Donato De Santis nato a Milano ma cresciuto in Puglia. I suoi primi passi nel mondo dell’alta cucina sotto la supervisione dello chef Georges Cogny nel ristorante L’Antica Osteria del Teatro, a Piacenza.  Poi inizia a girare il mondo sopratutto in Nord America per poi stabilirsi in Argentina nel 2000!

 

Ciao Donato, sei un vero globetrotter della cucina italiana, come nasce la tua passione per il cibo e il tuo girovagare nel mondo?

La mia passione per il cibo nasce per strada, letteralmente. La strada che ho sempre vissuto da adolcente e poi da ragazzo. La strada che si é aperta a forza di bussare con i miei sogni ed il desiderio di conoscere, esplorare, di viaggiare. Poi, come disse Picasso, il talento mi ha trovato mentre lavoravo per trasformarlo in passione. I miei inizi sono stati per necessità mista a curiosità. Qualcuno ha notato i miei risultati e mi ha fatto da sponda per catalpultarmi al mondo quando avevo soltanto 16 anni.

Chi sono stati i tuoi primi maestri e cosa ti hanno lasciato?

E sono appunto i miei due grandi maestri anzi tre: prima di tutto Claudio Sadler, professore del triennio alla scuola alberghiera Vespucci a Milano; poi il grande Franco Ilari , proprietario e Maitre della legendandaria Antica Osteria del Teatro a Piacenza. Ultimo ma non meno importante, l’immenso Georges Cogny, chef della medesima Antica Osteria del Teatro, francese, timidissimo e  genio incompreso del suo tempo, avanzato nell´uso delle tecniche e proiettato sempre verso nuovi sapori mantenendo un incredibile rispetto verso la nostra cucina italiana tradizionale. Tutti mi hanno lasciato insegnamenti diversi, semi che con il tempo ed il momento giusto sono sbocciati trasformandosi in una eredità di saggezza umana e culinaria incalcolabile.

 

Quanto è importante la cucina italiana nella tua proposta gastronomica?

Con il tempo e finiti i dovuti esperimenti che esige l’arroganza della gioventù e di un cuoco alle prime armi, la cucina Italiana, quella regionale, ha strappato il primo posto al protagonismo della mia cucina, rendendola più viva ma soprattutto più vera, appiccicata alle mie origini. avevo poco più di 20 anni ed ho cominciato un viaggio ancestrale alla costante ricerca dei vecchi sapori

Perché hai scelto l’Argentina per la tua attività?

Poi appare nella mappa della mia vita l’Argentina: un posto nuovo, inedito, che ritengo subito ad hoc alle mie curiosità di sempre e al mio spirito di avventura. Qui ho trovato la frequenza giusta, dopo 15 anni di Nordamerica, per poter mettere in pratica l’esperienza accumulata ed iniziare la vita di cuoco/imprenditore.

Hai diretto numerosi programmi in Tv, che esperienza è stata?

Credo aver filmato più di 600 programmi in un momento della mia vita molto fertile in termini di ricerca e messa in pratica delle tradizioni gastronomiche Italiane che spaziano dalle ricette regionali alle elaborazioni di conserve o produzioni di formaggi, insaccati e tutto ciò che è rimasto nelle soffitte dei ricordi degli italiani sia in Italia che all’estero. L’esperienza continua ed è emozionante; emozionante con lacrime e tutto. Lacrime di emozione, non di nostalgia.

Hai fatto parte della giuria della versione argentina di MasterChef nel 2014 e 2015, che impressione hai avuto dei giovani aspiranti concorrenti?

Parlare di Masterchef tra cuochi professionisti si è rivelato un terreno di sabbie mobili per il tipo di “performance” al quale uno apparentemente si sottomette ma devo precisare che l’esperienza fatta non ha prezzo. Si impara o meglio si ritorna ad imparare moltissimo; tutto si rimette in gioco (alla fine è un gioco) grazie alla presenza di partecipanti dalle più svariate provenienze, stile e personalità. Con Masterchef e Masterchef Junior (soprattutto) ho avuto la conferma che esiste un tremendo interesse  verso la cucina ma allo stesso tempo poca conoscenza profonda della stessa.

La cucina in televisione è solo spettacolo o credi possa insegnare qualche cosa?

In televisione se sei bravo, puoi convincere chiunque di qualsiasi cosa. Sta in te far le cose onestamente e con criterio. Una cosa é certa: ha più successo chi fa più spettacolo, ma non necessariamente insegna…anzi confonde.

Hai curato quattro libri di cucina: Cucina Paradiso , Mi cocina italiana , Fatto in Casa e Donato per Bambini, come sono nate questi lavori?

Ho scritto 6 libri in realtà. Gli ultimi “pura cocina Italiana” e ” pura pasta” . Quasi tutti sono stati nominati come miglior libro di cucina italiana nel mondo ( Gourmand world cook book award) nella categoria Italiana; alcuni hanno addirittura vinto, altri arrivati alla terna finale. Tutti questi lavori sono comunque nati dal desiderio di comunicare e compartire con il pubblico. Esperienze lunghe e faticose; parallele a tutto il discorso e alla stessa missione: diffondere la nostra cultura.

Fai tantissime cose: ristorazione, catering, formazione e consulenze, televisione, libri. Come fai a fare tutto?

Amo fare di tutto. È molto facile: sono Buddista ed ho passione (ma anche una moglie molto tosta!)

Sei il Direttore del Gruppo Virtuale Cuochi Italiani, che riunisce oltre 1200 cuochi provenienti da tutto il mondo e cerca di diffondere la cucina italiana, ci racconti qualcosa in merito?

In realtà sono uno dei Consiglieri di questo gruppo “virtuale” nato nel 2000. Virtuale appunto perchè si muove attraverso un forum group (prima) ed adesso attraverso le reti sociali. Unisce i cuochi Italiani sparsi per il mondo (più di 1200 in 50 e più paesi) con scambi di idee, posti di lavoro, allerte, nuove tecniche, ricette, nuovi prodotti, il tutto attraverso la rete o messaggi di whatsapp. Ci consideriamo la 21a  regione d’Italia e principalmente difendiamo la nostra cucina dalle contraffazioni  o false italianità o italianismi che fanno danno alla nostra tradizione e economia nazionale. Lo facciamo a suon di padelle ed ogni anno ci si riunisce spontaneamente in qualche parte del mondo per il nostro Forum dove ci sono tantissime attività con altri chef Stellati e non invitati e…almeno ci si puó vedere fisicamente!

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Come anima inquieta nei miei progetti ci sono: un nuovo libro, questa volta tocca ai dolci Italiani. Sto aprendo una serie di piccoli mercati italiani che si aggiungono alla lista dei ristoranti che ho; far ritornare la gente a comprare al mercato é sempre stato un sogno. Una fabbrica di pasta fresca per portare ad un altro livello quello che già esiste un questo paese, poi una franchigia, poi programma radio e TV, poi….un sacco di cose…