# Un amaro si degusta con lo stesso rigore di un vino? Noi abbiamo provato - Link: https://www.foodmakers.it/amaro-don-carlo-degustazione/
- Published: 2026-10-02T17:00:00+02:00
- Author: Adele Munaretto _Una bottiglia di Amaro Don Carlo arriva con una richiesta precisa: un parere tecnico.
Niente scheda davanti al bicchiere, allora. Lo assaggiamo da degustatori, cambiando
bicchiere e temperatura. E scopriamo che anche pochi gradi possono cambiare parecchio
le cose._ Quando ci arriva una bottiglia accompagnata dalla richiesta di un parere tecnico,
per noi la risposta non può limitarsi a un «ci piace» oppure «non ci piace». Siamo sommelier e degustatori e, davanti a un bicchiere, **il metodo viene prima
del prodotto**. Osserviamo, annusiamo, assaggiamo, torniamo al naso e cerchiamo di capire non soltanto _se_ qualcosa ci piace, ma soprattutto perché. Vale per un vino. Perché non dovrebbe valere per un amaro? Così, quando l’ufficio stampa di [Amaro Don Carlo](https://www.amarodoncarlo.it/?utm_source=chatgpt.com)
ci invia una bottiglia chiedendoci cosa ne pensiamo, decidiamo di trattarla esattamente
come avremmo fatto con un vino: niente giudizi preventivi e, soprattutto, niente
scheda tecnica aperta accanto al bicchiere. Apriamo la bottiglia e cominciamo ad assaggiare. **E qualcosa da dire, in effetti, ce l’abbiamo.** ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/10/987a998e-2a27-4ff7-ad09-
2ee6dc512956-819x1024.jpg) ## Prima regola: guardare, prima ancora di assaggiare Partiamo dalla temperatura indicata dal produttore per il servizio: **-20 °C**. È a questa temperatura che versiamo il Don Carlo e iniziamo la nostra degustazione. Il colore nel calice è **ambrato, profondo, con tonalità che ci riportano visivamente
a certi Marsala siciliani**. Al primo naso arrivano noce moscata e mallo di noce, seguiti da una componente balsamica
che si muove tra il mentolato e un richiamo alla foglia d’alloro. Attenzione, però: stiamo parlando di _descrittori aromatici_, non necessariamente
degli ingredienti presenti nella ricetta. È una distinzione che per un degustatore
conta. E conta anche il bicchiere. Inizialmente utilizziamo quello dedicato all’amaro. Poi la curiosità professionale
prende il sopravvento e facciamo qualcosa di semplicissimo: cambiamo recipiente. **Il classico bicchierino da amaro ci sta stretto. Passiamo al calice e il Don Carlo
cambia voce.** È lì che la componente aromatica prende realmente forma. Il calice concede maggiore
spazio al liquido e al nostro naso, rendendo più leggibili mallo, spezia e quella
vena balsamica che nel bicchiere precedente avevamo percepito con minore definizione. Un piccolo esperimento che ci ricorda quanto anche il contenitore possa partecipare
all’esperienza di degustazione. ## In bocca arriva la prima osservazione critica L’ingresso è **decisamente dolce**. Forse, per il nostro gusto, persino un poco più dolce di quanto avremmo desiderato. La sensazione però evolve rapidamente. Arriva la freschezza e successivamente compare
l’amaro, che costruisce il finale senza cancellare completamente la componente zuccherina. La bocca è **avvolgente**, l’alcol è presente ma non coprente e l’insieme mantiene
un buon equilibrio. Ci convincono soprattutto la ricchezza aromatica e il modo in
cui i diversi _flavour_ si susseguono durante l’assaggio. Rimane la nostra riserva: **avremmo preferito un attacco zuccherino leggermente più contenuto**. Ed è una considerazione che diventa ancora più interessante quando, soltanto dopo
il primo assaggio, andiamo a leggere ciò che il produttore racconta del Don Carlo. ## Solo adesso apriamo il press kit Dietro la bottiglia troviamo una storia familiare che parte da Eboli e dall’**Enoteca
Gargiulo**, fondata nel 1966 da Vito Gargiulo. La storia dell’amaro arriva più tardi. La ricetta viene messa a punto da **Angela
Caliendo**, moglie di Carlo Gargiulo, che nel 1994 arriva alla prima formulazione
di quello che inizialmente nasce per una produzione personale. [Food Makers](https://www.foodmakers.it/amaro-don-carlo-eboli/?utm_source=chatgpt.com) Il protagonista è proprio quel **mallo di noce che avevamo riconosciuto nel bicchiere
prima di leggere la scheda**. Secondo quanto dichiarato dal produttore, la formulazione si caratterizza per un
60% di mallo di noce e un mix di erbe e spezie. Il mallo viene raccolto nel periodo
legato alla festa di San Giovanni Battista, il 24 giugno, e lasciato macerare per**
40 giorni** con l’alcol e gli altri ingredienti. Il prodotto finale raggiunge i **
30% vol.** [Food Makers](https://www.foodmakers.it/amaro-don-carlo-eboli/?utm_source=chatgpt.com) Nel tempo anche la ricetta è stata modificata, con una riduzione della quantità di zucchero proprio per dare maggiore spazio alla componente aromatica. Ed è qui che il nostro giudizio acquista un significato ulteriore. Se quella che assaggiamo è già una versione alleggerita nella componente zuccherina,**
noi faremmo ancora un piccolo passo nella stessa direzione**. Non per trasformare Don Carlo in qualcosa che non è, ma perché la ricchezza aromatica
c’è e, secondo noi, può permettersi di stare ancora un po’ più in primo piano. La storia dell’amaro e della famiglia Gargiulo era stata già raccontata anche su
[Foodmakers in un precedente approfondimento dedicato ad Amaro Don Carlo](https://www.foodmakers.it/amaro-don-carlo-eboli/?utm_source=chatgpt.com).
Noi, invece, torniamo al bicchiere. Perché manca ancora una prova. ## Cosa succede a 8-10 °C? Il primo assaggio a **-20 °C** ci ha restituito un equilibrio convincente. Ma vogliamo
capire quanto la temperatura incida davvero sul profilo del Don Carlo. Lasciamo quindi il liquido nel calice e lo riassaggiamo diversi minuti dopo, quando
ha raggiunto una temperatura di circa **8-10 °C**, quella alla quale potremmo servire
un buon Metodo Classico. Il Don Carlo cambia. Al naso aumenta inevitabilmente la componente volatile e **il mentolato diventa ancora più evidente**. Contemporaneamente, però, la spezia e la noce perdono un po’ della nitidezza che avevamo trovato a -20 °C. In bocca la differenza è ancora più marcata. Il liquido si muove in maniera **più voluttuosa**, quasi più larga, ma la dolcezza
cresce fino a risultarci quasi stucchevole. L’alcol diventa maggiormente percepibile
e, soprattutto, la sensazione amaricante diminuisce. **Più espressivo al naso, dunque, non significa necessariamente più equilibrato nel bicchiere.** Ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui la temperatura suggerita dal
produttore funziona. ## -20 °C, sì. Ma nel calice **Don Carlo ci convince maggiormente a -20 °C. Ma nel calice.** A questa temperatura la componente zuccherina e quella alcolica risultano più contenute
e l’amaro finale riesce a svolgere meglio il proprio ruolo. Il calice, contemporaneamente,
concede agli aromi lo spazio necessario per raccontarsi. Per noi è il compromesso più interessante. Ed è curioso confrontare la nostra esperienza con il racconto ufficiale del prodotto.
Il produttore descrive oggi un profilo costruito intorno al **mallo di noce, erbe
e spezie**, con richiami agrumati, erbacei e al chiodo di garofano. [Amaro Don Carlo](https://www.amarodoncarlo.it/?utm_source=chatgpt.com) Non abbiamo cercato necessariamente gli stessi descrittori. Abbiamo preferito arrivarci dal bicchiere. E alcune corrispondenze ci sono state, mentre altre sensazioni hanno preso una strada
diversa. È esattamente ciò che dovrebbe succedere durante una degustazione. ![](https://www.foodmakers.it/wp-content/uploads/2026/10/d29685d6-f654-408c-af22-
7b89073a20ef.jpg) ## I premi? Ci sono. Ma preferiamo il bicchiere Amaro Don Carlo ha costruito negli anni un medagliere importante e continua a partecipare
a concorsi nazionali e internazionali. Nel 2026 sono arrivati, tra gli altri, l’Oro
al **WineHunter Spirits Award** e una Stella al **Great Taste**. [Amaro Don Carlo](https://www.amarodoncarlo.it/amaro-don-carlo-sui-palcoscenici-internazionali-conquistati-loro-al-winehunter-spirits-award-2026-e-la-stella-al-great-taste-2026/?utm_source=chatgpt.com) La cosa curiosa è che proprio i giudici del Great Taste hanno rilevato nel prodotto
una componente balsamica, note di spezie e una sensazione fresca di menta. [Amaro Don Carlo](https://www.amarodoncarlo.it/amaro-don-carlo-sui-palcoscenici-internazionali-conquistati-loro-al-winehunter-spirits-award-2026-e-la-stella-al-great-taste-2026/?utm_source=chatgpt.com) Qualcosa, evidentemente, nei nostri nasi si è incontrato. Potremmo continuare con l’elenco dei riconoscimenti. **Preferiamo fermarci al bicchiere.** Perché è lì che troviamo un prodotto **aromaticamente ricco, avvolgente e riconoscibile**,
nel quale a -20 °C l’alcol risulta ben integrato e la progressione tra dolcezza,
freschezza e amaro riesce a costruire un sorso interessante. Non tutto coincide perfettamente con il nostro gusto. L’ingresso zuccherino rimane più importante di quanto avremmo preferito e, aumentando
la temperatura, proprio la dolcezza diventa per noi il limite più evidente del prodotto. Ma è altrettanto vero che dietro quella dolcezza troviamo **una trama aromatica che merita di essere cercata**, possibilmente concedendole qualcosa di più del solito
bicchierino da fine pasto. ## Un amaro merita davvero meno attenzione di un vino? È forse questo l’aspetto che ci interessa maggiormente dell’esperienza. Gli amari vengono spesso relegati alla fine del pasto, serviti freddissimi in un
piccolo bicchiere e bevuti senza troppe domande. Eppure dietro un prodotto del genere ci sono **materie prime, estrazioni, equilibri
tra zucchero, alcol e sostanze amaricanti, consistenze, profumi e temperature di
servizio**. Tutti elementi che possono essere osservati, confrontati e giudicati. Esattamente come facciamo davanti a un vino. **Un amaro può quindi essere degustato con lo stesso rigore di un vino?** Dopo questa bottiglia, forse la domanda è un’altra: **perché non dovremmo farlo?** _La bottiglia degustata per questo articolo è stata inviata dall’ufficio stampa di Amaro Don Carlo con richiesta di un parere tecnico. L’invio non ha comportato
alcun accordo editoriale né condizionato le valutazioni espresse._ ### Condividi: * [ Facebook ](https://www.foodmakers.it/amaro-don-carlo-degustazione/) * [ WhatsApp ](https://www.foodmakers.it/amaro-don-carlo-degustazione/) * [ X ](https://www.foodmakers.it/amaro-don-carlo-degustazione/) * [ LinkedIn ](https://www.foodmakers.it/amaro-don-carlo-degustazione/) * [ E-mail ](https://www.foodmakers.it/amaro-don-carlo-degustazione/?subject=%5BPost%20Condiviso%5D%20Un%20amaro%20si%20degusta%20con%20lo%20stesso%20rigore%20di%20un%20vino%3F%20Noi%20abbiamo%20provato&body=https%3A%2F%2Fwww.foodmakers.it%2Famaro-don-carlo-degustazione%2F&share=email) * [ Telegram ](https://www.foodmakers.it/amaro-don-carlo-degustazione/) * [ Stampa ](https://www.foodmakers.it/amaro-don-carlo-degustazione/#print) * [ Threads ](https://www.foodmakers.it/amaro-don-carlo-degustazione/) ### Mi piace: Mi piace Caricamento in corso… ### _Correlati_