Altrove. No Borders Food. Contaminazioni culturali, integrazione sociale, etica e zero sprechi

altrove ristorante

Potrebbe essere il ristorante del futuro ma l’obiettivo è che diventi, intanto, quello del presente e che continui il suo percorso iniziato nel 2017. Altrove si trova al civico 34 di via Benzoni nel quartiere Ostiense/Garbatella di Roma, ma è solo l’inganno della geolocalizzazione a posizionarlo in questo luogo perché di fatto qui il cibo non ha confini e neppure barriere. Il cibo è la chiave per girare il mondo attraverso piatti che attraversano l’Oriente, l’Africa per poi tornare in Italia e a Roma. Una proposta gastronomica multiculturale e multiregionale, come lo è la squadra di cucina che ora può contare sulla supervisione tecnica di una chef di grande preparazione: Barbara Agosti, deus ex machina di Eggs nel quartiere Trastevere.

La direzione di Barbara Agosti e la collaborazione di Ornella De Felice

Una sfida importante per Barbara Agosti che ha scelto di prendere parte a questo progetto perché ha ritrovato in esso i principi fondamentali che da sempre l’hanno mossa e ispirata nella sua carriera “Altrove parla di etica, di sostenibilità, di rispetto per le materie prime e le persone, di cucina che non conosce barriere e di multiculturalità. Poter apportare il mio contributo in questo progetto è per me un arricchimento professionale ma anche personale.” Dunque Altrove ricomincia il suo viaggio affidandosi ad una chef, anzi a due! Infatti affiancare la Agosti in questa avventura c’è un’altra chef romana e già nota ai foodies capitolini. E’ Ornella De Felice che si occuperà di tutta la sezione dedicata al pane e alla panificazione. Ma parlando di squadra, queste due professioniste potranno contare su un gruppo di lavoro ben nutrito e assolutamente mutliculturale di cui volentieri riportiamo i nomi. Giocano “in casa” Mario Daniele e Stefania Guerrizio rispettivamente di Napoli e Roma, operativi nel tema di cucina insieme a Bira Sissoko del Mali, Rubén Abul Kamal e Misan Md Mejanur Rahman Hawlader entrambi del Bangladesh. In sala invece ci sono Sandro Balducci e Tabesh Gane dall’Afghanistan.

La proposta gastronomica e i piatti

La chef Agosti ha studiato un menù che rispecchia a pieno l’anima di Altrove e l’ha fatto partendo da alcuni ingredienti che si ritrovano nella cucina del Mediterraneo come pure in quella Orientale. Sono i ceci, le patate, la carne di pollo e di pecora. Ma il ruolo da protagonista, in tutti i piatti presenti nel menù di Altrove, ce l’hanno le spezie vero collante di gusto, sapori e profumi. La proposta gastronomica spazia tra piatti di carne, pesce e vegetariani in cui non mancano mai contaminazioni e fusioni. Si parte comunque dalla grandissima cucina regionale italiana, il viaggio inizia dai nostri piatti tipici che vengono studiati, rivisti. Un arricchimento culturale anche per i ragazzi che attraverso la nostra cucina tipica hanno la possibilità di “viaggiare” e di conoscere ancora meglio il Paese che hanno scelto formarsi e in cui magari decideranno di vivere parte della loro vita.
Parlando dei piatti, tra gli antipasti c’è una golosa selezione di polpette come quelle vegetariane che ricordano i falafel ma più morbide e speziate oppure le polpette di melanzane alle erbe e quelle con spinaci e patate. Tra i primi c’è la zuppa di zucca che viene prima arrostita in forno quindi ridotta in crema con l’aggiunta di spezie e infine servita con l’aggiunta del paneer, un formaggio fresco indiano che ricorda molto la nostra ricotta. Sempre tra i primi compare un piatto dal nome insolito, è la Pasta e Fagioli tra le curve. Qui la chef Agosti si è fatta ispirare da un progetto avviato da Massimo Bottura in collaborazione con il Pastificio Artigianale Mancini, dove l’essiccazione di alcuni formati di pasta lunghi (spaghetti, linguine…) avviene secondo il metodo classico, vale a dire sistemando la pasta su aste di legno. Finito questo processo si ricavano spaghetti o linguine, ma i pezzi di pasta che poggiavano sull’asta? Erano uno scarto ma oggi non lo sono più, grazie a Bottura ed anche alla chef Agosti che li ha inseriti in questa pasta e fagioli, sintetizzando perfettamente il concetto di “zero sprechi”. Non manca un omaggio alla romanità con la Cacio e Pepi, il classico primo capitolino realizzato con un blend di pepi (madagascar, sichuan, timut) non particolarmente piccanti e pungenti ma con una nota balsamica e aromatica. E per tornare a viaggiare c’è la Norma che incontra il Babaganoush, la salsa indiana a base di spezie e melanzane che va ad impreziosire il tonnarello. I secondi sono stati pensati rispettando profondamente le usanze alimentari e religiose, prediligendo la carne di pollo e di pecora e limitando l’uso di quelle di manzo e maiale (qua chiedi conferma). Tra i piatti più rappresentativi troviamo lo spezzatino di pecora in cui la carne, viene marinata in vino bianco e spezie (cannella, anice stellato, pepe) e poi cotta lentamente diventando morbidissima, quasi fondente. L’Orient Express, un piatto di ispirazione thai a base di pollo che viene prima infarinato e fritto e poi saltato in padella con soia e verdure. Poi servito accompagnato con riso basmati aromatizzato con il nasi goreng, una mix di verdure e spezie. Altro omaggio alla romanità, ma anche una ulteriore conferma che la cucina non ha confini. E’ la Coda alla vaccinara profumata con la grue di cacao, spolpata e servita con un cus cus palestinese integrale, cotto al vapore. E ancora il Filetto di baccalà fritto, quello classico alla romana ma al posto della pastella viene panato nel Panko giapponese e poi servito con hummus di ceci. E infine i dolci, come il tiramisù speziato in cui il caffè è aromatizzato con chiodi di garofano, buccia di arancia e limone e il Kulfi, un semifreddo alla vaniglia di origine indiana con pistacchio, zafferano e cardamomo. Sintetico ma doveroso approfondimento su selezione e acquisto delle materie prime, perché qui da Altrove l’obiettivo è di proporre una offerta ristorativa responsabile. I prodotti utilizzati provengono solo da filiere agroalimentari sostenibili e sane, quindi niente carni di allevamenti intensivi. Realtà imprenditoriali avulse da qualunque tipo di sfruttamento, compreso quello del lavoro dunque, in primis sono state scelte aziende che subito di sono dichiarate caporalato-free. Tra queste citiamo Biofarm di Arianna Vulpiani (Roma) per uova, galline, ortaggi, olio poi il Pastificio Mancini (Fermo, Marche) per la pasta le curve, le carni provengono dalla Granda e sono di razza bovina piemontese.

Il Forno e il Pane

Il pane è forse l’unica preparazione che è presente in tutte le cucine del mondo, ogni paese ha il suo ed per questo che qui a Altrove il Forno ha un ruolo fondamentale. È qui che opera Ornella De Felice, che grazie alla sua supervisione ha il compito di formare e affiancare chi si occuperà della panificazione. Qui nel forno, più che mai, si fa veramente il giro del mondo ma anche d’Italia, infatti Barbara Agosti ha voluto che insieme ai tanti pani del mondo ci fossero anche quelli nostri regionali.

La carta dei vini

Una carta libera da etichette e vincoli, libera dalla tirannia dei grandi nomi della viticultura italiana ma anche dalle mode effimere del naturale a tutti i costi. Una carta che privilegia il vino da bere con voluttà, non da guardare o da degustare, un vino che dà pienezza e felicità. Che si tratti di un bianco minerale, sapido o di un rosso fresco, strutturato, complesso, sono tutte bottiglie dallo straordinario rapporto qualità prezzo, non facili da trovare in un settore, quello della ristorazione, che anche in questo settore si è omologato, con carte tutte uguali e etichette che si ripetono. Dal Friuli alla Calabria, una carta snella e divertente, per chi vuole scoprire qualcosa di nuovo, senza rischiare delusioni.

Il progetto sociale

Altrove è un anche un ristorante, ma di fatto è molto altro, anzi la ristorazione è la fondamentale tappa di un processo che inizia molto prima e che parte dalla formazione professionale dei ragazzi che poi andranno a costituite la squadra di cucina e sala. Il ristorante Altrove è un progetto della Onlus CIES, creato per dare opportunità di professionalizzazione e occupazione a giovani italiani e stranieri  nella ristorazione. Altrove è nato prima ancora che come ristorante come una scuola di formazione in gastronomia interculturale che prevedeva la realizzazione di 3 percorsi professionali (aiuto cuoco, aiuto pasticciere e operatore sala-bar), completamente gratuiti e rivolti a 60 giovani di età compresa tra i 16 e i 25 anni, in particolare neet e stranieri titolari di protezione internazionale. Gli studenti, dopo aver concluso l’intero ciclo di formazione in aula accedevano  ad un tirocinio retribuito, da svolgere presso Altrove e altre realtà ristorative romane aderenti al progetto. Tutti sono stati collocati nel mercato del lavoro in aziende ristorative che hanno apprezzato la qualità della formazione ricevuta.  Con la pandemia le attività formative strutturate si sono dovute interrompere ma è continuata una formazione on the job che è tratto costante sia nella sala che nella cucina di Altrove. Contiamo presto di riprendere i corsi veri e propri anche perché ora nel rilancio dopo le chiusure per la pandemia  possiamo contare sul prezioso apporto di due chef di alto profilo che sapranno offrire ai nostri giovani opportunità di apprendimento di grande qualità.

Contatti:
Altrove Ristorante

Via Girolamo Benzoni 34 – 00154 Roma
Tel. +39 06 57465 76

Dal Martedì al Venerdì aperto a cena
Sabato aperto pranzo e cena
Domenica solo pranzo
Lunedì chiuso tutto gg

Golocious è miglior format di comunicazione digitale ai Foodcommunity Award

Poco meno di due anni fa nasceva il primo ristorante con insegna Golocious, format nato da una idea degli imprenditori e food influencer Vincenzo Falcone e Gian Andrea Squadrilli. Nonostante la pandemia il brand si è espanso in tutta Italia, aprendo in alcune città in dark kitchen e arrivando nelle case degli italiani grazie ad un incessante lavoro sui social.

Questa impresa non è passata inosservata ai Foodcommunity Awards, evento organizzato da foodcommunity.it, che si pone l’obiettivo di premiare le eccellenze imprenditoriali nel mondo del food & beverage e della ristorazione che si sono particolarmente contraddistinte, nell’ultimo anno, per la crescita del business.

Golocious è risultato così il miglior Format Digital Communication del 2021 grazie anche ai quasi 100mila fan sui social e 14 aperture in appena 24 mesi. L’ultima in ordine di tempo è quella in Corso di Porta Ticinese 76 a Milano con la sua declinazione Sbamburger, rivisitazione dello smash burger americano con gusti “foodporn” e prodotti 100% italiani.

«Per noi è stato un onore, nonché una grande emozione, ricevere questo riconoscimento all’hotel Four Seasons di Milano durante una cerimonia che ha visto premiati grandi protagonisti della ristorazione italiana come Carlo Cracco, Alessandro Borghese, Gino Sorbillo e Gennaro Esposito, per citarne alcuni. Questo ci da la spinta per continuare ad andare avanti per la nostra strada», commentano con orgoglio Falcone e Squadrilli.

Goduria per occhi, palato e stomaco, il format che punta sul foodporn con materie prime eccellenti e tecniche di preparazione innovative, conta locali in diverse città d’Italia come Sorrento, Napoli, Roma, Milano, Padova, Jesolo, Portici, Caserta e Verona.

Birra dell’Anno Xmas Beers: oro per 21 12 del Birrificio Incanto

È la 21 12 del Birrificio Incanto (Casalnuovo di Napoli – NA) la migliore birra di Natale secondo la giuria della prima edizione del contest Birra dell’Anno Xmas Beers 2021, versione natalizia del concorso di Unionbirrai che si pone l’obiettivo di valorizzare le birre artigianali italiane, la cui premiazione si è svolta venerdì 3 dicembre 2021 presso la sede CIA-Agricoltori Italiani di Roma e in diretta su YouTube.

Ad aggiudicarsi l’oro, quindi, una birra di produzione campana, seguita al secondo posto da Honey Moon del Birrificio Gravità Zero (Giaveno – TO) che si aggiudica la medaglia d’argento, mentre a conquistare il bronzo è Giotto di Crak (Campodarsego – PD). Menzioni speciali, inoltre, per Pan di Zenzator, birra nata dalla collaborazione tra Ofelia (Sovizzo – VI) e MC77 (Caccamo – MC), per Re Magio del Birrificio di Legnano (Legnano – MI) e per Santa Ila di Birra Perugia (Torgiano – PG).

Stabilito il podio anche per l’abbinamento con il panettone “Gusto Élite” prodotto dai pasticcieri dell’Élite del Panettone Artigianale, lievitato 100% made in Italy realizzato con materie prime selezionate provenienti da regioni diverse e in collaborazione fra maestri artigiani di tutta Italia. Ad aggiudicarsi l’oro per la piacevolezza dell’abbinamento è la birra Re Magio del Birrificio di Legnano, seguita al secondo posto da Natale con i tuoi del Birrificio Castagnero (Rosta – TO) e al terzo da Ginger Grinch di Jeb (Valdilana – BI).

È spettato alla giuria presieduta da Lorenzo Kuaska Dabove e composta dagli esperti degustatori Carl Kins, Luca Giaccone, Francesca Morbidelli, Mary Carabelli, Stefano Ferretti e Anna Borrelli stabilire le migliori tra le 48 birre di Natale presentate al concorso da 45 birrifici differenti.

Siamo soddisfatti di questa prima edizione del concorso. Le birre di Natale rappresentano una tradizione secolare presente storicamente nel nord Europa, ma che da tempo vedono i birrai italiani cimentarsi con la loro produzione. – spiega Simone Monetti, segretario generale Unionbirrai – Per questo abbiamo scelto di dedicare un premio a queste birre prodotte appositamente per le festività natalizie che, pur avendo ispirazioni differenti hanno caratteristiche comuni, pensando di inserire anche un premio per il miglior abbinamento al dolce più rappresentativo di questa festa”.

Tutte le informazioni sul premio sono sui siti www.birradellanno.it e www.unionbirrai.it e sui canali social Unionbirrai.

SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE, DA KELLOGG UN ESPERIMENTO PER SOSTITUIRE I SACCHETTI DI PLASTICA DEI CEREALI

La scatola dei cereali Kellogg è già riciclabile e prodotta con cartone riciclato. L’azienda ha annunciato un test per sostituire il sacchetto di plastica all’interno della confezione con un sacchetto a base di carta riciclabile, riconfermando il suo impegno in ambito di sostenibilità ambientale.

Il progetto pilota coinvolge gli iconici Corn Flakes, il cui packaging diventa completamente a base di carta riciclabile. Il test sul nuovo packaging partirà a gennaio 2022 nel Regno Unito in partnership con Tesco, catena di negozi di generi alimentari britannica.

Si tratta di un importante passo avanti, da parte dell’azienda, verso uno degli obiettivi di sostenibilità dichiarati anche nel Wellbeing Manifesto lanciato lo scorso maggio: rendere il 100% del proprio packaging riusabile, riciclabile o compostabile entro il 2025.

In alcuni paesi Europei l’attuale sacchetto di plastica che contiene i cereali non è ancora accettato tra i rifiuti domestici riciclabili. Pertanto, gli esperti di packaging di Kellogg hanno lavorato per creare un’alternativa a base di carta riciclabile che fosse abbastanza resistente da garantire un adeguato processo di riempimento, sigillatura e trasporto dei milioni di sacchetti in scatole di cereali prodotti e distribuiti da Kellogg, garantendo il mantenimento della qualità e della freschezza del prodotto per tutti i 12 mesi di shelf life garantita.

I risultati dell’esperimento saranno fondamentali per informare le decisioni che Kellogg prenderà sul suo packaging nel prossimo futuro.

“Siamo continuamente alla ricerca di nuovi modi per innovare il nostro packaging dando concretezza al nostro obiettivo di avere il 100% dei nostri imballaggi sostenibili entro il 2025. La sostenibilità ambientale è una priorità non solo per noi ma anche per i consumatori Italiani: secondo un sondaggio condotto da Ipsos per il CONAI, gli Italiani sono attenti alla sostenibilità, compostabilità e riciclabilità dei pack e le caratteristiche ambientali del packaging ne condizionano le scelte di acquisto (73% dei rispondenti) – commenta Giuseppe Riccardi, General Manager di Kellogg Italia. Secondo i nostri dati, l’attuale sacchetto di plastica rappresenta una soluzione sostenibile durante l’intero ciclo di vita del prodotto e della confezione ed è già accettato tra i rifiuti domestici riciclabili in vari paesi Europei. Questo esperimento basato sulla carta ci permette di esplorare nuove soluzioni ed alternative”.

Il test sul sacchetto all’interno della scatola dei cereali è solo l’ultima delle innovazioni portate da Kellogg in ottica di sostenibilità del proprio packaging, non solo ambientale ma anche sociale. Lo scorso luglio l’azienda ha annunciato che avrebbe integrato la tecnologia per ciechi e ipovedenti della start-up spagnola NaviLens sui propri pacchi rendendoli più inclusivi. Nel 2020, sempre in collaborazione con Tesco, era stato realizzato un test per rendere il tubo delle Pringles completamente riciclabile.

A Roma presentato il progetto Arte da Bere: le dimore del Vino e la nuova DMO Bibere de Arte

È stato presentato Giovedì 2 dicembre alle ore 18:00 presso l’Enoteca Regionale Vytavia Frattina 94 a Roma, il progetto “Arte da bere – Le dimore del vino” e la nuova DMO Bibere de arte.

Presenti all’evento il Presidente DMO Pierluigi Cianni e il direttivo DMO, i partner del progetto, Roberto Cipresso (winemaker di fama internazionale e scrittore), lo chef Paolo Gramaglia (1 Stella Michelin, Ristorante President di Pompei). Testimonial della serata Antonello Fassari.

Il progetto si pone come obiettivo il raccontare la storia della terra del territorio attorno alla città di Roma e proporre esperienze attorno al vino, in particolare il Cesanese, vitigno autoctono rappresentativo del Lazio.

Arte da bere darà luogo a narrazioni traversali che spazieranno da eventi enogastronomici, culturali e anche artistici.

Sono stati coinvolti 20 enti, 7 pubblici e 13 privati, tra i quali il Comune di Valmontone, il Comune di Piglio, l’Università “La Sapienza” di RomaValmontone OutletIIS Gramsci di ValmontoneIISP Rosario Livatino Turistico Alberghiero CaveIPSSEOA Buonarroti Alberghiero FiuggiAssociazione Culturale ArtenovaAssociazione Culturale Xenia, rete di imprese dei Castelli della SapienzaMonti Lepini e Prenestini, rete di imprese di Valmontone città, agenzia di viaggi e tour operator Think Away Viaggi, agenzia di viaggi Wanderlust ViaggiEnoteca di PiAutoservizi CerciPiglio in arteassociazione per la gestione della strada del vino cesanese, azienda speciale servizi integrati comunali, proloco di Valmontoneproloco di Piglio.

In conferenza stampa è stato presentato, inoltre, Tartufo più, il progetto lanciato nel 2019 per avvicinarsi al mondo del tartufo e conoscere i segreti di un prodotto d’eccellenza italiano e del Lazio attraverso la degustazione delle creazioni realizzate con tartufi “a km 0” dagli chef Stefano Bartolucci di Rosso Divino e Riccardo Cori e Sonia Pontecorvi di Elle et Lui.

Sono intervenuti anche Antonella Parodi, cavatrice di tartufi; la “giovane” azienda agricola “Il Tartufo Lepino” nonché la docente Anna Maria Giusti, Presidente del corso di laurea di I livello in Dietistica, Ricercatore Dipartimento di Medicina Sperimentale, Unità di Ricerca in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione umana, Facoltà di Medicina e Odontoiatria, Università Sapienza di Roma.

Dichiarazioni Pierluigi Cianni, presidente DMO “Bibere de Arte”:

“Questo progetto parte dall’idea che Il vino è espressione di diversità e ricchezza per un territorio. Degustando un vino pregiato è facile chiedersi: «Quale storia di questa terra ci sta raccontando?». Nel nostro caso il territorio va da Piglio, capitale del Cesanese, a Valmontone, due città che dedicano grandi eventi al vino (il San Lorenzo Wine Festival a Piglio e Armonie di ottobre a Valmontone) e hanno due dimore storiche da valorizzare come Castello Colonna di Piglio e Palazzo Doria Pamphilj di Valmontone”.

Dichiarazioni Roberto Cipresso – winemaker e scrittore 

“La comunicazione più efficace per il vino di domani è strettamente legata alla contaminazione con arte, storia, cultura che devono correre a braccetto con i misteri che solo un calice di vino riesce ad evocare”. 

Dichiarazioni Paolo Gramaglia – Chef 1 stella Michelin Ristorante President Pompei

“Essere parte di questo importante progetto è un grande privilegio e, al contempo, una enorme responsabilità, perché noi chef con il nostro lavoro rappresentiamo non solo le nostre filosofie di cucina, ma soprattutto l’Italia e la grande cultura eno-gastronomica che costituisce uno dei più importanti simboli del nostro Paese. La cultura gastronomica italiana e le nostre eccellenze produttive rappresentano, a mio avviso, un punto di riferimento che ci consente, in un “viaggio di tempo senza tempo”, di esprimere creatività ed innovazione nei piatti.

“Viaggiare, nel tempo e nello spazio, – conclude Gramaglia – è sapere dove andare e dove poter camminare, non seguire mai le orme ma le direzioni, quelle delle scoperte e delle emozioni. In questo il grande progetto “Arte da Bere” rappresenta una strada maestra da percorrere per “esplorare, con nuova attenzione, conosciuti orizzonti di gusto!”. 

Dichiarazioni Antonello Fassari 

“Ho aderito con entusiasmo a Bibere de Arte che considero un’iniziativa molto importante e intelligente perché si prefigge di far crescere il territorio attraverso l’enoturismo, intorno ad un vino importante come il Cesanese, e la cultura, con al centro il bellissimo Palazzo Doria Pamphilj. Un progetto ambizioso che mette insieme istituzioni pubbliche e private e non si limita ad un solo evento ma ha un programma a lungo termine di cui vedremo i frutti nel tempo”. 

“Questo è un territorio che conosco e a cui sono legato, visto che le mie origini sono a Segni, ed ha bisogno di essere promosso. Sono certo che nel Lazio si siano conservate tradizioni e rapporti umani tra le persone che a Roma sono andati un po’ perduti e possono essere ritrovati e valorizzati grazie a progetti come questo”. 

Dichirazioni Antonella Parodi  – cavatrice di tartufi

“Dietro il tartufo, quello che apprezziamo a tavola, c’è molto da scoprire: dall’addestramento dei cani, che deve essere un gioco sia per noi che per loro, ai sacrifici che si fanno per raccoglierlo, spesso sotto la pioggia, con la neve o il freddo che taglia le mani. Perché è vero che è sempre una bella passeggiata nella natura ma fatica e difficoltà non mancano. Vale la pena evidenziare che il Lazio è una delle poche regioni in Italia dove si trovano tutte le 9 specie di tartufo, sia bianco che nero. Purtroppo, negli ultimi tempi, anche il tartufo subisce gli effetti del cambiamento climatico e, unito alla presenza di cinghiali in cerca di cibo, diventa davvero difficile trovarne, se non si hanno cani ben addestrati”.

Dichiarazioni Riccardo Corsi – “Il Tartufo Lepino”

“Riccardo Corsi, geometra di Segni, racconta la sua storia della sua tartufaia, impiantata sui Monti Lepini per gioco e con scetticismo nel 2007, che dal 2018 inizia a produrre i primi tartufi e, oggi, ha dato vita ad una piccola azienda familiare. 

“Ereditai dei terreni da mio nonno – racconta – e volevo metterci i marroni, tipici di Segni. Ma il terreno non era adatto. Sapevo che, in passato, in quella zona si andava a tartufi e così prendemmo una cinquantina di piante e iniziammo a tirarle su. Nel 2018, con piacevole sorpresa, abbiamo iniziato a raccogliere i primi tartufi, lo scorzone estivo, e pian piano sta entrando a pieno titolo a far parte delle attività dell’azienda agricola “Il Tartufo Lepino” di Fagiolo Francesca, che mette insieme il tartufo al marrone di Segni e si sta togliendo belle soddisfazioni”. 

Dichiarazioni Prof. Anna Maria Giusti, Presidente Corso di Laurea di I livello in Dietistica- Ricercatore Dipartimento di Medicina Sperimentale, Unità di Ricerca in Scienza dell’ Alimentazione e Nutrizione Umana – Facoltà di Medicina e Odontoiatria, Università Sapienza di Roma.

“La presenza de La Sapienza in questo progetto è legata alla cosiddetta “terza missione” delle Università che, oltre ad insegnamento e ricerca, puntano – come in questo caso – alla divulgazione dei saperi al di fuori delle mura dell’ateneo per trasferire conoscenze ad un pubblico più ampio. L’obiettivo che ci poniamo è quello di creare attrattività e flussi di cultura che contribuiscano ad arricchire il territorio e far crescere l’economia”.

Dichiarazioni Andrea Sestieri – illusionista di fama internazionale

“L’obiettivo delle nuove destinazioni turistiche favorite dalla Regione Lazio è anche quello di intercettare flussi di visitatori dall’estero e in tal senso credo che nella scelta di coinvolgermi abbia avuto un peso proprio la mia esperienza internazionale”.