Bob Fest 2025, tra assaggi, conferme e scoperte

Succede in Calabria. Una regione dal fascino inespresso, dove l’entusiasmo e il coraggio di Roberto Davanzo, di Anna Rotella e del loro team diventano forza propulsiva di interessanti iniziative. Tra queste, il Bob Fest si avvia a divenire una manifestazione enogastronomica e culturale di riferimento, capace di riunire centinaia di professionisti.

Un evento assai fitto, fatto di incontri e racconti, di piatti e pizze, di cocktail e di vino, di abbracci e solidarietà. Così tra chef e osti, tra pizzaioli e pastry chef, la serata di fine giugno in quel di Roccella Jonica diventa un piacevole tour alla scoperta di interessanti interpretazioni culinarie. Ma il clima di sana collaborazione e la nobiltà dello scopo del festival, restano gli ingredienti principali del “sogno di una notte di mezza estate”!

I miei migliori assaggi

Antonio Visentin e Giammarco Ambrifi (Pizzeria La Passeggiata, Priverno – Latina): Passeggiata in Calabria (fiordilatte, polvere di liquirizia, fondo di maiale alla ‘nduja, fichi caramellati e scaglie di caciocavallo oroazzurro). Un crunch che si fa ingrediente ed accoglie un ineccepibile quanto piacevole andirivieni aromatico. Un morso camaleontico, che cambiaboccone dopo boccone e colpisce per indiscutibile equilibrio gustativo. Plauso particolare al fondo di maiale che, oltre alla corretta esecuzione, fa da trait d’union tra il mondo vegetale e agricolo del topping.

Francesco Pompetti (Impastatori Pompetti, Rovereto degli Abruzzi – Teramo): Calabria-Messico solo andata (calamaro, ‘nduja, pomodoro, pop-corn di maiale, gel al lime e coriandolo). Impasto dalla struttura ragguardevole, che gioca tra morbidezza e dosata fragranza. La base si fonde armonicamente con un topping capace di mantenere la promessa: un bite che parla di Calabria e profuma di Messico. Connubio studiato al millimetro per un risultato che unisce fine eleganza e pienezza dei sapori.

Giuseppe Barone (Sorbillo, Napoli): Calabria in contrasto(fiordilatte, cipolla di Tropea, pecorino del Monte Poro D.O.P., miele alla ‘nduja, basilico e olio extravergine di oliva). Una fetta che sa essere elogio alla tradizione senza rinunciare ad un tocco di modernità dettato dalla conoscenza della materia. Golosa da mordere, soffice da masticare, si rivela ad ogni assaggio un esempio magistrale di coesistenza tra vintage e 3.0.

Ciccio Filippelli (Duodecimo Quattromiglia – Cosenza):N’dujAMI (Fior d’Agerola, pomodoro giallo del Vesuvio, ‘ndujadi Spiliga, stracciata vaccina, scaglie di Grana Padano 20 mesi, semi di papavero, erba cipollina fresca, basilico ed olio extravergine di oliva “Tenute Librandi”). Un tuffo nel Meridione per questa fetta che sa dosare inaspettatamente i tanti ingredienti. Da premiare per i ragionati q.b. delle singole materie prime, capaci di rendere l’assaggio un goloso mosaico di sensazioni.

Fabiano Pansini (Vadolì, Acri – Cosenza): Pesca alla brace, fiordilatte, pesca in agrodolce, spolverata di ricotta, olio extravergine di oliva, anice nero della Sila. L’aromaticità dell’impasto e il contrasto del topping sono i protagonisti di un boccone che rende contemporaneo un ricordo atavico. La memoria corre immediatamente alla “pesca e ricotta”, merenda di infanzia, e si lascia coinvolgere in un crescendo di riuscitissimi rimandi aromatici. Finale inatteso che stuzzica il palato senza mai essere ridondante!

Alessandro Lo Stocco: Peperò, una dichiarazione di amore per il nostro SUD (ragù di peperone cornetto di Pontecorvo D.O.P. arrosto e vellutato, pecorino romano D.O.P., ‘nduja di Spiliga e olio al basilico). Un trancio che stupisce per consistenze e contrasti aromatici. Un bite impalpabile e soave, dalla stilistica leggiadra…Impossibile rinunciare ad una struttura così rigorosa e di carattere!

Jorge Sastre e Rafa Panatieri (Sartoria Panatieri, Barcellona):Un omaggio alla Calabria (‘nduja della Sartoria, provola silana, fiordilatte, hinojo bulbo, miel, hojas de hinojo). Intrigante quest’inno neolatino alla regione, capace com’e di racchiudere l’anima “caliente” e la conoscenza degli ingredienti. Una composizione che vince per impeccabile connubio di consistenze e pot-pourri di sapori. Una fetta che diverte il palato e mette a nudo l’estrema abilità degli spagnoli nel non prendersi mai troppo sul serio.

Antonio Miscellaneo (La Bottega Enoteca, Singapore): Insalata Tailandese (gambero, scalogno, coriandolo, pinoli e insalata tailandese). Anima multiculturale e consapevolezza tecnica per un assaggio che riesce abilmente a creare una intelligente quanto inattesa liason tra Oriente e Occidente. Tema arduo per una esecuzione da manuale.

Manuel Loprete (La casa di Botro, Botricello – Catanzaro): Melanzana ripiena di spuma al pomodoro, ‘nduja e gel al basilico. Un finger che parla di Calabria e centra l’obiettivo di rendere “pret à manger” un piatto iconico della gastronomia locale. Territorio, radici e 2.0 racchiuso in un boccone ben congeniato, senza sbavature.

Salvatore e Anna Pittelli (L’arte del grano, Montepaone – Catanzaro): Epizefiro – Linea trame di Calabria (pane con farina bio a pietra tipo 0, farina bio a pietra tipo 1, pecorino del Monte Poro D.O.P., cipolla rossa di Tropea, bergamotto di Reggio Calabria D.O.P., licoli, acqua e sale). Una visione intelligentemente goliardica quanto ragionata delle eccellenze regionali e della tradizione panificatoria calabrese. Un “pane rituale”, capace di dar spessore a pochissimi ingredienti, divertendosi a stuzzicare il palato in un crescendo di sensazioni. La texture ragguardevole di una lievitazione magistrale, la maestria nel dosare ingredienti dal gusto ricco, rendono la creazione dell’arte del grano una felice, golosa versione POP di un classico senza tempo. Una pagnotta che nasconde dietro un apparente “così com’è” il lavoro di studio e ricerca di quel back to basic dalla profonda valenza culturale.

Francesco Stara (Fradis Minoris, Cagliari): Soppressata di polpo e pane carasau. Il lusso della semplicità quale massima espressione della complessità. La soppressata è un tripudio di sapienza, un omaggio alla terra di origine e alla Calabria, e una finestra su un less is more che lascia sur place. Nulla da aggiungere, per un piatto capace di arrivare all’essenza e di massimizzare appieno il concetto di minimalismo gastronomico.

Marco Ambrosino (Sustanza, Napoli): Insalate Marinate (pesce azzurro, arachidi, erbe di scogliera). Full immersion in queisapori, colori e cultura mediterranei tanto cari ad Ambrosino che riesce, anche in questa ricetta, a stupire per impalcatura logica e cifra stilistica. Un piatto che testimonia tutta la maturità professionale dello chef, il rigoroso studio degli ingredienti e della genesi di una gastronomia in continua evoluzione.

Daniele Strangio (Dast, Reggio Calabria): Baccalà Mole Calabrese (baccalà, susine in carpione, macadamia “di catona”). Es da viaggiatore e io da comfort zone sono i capisaldi del piatto,che rivela in toto la vocazione glocal. Un blend culturale nel complesso piacevole, che dà voce ad una lettura non scontata di una ricetta tradizionale.

Emanuele Plati (Rude Kitchen, Kalos Relais, Catanzaro): Calabria Worlwide (tacos di grano saraceno, pulled di capra, cetriolo marinato al bergamotto, peperoncino candito e sardella affumicata). Contemporaneità e ricordo, ingredienti territoriali e tecniche oltre confine per un assaggio tanto goloso quanto intrigante. Stupisce per l’abilità dello chef nel far coesisterearmonicamente due mondi in apparenza assai lontani, lungo il solco della tradizione. Perché questo worldwide getta le basi di consuetudini ininterrotte e ancora da scrivere.

Federica Di Lieto (Di Lieto, Cosenza): pappaluni (fagioli autoctoni), pesce stocco e peperoni. Si muove sul filo della riscoperta di piatti dimenticati e tecniche inesplorate questo finger dal ragionato costrutto logico e dall’equilibrio disarmante. Innegabilmente solide le basi e ineccepibile la competenza di Federica Di Lieto, che rilegge consapevolmente il passato dando amaterie prime forme comprensibili e appetibili.

Martino Latella e Rocco Bonanno (Osteria Zero, Taurianova): Tortello di Podolica e ossobuco, susine ed erbe amare. Il boccone che non ti aspetti, ma che ringrazi di aver provato. Sintesi di una filosofia, di un territorio e delle variegate esperienze degli chef. Un concentrato di ricerca degli ingredienti, “manico” capace e di una contaminazione giustamente ragionata. Un morso che fa dell’armonia gustativa la chiave di lettura di una tradizione in costante divenire.

Mauro Rizzitano (Sbunda, Milano): Ragù “sbundato” di pecora. Ridefinisce i confini della cucina calabrese questo goliardico ragù, che contemporaneamente attinge ad un ricettario popolare e atecniche moderne utili ad ingentilire la verve aromatica della versione tradizionale. Tocca l’anima con quel rimando al passato e stuzzica la mente per l’abilita di rendere attuali ricette che, altrimenti, perderebbero d’appeal.

Andrea Fanile e Leonardo Santucci (Faro, Roma): Radiatori alla vaccinara di tonno (tonno rosso del Mediterraneo cotto nel pomodoro pelato e concentrato di pomodoro arrosto, fondo bruno di tonno e midollo di manzo mantecato con cacao). Una forchettata di fine armonia, ma golosa; equilibrata nel gioco d’ensemble tra speziatura fine e ben centrate note acide, ma infinitamente generosa nel complesso. Intrigante e avvolgente; leggera nella ricchezza degli ingredienti. Testimonianza dell’abilità dei due giovani chef nel ritoccare anche ricetteteoricamente “intoccabili”, la vaccinara di tonno è più che convincente. È una melodia sincronica di sfumature, dalla lunga persistenza e dal piglio fortemente contemporaneo!

Simone Caponnetto (Locale, Firenze). Terrina di testa di maiale, salsa ‘nduja arancia e miele, cozza in escapece, insalata croccante di cipollotti, zenzero e menta. Semplicemente brillante per concept e per realizzazione il finger food di Simone, figlio di un estro a servizio della conoscenza e della valorizzazione della materia prima. È un riuscito ermetismo di mediterraneità, è unracconto di un viaggio cosciente che dalla Calabria spazia altrove per arricchirsi di tecniche e contaminazioni. Esecuzione ineccepibile, frutto di una mano competente che cerca e trova la trama e l’ordito di un’alchimia ai limiti del surreale. Un boccone da re-wind!

Manuela Mancino

Manuela Mancino

Dopo una laurea in Economia e Finanza ed un parallelo percorso in ambito enogastronomico, mi dedico professionalmente al settore food&wine, unendo un’anima da “ricercatrice” e una forma mentis...

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