Carolin Martino si è laureata in Economia e Direzione delle Imprese presso la Luiss Guido Carli di Roma e subito dopo la laurea è ritornata nella sua terra natia. E’ alla guida della Casa Vinicola Martino che si trova a Rionero, dove la Basilicata confina con la Campania e la Puglia.

Tra gli obiettivi raggiunti da Carolin Martino ricordiamo il riconoscimento della Docg per l’Aglianico del Vulture Superiore, fortemente voluto dalle aziende lucane.

Inoltre Carolin Martino è stata  riconfermata alla guida de Le Donne del Vino Basilicata.

 

Ciao Carolin, la storia dell’Azienda Martino parte già verso la fine dell’800, ci racconti la vostra storia ed evoluzione?

La Casa Vinicola Martino porta il nome del suo innovatore Armando. Nasce negli anni ‘40 a Rionero in Vulture come naturale evoluzione dell’attività precedentemente avviata dal nonno verso la fine dell’800 e continuata da suo padre Donato. L’antica azienda, dedita al commercio di uve, mosti e vini, si è orientata sempre più verso la produzione di uve, con l’acquisto di vigne nell’area del Vulture. Inoltre ha sviluppato la vinificazione e commercializzazione di vino in bottiglia con l’attenzione costantemente rivolta al risultato qualitativo offerto ad un prezzo accessibile.

Nel 2006 sono arrivata in azienda subito dopo il conseguimento della laurea in Economia e Direzione delle Imprese presso la Luiss Guido Carli di Roma.

Oltre ad essere una giovane imprenditrice del vino, sono anche sommelier, ed ho sempre visto in questo lavoro la rappresentazione del suo futuro e il sunto del sacrificio fatto dalla sua famiglia per dare un’identità a questa cantina che, con il mio ingresso, conta già tre generazioni. Da quando mi sono insidiata in azienda al fianco di mio padre, ho raccolto significative esperienze professionali, sino a diventare presidente del “Consorzio di Tutela dell’Aglianico del Vulture” e delegata regionale per la Basilicata dell’Associazione Nazionale “Le donne del vino”.

E’ in via di completamento anche il restauro di un casolare nobiliare del ‘700. Situato al centro della tenuta “Bel Poggio”, nell’agro di Ginestra, ospiterà un ambizioso progetto di Armando Martino: il Museo dell’Enologia Lucana che, dalla sommità di una delle più belle tenute aziendali, consentirà ai turisti di abbracciare con lo sguardo l’ampia vallata costellata di vigneti d’Aglianico e sovrastata dal monte Vulture. Rientra negli obiettivi dell’Azienda un programma di ristrutturazione dei vecchi vigneti ancora allevati al alberello. Questi, sebbene poco generosi sul piano della resa per ettaro, assicurano l’eccellenza nella qualità delle uve.

Il fiore all’occhiello della vostra produzione è l’Aglianico, che tipo di vino è?

È considerato uno dei migliori rossi italiani, quindi del mondo, per le sue caratteristiche di finezza organolettica e longevità, che vengono esaltate dall’affinamento in legno. Non è semplice da “addomesticare” perché si ottiene da uve che maturano tardi (non di rado si termina la vendemmia nella prima decade di novembre) e capita, a chi non ha pazienza, di raccoglierlo anzi tempo, ottenendo un prodotto “difficile” da affinare.

L’Aglianico del Vulture viene declinato nelle versioni dell’Oraziano, del Pretoriano, del Bel Poggio e del Martino, con quali differenze?

La differenza dei nostri vini e quindi delle nostre etichette, consiste nel differenziare i cru, oltre al tipo di affinamento. Oraziano e Pretoriano sono i due volti della stessa medaglia: stessa selezione di uva con affinamenti differenti. Idem per Bel Poggio e Martino Doc.

Olltre l’Aglianico, tra i vostri prodotti troviamo vini bianchi ma anche spumanti e grappe, ci fai una carrellata?

La nostra gamma si è ampliata man mano, investendo sui vari vigneti e sperimentando vari tipi di vinificazione. Per quanto concerne i bianchi vinifichiamo greco, chardonnay, moscato. Per quanto concerne gli spumanti abbiamo uno spumante rosso dolce, mentre per i bianchi abbiamo una tipologia di spumante moscato ed una di Spumante Brut.

Carolin, appena entrata in azienda, dopo la tua laurea in economia, sei intervenuta prima di tutto sul packaging e sulle etichette rendendole più godibili, ci racconti qualcosa in più?

Tra le varie cose che mi ero prefissata di realizzare sicuramente vi è stato un restyling sul packaging ed etichette, per renderle omogenee e riconoscibili. Trovandomi con prodotti usciti sul mercato in momenti differenti avevano tutti un impostazione grafica diversa. Ma oltre al restyling grafico ho continuato a puntare sulla qualità dei prodotti.

La tua tenacia ti ha permesso di divenire ben presto presidente del Consorzio di tutela del vino Aglianico del Vulture, che esperienza è stata?

E’ stata per me un esperienza formativa di grande rilievo. Ho avuto la possibilità di confrontarmi con tutto il tessuto produttivo della regione e di mettermi a disposizione cercando di dare il mio contributo per la promozione del nostro vino e territorio.

Esiste un etichetta a te dedicata, che tipo di vino è?

Il vino a me dedicato è una rivisitazione dell’Aglianico del Vulture, ossia un vino giovane, fresco, fruttato, di pronta beva.

Hai deciso di investire su un altro piccolo, grande business: quello dei prodotti beauty a base di vinaccioli, ci riveli qualcosa in più?

Si, è per ora un progetto sperimentale. Essendo appassionata di cosmesi, ho deciso di utilizzare prodotti secondari del processo di vinificazione, per la produzione della cosmesi naturale.

Fai parte dell’associazione Le Donne del Vino, qual è la sua mission?

Faccio parte di questa associazione perché credo nella squadra e ritengo sia molto importante condividere e confrontarsi con tante altre donne che operano nel tuo stesso settore. La mission è la promozione e valorizzazione del vino italiano portate avanti con azione sinergica da tutte le figure professionali che ruotano attorno al mondo del vino.

Quali sono i tuoi prossimi passi e qual è il tuo sogno nel cassetto?

I miei prossimi passi sono quelli di continuare a lavorare in questo settore investendo sul nostro territorio e le sue produzioni di eccellenza.