Campionato Mondiale del Pizzaiuolo: Simone Zullo Trionfa a Napoli
La pizza non è solo un semplice alimento; è un simbolo di identità, un linguaggio universale che unisce popoli e culture diverse. Questa unione si è manifestata in tutta la sua forza durante la XXIII edizione del Campionato Mondiale del Pizzaiuolo, noto anche come Caputo Cup. Un tripudio di bandiere provenienti da ogni angolo del pianeta ha trasformato Napoli, e in particolare la Mostra d’Oltremare, nel centro nevralgico della gastronomia mondiale.
In questo articolo esploriamo i dettagli di questa straordinaria competizione, analizziamo la vittoria di Simone Zullo nella categoria Pizza Napoletana S.T.G., e osserviamo come l’arte bianca stia superando ogni confine geografico e culturale.
La Cornice del Campionato Mondiale del Pizzaiuolo
Il padiglione 1 della Mostra d’Oltremare a Napoli ha ospitato per tre giorni un evento senza precedenti. Oltre 600 concorrenti, in rappresentanza di 35 Nazioni, hanno acceso i forni per dimostrare la loro abilità, la loro tecnica e la loro passione per l’impasto. Dalla Finlandia all’Armenia, dal Porto Rico alla Germania, fino a nazioni lontane come Nuova Zelanda, Thailandia e Cina, la partecipazione è stata massiccia.


L’inaugurazione della serata finale, magistralmente condotta dallo showman Lino D’Angiò, ha visto la partecipazione del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. Le parole del primo cittadino hanno sottolineato l’importanza sociale di questo prodotto: la pizza rappresenta l’essenza di Napoli, semplice ma ricca, capace di far sentire napoletano chiunque la mangi o la prepari, in qualsiasi parte del mondo.
Questo evento rappresenta un punto di riferimento assoluto per il settore. Non si tratta di una semplice fiera culinaria, ma di un momento di ritrovo per professionisti che dedicano la loro vita al perfezionamento di un’arte antica, protetta e tramandata di generazione in generazione.

Simone Zullo: Il Campione della Pizza Napoletana S.T.G.
Il momento più atteso della competizione è sempre l’assegnazione del premio per la categoria Pizza Napoletana S.T.G. (Specialità Tradizionale Garantita). Quest’anno, la famiglia Caputo al completo ha consegnato l’ambita coppa a Simone Zullo.
Zullo, 36 anni, originario di Alife in provincia di Caserta, ha una storia di emigrazione, sacrificio e grande determinazione. Attualmente è il proprietario della pizzeria Fratelli Pulcinella a Sydney, in Australia. La sua vittoria dimostra come le radici campane possano fiorire rigogliose anche a migliaia di chilometri di distanza.
La Storia e la Dedizione
La vittoria di Simone Zullo non è frutto del caso. Ha raccontato con grande emozione il suo percorso, dedicando il premio ai suoi figli gemelli di 11 anni. La sua formazione è avvenuta secondo i dettami della “vecchia scuola”, grazie agli insegnamenti di suo zio. Ha iniziato dal gradino più basso, lavando i piatti, per poi intraprendere un lungo viaggio di formazione all’estero.
Zullo ha preparato la sua pizza vincitrice utilizzando un impasto fatto interamente a mano, rispettando rigorosamente i dettami del disciplinare S.T.G., dimostrando una padronanza tecnica eccezionale.
“All’inizio non è stato facile, ma non ho mai smesso di crederci. Questo riconoscimento mi ricorda che nella vita bisogna rimanere umili, ed è proprio per questo che lo dedico a tutti: perché la pizza è di tutti.” – Simone Zullo
Il Rigido Disciplinare della Pizza Napoletana S.T.G.
Per comprendere appieno il valore del titolo conquistato da Zullo, è necessario conoscere le regole della Pizza Napoletana S.T.G.. Questo marchio europeo protegge la ricetta originale e il metodo di preparazione da imitazioni, garantendo ai consumatori un prodotto autentico.
Il disciplinare regola ogni fase della produzione:
- Gli Ingredienti: Sono ammessi solo acqua, sale, lievito e farina di grano tenero per l’impasto. Per il condimento, i pomodori devono essere pelati o pomodorini freschi, la mozzarella deve essere di bufala campana DOP o STG, l’olio extravergine di oliva e foglie di basilico fresco.
- L’Impasto: Deve essere lavorato a mano o con un’impastatrice a forcella. Non è consentito l’uso del matterello; il disco di pasta deve essere steso esclusivamente con le mani, con un movimento che spinge l’aria dal centro verso i bordi per formare il famoso “cornicione”.
- La Lievitazione: Richiede tempi precisi, spesso divisi in due fasi, per garantire leggerezza e digeribilità.
- La Cottura: Deve avvenire esclusivamente in un forno a legna, a una temperatura di circa 485°C, per un tempo brevissimo che va dai 60 ai 90 secondi. La pizza deve risultare morbida, elastica e facilmente piegabile “a libretto”.
Se vuoi approfondire le tecniche di lavorazione, ti invitiamo a leggere la nostra guida completa sull’impasto della pizza napoletana sul nostro sito.
Un Podio Internazionale e Tutto al Femminile
Una delle sorprese più belle e significative di questa XXIII edizione è stata la composizione del podio per la categoria principale. Se il primo posto è andato a un italiano residente in Australia, il secondo e il terzo posto hanno visto sventolare le bandiere dell’Asia.
| Posizione | Nome | Nazione |
| Primo Posto | Simone Zullo | Italia (Residente in Australia) |
| Secondo Posto | So Jung Kim | Corea del Sud |
| Terzo Posto | Rui Ebina | Giappone |
Due maestre pizzaiole, So Jung Kim e Rui Ebina, hanno incantato la giuria di Napoli, dimostrando una tecnica impeccabile. Questo risultato storico evidenzia due tendenze fondamentali nel mondo dell’arte bianca:
- L’internazionalizzazione della qualità: Non è più necessario essere nati all’ombra del Vesuvio per preparare una pizza napoletana eccellente. Lo studio rigoroso e la passione permettono ai professionisti asiatici di competere ai massimi livelli mondiali.
- Il ruolo delle donne: Il mondo dei pizzaioli, storicamente a prevalenza maschile, vede emergere talenti femminili di altissimo spessore, capaci di conquistare i palcoscenici più prestigiosi.
Il Ruolo del Mulino Caputo nell’Arte della Pizza
Il Mulino Caputo non è solo lo sponsor principale dell’evento, ma il vero e proprio motore trainante di questa diffusione culturale. Antimo Caputo, CEO dell’azienda, ha sottolineato l’emozione di vedere così tanti giovani professionisti abbracciarsi e festeggiare insieme.
La visione del Mulino Caputo va ben oltre la semplice fornitura di farina. L’azienda ha condotto un viaggio durato un intero anno, attraversando 100 Paesi alla ricerca dei migliori talenti. Questo tour globale serve a diffondere la cultura della pizza, a standardizzare la qualità degli ingredienti di base e a educare i professionisti stranieri sulle vere tecniche partenopee.
Il Mulino Caputo rappresenta un’istituzione riconosciuta a livello mondiale, come evidenziato dalle numerose collaborazioni internazionali presenti sul loro sito ufficiale. L’obiettivo è chiaro: fare in modo che la vera arte della pizza diventi un patrimonio condiviso a livello globale.

Le 12 Categorie e il Trofeo delle Nazioni
Il Campionato Mondiale del Pizzaiuolo non si limita alla sola competizione S.T.G. Durante i tre giorni della kermesse, i maestri artigiani si sono sfidati in ben 12 categorie differenti, per dimostrare la versatilità di questo piatto. Tra le principali troviamo:
- Pizza Classica: Dove i concorrenti hanno maggiore libertà sugli ingredienti rispetto alla S.T.G.
- Pizza Senza Glutine: Una categoria in fortissima crescita, che richiede grande competenza tecnica per ottenere un impasto alveolato e morbido senza l’ausilio della maglia glutinica. (Scopri le nostre ricette per impasti alternativi).
- Pizza Americana: Per celebrare le variazioni oltreoceano, spesso caratterizzate da cotture e idratazioni differenti.
- Pizza & Vino: Una gara dedicata agli abbinamenti enogastronomici, un settore sempre più rilevante nell’alta ristorazione.
Un momento di grande rilevanza è stato il Trofeo delle Nazioni, una competizione a squadre che ha visto trionfare la Corea del Sud. Questo successo collettivo conferma l’altissimo livello di preparazione raggiunto dalle nazioni asiatiche, frutto di scuole di formazione rigorose e di un profondo rispetto per la tradizione italiana.
L’Importanza dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani (APN)
A vegliare sulla regolarità delle competizioni e sulla tutela del mestiere c’è l’APN (Associazione Pizzaiuoli Napoletani). Il presidente Gianluca Pirro ha espresso grande soddisfazione per i risultati ottenuti in questa edizione.
L’impegno dell’APN, che collabora strettamente con le istituzioni e con eventi come la fiera della Mostra d’Oltremare, è fondamentale per garantire che l’espansione globale della pizza non ne annacqui la qualità. L’associazione organizza corsi, certifica i locali in tutto il mondo (puoi leggere i requisiti per la certificazione sul sito dell’Associazione Verace Pizza Napoletana che opera parallelamente per la tutela del marchio) e promuove la figura del pizzaiolo come vero e proprio artigiano e professionista del settore alimentare.
Il messaggio di Pirro è chiaro: il campionato crescerà ancora, e con esso la necessità di formare i giovani e tutelare l’autenticità del prodotto. Se desideri intraprendere questa carriera, visita la nostra sezione dedicata ai corsi di formazione professionale.
Il Valore Economico e Sociale della Pizza
La XXIII edizione del Campionato Mondiale del Pizzaiuolo ha messo in luce non solo l’aspetto folkloristico e culinario, ma anche il massiccio impatto economico di questo settore. Le pizzerie generano un volume d’affari miliardario a livello globale. Dalla produzione agricola (pomodori, grano, olio) fino alla manifattura dei forni e delle attrezzature tecniche, l’indotto è immenso.
La vittoria di Simone Zullo in Australia dimostra come l’apertura di una pizzeria tradizionale possa diventare un’impresa di successo in mercati altamente competitivi. L’esportazione del modello “pizzeria napoletana” richiede professionisti altamente qualificati, attrezzature specifiche (spesso importate direttamente dall’Italia) e materie prime di altissima qualità.
In un momento storico complesso, la pizza si conferma un formidabile strumento di diplomazia culturale. Come affermato da Antimo Caputo, il mestiere dell’artigiano dell’impasto è un messaggio potentissimo che va ben oltre i confini della tavola, unendo persone di lingue e religioni diverse sotto il segno del buon cibo e della condivisione.
Conclusione
La chiusura del Campionato Mondiale del Pizzaiuolo 2026 ci lascia con la consapevolezza che la pizza napoletana gode di ottima salute. La vittoria di Simone Zullo ci ricorda il valore delle nostre radici e dell’emigrazione lavorativa, mentre le eccellenti prestazioni di Corea e Giappone, insieme al successo nel Trofeo delle Nazioni, ci mostrano un futuro in cui la qualità e la tecnica non conoscono confini.
La sinergia tra istituzioni cittadine, grandi aziende come il Mulino Caputo e associazioni di categoria come l’APN garantisce che questa tradizione millenaria continui a prosperare, evolvendosi senza mai perdere la propria anima. La pizza è di tutti, e Napoli rimane fieramente la sua capitale morale e tecnica.
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