparatela da casa. Ora vi starete domandando, ma non si annerisce? No, dovete tagliare la mela a spicchi e richiuderla con un elastico.

Yogurt: Se la scadenza dello yogurt è oramai in arrivo, non buttatelo. Inserite all’interno della confezione una stecchetta di legno e mettetelo in freezer. Quando avrete voglia di un bel gelato allo yogurt, basta tirarlo fuori qualche minuto prima e mangiarlo. Attenzione: lo yogurt al gelato può durare in freezer non più di 1-2 mesi.

Limone: Avete tanti limone e non sapete cosa farne? Metteteli all’interno di stampini per fare il ghiaccio, aggiungete dell’acqua e congelateli. All’occorrenza prendete il vostro cubetto di ghiaccio e limone e utilizzatelo per aromatizzare l’acqua e renderla più fresca e gustosa. Un’ altra alternativa per conservare il limone, è quella di mettere delle fette in un barattolo di vetro alternandole con dello zucchero. Quando preparate una tisana mettete una fetta di limone già zuccherata e tutto sarà più buono.

Prezzemolo: Fate la stessa cosa del limone. Tritatelo e mettetelo in stampini con dell’acqua e conservatelo nel congelatore. Quando dovrete fare un soffritto, prendete qualche cubetto di prezzemolo dal congelatore e mettetelo in pentola, si scioglierà in men che non si dica.

Pane: Un metodo infallibile per conservare il pane fresco o fatto in casa consiste nell’avvolgerlo in una busta di carta, la stessa che riceviamo quando lo acquistiamo. Dopo averlo avvolto nella busta di carta, conservatelo in un posto fresco e lontano da fonti di calore.

Se in casa fa troppo caldo il pane diventerà molle, per evitare che questo accada basta mettere una patata o una mela all’interno della busta che racchiude il pane.

Un altro metodo è quello di congelare il pane che avanza, per un tempo massimo di 2-3 mesi. All’occorrenza bisogna farlo scongelare a temperatura ambiente, togliendo la carta che lo copre, se volete, dopo lo scongelamento potete metterlo in forno qualche minuto per renderlo più croccante. E’ importante ricordare che questa operazione va fatta una sola volta.

Uova: Vanno conservate in frigo con tutta la confezione, il tempo di durata è di 3-5 settimane, mentre se sono senza guscio,  si conservano in un contenitore per 2-4 giorni. Se sono cotte e le si vuole mettere in frigo sono sicure 2-4 giorni, mentre sode durano anche 1 settimana.

Aglio: Deve essere conservato ad una temperatura di 10 gradi, insieme alle verdure se è ancora integro o se già utilizzato in un sacchetto di carta; non bisogna lasciarlo a temperatura ambiente.

Frutta: Non tutta la frutta va messa in frigo, ecco un elenco completo dei frutti che vanno conservati a temperatura ambiente:

  • Albicocca
  • Avocado
  • Banana
  • Kiwi
  • Arancia
  • Melone
  • Pera
  • Pesca
  • Ananas
  • Pompelmo
  • Mandarino
  • Susina

Carne e pesce: Devono essere messi nel piano più freddo del frigorifero.

La carne fa fuoriuscire un liquido ricco di sangue, che è una delle prime cause dello sviluppo dei batteri, è importante riporla in frigo con un foglio di carta assorbente.

Per quanto riguarda i tempi di conservazione, si differenziano in base alle tipologie di carne

  • Carne macinata: 24 ore
  • Pollo o tacchino: 48 ore
  • Affettati non confezionati e carne fresca: 3 giorni

Per congelare al meglio la carne, dopo averla asciugata bisogna riporla su una teglia rivestita di carta per alimenti o carta da forno e tenerla in freezer fino al suo congelamento, senza coprirla ulteriormente. A congelamento ultimato si potrà raccogliere rapidamente in contenitori o sacchetti e riposizionarla di nuovo nel congelatore. La differenza tra cibo fresco e congelato la si percepisce meno se i cibi sono già cotti. Se cuciniamo la carne, ma questa ci è avanzata, basta farla raffreddare e metterla in congelatore. Quando la scongeleremo troveremo la pietanza con differenza di sapore impercettibile.

Naturalmente è sempre meglio il cibo fresco, ma se dovete congelare la carne vi consiglio di non lasciarla più di 30 giorni all’interno del vostro freezer. La carne può durare in freezer dagli 1 ai 12 mesi a seconda della tipologia.

Per quanto riguarda il pesce, dopo averlo comprato è bene pulirlo, eviscerarlo e tenerlo sotto l’acqua corrente fredda. Se lo si vuole cucinare entro le 24/48 ore occorre riporlo nel ripiano più freddo del frigo, in un contenitore chiuso. Se crudo il pesce dura in frigo 1-2 giorni, se è cotto basta conservarlo in figo per un tempo massimo di 3-4 giorni.

Se si vuole, invece, congelare il pesce, occorre inserirlo in sacchetti per alimenti e consumarlo entro 3 mesi se si tratta di un pesce grasso come salmone, sgombro o tonno, oppure entro 6 mesi per pesci più magri come merluzzo e sogliola.

Verdure: Le verdure fresche dopo 1-2 gironi vanno consumate, altrimenti perdono la loro fragranza. Siccome non è semplice comprare verdura fresca tutti i giorni, impariamo come conservarla e congelarla correttamente.  Se volete conservare in frigo verdure già cotte, mettetele in contenitori ermetici, vi dureranno 2-3 giorni, fate attenzione a non coprire i contenitori fino all’orlo. Se invece volete congelare le verdure, lavatele e tagliatele, asciugatele bene con uno strofinaccio e mettetele in sacchetti sottovuoto o in contenitori ermetici, potranno restare in freezer per 7-8 mesi. Oppure, se volete conservare le verdure crude in frigo, chiudetele sempre in contenitori ermetici fino a 5-7 giorni. Per scongelare un alimento bisogna metterlo in frigorifero, tirandolo fuori dal congelatore la mattina per la sera o la sera per la mattina, oppure si può scongelare nel forno a microonde o anche (se in confezioni impermeabili) in acqua corrente. E’ preferibile non scongelare prodotti a temperatura ambiente o a bagno in acqua, specie se sono di origine animale.

Nota Bene: Per congelare un alimento già cotto bisogna farlo raffreddare per circa 2 ore.

Ricordate: “Non basta solo saper cucinare, ma è importante soprattutto rispettare ciò che si mangia ed evitare lo spreco”.