Nasce la prima guida social “I vini del Cuore”

Una nuova guida per parlare di vino, e questa volta il focus non sono freddi punteggi o simboli che qualificano un vino, ma l’emozione che ogni assaggio è in grado di suscitare.

 “La guida vuole dare voce alle esperienze autentiche di chi comunica il vino sui canali social, mettendo in risalto l’esperienza personale attraverso una descrizione principalmente orientata alla parte emozionale che ha suscitato la degustazione” ha spiegato Olga Sofia Schiaffino, ideatrice de I Vini del Cuore.

La guida “I vini del Cuore” si presenta come una raccolta di assaggi che hanno conquistato il cuore e il gusto di venti comunicatori del mondo del vino. Vini diventati speciali e che hanno suscitato, appunto, delle emozioni.

C’era bisogno di guardare al vino sotto altre vesti, nel suo volto più autentico, perché il vino è, prima di ogni cosa, precursore di sensazioni, “per questo Il 2 luglio di quest’anno dal mio profilo instagram – wineloversitaly  – ho lanciato un ’iniziativa volta a partecipare a una “non guida” – appunto I vini del cuore- che raccogliesse gli assaggi che hanno generato emozioni e ricordi indelebili. I 45 candidati scelti si sono cimentati postando una storia sui loro profili instagram, descrivendo con una parola il loro rapporto con il vino” ha ricordato Olga Sofia Schiaffino.

“Non si è voluto proporlo esclusivamente a sommeliers diplomati o degustatori, perché il senso del lavoro è stato quello di incentrare la descrizione sulla motivazione della scelta di quella particolare bottiglia, per quello che essa rappresenta per la persona”.

Il progetto è stato accolto con grande entusiasmo da parte dei partecipanti, e con un’estrazione diretta sui canali social, sono state scelte 20 persone, alle quali è stato dato il compito di scegliere 5 vini di annate in commercio e recenti, tre di provenienza della propria regione e gli altri due da differenti zone geografiche, sempre italiane.

La guida, che è stata redatta grazie in collaborazione con Annamaria Corrù (instragram: tannina) e con il contributo di Simone Roveda (instragram: winerylovers) e Luca Grippo (intragram: lugrippo), sarà presentata sabato 11 dicembre 2021, presso la Cantina Antonelli di Montefalco. E dal 10 dicembre sarà in vendita su Amazon.

 “Ma la guida rappresenta solo il primo passo di un grande progetto, abbiamo intenzione di coinvolgere produttori, operatori del settore e appassionati del mondo del vino, anche attraverso fiere ed eventi, per allargare lo sguardo sulle emozioni e sui vini del cuore”  ha spiegato Olga Sofia Schiaffno.

Birra dell’Anno Xmas Beers: oro per 21 12 del Birrificio Incanto

È la 21 12 del Birrificio Incanto (Casalnuovo di Napoli – NA) la migliore birra di Natale secondo la giuria della prima edizione del contest Birra dell’Anno Xmas Beers 2021, versione natalizia del concorso di Unionbirrai che si pone l’obiettivo di valorizzare le birre artigianali italiane, la cui premiazione si è svolta venerdì 3 dicembre 2021 presso la sede CIA-Agricoltori Italiani di Roma e in diretta su YouTube.

Ad aggiudicarsi l’oro, quindi, una birra di produzione campana, seguita al secondo posto da Honey Moon del Birrificio Gravità Zero (Giaveno – TO) che si aggiudica la medaglia d’argento, mentre a conquistare il bronzo è Giotto di Crak (Campodarsego – PD). Menzioni speciali, inoltre, per Pan di Zenzator, birra nata dalla collaborazione tra Ofelia (Sovizzo – VI) e MC77 (Caccamo – MC), per Re Magio del Birrificio di Legnano (Legnano – MI) e per Santa Ila di Birra Perugia (Torgiano – PG).

Stabilito il podio anche per l’abbinamento con il panettone “Gusto Élite” prodotto dai pasticcieri dell’Élite del Panettone Artigianale, lievitato 100% made in Italy realizzato con materie prime selezionate provenienti da regioni diverse e in collaborazione fra maestri artigiani di tutta Italia. Ad aggiudicarsi l’oro per la piacevolezza dell’abbinamento è la birra Re Magio del Birrificio di Legnano, seguita al secondo posto da Natale con i tuoi del Birrificio Castagnero (Rosta – TO) e al terzo da Ginger Grinch di Jeb (Valdilana – BI).

È spettato alla giuria presieduta da Lorenzo Kuaska Dabove e composta dagli esperti degustatori Carl Kins, Luca Giaccone, Francesca Morbidelli, Mary Carabelli, Stefano Ferretti e Anna Borrelli stabilire le migliori tra le 48 birre di Natale presentate al concorso da 45 birrifici differenti.

Siamo soddisfatti di questa prima edizione del concorso. Le birre di Natale rappresentano una tradizione secolare presente storicamente nel nord Europa, ma che da tempo vedono i birrai italiani cimentarsi con la loro produzione. – spiega Simone Monetti, segretario generale Unionbirrai – Per questo abbiamo scelto di dedicare un premio a queste birre prodotte appositamente per le festività natalizie che, pur avendo ispirazioni differenti hanno caratteristiche comuni, pensando di inserire anche un premio per il miglior abbinamento al dolce più rappresentativo di questa festa”.

Tutte le informazioni sul premio sono sui siti www.birradellanno.it e www.unionbirrai.it e sui canali social Unionbirrai.

A Roma presentato il progetto Arte da Bere: le dimore del Vino e la nuova DMO Bibere de Arte

È stato presentato Giovedì 2 dicembre alle ore 18:00 presso l’Enoteca Regionale Vytavia Frattina 94 a Roma, il progetto “Arte da bere – Le dimore del vino” e la nuova DMO Bibere de arte.

Presenti all’evento il Presidente DMO Pierluigi Cianni e il direttivo DMO, i partner del progetto, Roberto Cipresso (winemaker di fama internazionale e scrittore), lo chef Paolo Gramaglia (1 Stella Michelin, Ristorante President di Pompei). Testimonial della serata Antonello Fassari.

Il progetto si pone come obiettivo il raccontare la storia della terra del territorio attorno alla città di Roma e proporre esperienze attorno al vino, in particolare il Cesanese, vitigno autoctono rappresentativo del Lazio.

Arte da bere darà luogo a narrazioni traversali che spazieranno da eventi enogastronomici, culturali e anche artistici.

Sono stati coinvolti 20 enti, 7 pubblici e 13 privati, tra i quali il Comune di Valmontone, il Comune di Piglio, l’Università “La Sapienza” di RomaValmontone OutletIIS Gramsci di ValmontoneIISP Rosario Livatino Turistico Alberghiero CaveIPSSEOA Buonarroti Alberghiero FiuggiAssociazione Culturale ArtenovaAssociazione Culturale Xenia, rete di imprese dei Castelli della SapienzaMonti Lepini e Prenestini, rete di imprese di Valmontone città, agenzia di viaggi e tour operator Think Away Viaggi, agenzia di viaggi Wanderlust ViaggiEnoteca di PiAutoservizi CerciPiglio in arteassociazione per la gestione della strada del vino cesanese, azienda speciale servizi integrati comunali, proloco di Valmontoneproloco di Piglio.

In conferenza stampa è stato presentato, inoltre, Tartufo più, il progetto lanciato nel 2019 per avvicinarsi al mondo del tartufo e conoscere i segreti di un prodotto d’eccellenza italiano e del Lazio attraverso la degustazione delle creazioni realizzate con tartufi “a km 0” dagli chef Stefano Bartolucci di Rosso Divino e Riccardo Cori e Sonia Pontecorvi di Elle et Lui.

Sono intervenuti anche Antonella Parodi, cavatrice di tartufi; la “giovane” azienda agricola “Il Tartufo Lepino” nonché la docente Anna Maria Giusti, Presidente del corso di laurea di I livello in Dietistica, Ricercatore Dipartimento di Medicina Sperimentale, Unità di Ricerca in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione umana, Facoltà di Medicina e Odontoiatria, Università Sapienza di Roma.

Dichiarazioni Pierluigi Cianni, presidente DMO “Bibere de Arte”:

“Questo progetto parte dall’idea che Il vino è espressione di diversità e ricchezza per un territorio. Degustando un vino pregiato è facile chiedersi: «Quale storia di questa terra ci sta raccontando?». Nel nostro caso il territorio va da Piglio, capitale del Cesanese, a Valmontone, due città che dedicano grandi eventi al vino (il San Lorenzo Wine Festival a Piglio e Armonie di ottobre a Valmontone) e hanno due dimore storiche da valorizzare come Castello Colonna di Piglio e Palazzo Doria Pamphilj di Valmontone”.

Dichiarazioni Roberto Cipresso – winemaker e scrittore 

“La comunicazione più efficace per il vino di domani è strettamente legata alla contaminazione con arte, storia, cultura che devono correre a braccetto con i misteri che solo un calice di vino riesce ad evocare”. 

Dichiarazioni Paolo Gramaglia – Chef 1 stella Michelin Ristorante President Pompei

“Essere parte di questo importante progetto è un grande privilegio e, al contempo, una enorme responsabilità, perché noi chef con il nostro lavoro rappresentiamo non solo le nostre filosofie di cucina, ma soprattutto l’Italia e la grande cultura eno-gastronomica che costituisce uno dei più importanti simboli del nostro Paese. La cultura gastronomica italiana e le nostre eccellenze produttive rappresentano, a mio avviso, un punto di riferimento che ci consente, in un “viaggio di tempo senza tempo”, di esprimere creatività ed innovazione nei piatti.

“Viaggiare, nel tempo e nello spazio, – conclude Gramaglia – è sapere dove andare e dove poter camminare, non seguire mai le orme ma le direzioni, quelle delle scoperte e delle emozioni. In questo il grande progetto “Arte da Bere” rappresenta una strada maestra da percorrere per “esplorare, con nuova attenzione, conosciuti orizzonti di gusto!”. 

Dichiarazioni Antonello Fassari 

“Ho aderito con entusiasmo a Bibere de Arte che considero un’iniziativa molto importante e intelligente perché si prefigge di far crescere il territorio attraverso l’enoturismo, intorno ad un vino importante come il Cesanese, e la cultura, con al centro il bellissimo Palazzo Doria Pamphilj. Un progetto ambizioso che mette insieme istituzioni pubbliche e private e non si limita ad un solo evento ma ha un programma a lungo termine di cui vedremo i frutti nel tempo”. 

“Questo è un territorio che conosco e a cui sono legato, visto che le mie origini sono a Segni, ed ha bisogno di essere promosso. Sono certo che nel Lazio si siano conservate tradizioni e rapporti umani tra le persone che a Roma sono andati un po’ perduti e possono essere ritrovati e valorizzati grazie a progetti come questo”. 

Dichirazioni Antonella Parodi  – cavatrice di tartufi

“Dietro il tartufo, quello che apprezziamo a tavola, c’è molto da scoprire: dall’addestramento dei cani, che deve essere un gioco sia per noi che per loro, ai sacrifici che si fanno per raccoglierlo, spesso sotto la pioggia, con la neve o il freddo che taglia le mani. Perché è vero che è sempre una bella passeggiata nella natura ma fatica e difficoltà non mancano. Vale la pena evidenziare che il Lazio è una delle poche regioni in Italia dove si trovano tutte le 9 specie di tartufo, sia bianco che nero. Purtroppo, negli ultimi tempi, anche il tartufo subisce gli effetti del cambiamento climatico e, unito alla presenza di cinghiali in cerca di cibo, diventa davvero difficile trovarne, se non si hanno cani ben addestrati”.

Dichiarazioni Riccardo Corsi – “Il Tartufo Lepino”

“Riccardo Corsi, geometra di Segni, racconta la sua storia della sua tartufaia, impiantata sui Monti Lepini per gioco e con scetticismo nel 2007, che dal 2018 inizia a produrre i primi tartufi e, oggi, ha dato vita ad una piccola azienda familiare. 

“Ereditai dei terreni da mio nonno – racconta – e volevo metterci i marroni, tipici di Segni. Ma il terreno non era adatto. Sapevo che, in passato, in quella zona si andava a tartufi e così prendemmo una cinquantina di piante e iniziammo a tirarle su. Nel 2018, con piacevole sorpresa, abbiamo iniziato a raccogliere i primi tartufi, lo scorzone estivo, e pian piano sta entrando a pieno titolo a far parte delle attività dell’azienda agricola “Il Tartufo Lepino” di Fagiolo Francesca, che mette insieme il tartufo al marrone di Segni e si sta togliendo belle soddisfazioni”. 

Dichiarazioni Prof. Anna Maria Giusti, Presidente Corso di Laurea di I livello in Dietistica- Ricercatore Dipartimento di Medicina Sperimentale, Unità di Ricerca in Scienza dell’ Alimentazione e Nutrizione Umana – Facoltà di Medicina e Odontoiatria, Università Sapienza di Roma.

“La presenza de La Sapienza in questo progetto è legata alla cosiddetta “terza missione” delle Università che, oltre ad insegnamento e ricerca, puntano – come in questo caso – alla divulgazione dei saperi al di fuori delle mura dell’ateneo per trasferire conoscenze ad un pubblico più ampio. L’obiettivo che ci poniamo è quello di creare attrattività e flussi di cultura che contribuiscano ad arricchire il territorio e far crescere l’economia”.

Dichiarazioni Andrea Sestieri – illusionista di fama internazionale

“L’obiettivo delle nuove destinazioni turistiche favorite dalla Regione Lazio è anche quello di intercettare flussi di visitatori dall’estero e in tal senso credo che nella scelta di coinvolgermi abbia avuto un peso proprio la mia esperienza internazionale”.

Il Birrificio IBEER trionfa all’International Beer Challenge di Londra

Annoverato tra i concorsi birrari più importanti e prestigiosi a livello internazionale l’International Beer Challenge si svolge a Londra con cadenza annuale. La giuria è selezionata tra esperti degustatori, beerwriter e professionisti del settore che assaggiano alla cieca numerosi campioni che arrivano da tutto il mondo. Ideatore del premio e presidente di giuria c’è Jeff Evans, autore di numerosi libri birrari e tra gli opinion leader più ascoltati nel Regno Unito. L’edizione 2021 ha visto un risultato a dir poco clamoroso per il birrificio marchigiano IBEER, fondato nel 2015 da Giovanna Merloni, imprenditrice e birraia formatasi nella scuola di specializzazione Doemens Akademie di Monaco di Baviera e detentrice del titolo di Miglior Biersommelier d’Italia vinto nel 2019.

Pioggia di medaglie per lei e il suo staff da Londra. Ben dieci delle sue birre hanno ricevuto una medaglia. Il massimo riconoscimento, la medaglia d’oro, è stata ottenuta dalla El Dorado, un’American Bitter da 5,2% vol dal profumo intenso e dal corpo secco e dissetante con un gradevole e persistente retrogusto amaro donatole dal blend di luppoli americani.

Quattro invece gli argenti ottenuti rispettivamente da Uniko, imponente barley wine da 14,5% vol con aggiunta di uve di Verdicchio e lunga maturazione, 18 mesi, in barrique di rovere; La Bionda, golden ale da 5,5% vol caratterizzata dall’uso del luppolo aromatico Nelson Sauvin che le regala gentili note vinose; A Testa In Giù, una Italian Grape Ale da 9% vol prodotta seguendo il Metodo Classico e con l’aggiunta di mosto di Lacrima di Morro d’Alba, fermentata in acciaio per due mesi e lasciata a riposare per 18 mesi sulle pupitre; Million Reasons, sorprendente saison da 5,4% vol speziata con rooibos, una varietà di tè rosso africano particolarmente dissetante.

Infine cinque le medaglie di bronzo che il Birrificio IBEER porta a casa da Londra. Rispettivamente da Ipils, pilsner d’ispirazione tedesca da 4,5% vol; Donna di Cuori, English Red Ale da 5,5% vol di classico stampo britannico; Edvige, weizen non filtrata da 4,6% vol e dalle intense note speziate e di frutta gialla; Kia Kaha, Pacific Pale Ale da 6,3% vol prodotta utilizzando esclusivamente luppoli australiani e neozelandesi e un pizzico di pepe varietà Murray; Bee Bock, una bock al miele da 7,5% vol realizzata con l’aggiunta di miele di melata prodotto localmente.

Un risultato dunque straordinario, che premia un birrificio ancora giovane ma che, con i riconoscimenti ottenuti in un concorso internazionale del valore dell’International Beer Challenge, ha dimostrato di saper eccellere in categorie molto diverse tra loro. Una conferma ulteriore del valore e dell’eccellenza del birrificio marchigiano IBEER, di Giovanna merloni e del suo staff.

Riepilogo medaglie dall’International Beer Challenge 2021.

Medaglia di Bronzo
[] Donna di Cuori
[] Edvige
[] Kia Kaha
[] Bee Bock
[] IPils

Medaglia d’Argento
[] A Testa In Giù
[] Uniko
[] Million Reasons
[] La Bionda

Medaglia d’Oro
[] El Dorado

IBEER – Birrificio Agricolo
Il birrificio artigianale IBEER nasce nel 2015, sulle colline marchigiane nei pressi di Fabriano, per volontà di Giovanna Merloni, imprenditrice innamorata della birra e del suo ciclo produttivo che ha studiato presso la prestigiosa Doemens Akademie di Monaco di Baviera. Mastro birraio, biersommelier certificata, ha vinto il campionato italiano nel 2019, e socia dell’Associazione Le Donne della Birra, Giovanna segue quotidianamente il lavoro in produzione: dalla coltivazione dell’orzo nei sei ettari che circondano il birrificio fino al confezionamento delle sue birre che continuano a riscuotere successi internazionali.


IBEER-Birrificio Agricolo
Località Collegiglioni, 54
Fabriano (Ancona)
ibeer.it
info@ibeer.it

Elio Ondino: tradizione e distinzione nella rappresentanza viti-vinicola partenopea

Abbiamo incontrato Elio Ondino, fondatore e titolare dell’agenzia Vinapoly, attiva nel settore commerciale ed enologico.

La passione non può essere realmente vissuta e implementata, se disgiunta da un senso di appartenenza condiviso, supportato da un sinergico lavoro di squadra.

Da sinistra: Elio Ondino e Carlo Straface

Questo il sostrato fondativo dell’operato di Elio Ondino, una vita professionale devoluta alla promozione della cultura del vino, ora trasfusa nella propria agenzia Vinapoly Studio, con sede nel capoluogo partenopeo – come suggerisce il nome – che ci ha parlato, come preludio di un’estesa degustazione all’Enopanetteria del comune amico Stefano Pagliuca, degli ultimi sviluppi aziendali.

  • Elio anzitutto buongiorno, è un vero piacere incontrarti alla soglia di un periodo così caotico come quello delle festività natalizie, che si approssimano. Vuoi presentare ai nostri lettori il progetto Vinapoly che ti vede protagonista?

Carlo, buongiorno a te, sono davvero felice di poter parlare di Vinapoly, che non esito a definire, con un pizzico di ambizione, un’agenzia di rappresentanza 2.0, connotata da assoluta modernità, operativa esclusivamente nel settore Ho.Re.Ca. L’intuizione alla base è stata quella di evolversi da un concetto di mera agenzia, puntando sulla divulgazione tout-court alla clientela di settore, che includa eventi formativi, degustazioni mirate, ed anche viaggi nelle aziende rappresentate e momenti continui di confronto con colleghi, manager e sommelier.

  • Ti sei ispirato a qualche riferimento ideale, per tale impostazione, oppure si è trattato di una inevitabile evoluzione della tua esperienza pregressa?

Posseggo un’esperienza ventennale estensiva nel settore, che ovviamente mi è stata di grande aiuto e risorsa. Credo che la vendita all’americana possa rappresentare un paradigma di riferimento, loro sono maestri nella creatività e nella rifinitura nella qualità della proposta commerciale, mettendo a punto tutta una serie di servizi complementari, e cercando continuatamente partner nel settore della comunicazione e del marketing. La frase che mi piace ripetere ai miei collaboratori è che “il vino è materia viva, e quindi va illustrato, spiegato e condiviso, altrimenti siamo meri venditori”, credo che questa proposizione dica tanto del mio operato, e della filosofia sottesa.

  • A proposito, come è composta la tua squadra, e quali sono state le principali innovazioni che hai introdotto?

Con me lavorano sei collaboratori, che hanno tutti fatto affiancamento personale, e con i quali siamo impegnati in un’opera di formazione e coordinamento senza soluzione di continuità. Sotto il profilo logistico, quest’anno ho prescelto una nuova sede più ampia, presso il Centro Direzionale in Napoli, di circa cento metri quadri, all’uopo allestendo una zona riservata, oltre che all’amministrazione ed al magazzino, a libreria di settore ed a degustazioni riservate, favorendo la convivialità con la clientela e, perché no, anche con amici.

  • Quali sono le aziende da te rappresentate, con le quali intrattieni rapporti commerciali storici?

Beh, fra le più prestigiose, di quelle con cui ho un rapporto diretto, debbo menzionarne necessariamente tre, Capichera, Allegrini e la nostra Mastroberardino, che hanno come fil rouge la valorizzazione del proprio terroir di riferimento, senza voler sottacere le altre. Allegrini è uno straordinario gruppo con possedimenti in svariate zone, e il suo Amarone è un classico nazionale, insieme al cru di Corvina fuoriclasse “La Poja”. Capichera restituisce tutto il fascino indomito del Vermentino di Sardegna, declinato in svariate tipologie, mentre su Mastroberardino ho poco da aggiungere, rappresenta la storia dell’enologia campana che si perpetua, è un vero e proprio capostipite ed innovatore del retaggio vitivinicolo regionale.

  • Cosa mi dici della tua recente collaborazione con la Società “Vino e Design” di Dick Ten Voorde, che vanta un catalogo di prodotti di grande pregio?

Per me è stato un onore tale intrapresa, anche perché godere della fiducia incondizionata di un imprenditore come Dick mi ha davvero gratificato. Ricordo il momento dell’accordo, in un clima di grande propositività, “Vino e Design” è azienda leader di settore, praticamente include nel proprio catalogo tutte le aziende produttrici di Riesling più prestigiose del mondo,  oltre a grandi referenze di Borgogna e Bordeaux, non disdegnando la Champagne, penso con loro di fare un lavoro davvero notabile, favorendo la diffusione di prodotti emozionanti.

  • Un’ultima domanda, prima del commiato. In che direzione pensi vada il mercato, fatta la tara ai persistenti costringimenti del Covid?

Come intendevo dirti, per quanto mi riguarda, bisogna reinterpretare il concetto di rappresentanza, favorendo l’interazione fra tutti i soggetti della filiera commerciale, nel contempo rifuggendo dalle auto-celebrazioni, con lo scopo ultimo della consapevolezza dell’incontro fra domanda ed offerta. Negli anni scorsi, ad esempio, sono state un grande successo le feste di Mastroberardino Winery, tenutesi presso la splendida Villa Fattorusso nella cornice di Posillipo, da me personalmente organizzate, e spero di poterle ripetere presto, restringimenti permettendo. E’ un poco come il concetto, forse oggi abusato, di vini naturali, a risultati simpatetici e proficui si arriva tenendo presente la storicità ed il dato esperienziale, in sin dei conti il vino lo si produce una volta all’anno, mentre noi siamo impegnati in un operato quotidiano, e non bisogna creare alcuna falla di comunicazione.

Degno epilogo dell’incontro, la successiva degustazione, con le pizze ed i piatti della chef Raffaella Verde, iniziando dallo Champagne Brut Grand Cru da uve Chardonnay in purezza Legras, proseguendo con la complessità del Fiano di Avellino DOCG Stilema 2016 di Mastroberdino, in abbinamento la pizza di tagliolini ne sorregge lo spessore.

Si continua con il Riesling Trocken della Mosella – dal catalogo Vino e Design – Maximin Grunhaus Herrenberg, stupende note iodate  e di idrocarburi, per una referenza che restituisce il fascino di un terroir unico al mondo. La conclusione è assegnata al monovitigno Corvina Veronese I.G.T. “La Poja 2016” di Allegrini, dal cru del vigneto aziendale “La Grola”, rosso di trascinante personalità, su cui la resident chef propone in pairing un classico della gastronomia regionale, ovverosia salsiccia (beneventana) e friarelli.

Degna “propaggine” sul dessert, il passito da uve Aglianico dell’Irpinia “Antheres” D.O.C. 2012 di Mastroberardino, prodotto con la muffa nobile – botrytis cinerea – che consente di raggiungere una concentrazione zuccherina maggiore ed un incredibile arricchimento del quadro aromatico, gustato su di una crostata artigianale di mirtilli, chapeau.